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la Repubblica: “Armi ai bambini per gli spot dell’Esercito nelle scuole”, la rivolta dei prof: “Retorica bellica”
DI DAVIDE CARLUCCI SU REPUBBLICA DEL 7 OTTOBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Davide Carlucci, pubblicato su la Repubblica il 7 ottobre 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia ormai da diversi anni, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «In Puglia circolano immagini con bambini che imbracciano un fucile durante un open day. La replica: “Foto diffuse in maniera strumentale per attaccare il nostro lavoro”. La nota della scuola “Mons. Bello – G. Salvemini” di Molfetta…continua a leggere su www.bari.repubblica.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE: “LA NUOVA RIFORMA DELLA DIFESA È UN ATTACCO ALLA SOCIETÀ ATTRAVERSO LA SCUOLA”.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha pubblicato un nuovo dossier dal titolo “Dalla difesa all’attacco: quando una riforma della difesa diventa un attacco della società”. Fulcro dell’analisi proposta dal documento, il disegno di legge S.2028 approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 agosto scorso, che prevederebbe un incremento complessivo degli organici delle forze armate (il cosiddetto “ritorno alla leva”), l’istituzione di tre diverse riserve di militari “pronti all’uso” e nuovi strumenti per spingere i/le giovani all’arruolamento. Tale disegno di legge – intitolato “Disposizioni per il rafforzamento e l’adeguamento della capacità di difesa nazionale” – si presenta tuttavia come il semplice ingranaggio di una riforma della difesa ben più ampia e articolata che prevederebbe, tra le altre cose, l’abilitazione dell’esercito alla guerra ibrida e, tra le vie di riforma non legislative, l’istituzione di nuovi fondi di ricerca e percorsi accademici volti a produrre saperi scientifici e umanistici per fini bellici. Una riforma che, secondo l’Osservatorio, nel complesso rischia pertanto di avere conseguenze ben più gravi della semplice reintroduzione della leva obbligatoria. “Avanziamo l’ipotesi che tale riforma non sia che un tassello di quello che sembra essere, di fatto, un attacco alla società attraverso la scuola – si legge nell’introduzione al dossier, disponibile qui – Altri segnali di questo attacco sono il continuo tentativo di militarizzare le scuole sono le intimidazioni per indurre i docenti all’autocensura e il ddl antisemitismo, la legge 104 del 9 giugno 2026 sull’educazione sessuo-affettiva, i metal detector all’entrata delle scuole (e il corrispondente ddl del 14 luglio 2026 sulla criminalizzazione minorile), le nuove linee guida per l’educazione civica e i “Solo l’Occidente conosce la Storia”. Il tentativo di “ammodernare la difesa” si inserisce a nostro avviso in questo disegno d’insieme e comporterebbe conseguenze davvero minacciose per scuole, università e società stessa”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, abbiamo fatto il punto con Luca, insegnante, parte dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, nonché alla testa del gruppo di lavoro che ha redatto il dossier Ascolta o scarica
September 21, 2026
Radio Onda d`Urto
“UN’ALTRA DIFESA E’ POSSIBILE”: SUPERATE LE 50MILA FIRME NECESSARIE PER DISCUTERE IN PARLAMENTO DI UNA DIFESA “CIVILE, NON ARMATA E NONVIOLENTA”
La campagna “Un’altra difesa è possibile” ha raggiunto l’obiettivo delle 50.000 firme necessarie per portare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare che ha come obiettivo l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta. La raccolta firme, che termina oggi, venerdì 18 settembre, si trova attorno alle 55.000 firme. E’ possibile firmare, anche online, fino a mezzanotte cliccando qui. “Per la prima volta – spiega a Radio Onda d’Urto Francesco Vignarca, coordinatore campagne per la Rete italiana pace e disarmo, una delle realtà promotrici – una proposta concreta e organica per costruire una difesa alternativa a quella armata, fondata su prevenzione dei conflitti, mediazione, diplomazia dal basso e cooperazione, potrà arrivare all’esame del Parlamento. Il raggiungimento delle firme dimostra un  ampio consenso popolare  e  conferma che la proposta di una difesa civile non armata e nonviolenta ha radici profonde nella società italiana”. La proposta di legge, articolata nel dettaglio qui, poggia su quattro pilastri: * Servizio civile universale potenziato e riconosciuto a tutti gli effetti come strumento di difesa civile e costruzione della pace. * Corpi civili di pace con personale specializzato e formato per intervenire in scenari di crisi internazionale prima che le tensioni degenerino in violenza armata. * Protezione civile e prevenzione a presidio e tutela del territorio dalle calamità naturali e dai rischi ambientali e climatici. * Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, per creare un centro scientifico e culturale interno al Dipartimento, orientato allo studio di soluzioni pacifiche e ai percorsi di disarmo. Su Radio Onda d’Urto l’intervista di venerdì 18 settembre a Francesco Vignarca, coordinatore campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo. Ascolta o scarica
