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Conseguenze ed ‘effetti collaterali’ dell’escalation della guerra in Medio Oriente
La dichiarazione del sottosegretario generale e coordinatore degli aiuti di emergenza dell’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) delle Nazioni Unite divulgata ieri – 3 marzo – è un grido d’allarme inequivocabile ed espressamente rivolto ai governanti, ai politici e agli attivisti di tutto il mondo. Tom Fletcher ha affermato: > Le conseguenze umanitarie dell’escalation di violenza in Medio Oriente sono > sempre più demoralizzanti. > > In primo luogo, in tutta la regione i civili ne stanno pagando il prezzo. > > I civili devono essere protetti, punto e basta. > > Eppure gli attacchi stanno colpendo case, ospedali e scuole. > > Le popolazioni e le infrastrutture civili sono state attaccate in Iran, > Libano, Siria, Territori Palestinesi Occupati (TPO), Israele, Emirati Arabi > Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita e molti atri luoghi. > > Mentre stimiamo i danni, che accrescono continuamente, valutiamo l’entità > della risposta umanitaria richiesta, che intanto incrementa, per > intensificarne l’attuazione laddove è necessario ma anche possibile. > > Ho attivato piani di emergenza in tutto l’Iran, dove perà la presenza limitata > di ONG internazionali e di spazi operativi rende la sfida ancora più > difficile, in tutta la regione e, in particolare, in Afghanistan, Pakistan, > Libano, Territori Palestinesi Occupati, Siria e Yemen. > >   > > In secondo luogo, stiamo assistendo a ripercussioni a catena sui bisogni > umanitari più ampi. > > In Afghanistan, che stava già subendo le conseguenze dell’intensifazione delle > ostilità con il Pakistan, oltre 60.000 persone erano state costrette ad > abbandonare le proprie case e quasi 22 milioni di persone necessitavano di > assistenza umanitaria, l’escalation regionale potrebbe aggravare una crisi di > insicurezza alimentare già grave, che colpisce oltre 17 milioni di persone. > > In Pakistan, dove l’ONU ha subito attacchi a una delle proprie strutture e che > ospita già circa 1,3 milioni di rifugiati registrati e ha una capacità > limitata di accoglierne altri, l’aggravarsi delle instabilità in Iran potrebbe > innescare spostamenti di persone su larga scala, in particolare nella > provincia del Baluchistan. > > Nei Territori Palestinesi Occupati (TPO), l’escalation ha avuto conseguenze > immediate sull’operatività degli interventi umanitari. > > Le restrizioni all’accesso nella Striscia di Gaza hanno limitato l’ingresso > dei rifornimenti salvavita e limitato tutte le operazioni umanitarie. Kerem > Shalom è ora riaperto al rifornimento di carburante e soccorsi, ma tutti gli > altri valichi, incluso Rafah, rimangono chiusi. Le evacuazioni mediche > rimangono sospese, lasciando oltre 18.000 pazienti, tra cui 4.000 bambini, > senza accesso alle cure specialistiche di cui hanno bisogno. > > In Cisgiordania le forze israeliane hanno chiuso la maggior parte dei posti di > blocco, limitando gravemente la libertà di movimento dei palestinesi e > incidendo sulla loro capacità di accedere a servizi e mezzi di sussistenza. > Hanno anche avuto un impatto sulla capacità dei nostri partner umanitari di > fornire aiuti salvavita e di condurre le proprie operazioni. > > Si stima che gli attacchi israeliani nel Sud del Libano, a Nabatiyeh, a Beirut > e nella Bekaa abbiano ucciso più di 50 persone e ne abbiano ferite oltre 150, > inoltre causato ingenti distruzioni e provocato un esodo su larga scala. Oltre > 60.000 persone sono ospitate in 330 campi profughi, mentre molte altre si > trovano fuori dai rifugi o sono in movimento. Finora l’esercito israeliano ha > emesso ordini di sfollamento per oltre 100 città e villaggi nel Sud e nella > Bekaa. > > In Yemen agli effetti potrebbe conseguire