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«Male» Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
di Valentina Fabbri (*) Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel racconto della “transizione energetica”. Con un video. E domenica 14 giugno a Rimini appuntamento sui diritti della natura. In un pomeriggio affacciato sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole — dove nidificano specie protette come il fratino e le tartarughe marine — si discute di
SARDEGNA: NUOVO ASSALTO FOSSILE
Espropri, occupazioni e servitù: la speculazione energetica che si muove silenziosa sull’isola-un appuntamento a Oristano Sono numerosissime le procedure per l’imposizione di occupazioni temporanee, servitù ed espropri avviate nei giorni scorsi per permettere la realizzazione di un lungo gasdotto che dovrà attraversare il Centro-Sud dell’isola. La comunicazione di queste procedure è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali
Energia: la strategia di Israele e Usa
di Francesco Masi (*). Con la proposta di una tre giorni in Basilicata a metà luglio. Origini, cause ed obiettivi della strategia neocoloniale ed imperialista che vede USA e Israele imporre il tentativo di centralizzazione mondiale delle materie prime energetiche Siamo seduti su una enorme montagna di debiti. Gli economisti stimano che a livello mondiale siamo al massimo storico; si
Un cavidotto dalla Tunisia al golfo di Follonica. Bene, ma quali precauzioni ambientali?
In questi giorni sulla costa toscana si è presentata una società privata, la Zhero , e sta illustrando in vari Comuni quello che sarà il suo progetto: portare in Italia via mare energia prodotta in Tunisia con impianti eolici e … Leggi tutto L'articolo Un cavidotto dalla Tunisia al golfo di Follonica. Bene, ma quali precauzioni ambientali? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Romagna in movimento: 22 e 23 maggio…
… a Ravenna, Forlì, Rimini… Con il reportage di Manuela Foschi sulla manifestazione davanti al CNR di Faenza. Per il 22 maggio il Coordinamento Stop armi nel porto sta organizzando in zona Darsena un controfestival musicale per contrastare il mega evento portuale . Sempre il 22 maggio a Forlì la tappa della Carovana Ambientalista (*) si tiene in piazza Saffi:
Da maggio a giugno: l’altra Romagna in movimento…
… contro l’economia del genocidio e della catastrofe ecologica. di Manuela Foschi Nelle prossime settimane in Romagna tanti appuntamenti contro il genocidio palestinese, le guerre in corso e il riarmo ma anche sui problemi ambientali in Regione sollevati dalla Carovana di RECA e AMAS -ER. Il 13 maggio per il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto ravennate,
Le guerre frenano la transizione energetica: il caso Sardegna
Transizione energetica rallentata in Italia da crisi geopolitiche e scelte di governo inadeguate: il caso della Sardegna tra infrastrutture fossili e conflitto territoriale  La transizione energetica globale sta attraversando una fase di rallentamento dovuta a una combinazione di fattori geopolitici e scelte politiche non sempre coerenti con gli obiettivi climatici. Le tensioni legate al conflitto tra Iran e Occidente e le instabilità in Medio Oriente hanno riportato al centro le questioni della sicurezza energetica, inducendo molti governi a rafforzare l’uso di fonti fossili anziché accelerarne il superamento. In questo contesto, anche l’Unione Europea fatica a mantenere una linea chiara e ambiziosa, oscillando tra politiche di decarbonizzazione e nuove dipendenze dal gas. In Italia, il governo guidato da Giorgia Meloni appare orientato a sostenere infrastrutture energetiche tradizionali, rallentando di fatto una transizione che dovrebbe essere urgente e strutturale. È in questo scenario che si inserisce il caso della Sardegna, emblematico delle contraddizioni tra retorica della transizione e persistenza di modelli energetici fossili. Le giornate di mobilitazione contro EPH e Snam, svoltesi tra Sassari e Porto Torres il 28 e 29 aprile 2026 e inserite nel quadro di