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Livorno, nave con droni diretti a Sigonella ancora ferma. I portuali si rifiutano di caricarla
Nella tarda serata di ieri gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla sono stati rilasciati, dopo un fermo di alcune ore. Le barche che hanno partecipato all’azione coordinata sono ancora sotto sequestro. Dopo sei ore di blocco in mare e presidio davanti al varco, la nave è entrata nel terminal Darsena Toscana. Immediata la proclamazione di sciopero. Il turno di notte si è rifiutato di lavorare. Anche il secondo turno della mattina ha deciso di aderire allo sciopero. La nave è ferma. Stiamo parlando della Sunaid X, una porta container che viene utilizzata per rifornire la base americana di Sigonella. Attualmente sarebbero 4 i contenitori “sospetti” al cui interno vi sono batterie per droni, equipaggiamenti militari, gas e propellenti. La base di Sigonella è stata utilizzata per sostenere le recenti azioni militari americane in Medio Oriente. Con questa iniziativa vogliano lanciare anche un messaggio allo stato sionista e genocida di Israele, che ha utilizzato proprio quella base per coordinare gli attacchi contro la Global Sumud Flottilla diretta a Gaza. È gravissimo che un porto civile venga utilizzato per movimentare materiale militare ponendo il nostro Paese in complicità con guerre che sarebbe esplicitamente vietata dalla nostra Costituzione e che producono carovita crescente, con aumenti del costo della benzina, dei beni alimentari e delle bollette. I lavoratori non saranno complici! Verso lo sciopero generale e internazionale del 30 ottobre. L’iniziativa di Livorno è stata possibile grazie all’impegno coordinato di: No Harbor for Genocide Global Sumud Flotilla Italia Gruppo Autonomo Portuali Livorno Unione Sindacale di Base Livorno Unione Sindacale di Base
October 23, 2026
Pressenza
LOGISTICA DI GUERRA: VERSO LO SCIOPERO INTERNAZIONALE DEI PORTI DEL 30 OTTOBRE BLOCCATA A LIVORNO LA NAVE SUNAID X
Diverse imbarcazioni del Gruppo Autonomi Portuali, Usb e Global Sumud Flotilla hanno bloccato oggi l’accesso della nave Sunaid X al porto di Livorno, dove lo stesso sindacato di base ha dichiarato lo sciopero immediato. La nave trasporta almeno quattro container di materiali pericolosi, tra cui componentistica per droni, oltre a materiale chimico, gas, equipaggiamento vario e non meglio identificato: si tratta di carichi militari Usa per la DLA (Defense Logistics Agency) destinati alla base di Sigonella e da lì probabilmente diretti a Israele. Da Livorno un compagno del Gap  Ascolta o scarica  COMUNICATO STAMPA GSF GSF, GAP E USB BLOCCANO LA SUNAID X A LIVORNO: 14 TONNELLATE DI ESPLOSIVI E RIFORNIMENTI DIRETTI ALLA BASE MILITARE AMERICANA DI SIGONELLA- Smascheriamo il coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari mai approvate dal Parlamento. 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 partite dal porto di Livorno in sedici mesi. 30 ottobre sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerra, riarmo e genocidio Livorno, 22 Ottobre 2026 — Al porto di Livorno non entra la nave Sunaid X. L’imbarcazione, utilizzata dalla DLA (Defense Logistics Agency) , l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, che collega il porto labronico alla base militare americana di Sigonella, è stata ostacolata e costretta alla deviazione. A bordo e nei carichi che la nave doveva movimentare: prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta specificata. Attraverso altre linee risultano spedizioni di Humvee e carichi non specificati verso Camp Darby. Il lavoro dei portuali si schiera contro la logistica di guerra e come esercizio del diritto della cittadinanza tutta a rifiutare la complicità con i conflitti in corso. I dati forniti dalla Capitaneria di Porto di Livorno su richiesta della giornalista Linda Maggiori e dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del porto sono inequivocabili: tra gennaio 2025 e maggio 2026 sono transitate per esportazioni verso Paesi extra UE 614,15 tonnellate di esplosivi di classe 1, così suddivise: 234 tonnellate di motori per razzi con propellente, 0,45 tonnellate di articoli esplosivi classificati NOS e 379,8 tonnellate di cartucce per armi e proiettili. Si tratta esclusivamente di esportazioni verso Paesi extra UE: la retorica delle esercitazioni interne o della NATO non regge. Nel settembre è avvenuta la spedizione più consistente: 142 tonnellate di esplosivi in sei container, nello stesso periodo in cui avanzavano i bombardamenti i danni del popolo