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Inizia il procedimento amministrativo di Recommon e Greenpeace Italia sul progetto CCS Pianura Padana
Si è tenuta nella giornata di ieri l’udienza davanti alla terza sezione del TAR del Lazio per il ricorso presentato da ReCommon e Greenpeace Italia per chiedere l’annullamento del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 30 gennaio scorso di valutazione positiva di impatto ambientale relativa al progetto di sviluppo delle infrastrutture del “CCS Pianura Padana” presentato da Snam. Le due associazioni contestano in particolare il frazionamento dell’opera –  da una parte il gasdotto e dall’altra il deposito della CO2 – approfittando così di un iter autorizzativo più “agile” che impedisce la valutazione degli impatti complessivi del progetto. Il tutto con potenziali effetti negativi sull’ambiente e sul paesaggio dei fragili territori costieri e delle province di Ferrara, Ravenna e Rovigo, oltreché dell’Alto Adriatico, sottoposte alla tutela dei due Parchi Regionali del Delta del Po e considerate dall’UE zona speciale di conservazione. L’udienza ha permesso circa 30 minuti di dibattimento, in cui le parti hanno approfondito i motivi del ricorso, con particolare riferimento alle censure di violazione delle norme del Piano paesaggistico regionale dell’Emilia Romagna e della carente valutazione rischi del progetto anche in relazione ai profili sismici, di subsidenza ed idraulici. Ora si dovrà attendere il deposito della sentenza, previsto entro un mese circa. “CCS Pianura Padana” consiste nei primi cento chilometri di infrastrutture e gasdotti su terra per il potenziamento del già avviato progetto “Ravenna CCS”, la cui fase di sperimentazione ha dato esiti che sono stati secretati, a sua volta pietra angolare del “CCS Integrato Callisto”, che vedrebbe anche il coinvolgimento della Francia. Obiettivo finale dell’intera opera è quello di stoccare fino a 4 milioni di tonnellate di CO₂ entro il 2030 – con lo sviluppo del progetto Ravenna CCS Fase 2, al momento in fase di valutazione di impatto ambientale – e fino a 16 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno entro il 2050 nei diversi giacimenti esausti di idrocarburi al largo di Ravenna e sviluppare la rete delle infrastrutture necessarie a costruire un mercato della CO₂ nel Mediterraneo. Snam prevede di investire 800 milioni di euro nel progetto Ravenna CCS, che comprende sia le infrastrutture su terra del CCS Pianura Padana che quelle in joint venture con Eni relative allo stoccaggio di CO2. «L’udienza ha rappresentato un’importante occasione per sottoporre all’attenzione del TAR le numerose criticità che, a nostro avviso, caratterizzano la valutazione ambientale del progetto», dichiarano gli avvocati Matteo Ceruti e Luca Maria Brigida. «In particolare, abbiamo evidenziato come un’opera di tale portata richieda una valutazione rigorosa e complessiva dei suoi impatti, che non può prescindere dall’esame dei rischi ambientali e paesaggistici né essere rinviata alle successive fasi realizzative. Attendiamo ora la decisione del Tribunale, confidando che venga riconosciuta la necessità di garantire una tutela effettiva dei territori interessati» hanno concluso gli avvocati.   Re: Common
October 8, 2026
Pressenza
Fermare le devastazioni: a Roma il 24 ottobre per…
… per un’assemblea nazionale dei movimenti: la proposta della Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile”   TERRITORI IN CAMMINO CONTRO FOSSILE E GUERRA PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA E SOCIALE Uscire dal capitalismo estrattivista, fermare la devastazione e il saccheggio. Insieme si deve e si può! Gli ulteriori e spaventosi passi verso una deflagrazione globale dopo l’attacco militare israelo-statunitense
September 18, 2026
La Bottega del Barbieri
«Male» Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
di Valentina Fabbri (*) Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel racconto della “transizione energetica”. Con un video. E domenica 14 giugno a Rimini appuntamento sui diritti della natura. In un pomeriggio affacciato sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole — dove nidificano specie protette come il fratino e le tartarughe marine — si discute di
SARDEGNA: NUOVO ASSALTO FOSSILE
Espropri, occupazioni e servitù: la speculazione energetica che si muove silenziosa sull’isola-un appuntamento a Oristano Sono numerosissime le procedure per l’imposizione di occupazioni temporanee, servitù ed espropri avviate nei giorni scorsi per permettere la realizzazione di un lungo gasdotto che dovrà attraversare il Centro-Sud dell’isola. La comunicazione di queste procedure è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali
Energia: la strategia di Israele e Usa
di Francesco Masi (*). Con la proposta di una tre giorni in Basilicata a metà luglio. Origini, cause ed obiettivi della strategia neocoloniale ed imperialista che vede USA e Israele imporre il tentativo di centralizzazione mondiale delle materie prime energetiche Siamo seduti su una enorme montagna di debiti. Gli economisti stimano che a livello mondiale siamo al massimo storico; si
Un cavidotto dalla Tunisia al golfo di Follonica. Bene, ma quali precauzioni ambientali?