September 18, 2026
Radio Onda d`Urto
I governi europei sono sempre più dipendenti dalle aziende di sicurezza israeliana
Mentre il continente europeo prosegue nella sua corsa al riarmo cercando di consolidare il settore della sicurezza, emerge come quest’ultimo rappresenti un nuovo ambito di dipendenza del Vecchio continente: non solo, dunque, dipendenza energetica e tecnologica, ma anche quella nel settore della Difesa. In questo caso, i governi europei si stanno legando a doppio filo non solo agli USA, ma anche e soprattutto a Israele, nonostante gli apparenti contrasti diplomatici registratisi nell’ultimo periodo per via delle guerre israeliane a Gaza e in Libano. Sebbene molti contratti in questo settore non vengano resi pubblici per una questione di sicurezza nazionale, secondo la testata Politico, dal database europeo degli appalti si può notare come le aziende israeliane stiano diventando fornitori di riferimento dei principali governi europei per quanto riguarda le comunicazioni militari, la sorveglianza e la guerra elettronica, in molti casi senza indire gare d’appalto come previsto dalla normativa europea. Inoltre, alcune aziende israeliane operano tramite filiali europee rimanendo quindi “nascoste”. Se da un lato, dunque, l’Ue dipende in buona parte dagli Stati Uniti per armi, carri armati e aerei, dall’altro, dipende sempre di più da Israele per sistemi avanzati meno visibili come sensori, intercettori e tecnologie di sorveglianza. «Guardando alle nostre relazioni attuali con l’UE, sì, ci sono delle sfide», ha affermato Avi Nir-Feldklein, ambasciatore israeliano presso il blocco. Tuttavia, ha aggiunto che «se si guarda a ciò che stiamo facendo a livello bilaterale con gli Stati membri dell’UE, la cooperazione costruttiva e concreta è intensa e fiorente». Uno dei più grandi contratti nel settore della sicurezza stipulato di recente è quello tra Israele e il governo greco: si tratta di uno dei più importanti accordi in questo campo nella storia di entrambi i Paesi. L’accordo – del valore di tre miliardi di euro – denominato Achilles Shield, fornirà alla Grecia una serie di tecnologie israeliane per proteggerla da un’ampia gamma di minacce, tra cui missili, aerei e droni. Ma la Grecia è solo uno dei tanti Stati europei che ha deciso di affidarsi allo Stato ebraico per ottenere le più avanzate tecnologie di sicurezza: tra gli altri, anche Paesi Bassi, Spagna, Danimarca e Germania hanno concluso importanti accordi in tal senso. Nel 2025, la divisione C4I and Cyber di Elbit Systems, specializzata in sicurezza informatica, si è aggiudicata un contratto da 25 milioni di euro per la fornitura di sistemi di gestione del campo di battaglia al Ministero della Difesa olandese. Allo stesso modo, nonostante la sua posizione critica nei confronti di Tel Aviv, nel 2024, il Ministero della Difesa spagnolo ha assegnato a Rafael Advanced Defense Systems un contratto da 1,17 milioni di euro senza gara d’appalto, affermando che l’azienda israeliana era l’unico fornitore in grado di fornire le attrezzature richieste. Tuttavia, in linea con la sua politica di embargo sulle armi da e verso Israele, Madrid ha successivamente annullato il contratto. Da parte sua, la Germania ha firmato un memorandum d’intesa per lo sviluppo di una cupola cibernetica realizzata con tecnologia israeliana sul territorio tedesco. Anche l’Italia va annoverata tra i Paesi che stanno aumentando la loro dipendenza nella Difesa da Tel Aviv: nel 2024, infatti, l’agenzia per la sicurezza informatica ha introdotto un incentivo agli acquisti equiparando i software israeliani per la sicurezza informatica ai prodotti dell’UE e della NATO nelle gare d’appalto pubbliche. Questa dipendenza è inoltre accentuata dalle modalità attraverso cui vengono assegnati gli appalti: anche in materia di difesa e sicurezza, infatti, le norme europee prevedono gare d’appalto, mentre le procedure di esenzione dalle gare sono eccezionali e