palestinese. Documenti ufficiali indicano il coinvolgimento della base di Sigonella nel supporto alle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in Medio Oriente . È ufficiale anche la presenza di velivoli militari israeliani a Sigonella nel settembre 2025: un KC-130H decollato da Nevatim è atterrato nella base siciliana il 2 settembre 2025, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. Lo Stato Maggiore della Difesa ha parlato di “atterraggio tecnico”, ma la coincidenza temporale con la partenza della missione internazionale rende l’episodio tutt’altro che neutro. Sigonella è la prova del coinvolgimento italiano nei conflitti in corso e nel partnerariato con israele che contribuisce a rendere possibile il genocidio del popolo palestinese. Il 30 ottobre 2026 i porti si fermeranno per lo sciopero generale in vista della seconda giornata internazionale di lotta dei lavoratori portuali , sulla base della Dichiarazione di Istanbul approvata al Terzo Incontro Internazionale dei sindacati dei portuali e dei lavoratori dei porti del Mediterraneo e dell’Europa del maggio 2026. La coalizione Ports in Action – CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India – coinvolgerà oltre 100 siti portuali nel mondo. Chiediamo trasparenza sui transiti delle armi , le autorizzazioni e i nomi di chi si assume la responsabilità di farle transitare attraverso le nostre città, e lo stop completo del passaggio di esplosivi bellici nel nostro porto. Non accettiamo risposte burocratiche né rassicurazioni generiche. LA GUERRA NON PASSA DAI PORTI! Per la Palestina libera – dal fiume al mare
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Ora a Livorno. Bloccata una nave con rifornimenti diretta a Sigonella
Attivisti intervengono sia in mare che ai varchi portuali. Proclamato sciopero all’interno del terminal 614 tonnellate di esplosivi in transito e rifornimenti diretti alla logistica bellica della base di droni di Sigonella. Fermiamo la logistica di guerra, smascheriamo il coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari mai approvate dal parlamento. 30 ottobre […] L'articolo Ora a Livorno. Bloccata una nave con rifornimenti diretta a Sigonella su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
A Livorno bloccata una nave con rifornimenti diretta alla base militare americana di Sigonella
In questi minuti decine di attivisti hanno dato avvio ad un’azione congiunta per bloccare la nave Sunaid X in arrivo nel porto di Livorno. Parliamo della nave che garantisce i rifornimenti alla base militare americana di Sigonella. Diverse barche della Global Sumud Flotilla Italia sono impegnate in operazioni di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si stanno recando presso l’ingresso del Terminal Darsena Toscana dove è diretta la nave.  Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato lo sciopero in tutte le ditte coinvolte. La DLA, l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso. Attraverso altre linee risultano inoltre spedizioni di Humvee (mezzi militari statunitensi) e di carichi non specificati verso Camp Darby. Documenti ufficiali indicano un coinvolgimento di Sigonella nel supporto alle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e nel genocidio palestinese. Ma non finisce qui. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra UE sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città. I dati forniti dalla Capitaneria di Porto di Livorno in seguito alla richiesta della giornalista Linda Maggiori congiuntamente ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del porto parlano chiaro: tra gennaio 2025 e maggio 2026 sono transitate, per esportazioni verso Paesi extra UE, 614,15 tonnellate di esplosivi di classe 1, così suddivise: * 234 tonnellate di motori per razzi con propellente. * 0,45 tonnellate di articoli esplosivi classificati NOS, con informazioni non disponibili pubblicamente per la specifica natura della classificazione e i relativi vincoli di riservatezza. * 379,8 tonnellate di cartucce per armi e proiettili. Parliamo di centinaia di tonnellate di materiale esplosivo. E questi dati riguardano esclusivamente le esportazioni verso Paesi extra UE, smontando quindi la retorica delle esercitazioni interne o della NATO. Quali criteri di sicurezza vengono applicati? Con quali verifiche si autorizzano carichi che, a detta delle informazioni fornite dalla capitaneria stessa, possono arrivare a 20-30 tonnellate di materiale esplosivo per container? Quali controlli vengono effettuati sulle operazioni di movimentazione, sulle