In questi giorni sulla costa toscana si è presentata una società privata, la Zhero , e sta illustrando in vari Comuni quello che sarà il suo progetto: portare in Italia via mare energia prodotta in Tunisia con impianti eolici e … Leggi tutto L'articolo Un cavidotto dalla Tunisia al golfo di Follonica. Bene, ma quali precauzioni ambientali? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Romagna in movimento: 22 e 23 maggio…
… a Ravenna, Forlì, Rimini… Con il reportage di Manuela Foschi sulla manifestazione davanti al CNR di Faenza. Per il 22 maggio il Coordinamento Stop armi nel porto sta organizzando in zona Darsena un controfestival musicale per contrastare il mega evento portuale . Sempre il 22 maggio a Forlì la tappa della Carovana Ambientalista (*) si tiene in piazza Saffi:
Da maggio a giugno: l’altra Romagna in movimento…
… contro l’economia del genocidio e della catastrofe ecologica. di Manuela Foschi Nelle prossime settimane in Romagna tanti appuntamenti contro il genocidio palestinese, le guerre in corso e il riarmo ma anche sui problemi ambientali in Regione sollevati dalla Carovana di RECA e AMAS -ER. Il 13 maggio per il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto ravennate,
Le guerre frenano la transizione energetica: il caso Sardegna
Transizione energetica rallentata in Italia da crisi geopolitiche e scelte di governo inadeguate: il caso della Sardegna tra infrastrutture fossili e conflitto territoriale  La transizione energetica globale sta attraversando una fase di rallentamento dovuta a una combinazione di fattori geopolitici e scelte politiche non sempre coerenti con gli obiettivi climatici. Le tensioni legate al conflitto tra Iran e Occidente e le instabilità in Medio Oriente hanno riportato al centro le questioni della sicurezza energetica, inducendo molti governi a rafforzare l’uso di fonti fossili anziché accelerarne il superamento. In questo contesto, anche l’Unione Europea fatica a mantenere una linea chiara e ambiziosa, oscillando tra politiche di decarbonizzazione e nuove dipendenze dal gas. In Italia, il governo guidato da Giorgia Meloni appare orientato a sostenere infrastrutture energetiche tradizionali, rallentando di fatto una transizione che dovrebbe essere urgente e strutturale. È in questo scenario che si inserisce il caso della Sardegna, emblematico delle contraddizioni tra retorica della transizione e persistenza di modelli energetici fossili. Le giornate di mobilitazione contro EPH e Snam, svoltesi tra Sassari e Porto Torres il 28 e 29 aprile 2026 e inserite nel quadro di un’iniziativa internazionale promossa dalla rete Stop EPH, si sono collocate all’interno di un conflitto sempre più centrale nel dibattito contemporaneo sulla transizione energetica: quello relativo alla persistenza delle infrastrutture fossili e alle forme di potere economico e territoriale che esse continuano a riprodurre. L’iniziativa è nata dall’esigenza di denunciare il ruolo delle grandi multinazionali energetiche nell’espansione e nel consolidamento di modelli produttivi fondati sull’estrazione, sulla dipendenza dai combustibili fossili e sulla subordinazione dei territori alle logiche del profitto globale. In questo quadro, la Sardegna rappresenta un caso particolarmente significativo, poiché costituisce uno spazio in cui si intrecciano processi di trasformazione energetica, conflitti ambientali e dinamiche di marginalizzazione politica. L’azienda EPH, attraverso la propria controllata EP Produzione, continua a svolgere un ruolo rilevante nel settore energetico italiano, mantenendo attive infrastrutture legate alla produzione di energia da fonti fossili. Parallelamente, Snam promuove il progetto di metanizzazione della Sardegna, presentato dalle istituzioni e dagli attori industriali come una soluzione necessaria per colmare il cosiddetto “gap energetico” dell’isola. Tuttavia, numerosi movimenti territoriali, associazioni ambientaliste e studiosi hanno messo in discussione tale prospettiva, evidenziando come la costruzione di nuove infrastrutture per il gas rischi di vincolare la Sardegna a una dipendenza di lungo periodo dai combustibili fossili proprio in una fase storica in cui gli obiettivi climatici