anche la volatilità dei prezzi del > carburante e delle materie prime. L’escalation del conflitto in Yemen o nel > Mar Rosso rischia di provocare picchi dei costi o carenze dei beni essenziali, > aggravando una situazione di sicurezza alimentare già in aggravamento, > soprattutto nelle aree controllate dagli Houthi. È necessario intraprendere > ogni sforzo per sostenere la popolazione yemenita ed evitare danni alle > infrastrutture civili essenziali e ulteriori difficoltà nei servizi di > risposta. > >   > > In terzo luogo, le onde d’urto dell’escalation stanno riducendo la nostra > capacità di risposta. > > Le chiusure dello spazio aereo stanno interrompendo le rotazioni del personale > impegnato nelle missioni umanitarie. > > I flussi di erogazione di gas alla Siria sono stati interrotti. I voli > umanitari delle Nazioni Unite in Yemen sono bloccati. Se le routes energetiche > o i corridoi marittimi come lo Stretto di Hormuz continueranno a essere > bloccati, i prezzi dei prodotti alimentari saliranno alle stelle, i sistemi > sanitari saranno compromessi e le forniture di beni di primaria necessità si > ridurranno nei paesi che dipendono dalla loro importazione. Stiamo > pre-posizionando le scorte, identificando rotte di approvvigionamento > alternative e preparando opzioni di finanziamento rapido, comprese potenziali > assegnazioni dal Central Emergency Response Fund. > >   > > In quarto luogo, mentre l’attenzione del mondo si è concentrata su questa, > ovviamente non sono cessate le altre crisi. > > La guerra in Sudan si protrae da oltre 1.000 giorni. > > La violenza continua a devastare la Repubblica Democratica del Congo. > > Gli attacchi contro l’Ucraina si stanno intensificando. > >   > > Continueremo a svolgere il nostro intervento globale finalizzato a salvare > vite umane e sollecitiamo i partner a continuare a dare il supporto del > proprio sostegno e impegno. > > Sull’efficacia del nostro lavoro ci sono molte gravissime ricadute negative. > > Il rispetto del diritto internazionale umanitario viene nuovamente messo in > discussione e indebolito. > > Ogni volta che le infrastrutture civili vengono colpite, l’accesso viene > limitato e gli aiuti vengono politicizzati, lo spazio per l’azione umanitaria > si riduce e diventa più difficile raggiungere le comunità che serviamo. > > Stanno lampeggiando troppi segnali d’allarme. > > Ogni azione ha molte conseguenze, alcune intenzionali e altre indesiderate. > > Il sistema internazionale si disgrega ulteriormente e, mentre gli Stati > incrementano la spesa per l’acquisto e aumentano la vendita di armi, > contemporamente la moltiplicazione e l’intensificazione delle guerre rischiano > di prosciugare ulteriormente i finanziamenti, la volontà politica e l’energia > diplomatica necessari per salvare vite umane. > > Sono grato agli operatori umanitari che continuano a correre molti pericoli > per soccorrere i civili coinvolti nell’escalation militare. > > L’azione umanitaria deve stare saldamente ancorata ai propri pincipi e restare > indipendente, non venire ostacolata. > > Il diritto internazionale rimane la migliore protezione contro il circolo > vizioso della violenza e della guerra. > > Su queste basi ci manterremo saldi e continueremo a fare tutto il possibile. Tom Fletcher è Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari e Coordinatore degli Soccorsi d’Emergenza (OCHA) dal 18 novembre 2024. Prima di assumere questo incarico è stato preside dell’Hertford College di Oxford (2020-2024), vicepresidente della Conference of Colleges dell’Università di Oxford (2022-2024), ambasciatore britannico in Libano (2011-2015), Consigliere di Politica Estera di tre Primi Ministri del Regno Unito (2007-2011), direttore della Strategia Globale della Global Business Coalition for Education (2015-2019) e presidente della UK Creative Industries