navi coinvolte e sulle destinazioni finali? E soprattutto: dove finiscono questi armamenti e per quali operazioni vengono utilizzati? Non siamo di fronte a questioni astratte; abbiamo anche la contezza di collegamenti logistici tra il porto di Livorno e le infrastrutture militari statunitensi. Vogliamo sapere quale ruolo svolge Livorno nella catena logistica della macchina bellica statunitense e nei conflitti attualmente in corso. Un dato, in particolare, non può essere ignorato: nel settembre 2025 sarebbe avvenuta la spedizione più consistente tra quelle rilevate, pari a 142 tonnellate di esplosivi in sei container. Era il periodo in cui il genocidio del popolo palestinese continuava a provocare morte e distruzione. La coincidenza temporale non dimostra, da sola, la destinazione di quel carico né un suo collegamento diretto con le operazioni militari in Palestina, ma rende ancora più urgente conoscere i destinatari, gli utilizzatori finali e le autorizzazioni che hanno consentito queste spedizioni. Da tempo denunciamo il coinvolgimento del nostro porto nelle dinamiche militari e nelle logiche sioniste e imperialiste degli Stati Uniti. Questi numeri rafforzano la necessità di quella denuncia e rendono inaccettabile ogni tentativo di liquidarla come allarmismo. Ma non ci limitiamo a questo.  Da tempo, portiamo avanti iniziative di sciopero sia nel porto di Livorno che in quello di Piombino ogni qualvolta riceviamo informazioni, attraverso la rete di lavoratori portuali, ferrovieri e operai di Piombino. Lo sciopero è uno strumento concreto per interrompere la catena del traffico di armi e la complicità con i bombardamenti e i genocidi in corso, così come presidi e blocchi, come quello del treno carico di armi tra Piombino e Pisa e sul ponte in via Mogadiscio per fermare l’uscita di una nave americana carica di mine proveniente dalla base di Camp Darby. Un porto civile non può essere trattato come un semplice corridoio logistico, mentre si spostano armamenti e si alimentano apparati militari senza che la collettività possa conoscere le destinazioni e le responsabilità. Noi lavoriamo in questo porto. Conosciamo i rischi, sappiamo cosa significa movimentare merci pericolose e non accettiamo che la sicurezza dei lavoratori, della città e del territorio venga subordinata agli interessi militari e ai profitti di pochi. Non vogliamo essere ingranaggi di una macchina che produce guerra, devastazione e morte. Per questo chiediamo trasparenza immediata sui carichi, sulle autorizzazioni, sui destinatari e sulle destinazioni finali degli armamenti già transitati, oltre allo stop completo del passaggio di esplosivi bellici nel nostro porto. Non ci bastano risposte burocratiche e rassicurazioni generiche. Servono informazioni, responsabilità e scelte concrete per il futuro. La guerra non può passare da Livorno. Il porto appartiene a chi ci lavora e alla collettività, non agli interessi dei padroni servi della guerra. Non saremo vostri complici. Nessun porto per la guerra. Livorno non si piega! 30 ottobre sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerra, riarmo e militarizzazione. Gruppo Autonomo Portuali Livorno Unione Sindacale di Base Lavoratori Portuali   Unione Sindacale di Base
October 22, 2026
Pressenza
AMBIENTE: UN VESCOVO DI SCARSE VEDUTE
 Il termine Vescovo deriva dal greco ἐπίσκοπος (epìscopos), letteralmente “colui che osserva le cose dall’alto”. Sgomenta invece il livello dal quale il Vescovo di Livorno è stato capace di guardare al rischio di devastazione della grande distesa di … Leggi tutto L'articolo AMBIENTE: UN VESCOVO DI SCARSE VEDUTE sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Livorno: i piedi sulla città
Nel 1963, con “Le mani sulla città”, Francesco Rosi raccontava con grande efficacia le connessioni fra la politica affaristica e la speculazione edilizia. Qui a Livorno si sta andando oltre, calpestando il territorio in un mix letale fra banale sciatteria … Leggi tutto L'articolo Livorno: i piedi sulla città sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Segnali di reazione. Pompe di benzina bloccate, letame davanti all’Eni
L’aumento del prezzo dei carburanti alla fine non poteva che produrre reazioni sociali, soprattutto di fronte alle furbate del governo e alla immunità assicurata alle società che speculano sui prezzi di benzina, gasolio e gas traendono extraprofitti. A Livorno un gruppo di operai ha scaricato del letame davanti all’ingresso della […] L'articolo Segnali di reazione. Pompe di benzina bloccate, letame davanti all’Eni su Contropiano.