internazionali richiederebbero una rapida riduzione delle emissioni di gas serra e una profonda trasformazione dei sistemi energetici. L’analisi di questi processi può essere efficacemente ricondotta al concetto di estrattivismo, tradizionalmente utilizzato per descrivere modelli economici fondati sull’estrazione intensiva di risorse naturali nei contesti coloniali e postcoloniali, ma sempre più applicato anche alle trasformazioni contemporanee dei territori europei. Nel caso sardo, l’estrattivismo non si manifesta esclusivamente attraverso il prelievo materiale di risorse, bensì attraverso il controllo delle infrastrutture energetiche, della distribuzione della ricchezza prodotta e dei processi decisionali che riguardano il territorio. La Sardegna viene così configurata come uno spazio funzionale alle esigenze energetiche esterne, mentre le popolazioni locali rimangono escluse dai processi decisionali e subiscono gli impatti ambientali, economici e sociali delle trasformazioni imposte dall’alto. Negli ultimi anni il dibattito pubblico si è concentrato in maniera crescente anche sulle contraddizioni legate allo sviluppo delle energie rinnovabili. Le speculazioni finanziarie associate alla realizzazione di grandi impianti eolici e fotovoltaici hanno sollevato interrogativi rilevanti sulla possibilità che anche le tecnologie formalmente sostenibili possano riprodurre logiche estrattiviste analoghe a quelle proprie del settore fossile. Tale dinamica suggerisce che la distinzione tra fonti energetiche “pulite” e “sporche” non sia sufficiente a garantire una transizione equa. Ciò che appare determinante è piuttosto la struttura dei rapporti di potere che orientano la produzione energetica, la distribuzione dei benefici economici e la partecipazione democratica delle comunità locali. In questo contesto, le mobilitazioni contro EPH e Snam assumono una rilevanza che supera la dimensione locale e contingente della protesta. Esse si inseriscono in un più ampio dibattito internazionale sulla giustizia climatica e sulla necessità di ripensare radicalmente i modelli energetici dominanti. La nozione di “transizione energetica giusta” implica infatti non soltanto la sostituzione delle fonti fossili con energie rinnovabili, ma anche una trasformazione delle strutture economiche e politiche che hanno storicamente prodotto disuguaglianze ambientali e territoriali. Una transizione realmente democratica richiede il coinvolgimento attivo delle comunità, la tutela degli ecosistemi e l’elaborazione di modelli di sviluppo capaci di sottrarsi alle logiche estrattive che continuano a caratterizzare tanto il vecchio paradigma fossile quanto alcune declinazioni del capitalismo verde contemporaneo. La mobilitazione di Sassari e Porto Torres, pertanto, può essere interpretata come un momento di elaborazione politica e teorica attorno a una questione cruciale del presente: chi controlla l’energia, chi ne sopporta i costi e chi beneficia dei processi di trasformazione in corso. Rispondere a tali interrogativi significa interrogarsi sulle forme future della democrazia energetica e sulle possibilità concrete di costruire modelli alternativi fondati sulla giustizia sociale, ambientale e territoriale. Nota: La transizione energetica in Sardegna mira a rendere l’isola 100% rinnovabile entro il 2030-2050, focalizzandosi su fotovoltaico ed eolico (specialmente off-shore). Il piano regionale approvato a marzo 2026 identifica zone di accelerazione su siti industriali e aree già antropizzate per ridurre il consumo di suolo. Tuttavia, il processo è caratterizzato da forti conflitti legati all’enorme mole di richieste di connessione (oltre 47 GW a inizio 2026) e al dibattito tra sviluppo locale e rischio di “colonialismo energetico”. Laura Tussi
May 4, 2026
Pressenza
Il rigassificatore da Piombino al Parlamento
È noto che da luglio 2023 nel porto di Piombino staziona una nave rigassificatrice a ciclo aperto di oltre 300 metri di lunghezza a seguito di un’autorizzazione triennale a firma di Eugenio Giani in qualità di commissario straordinario. È noto … Leggi tutto L'articolo Il rigassificatore da Piombino al Parlamento sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.