Federation (2015-2020). Ha collaborato con le Nazioni Unite durante la sua carriera diplomatica in Africa, Medio Oriente ed Europa, ha redatto un rapporto sulla tecnologia per il Segretario Generale delle Nazioni Unite (2017). Autore di “The Naked Diplomat” (2016), “Ten Survival Skills for a World in Flux” (2022) e due romanzi, “The Ambassador” (2022) e “The Assassin” (2024), ha pubblicato su Financial Times, Prospect, Foreign Policy Magazine e ha presentato una serie della BBC sulla democrazia. (Traduzione in italiano e impaginazione dei testi a cura di Maddalena Brunasti) Maddalena Brunasti
March 4, 2026
Pressenza
Difendere i diritti umani dalle violazioni e dallo svilimento
L’APPELLO PRESENTATO DA 268 EX ALTI FUNZIONARI DELL’ONU PUÒ ESSERE SOTTOSCRITTO DA TUTTI, OGNI CITTADINO DEL MONDO. La petizione propone di contrassegnare la ricorrenza della promulgazione della Carta istitutiva (Statuto) dell’ONU, sottoscritta il 26 GIUGNO 1945 ed entrata in vigore il successivo 24 ottobre, come una data emblematica. L’80° anniversario celebrato all’insegna del motto Building our future together (Costruire il nostro futuro insieme) infatti rappresenta l’occasione di rinnovare l’impegno a debellare la guerra e a tutelare i diritti umani e a mantenervi fede agendo coerentemente ai patti stabiliti dal trattato internazionale su cui si basa la prevalenza di leggi e norme attuative dei principi proclamati nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. In Italia, uno stato membro dell’ONU poiché ha aderito al trattato nel 1955 e lo ha ratificato nel 1957 (Legge n° 848 / 17 agosto 1957), l’iniziativa è promossa dalla Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, che divulga la petizione evidenziando che è UN APPELLO SENZA PRECEDENTI e nella giornata del 26 GIUGNO coopera all’organizzazione della manifestazione ‘virtuale’ intitolata “L’ONU è indispensabile per impedire la terza guerra mondiale – DIFENDIAMOLA!“. L’iniziativa indetta dal Comitato nazionale per la difesa dell’ONU e della Corte Penale Internazionale e coordinata da Flavio Lotti della Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace e Marco Mascia, presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani Antonio Papisca (cattedra UNESCO Diritti umani, democrazia e pace) dell’Università di Padova e referente della Rete delle Università per la Pace, consiste nell’incontro online – trasmesso su ZOOM e YOUTUBE – a cui intervengono Jean Fabre dell’UN-SSE (Task Force ONU sull’Economia Sociale e Solidale), Franco Ippolito della Fondazione Lelio e Lisli Basso ed Emiliano Manfredonia dell’ACLI, inoltre l’ex segretario generale della Corte di Cassazione e membro del comitato esecutivo della Costituente Terra, Luigi Marini, e Chantal Meloni, docente di diritto penale internazionale all’Università La Statale di Milano e rappresentante legale delle Vittime in Palestina davanti alla Corte Penale Internazionale. ABERRANTI VIOLAZIONI E INSIDIOSO SVILIMENTO DEI DIRITTI UMANI Contemporaneamente alle celebrazioni per l’80° anniversario della promulgazione della Carta delle Nazioni Unite si svolge la 59ª sessione dell’HCR / Human Rights Council (Consiglio per i diritti umani) che dal 16 giugno scorso fino al 9 luglio prossimo raduna a Ginevra i referenti di agenzie e commissioni dell’ONU insieme ai rappresentanti delle nazioni, dei governi e delle associazioni umanitarie. Il 16 giugno al convegno l’Alto Commissiario dell’HRC, Volker Türk, ha avvertito che, anziché venire promossi, i diritti umani attualmente vengono violati sempre più frequentemente e ha sollecitato a tutelarli con “l’impegno alla più forte possibile difesa dello stato di diritto e del diritto internazionale”, aggrediti in molti modi tanto insidiosi, tra cui la retorica demagogica della propaganda che fomenta le “cosiddette guerre culturali” e rafforza le