un’iniziativa internazionale promossa dalla rete Stop EPH, si sono collocate all’interno di un conflitto sempre più centrale nel dibattito contemporaneo sulla transizione energetica: quello relativo alla persistenza delle infrastrutture fossili e alle forme di potere economico e territoriale che esse continuano a riprodurre. L’iniziativa è nata dall’esigenza di denunciare il ruolo delle grandi multinazionali energetiche nell’espansione e nel consolidamento di modelli produttivi fondati sull’estrazione, sulla dipendenza dai combustibili fossili e sulla subordinazione dei territori alle logiche del profitto globale. In questo quadro, la Sardegna rappresenta un caso particolarmente significativo, poiché costituisce uno spazio in cui si intrecciano processi di trasformazione energetica, conflitti ambientali e dinamiche di marginalizzazione politica. L’azienda EPH, attraverso la propria controllata EP Produzione, continua a svolgere un ruolo rilevante nel settore energetico italiano, mantenendo attive infrastrutture legate alla produzione di energia da fonti fossili. Parallelamente, Snam promuove il progetto di metanizzazione della Sardegna, presentato dalle istituzioni e dagli attori industriali come una soluzione necessaria per colmare il cosiddetto “gap energetico” dell’isola. Tuttavia, numerosi movimenti territoriali, associazioni ambientaliste e studiosi hanno messo in discussione tale prospettiva, evidenziando come la costruzione di nuove infrastrutture per il gas rischi di vincolare la Sardegna a una dipendenza di lungo periodo dai combustibili fossili proprio in una fase storica in cui gli obiettivi climatici internazionali richiederebbero una rapida riduzione delle emissioni di gas serra e una profonda trasformazione dei sistemi energetici. L’analisi di questi processi può essere efficacemente ricondotta al concetto di estrattivismo, tradizionalmente utilizzato per descrivere modelli economici fondati sull’estrazione intensiva di risorse naturali nei contesti coloniali e postcoloniali, ma sempre più applicato anche alle trasformazioni contemporanee dei territori europei. Nel caso sardo, l’estrattivismo non si manifesta esclusivamente attraverso il prelievo materiale di risorse, bensì attraverso il controllo delle infrastrutture energetiche, della distribuzione della ricchezza prodotta e dei processi decisionali che riguardano il territorio. La Sardegna viene così configurata come uno spazio funzionale alle esigenze energetiche esterne, mentre le popolazioni locali rimangono escluse dai processi decisionali e subiscono gli impatti ambientali, economici e sociali delle trasformazioni imposte dall’alto. Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato in maniera crescente anche sulle contraddizioni legate allo sviluppo delle energie rinnovabili. Le speculazioni finanziarie associate alla realizzazione di grandi impianti eolici e fotovoltaici hanno sollevato interrogativi rilevanti sulla possibilità che anche le tecnologie formalmente sostenibili possano riprodurre logiche estrattiviste analoghe a quelle proprie del settore fossile. Tale dinamica suggerisce che la distinzione tra fonti energetiche “pulite” e “sporche” non sia sufficiente a garantire una transizione equa. Ciò che appare determinante è piuttosto la struttura dei rapporti di potere che orientano la produzione energetica, la distribuzione dei benefici economici e la partecipazione democratica delle comunità locali. In questo contesto, le mobilitazioni contro EPH e Snam assumono una rilevanza che supera la dimensione locale e contingente della protesta. Esse si inseriscono in un più ampio dibattito internazionale sulla giustizia climatica e sulla necessità di ripensare radicalmente i modelli energetici dominanti. La nozione di “transizione energetica giusta” implica infatti non soltanto la sostituzione delle fonti fossili con energie rinnovabili, ma anche una trasformazione delle strutture economiche e politiche che hanno storicamente prodotto disuguaglianze ambientali e territoriali. Una transizione realmente