A Livorno bloccata una nave con rifornimenti diretta alla base militare americana di SigonellaIn questi minuti decine di attivisti hanno dato avvio ad un’azione congiunta per
bloccare la nave Sunaid X in arrivo nel porto di Livorno. Parliamo della nave
che garantisce i rifornimenti alla base militare americana di Sigonella.
Diverse barche della Global Sumud Flotilla Italia sono impegnate in operazioni
di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si stanno recando presso
l’ingresso del Terminal Darsena Toscana dove è diretta la nave. Non appena le
operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato lo sciopero in tutte le
ditte coinvolte.
La DLA, l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave
Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti
che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al
litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui
natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro
possesso. Attraverso altre linee risultano inoltre spedizioni di Humvee (mezzi
militari statunitensi) e di carichi non specificati verso Camp Darby.
Documenti ufficiali indicano un coinvolgimento di Sigonella nel supporto alle
operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in
generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari
dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima
dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella
è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e
nel genocidio palestinese.
Ma non finisce qui. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di
esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra UE sono transitate nel nostro
porto. Vogliamo sapere dove finiscono queste armi e chi si assume la
responsabilità di farle transitare dalla nostra città.
I dati forniti dalla Capitaneria di Porto di Livorno in seguito alla richiesta
della giornalista Linda Maggiori congiuntamente ai rappresentanti dei lavoratori
per la sicurezza del porto parlano chiaro: tra gennaio 2025 e maggio 2026 sono
transitate, per esportazioni verso Paesi extra UE, 614,15 tonnellate di
esplosivi di classe 1, così suddivise:
* 234 tonnellate di motori per razzi con propellente.
* 0,45 tonnellate di articoli esplosivi classificati NOS, con informazioni non
disponibili pubblicamente per la specifica natura della classificazione e i
relativi vincoli di riservatezza.
* 379,8 tonnellate di cartucce per armi e proiettili.
Parliamo di centinaia di tonnellate di materiale esplosivo. E questi dati
riguardano esclusivamente le esportazioni verso Paesi extra UE, smontando quindi
la retorica delle esercitazioni interne o della NATO.
Quali criteri di sicurezza vengono applicati? Con quali verifiche si autorizzano
carichi che, a detta delle informazioni fornite dalla capitaneria stessa,
possono arrivare a 20-30 tonnellate di materiale esplosivo per container? Quali
controlli vengono effettuati sulle operazioni di movimentazione, sulle navi
coinvolte e sulle destinazioni finali? E soprattutto: dove finiscono questi
armamenti e per quali operazioni vengono utilizzati?
Non siamo di fronte a questioni astratte; abbiamo anche la contezza di
collegamenti logistici tra il porto di Livorno e le infrastrutture militari
statunitensi.
Vogliamo sapere quale ruolo svolge Livorno nella catena logistica della macchina
bellica statunitense e nei conflitti attualmente in corso.
Un dato, in particolare, non può essere ignorato: nel settembre 2025 sarebbe
avvenuta la spedizione più consistente tra quelle rilevate, pari a 142
tonnellate di esplosivi in sei container. Era il periodo in cui il genocidio del
popolo palestinese continuava a provocare morte e distruzione.
La coincidenza temporale non dimostra, da sola, la destinazione di quel carico
né un suo collegamento diretto con le operazioni militari in Palestina, ma rende
ancora più urgente conoscere i destinatari, gli utilizzatori finali e le
autorizzazioni che hanno consentito queste spedizioni.
Da tempo denunciamo il coinvolgimento del nostro porto nelle dinamiche militari
e nelle logiche sioniste e imperialiste degli Stati Uniti. Questi numeri
rafforzano la necessità di quella denuncia e rendono inaccettabile ogni
tentativo di liquidarla come allarmismo.
Ma non ci limitiamo a questo. Da tempo, portiamo avanti iniziative di sciopero
sia nel porto di Livorno che in quello di Piombino ogni qualvolta riceviamo
informazioni, attraverso la rete di lavoratori portuali, ferrovieri e operai di
Piombino. Lo sciopero è uno strumento concreto per interrompere la catena del
traffico di armi e la complicità con i bombardamenti e i genocidi in corso, così
come presidi e blocchi, come quello del treno carico di armi tra Piombino e Pisa
e sul ponte in via Mogadiscio per fermare l’uscita di una nave americana carica
di mine proveniente dalla base di Camp Darby.
Un porto civile non può essere trattato come un semplice corridoio logistico,
mentre si spostano armamenti e si alimentano apparati militari senza che la
collettività possa conoscere le destinazioni e le responsabilità.
Noi lavoriamo in questo porto. Conosciamo i rischi, sappiamo cosa significa
movimentare merci pericolose e non accettiamo che la sicurezza dei lavoratori,
della città e del territorio venga subordinata agli interessi militari e ai
profitti di pochi.
Non vogliamo essere ingranaggi di una macchina che produce guerra, devastazione
e morte. Per questo chiediamo trasparenza immediata sui carichi, sulle
autorizzazioni, sui destinatari e sulle destinazioni finali degli armamenti già
transitati, oltre allo stop completo del passaggio di esplosivi bellici nel
nostro porto.
Non ci bastano risposte burocratiche e rassicurazioni generiche. Servono
informazioni, responsabilità e scelte concrete per il futuro.
La guerra non può passare da Livorno.
Il porto appartiene a chi ci lavora e alla collettività, non agli interessi dei
padroni servi della guerra.
Non saremo vostri complici.
Nessun porto per la guerra. Livorno non si piega!
30 ottobre sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerra, riarmo
e militarizzazione.
Gruppo Autonomo Portuali Livorno
Unione Sindacale di Base Lavoratori Portuali
Unione Sindacale di Base