oligarchie, le plutocrazie e le tirannie. Elencando le molte complesse problematiche e le numerose e terribili emergenze umanitarie che attualmente affliggono la popolazione mondiale, Volker Türk ha rammentato che le vittime delle iniquità e delle guerre sono persone che soffrono, non ‘effetti collaterali’ delle ingiustizie e dei conflitti armati. E il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres lo ha ribadito il successivo 19 giugno ricordandolo al Consiglio di Sicurezza dell’ONU riunito per discutere di povertà, sottosviluppo e conflitti socio-economici e le loro implicazioni per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: Inoltre, la funzione e la rilevanza della Carta dell’ONU per la tutela dei diritti umani e per la salvaguardia del diritto umanitario internazionale sono state rammentate nelle numerose iniziative svolte il 20 giugno, la Giornata Mondiale del Rifugiato quest’anno focalizzata sul valore di Un impegno condiviso in un mondo dove la solidarietà è in crisi. UN CHARTER AT 80: A CALL TO RECLAIM ITS PURPOSE Con l’appello rivolto ai leader e ai governanti di ogni paese del mondo affinché, in occasione dell’80° anniversario della sua promulgazione, intervengano a riaffermare l’importanza della Carta delle Nazioni Unite, numerosi ex-funzionari dell’ONU proclamano: > Il 26 giugno 1945, le nazioni fondatrici delle Nazioni Unite firmarono la > Carta non mentre erano in pace, bensì sfidando la guerra che le devastava. Fu > un atto di speranza, e convinzione. > > Ottant’anni dopo, quella speranza affronta la sua prova più dura. > > Noi che abbiamo servito le Nazioni Unite e la sua Carta ne abbiamo visto le > prospettive, l’efficacia e la fragilità. > > Oggi, i principi che abbiamo giurato di tutelare sono sistematicamente > attaccati. > > La guerra infuria. L’autoritarismo si diffonde. I fatti vengono ‘affogati’ > dalla propaganda. I giovani subiscono privazioni e patiscono l’angoscia della > disperazione. > > Tutto ciò consegue, oltre che all’ignorare il diritto umanitario > internazionale, al sistematico smantellamento dello stato di diritto, pezzo > per pezzo, norma per norma. > > Le Nazioni Unite sono più che il Consiglio di Sicurezza: sono la base del > sistema di negoziazione, le fondamenta del diritto internazionale e un > baluardo che garantisce l’istruzione e l’assistenza sanitaria, protegge i > lavoratori e impedisce ai conflitti sociali di diventare violenti. Per evitare > massacri le forze di pace intervengono coraggiosamente nei conflitti armati, > ma la vera promessa della Carta sta nell’impegno a prevenire le guerre prima > che inizino. Questi progressi non sono stati facili, e possono svanire da un > giorno all’altro. > > Questo anniversario sollecita una resa dei conti, non un rituale. > > Noi ci appelliamo alla lucidità morale. Peroriamo il ‘ritorno’ ai valori della > Carta: pace, sviluppo, diritti umani, stato di diritto e fede nella dignità > umana. Sollecitiamo un rinnovato impegno per la verità contro la menzogna, > l’onestà contro la corruzione e la solidarietà contro il silenzio. > > Quando questo ordine internazionale crollerà – e se un’azione tempestiva non > eviterà che accada, succederà – la sua ricostruzione richiederà la fatica di > molte generazioni. > > Chiediamo il rafforzamento del diritto internazionale, la prevenzione dei > conflitti violenti e la trasformazione dei sistemi finanziari globali per > creare opportunità per tutti, ovunque, anziché perpetuare le disuguaglianze. > > Ai giovani dobbiamo dare un esempio, non porgere scuse. > > È il momento di agire. Se falliremo, ai posteri lasceremo in eredità la nostra > desolazione, non il nostro coraggio. Chi vuole aderire può apporre la propria firma alla petizione online. TESTO in lingua originale ELENCO dei primi (268) firmatari Maddalena Brunasti
June 23, 2025
Pressenza