devono essere giustificate in modo rigoroso. Da quanto risulta dai database, invece, molti appalti pubblici in questo settore – tra cui quello tra Grecia e Israele – sono stati assegnati direttamente a aziende israeliane senza gare d’appalto. Secondo Politico, le assegnazioni dirette possono accentuare la dipendenza, in quanto i governi sono legati a uno specifico produttore, mentre nel 2025 la Corte di giustizia europea ha stabilito che i sistemi altamente specializzati possono vincolare un acquirente se sono progettati in modo tale che solo il fornitore originario possa effettuare la manutenzione o gli aggiornamenti necessari. Il segreto della forza delle aziende israeliane sta nella cooperazione tra governo, mondo accademico e aziende private, ma soprattutto nel fatto che molte aziende di difesa sono di proprietà statale o mantengono profondi legami istituzionali con l’apparato di difesa israeliano. È il caso delle tre principali aziende israeliane del settore della difesa: Israel Aerospace Industries, Rafael Advanced Defense Systems ed Elbit Systems. Inoltre, queste aziende hanno la possibilità di sviluppare e testare nuovi strumenti di sicurezza con applicazioni concrete direttamente sul campo, considerate le numerose guerre ingaggiate con i Paesi circostanti, oltre che il massacro di Gaza. Nonostante diversi eurodeputati abbiano sollevato numerose critiche alla sempre maggiore dipendenza europea da Tel Aviv in termini di sicurezza, nei fatti i governi europei antepongono questo settore a qualsiasi altro aspetto, non tenendo conto però che proprio dipendere da Israele è un fattore che mina alla radice la sicurezza europea. Il sistema di intelligence e di sorveglianza dello Stato ebraico, infatti, è tale da poter ricattare in ogni momento i politici e l’apparato securitario dei singoli Stati, i quali avranno sempre meno margine per criticare le politiche e le azioni di Israele. Tutto questo – insieme alla crisi energetica – non farà altro che indebolire ulteriormente i Paesi europei sul piano geopolitico, mentre le mire di Bruxelles di autonomia energetica e tecnologica rimangono per ora solo sulla carta. The post I governi europei sono sempre più dipendenti dalle aziende di sicurezza israeliana appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 13, 2026
L'INDIPENDENTE
Il Fatto Quotidiano: “La conoscenza non marcia”: la battaglia per separare l’istruzione dall’industria bellica
DI VIRGINIA DELLA SALA SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 4 SETTEMBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto dalla Virginia Della Sala, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 4 settembre 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla presentazione della petizione La conoscenza non marcia. «Vietare le collaborazioni tra scuole, università e industria militare, creare organismi indipendenti che controllino accordi e partnership e garantire a studenti, docenti e ricercatori il diritto all’obiezione di coscienza. Sono i tre punti centrali della petizione popolare lanciata dalla campagna “La Conoscenza Non Marcia”, che punta a portare alla Camera una proposta di intervento legislativo per separare il sistema dell’istruzione e della ricerca dalla crescente integrazione con il settore della Difesa. A chiederlo, nel corso di una manifestazione davanti a Montecitorio a Roma, sono stati Usb, Cambiare Rotta, Osa e l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università…continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il Fatto Quotidiano: “Una legge per dividere istruzione e difesa”
DI REDAZIONE SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 29 AGOSTO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto dalla Redazione, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 29 agosto 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla presentazione della petizione La conoscenza non marcia. «La richiesta di una legge nazionale e una petizione per vietare ogni collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare, pubblica e privata: l’iniziativa “La conoscenza non marcia” è promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insieme a sindacati, collettivi e associazioni. La raccolta firme sarà presentata il 1° settembre alle 15:30 …continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Danimarca e difesa: l’impatto della normalizzazione militare sul prolungamento della leva