democratica richiede il coinvolgimento attivo delle comunità, la tutela degli ecosistemi e l’elaborazione di modelli di sviluppo capaci di sottrarsi alle logiche estrattive che continuano a caratterizzare tanto il vecchio paradigma fossile quanto alcune declinazioni del capitalismo verde contemporaneo. La mobilitazione di Sassari e Porto Torres, pertanto, può essere interpretata come un momento di elaborazione politica e teorica attorno a una questione cruciale del presente: chi controlla l’energia, chi ne sopporta i costi e chi beneficia dei processi di trasformazione in corso. Rispondere a tali interrogativi significa interrogarsi sulle forme future della democrazia energetica e sulle possibilità concrete di costruire modelli alternativi fondati sulla giustizia sociale, ambientale e territoriale. Nota: La transizione energetica in Sardegna mira a rendere l’isola 100% rinnovabile entro il 2030-2050, focalizzandosi su fotovoltaico ed eolico (specialmente off-shore). Il piano regionale approvato a marzo 2026 identifica zone di accelerazione su siti industriali e aree già antropizzate per ridurre il consumo di suolo. Tuttavia, il processo è caratterizzato da forti conflitti legati all’enorme mole di richieste di connessione (oltre 47 GW a inizio 2026) e al dibattito tra sviluppo locale e rischio di “colonialismo energetico”. Laura Tussi
May 4, 2026
Pressenza
Il rigassificatore da Piombino al Parlamento
È noto che da luglio 2023 nel porto di Piombino staziona una nave rigassificatrice a ciclo aperto di oltre 300 metri di lunghezza a seguito di un’autorizzazione triennale a firma di Eugenio Giani in qualità di commissario straordinario. È noto … Leggi tutto L'articolo Il rigassificatore da Piombino al Parlamento sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
L’assemblea degli azionisti di Snam torna a essere a porte chiuse
Oggi Recommon non potrà intervenire in qualità di “azionista critico” all’assemblea degli azionisti di Snam. La società, infatti, dopo aver tenuto le assemblee a porte aperte durante gli ultimi due anni, ha deciso di limitare la partecipazione diretta degli azionisti, seguendo l’esempio delle altre grandi multinazionali e banche italiane. In questo modo, denuncia ReCommon, si riducono gli spazi di confronto pubblico su decisioni strategiche di queste grande aziende che sono spesso anche partecipate dallo Stato, come Snam.    Nonostante queste limitazioni, ReCommon ha sottoposto a Snam una serie di domande scritte relative al piano di metanizzazione della Sardegna, un progetto che punta a introdurre il gas nell’isola con decenni di ritardo, in un contesto storico in cui la priorità dovrebbe essere ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e accelerare la transizione energetica. Il piano di metanizzazione della Sardegna partirebbe con una prima fase incentrata con la presenza di una nave rigassificatrice FSRU nel porto di Oristano e la realizzazione di una dorsale di gasdotti per portare il gas fino al Sulcis e Cagliari. La seconda fase prevede un’altra FSRU a Porto Torres, legata però alla possibile conversione a gas della centrale di Fiume Santo di Ep Produzione (filiale della società ceca EPH), oggi ancora a carbone. Il gas in forma liquida arriverebbe in Sardegna attraverso le cosiddette “virtual pipeline”, cioè navi spola che trasporterebbero il gnl dai rigassificatori dell’Italia continentale, principalmente dal terminale OLT a Livorno, per il quale Snam prevede anche un ampliamento.    