Le vittime delle ingiustizie non sono ‘danni collaterali’
ALL’AVVIO DELLA 59ª SESSIONE DELL’HCR / HUMAN RIGHTS COUNCIL (CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI *) DELL’ONU, VOLKER TÜRK HA RICORDATO I  PROGRESSI CONSEGUITI IN QUASI 80 ANNI DA QUANDO I DIRITTI UMANI SONO STATI SANCITI, DICHIARATI INVIOLABILI E TUTELATI DALLE NORME DI DIRITTO INTERNAZIONALE… RECENTEMENTE SEMPRE PIÙ FREQUENTEMENTE VIOLATE. Denunciando che l’indebolimento dell’ONU e delle istituzioni preposte a vigilare sull’operato dei governanti rafforza le oligarchie, le plutocrazie e le tirannie, l’Alto Commissario dei diritti umani ha elencato i crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dai leader populisti e autoritari fomentando le “cosiddette guerre culturali” che “distolgono l’attenzione dai problemi reali del presente” e incitano ad aggredire i capri espiatori, cioè le persone e i gruppi vulnerabili. In particolare, ha accusato il governo israeliano di colpire i civili palestinesi deliberatamente e usare il cibo come un’arma letale. Volker Türk ha esordito dichiarando: «Mentre ci incontriamo i conflitti aumentano vertiginosamente e l’escalation militare tra Israele e Iran è estremamente preoccupante…. «Nel frattempo il caos climatico continua a imperversare. E in ogni regione del mondo incrementa l’incertezza economica mentre la tecnologia si sviluppa in modo incontrollato e a una velocità vertiginosa». All’esposizione di ogni questione in questi giorni analizzata dal Consiglio per i diritti umani ha premesso che “le Nazioni Unite sono state fondate per debellare la guerra” e per tutelare i diritti umani sono state gettate le basi del diritto umanitario internazionale vigente e sulle cui premesse vengono perseguiti molti obiettivi: «Per 80 anni queste promesse hanno contribuito a diffondere la pace e la prosperità. «L’aspettativa di vita delle persone è aumentata di 25 anni. Il numero di persone con un’istruzione di base è raddoppiato. Gli stati hanno siglato trattati che impegnano le nazioni alla tutela dei diritti delle persone, in particolare delle donne, alla salvaguardia dell’ambiente e a prevenire genocidi e a favorire il disarmo… e sebbene si sia stati più volte vicini all’annientamento nucleare finora la ragione ha prevalso» e ha concluso: «Per decenni gli accordi internazionali hanno mostrato concretamente possibile progredire verso un futuro migliore. Oggi invece assistiamo al compimento di atti che mirano a indebolirne il valore e ridurne l’efficacia, rendendo il mondo più pericoloso per tutti. «Resteremo a guardare mentre lo stato di diritto viene eroso? Dobbiamo chiederci: è questo il mondo immaginato dai padri fondatori dell’ONU e dagli estensori della sua Carta? E dobbiamo rispondere con l’impegno alla più forte possibile difesa del diritto internazionale e dei diritti umani». I PROGRESSI, LE QUESTIONI EMERGENTI E I PROBLEMI IRRISOLTI, ORA AGGRAVATI Volker Türk ha rammentato che nei primi decenni del XXI secolo è triplicato il numero di istituzioni, enti, organizzazioni e associazioni che cooperano con l’HRC, di cui ha evidenziato la funzione nell’affrontare molteplici ‘sfide’ del presente. Tra le questioni emergenti ha focalizzato l’attenzione sui problemi che insorgono in concomitanza agli sviluppi dei progressi tecnologici e, in particolare, dell’intelligenza artificiale. Ricordando che il loro impiego ha anche “un lato oscuro”, quello bellico, e che “un algoritmo ha ingiustamente privato molte famiglie dell’assistenza sociale”, ha respinto l’opinione diffusa che “i diritti umani soffochino l’innovazione” e affermato: «L’innovazione che ignora i diritti umani provoca conseguenze terribili. I diritti umani sono essenziali per un’innovazione che porti benefici alle persone e al pianeta, non solo ai profitti». Volker Türk ha espresso preoccupazione per il rallentamento