September 24, 2026
Contropiano
Oasi climatica di Livorno: i denari per acquistarla il Comune li aveva
Un milione e 160mila euro è la cifra che il Comune di Livorno avrebbe dovuto spendere per aggiudicarsi all’asta fallimentare un’oasi naturale di sei ettari tra il centro cittadino e il mare, ancora incredibilmente ricoperta di vegetazione spontanea e da … Leggi tutto L'articolo Oasi climatica di Livorno: i denari per acquistarla il Comune li aveva sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Livorno: migliaia in piazza contro la privatizzazione degli Orti Urbani
Oltre duemila persone hanno preso parte, a Livorno, alla manifestazione nazionale contro la cementificazione e il consumo di suolo. La protesta è stata organizzata dal comitato degli Orti Urbani di Livorno, che stanno vivendo il pericolo imminente di una colata di cemento sull’ultima zona verde non antropizzata della città, e supportata e partecipata da comitati e associazioni provenienti da varie regioni d’Italia. Dopo 14 anni nei quali il territorio è stato autogestito dalla cittadinanza in favore della cittadinanza, la giunta Comunale è riuscita nel suo intento di vendere l’area ad un privato, l’imprenditore livornese Stefano Frangerini. Ieri si è invece concluso il campeggio libero che era stato inaugurato giovedì 3 settembre, presso gli Orti Urbani di via Goito, costituendo una quattro giorni di incontri e di laboratori. Il comitato locale promette piena battaglia e si dice intenzionato a continuare a presidiare, insieme alla cittadinanza, quello che viene definito “l’ultimo polmone verde della città”, con l’intento di resistere allo sgombero forzoso.   «Chi semina cemento raccoglie resistenza», è uno degli slogan che i comitati hanno portato alla manifestazione nazionale di sabato 5 giugno, tenutasi a Livorno. Partenza del corteo da via Goito, dove insistono gli Orti Urbani, l’area di 6 ettari che la cittadinanza si è ripresa dal degrado e dall’abbandono, trasformandola in una oasi verde a disposizione di tutti. Il corteo si è diretto verso Piazza Mazzini, poi ai 4 Mori e, infine, nella Piazza del Municipio, dove è avvenuto il concentramento finale, con qualche migliaio di persone. Nel comunicato del comitato degli Orti Urbani si legge: «La difesa dell’ambiente e del verde cittadino dalla speculazione privata è un tema politico prioritario. Per noi non esistono compromessi possibili, neanche un centimetro quadrato di cemento deve essere colato. L’interesse pubblico contro il profitto privato. Il consiglio Comunale di Livorno, in maniera compatta, da destra a “sinistra” (compresa AVS), ha rigettato una mozione, presentata dai consiglieri della lista Buongiorno Livorno e da Potere al Popolo, per impedire la cementificazione». Nel frattempo, come viene fatto notare in maniera tragicomica nel comunicato, «la Regione Toscana si sta attivando, con delle linee di indirizzo, contro il consumo di suolo e la salvaguardia del verde. Per capire quanto siano credibili basta vedere cosa sta succedendo a Livorno con una Giunta guidata dagli stessi partiti che governano a Firenze». 1 di 4 Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e duecento mila euro ad un imprenditore livornese: Stefano Frangerini. Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno «libero da persone e cose», quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero. E che la guerra sia iniziata lo si capisce dal lancio della campagna Controllo Popolare in tutti i Cantieri, inaugurata il 4 settembre con 3 blitz simultanei condotti dagli attivisti in altrettanti cantieri della ditta Frangerini. In due di essi, gli operai sono stati trovati a lavorare all’esterno, alle ore 15, nonostante l’ordinanza regionale del presidente Giani imponga lo stop del lavoro all’aperto dalle 12:30 alle 16 nelle giornate a rischio alto indicate dal sito istituzionale worklimate (e il 4 settembre era una giornata da “bollino rosso”). A questo si aggiunge il discorso del rapporto con i lavoratori. «Nei cantieri abbiamo trovato solo dei “responsabili” della ditta Frangerini. Tant’è che da visura aggiornata risultano assunti solo 27 operai. Gli altri? Appalti esterni. Il modo più semplice per scaricare responsabilità e rispetto delle normative di sicurezza su altri soggetti», è quanto riportato dagli attivisti. Come spiegato dagli organizzatori, la campagna produrrà un dossier sulle condizioni di lavoro degli operai della ditta e dei cantieri Frangerini. I blitz saranno seguiti da “l’ennesima segnalazione alla Asl e all’Ispettorato”. Insomma, la questione degli Orti Urbani di Livorno non è assolutamente decisa e ci saranno senz’altro importanti aggiornamenti e sviluppi. E per quanto riguarda la speculazione, la cementificazione e l’uso di suolo pubblico, sarà senz’altro un tema sempre più dirimente in tutta Italia, per cui si sta formando una rete di comitati e associazioni che sono decisi a portare avanti le proprie lotte locali su di un livello nazionale.  The post Livorno: migliaia in piazza contro la privatizzazione degli Orti Urbani appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Giù le mani dagli orti urbani
Da sempre, nel sabato pomeriggio di ogni giornata estiva Livorno si svuota. La tentazione di farsi un tuffo è troppo forte e lo è soprattutto in questa torrida estate, la meno calda di quelle a venire. E invece sabato 5 … Leggi tutto L'articolo Giù le mani dagli orti urbani sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.