Le perplessità di ReCommon riguardano, in particolare, nella Fase 1 del progetto il fatto che oltre il 50% della domanda prevista di gas risulta legata a un unico soggetto industriale, Eurallumina. Snam afferma che il progetto della dorsale sud resta economicamente sostenibile anche senza il contributo della domanda di Eurallumina. Questa la risposta fornita dalla società: “Sono state effettuate delle analisi di sensitività sulla potenziale variazione della domanda attesa, che confermano come i benefici della metanizzazione siano comunque superiori ai costi nel periodo considerato, anche in presenza di una domanda significativamente inferiore”. Questa affermazione rappresenta un elemento di forte vulnerabilità, anche perché Eurallumina non è oggi un consumatore industriale attivo. Lo stabilimento è in forte crisi e non produce più dal 2009. Nel piano decennale di Snam ed Enura, Eurallumina viene comunque considerata come principale driver della domanda futura di gas in Sardegna. ReCommon crede sia rischioso legare la realizzazione di un ampio progetto infrastrutturale a un impianto che non è operativo da oltre dieci anni e la cui riattivazione resta incerta e costosa. L’associazione solleva dubbi sulla solidità degli scenari delineati da Snam, specialmente in assenza dell’eventuale impiego del gas da parte di Eurallumina.   Sempre in merito al progetto di metanizzazione della Sardegna, permangono poi forti criticità legate all’assenza di un’analisi costi-benefici recente, indipendente e trasparente. Le analisi finora richiamate da Snam risultano infatti basate su studi antecedenti alle profonde trasformazioni del contesto energetico mondiale e italiano, determinate dalla crisi del 2021-2022 e da quella attuale, che hanno provocato un’estrema volatilità dei prezzi e delle forniture di gas. In questo contesto, la Sardegna potrebbe rappresentare un caso emblematico di transizione diretta dal carbone a un sistema energetico maggiormente elettrificato e autosufficiente, senza un passaggio strutturale al gas, opzione che ad oggi non sembra nemmeno essere stata valutata. Nelle risposte che Snam ha fornito a ReCommon su questo tema, la società fa sempre riferimento a un’analisi costi-benefici aggiornata nell’ambito del Piano Unico di Sviluppo 2025–2034, precisando che si tratta di una revisione interna elaborata dagli stessi soggetti promotori dell’infrastruttura e non di una nuova valutazione indipendente esterna.   Un altro elemento di incertezza che rimane è sulla coerenza tra il progetto di Snam, le infrastrutture previste tra fase 1 e fase 2 della metanizzazione e l’effettiva domanda di gas dell’isola, anche considerando la mancanza di dati pubblici dettagliati e indipendenti su domanda attesa, scenari di consumi e il livello di utilizzo delle infrastrutture previste nel medio e lungo periodo.   «Il piano di Snam allarga alla Sardegna la dipendenza dal gas, e in particolare dal gas naturale liquefatto importato, di cui soffre il sistema economico italiano, e chiude gli spazi per costruire  un sistema energetico realmente sostenibile. Questo carica sulle spalle delle generazioni future dei costi che né Snam, né il  governo vogliono stimare, e che si aggiungono ai gravi danni alla salute  delle persone e all’ambiente generati dal carbone» ha affermato Paola Matova di ReCommon. Re: Common
April 29, 2026
Pressenza
L’assemblea degli azionisti di Snam torna a essere a porte chiuse. ReCommon manifesta lo stesso tutte le sue perplessità sul piano di metanizzazione della Sardegna, fortemente voluto dalla multinazionale fossile italiana
Roma, 29 aprile 2026 – Oggi Recommon non potrà intervenire in qualità di “azionista critico” all’assemblea degli azionisti di Snam. La società, infatti, dopo aver tenuto le assemblee a porte aperte durante gli ultimi due anni, ha deciso di limitare la partecipazione diretta degli azionisti, seguendo l’esempio delle altre grandi multinazionali e banche italiane. In questo modo, denuncia ReCommon, si riducono gli spazi di confronto pubblico su decisioni strategiche di queste grande aziende che sono spesso anche partecipate dallo Stato, come Snam.    