nel perseguimento degli obiettivi indicati nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, per la riduzione dei finanziamenti ai programmi di assistenza e di cooperazione allo sviluppo dei paesi colpiti dalle crisi ecologiche ed economiche, per l’aumento degli investimenti in armamenti e anche per l’innalzamento dei dazi commerciali: «L’aumento delle tariffe doganali sembra una partita di poker tra le grandi potenze, ma le onde d’urto delle guerre commerciali colpiranno molti stati con la forza di uno tsunami e potrebbero rendere l’assistenza sanitaria, l’istruzione e persino un’alimentazione salutare fuori dalla portata di molte persone e avere un impatto devastante per i lavoratori svantaggiati e per le donne». Rammentando che i diritti umani “sono un limite al potere, soprattutto quando viene esercitato nelle sue forme più brutali” e “i diritti umani garantiscono stabilità e sicurezza”, Volker Türk ha espresso molte preoccupazioni per gli attacchi alle istituzioni che li tutelano, in particolare contro la Corte penale internazionale, e condotti anche diminuendo le risorse finanziare a loro assegnate. In specifico, ha riferito che “quasi tre quarti delle organizzazioni partner dell’HRC prevedono di perdere più del 40% dei contributi” e avvertito: «A ciò conseguono meno tempestive segnalazioni delle violazioni dei diritti delle persone, meno assistenza alle vittime e meno indagini sugli abusi. La riduzione dei finanziamenti per l’HRC e per l’intero sistema di tutela dei diritti umani rafforza dittatori e regimi autoritari». Ribadendo che “le politiche volte a promuovere l’uguaglianza stanno funzionando”, come esempio dei progressi ha evidenziato che i popoli indigeni recentemente sono rappresentati nei parlamenti di Bolivia, Cile, Figi e Perù e in Guatemala hanno ottenuto riconosciute le loro rivendicazioni sullo sfruttamento dei propri territori e che “la prima risoluzione sulla discriminazione basata sul ceto e sulla discendenza, adottata dalla Commissione africana sui diritti dell’uomo e dei popoli rappresenta un passo importante per affrontare uno stigma profondamente radicato”. Ma “la brutale eredità del colonialismo persiste e il razzismo rimane una piaga”, ha osservato. Volker Türk ha riferito che i dati rilevati dall’HRC nel 2024 in 119 nazioni mostrano che “una persona su cinque ha dichiarato di aver subito discriminazioni”, dalle donne patite “a un livello più che doppio degli uomini”, e che “dopo anni di progressi, i diritti delle persone con disabilità sono sempre meno riconosciuti o non vengono rispettati per effetto della riduzione dei finanziamenti ai programmi di assistenza e sostegno”. Inoltre ha segnalato con preoccupazione che sempre più spesso i più poveri e i più fragili vengono considerati “danni collaterali”. Evidenziando che migranti ed esuli in molte nazioni sono vessati, oltre che dall’odio, da provvedimenti ingiusti e inique restrizioni legali, ha posto all’attenzione il problema dei rimpatri: «Circa 640˙000 afghani sono stati rimpatriati da Pakistan e Iran, ma e per i più di 250˙000 forzati a farlo si teme che nel paese da cui erano fuggiti e in cui sono stati costretti a tornare subiranno persecuzioni. Numerosi provenienti dal Myanmar in Thailandia rischiano la deportazione, a cui talvolta consegue l’arruolamento forzato nell’esercito. Arresti e deportazioni dei migranti destano molti dubbi circa il rispetto dei loro diritti». E, preoccupato per la richiesta presentata da alcuni leader europei a poter intervenire nelle questioni di governance delle migrazioni con provvedimenti in deroga alle norme che tutelano i diritti umani, Volker Türk si è rivolto ai rappresentanti delle nazioni esortandoli a “porre i diritti umani al centro delle nuove normative” e ad applicare le leggi “facendo prevalere il rispetto dei diritti umani”. Volker Türk ha