Undici mesi di servizio militare. Come in buona parte deiPaesi del Nord Europa, anche la Danimarca, governata dalla socialista Mette Frederiksen, procede con la “normalizzazione” della guerra, a partire dall’estensione della leva militare, precedentemente durava 4 mesi. Per ora riguarderà solo i volontari – maschi e femmine – che nei primi cinque mesi riceveranno un’istruzione militare di base e, successivamente, seguiranno percorsi di specializzazione. In alcuni casi, per esempio per le unità cyber, il periodo di ferma complessivo sarà di dodici mesi e verrà dedicato alla formazione tecnica e alle esercitazioni pratiche in risposta a possibili attacchi. In questa prima fase le “porte delle caserme” saranno aperte a circa 1.600 persone, collocate nei tre rami delle forze armate (esercito, aeronautica e marina). Quando, fra meno di dieci anni, la formula diventerà obbligatoria (la selezione probabilmente avverrà mediante sorteggio) il numero delle/degli interessate/i dovrebbe superare le 6.000 unità. Due le motivazioni principali alla base di questo mutamento delle tradizionali linee guida seguite dalla Danimarca rispetto ai problemi della difesa, che, ricordiamo, fa parte della NATO. Da un lato le conseguenze del conflitto in Ucraina e le preoccupazioni per eventuali politiche espansioniste della Russia; dall’altro le accuse più volte espresse da Trump rispetto alla Groenlandia, un territorio ricco di risorse che la Danimarca, secondo il presidente USA, non sarebbe in grado di difendere, ovviamente dalle mire della Russia. A conferma di un tale radicale cambio di rotta, nella “Giornata della Difesa” (Forsvarets Dag), durante la quale obbligatoriamente i giovani diciottenni svolgono test fisici e psicologici per valutare l’idoneità al servizio militare, si prevede un raddoppio dei partecipanti, da 35.000 a 70.000. In sostanza, nonostante storicamente non abbia mai funzionato, l’idea che se vuoi la pace devi preparare la guerra conquista, purtroppo, sempre più proseliti. Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il ministro della difesa Israel Katz, un fiero criminale di guerra
Il Ministro della Difesa Israel Katz ama vantarsi dei suoi Crimini di Guerra. Non ce n’è praticamente nessuno di cui non vada fiero, quasi nessun Crimine Contro l’Umanità che non abbia minacciato di commettere. Come un piccolo criminale, Katz si vanta in egual misura dei crimini di cui è responsabile […] L'articolo Il ministro della difesa Israel Katz, un fiero criminale di guerra su Contropiano.
August 2, 2026
Contropiano
L’ITALIA COMPRA SEMPRE PIÙ ARMI DAGLI USA. “IL TURBOCAPITALISMO ARMATO RISCHIA DI FAR ESPLODERE UNA BOLLA FINANZIARIA”
Un’analisi dell’Osservatorio Mil€x rivela che dal 2023 il Ministero della Difesa italiano ha ordinato sistemi d’arma statunitensi per un valore di 4,4 miliardi di euro, coprendo investimenti fino al 2035. L’indagine evidenzia una forte dipendenza tecnologica dai colossi Usa, tra cui Lockheed Martin e Boeing, sollevando preoccupazioni per l’autonomia strategica europea a favore dell’industria bellica d’oltreatlantico. Il dossier evidenzia come nove nuovi programmi, inclusi droni avanzati e sistemi Himars, portino la spesa totale, considerando il mantenimento dei programmi storici come l’F-35, a circa 4,4 miliardi di euro tra il 2023 e il 2027. L’Osservatorio Mil€x ha prodotto l’analisi considerando i decreti del Ministero della Difesa che coincidono con la XIX Legislatura, quella del governo Meloni. Ne risulta una brusca accelerazione di acquisti rispetto ai governi precedenti. Questi acquisti sono stati favoriti dalle richieste pressanti dell’amministrazione Trump e della Nato, poi i mercati finanziari hanno agevolato gli interscambi. Questo ha portato ad “una situazione di turbocapitalismo armato, che sta producendo una bolla finanziaria ancora più grossa di quella del 2008. Se scoppierà sarà un problema”, ha dichiarato ai nostri microfoni Francesco Vignarca dell’Osservatorio Mil€x sulle spese militari. Ascolta o scarica 
July 2, 2026
Radio Onda d`Urto
A Reggio Emilia, Leonardo e Confindustria propongono alle imprese riarmo e aerospace, espulsi i giornalisti scomodi
Presso la sede di Confindustria di Reggio Emilia, venerdì 11 giugno 2025 era prevista la conferenza “Aeronautica, Difesa, Aerospace: perimetro e regole del gioco”. Obiettivo era informare le industrie locali, sulle opportunità imprenditoriali offerte dal “nuovo scenario geopolitico” e dalle possibilità strategiche offerte nei settori dell’Aeronautica, Difesa e Spazio. Ancora […] L'articolo A Reggio Emilia, Leonardo e Confindustria propongono alle imprese riarmo e aerospace, espulsi i giornalisti scomodi su Contropiano.
June 14, 2026
Contropiano