Nonostante queste limitazioni, ReCommon ha sottoposto a Snam una serie di domande scritte relative al piano di metanizzazione della Sardegna, un progetto che punta a introdurre il gas nell’isola con decenni di ritardo, in un contesto storico in cui la priorità dovrebbe essere ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e accelerare la transizione energetica. Il piano di metanizzazione della Sardegna partirebbe con una prima fase incentrata con la presenza di una nave rigassificatrice FSRU nel porto di Oristano e la realizzazione di una dorsale di gasdotti per portare il gas fino al Sulcis e Cagliari. La seconda fase prevede un’altra FSRU a Porto Torres, legata però alla possibile conversione a gas della centrale di Fiume Santo di Ep Produzione (filiale della società ceca EPH), oggi ancora a carbone. Il gas in forma liquida arriverebbe in Sardegna attraverso le cosiddette “virtual pipeline”, cioè navi spola che trasporterebbero il gnl dai rigassificatori dell’Italia continentale, principalmente dal terminale OLT a Livorno, per il quale Snam prevede anche un ampliamento.    Le perplessità di ReCommon riguardano, in particolare, nella Fase 1 del progetto il fatto che oltre il 50% della domanda prevista di gas risulta legata a un unico soggetto industriale, Eurallumina. Snam afferma che il progetto della dorsale sud resta economicamente sostenibile anche senza il contributo della domanda di Eurallumina. Questa la risposta fornita dalla società: “Sono state effettuate delle analisi di sensitività sulla potenziale variazione della domanda attesa, che confermano come i benefici della metanizzazione siano comunque superiori ai costi nel periodo considerato, anche in presenza di una domanda significativamente inferiore”. Sede di Snam, foto Carlo Dojmi di Delupis/ReCommon, 2025 Questa affermazione rappresenta un elemento di forte vulnerabilità, anche perché Eurallumina non è oggi un consumatore industriale attivo. Lo stabilimento è in forte crisi e non produce più dal 2009. Nel piano decennale di Snam ed Enura, Eurallumina viene comunque considerata come principale driver della domanda futura di gas in Sardegna. ReCommon crede sia rischioso legare la realizzazione di un ampio progetto infrastrutturale a un impianto che non è operativo da oltre dieci anni e la cui riattivazione resta incerta e costosa. L’associazione solleva dubbi sulla solidità degli scenari delineati da Snam, specialmente in assenza dell’eventuale impiego del gas da parte di Eurallumina.   Sempre in merito al progetto di metanizzazione della Sardegna, permangono poi forti criticità legate all’assenza di un’analisi costi-benefici recente, indipendente e trasparente. Le analisi finora richiamate da Snam risultano infatti basate su studi antecedenti alle profonde trasformazioni del contesto energetico mondiale e italiano, determinate dalla crisi del 2021-2022 e da quella attuale, che hanno provocato un’estrema volatilità dei prezzi e delle forniture di gas. In questo contesto, la Sardegna potrebbe rappresentare un caso emblematico di transizione diretta dal carbone a un sistema energetico maggiormente elettrificato e autosufficiente, senza un passaggio strutturale al gas, opzione che ad oggi non sembra nemmeno essere stata valutata. Nelle risposte che Snam ha fornito a ReCommon su questo tema, la società fa sempre riferimento a un’analisi costi-benefici aggiornata nell’ambito del Piano Unico di Sviluppo 2025–2034, precisando che si tratta di una revisione interna elaborata dagli stessi soggetti promotori dell’infrastruttura e non di una nuova valutazione indipendente esterna.   Un altro elemento di incertezza che rimane è sulla coerenza tra il progetto di Snam, le infrastrutture previste tra fase 1 e fase 2 della metanizzazione e l’effettiva domanda di gas dell’isola, anche considerando la mancanza di dati pubblici dettagliati e indipendenti su domanda attesa, scenari di consumi e il livello di utilizzo delle infrastrutture previste nel medio e lungo periodo.   «Il piano di Snam allarga alla Sardegna la dipendenza dal gas, e in particolare dal gas naturale liquefatto importato, di cui soffre il sistema economico italiano, e chiude gli spazi per costruire  un sistema energetico realmente sostenibile. Questo carica sulle spalle delle generazioni future dei costi che né Snam, né il  governo vogliono stimare, e che si aggiungono ai gravi danni alla salute  delle persone e all’ambiente generati dal carbone» ha affermato Paola Matova di ReCommon.
April 29, 2026
ReCommon