segnalato che recentemente in molte nazioni sono stati vietati gli assembramenti e arrestati leader dell’opposizione e ha rammentato che riunirsi pacificamente e manifestare il dissenso è un diritto sancito nella Dichiarazione universale e “quando le autorità civili sono in grado di mantenere l’ordine pubblico” i governanti devono astenersi dall’imporlo ricorrendo all’uso della forza militare. Rimandando al proprio intervento in programma il 27 giugno una relazione dettagliata sulle violazioni al diritto a un giusto processo e sui maltrattamenti dei prigionieri e sulle torture, ha ribadito: «Tutti coloro che sono detenuti perché hanno legittimamente esercitato o rivendicato un proprio diritto devono venire immediatamente rilasciati». E, ricordando che la loro detenzione è “un affronto all’intera comunità internazionale”, si è rivolto all’autorità de facto in Yemen, i miliziani houthi, chiedendo il rilascio immediato e incondizionato degli operatori di organizzazioni umanitarie e missioni diplomatiche e dei funzionari dell’ONU, tra cui 8 membri dell’HRC. Volker Türk ha riferito che in molti stati, in particolare Somalia e Venezuela, giornalisti e operatori dei media sono stati fermati e imprigionati e che nel 2024 l’HRC è stato informato dell’uccisione e della scomparsa di 625 difensori dei diritti umani e operatori dei media, “Vale a dire uno ogni 14 ore”. Gravemente preoccupato per la situazione in Congo, di cui ha riferito approfonditamente in seguito, a un’altra riunione del convegno, e in molti altri paesi in cui le aggressioni belliche, la guerra con stati confinanti e i conflitti armati interni agli stati mietono vittime innocenti e affamano la popolazione, Volker Türk ha dettagliatamente riferito all’assemblea delle emergenze umanitarie in numerose nazioni. LA PERSECUZIONE DEL POPOLO PALESTINESE «I mezzi e i metodi di guerra di Israele stanno infliggendo sofferenze orribili e ingiustificate alla popolazione di Gaza. Più di 55.000 palestinesi sono stati uccisi, tra cui migliaia di bambini, e mentre gli attacchi continuano incessantemente Israele ha bloccato i soccorsi e trasformato il cibo in un’arma. Bisogna condurre tempestivamente indagini imparziali sugli attacchi letali contro i civili mentre, disperati, cercano di raggiungere i centri di distribuzione alimentare. «Sia in Israele che in Cisgiordania continuano gli attacchi contro gli israeliani da parte di palestinesi armati e non passa giorno senza che le forze di sicurezza israeliane e i coloni uccidano, arrestino e sfrattino forzatamente i palestinesi. Ma questi insediamenti sono illegittimi e l’annessione è illegale. E gli attacchi aerei e con droni sferrati da Israele in Libano hanno ucciso civili e distrutto abitazioni e strutture mediche. «Impedendo ai giornalisti dei media internazionali di riferire le notizie, il governo israeliano ha consentito alle sue forze armate e ai miliziani di Hamas di sottrarsi alla trasparenza e alle proprie responsabilità. Eppure i fatti parlano da soli. Tutti devono rendersi conto di ciò che sta accadendo ed esorto chi è al governo delle nazioni e chi ha influenza politica e diplomatica ad esercitare la massima pressione su Israele e Hamas affinché pongano fine a questa insopportabile sofferenza». SUDAN «Mentre non si rivolge attenzione sulla sua situazione, il paese sta sprofondando nel caos. Tra febbraio e aprile l’HRC ha rilevato il triplicarsi delle uccisioni di civili. È diffusa la violenza sessuale, anche con abuso dei minori. Gli operatori umanitari vengono continuamente attaccati. El Fasher è assediata da oltre un anno. Le ostilità, recentemente intensificate nel Darfur settentrionale e nel Kordofan, sono segnate da gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Esorto la comunità internazionale a fermare il flusso di armi e a limitare gli interessi commerciali che alimentano questo conflitto». UCRAINA «I negoziati per la cessazione dei combattimenti sono in stallo, e il conflitto si sta intensificando. Le forze armate russe hanno utilizzato armi a lungo raggio contro le città e droni nelle zone in prima linea, perciò rispetto all’anno precedente nel 2025 le vittime civili sono aumentate. Esorto la Federazione Russa e l’Ucraina a impegnarsi per un completo scambio di prigionieri di guerra e per l’immediato rilascio dei civili ucraini detenuti in Russia». LIBIA «Gli scontri del mese scorso a Tripoli hanno causato numerose vittime. Le forze armate e i miliziani stanno impunemente uccidendo, rapendo e imprigionando gli oppositori politici ed esorto le autorità a indagare sul ritrovamento di decine di cadaveri nei luoghi di detenzione. Inoltre l’HCR viene continuamente informato di abusi contro migranti e violazioni dei diritti degli esuli». SAHEL «In Burkina Faso, Mali e Niger i gruppi estremisti hanno ucciso migliaia di civili. Frustrando le aspirazioni della popolazione, i governi hanno rafforzato e consolidato la propria posizione anche con la violenza. L’HRC riceve numerose segnalazioni di persone uccise dalle forze armate e dai loro ausiliari». MYANMAR «Approfittando dell’emergenza conseguita al terremoto di marzo, l’esercito ha moltiplicato gli attacchi a scuole, siti religiosi e altri luoghi protetti, infierito più duramente contro i civili di etnia rohingya e ulteriormente limitato l’ingresso nel paese degli operatori umanitari». HAITI «Le bande criminali hanno rafforzato il controllo della capitale ed espanso la propria influenza nelle regioni settentrionali e centrali, dove si impongono uccidendo, violentando e bruciando case, scuole, chiese e aziende. È accertato che tra gennaio e maggio 2025 sono state uccise 2˙680 persone. La formazione di gruppi auto-organizzati di vigilantes e commandos di autodifesa è inquietante. Auspico che senza ulteriori indugi intervengano, come concordato ad aprile, le task force incaricate di condannare i colpevoli di violenza sessuale, corruzione e altri crimini e chiedo a tutti un forte sostegno alle missioni delle Nazioni Unite e della delegazione multinazionale di supporto alla sicurezza». SIRIA «L’annuncio della revoca delle sanzioni e dell’istituzione di commissioni nazionali funzionali a garantire i diritti di transito e la ricerca delle persone scomparse offrono importanti opportunità. In attesa dell’esito dell’indagine sulle violenze che all’inizio di quest’anno hanno causato centinaia di morti nelle zone costiere, preoccupano le continue segnalazioni di attacchi contro alcune comunità. Sollecito le autorità a rafforzare le misure di protezione e, con l’accertamento delle loro responsabilità, garantire che i colpevoli siano puniti conformemente alle norme di diritto internazionale». INDIA E PAKISTAN «I responsabili degli attacchi nell’area intorno a Pahalgam, una zona del Kashmir sotto la giurisdizione indiana, devono essere puniti. Esorto le parti a garantire la tenuta della tregua, evitare polemiche, astenersi dalla retorica che incita all’odio e ristabilire accordi sull’uso condiviso delle risorse idriche». ETIOPIA «Le tensioni politiche nel Tigray si stanno intensificando. In vista delle elezioni del prossimo anno serve garantire l’attuazione dell’accordo per la cessazione delle ostilità e por fine alle detenzioni arbitrarie, e alle intimidazioni di giornalisti e operatori dei media».   Il testo integrale e in lingua originale: HC Türk updates Human Rights Council: “We need the strongest possible defence of international law and human rights” |  Office of the High Commissioner for Human Rights – 16 June 2025   *  Un organo sussidiario dell’Assemblea Generale dell’ONU, il Consiglio per i Diritti Umani istituito nel 2006, a proseguimento delle attività svolte dalla Commissione per i Diritti Umani dal 1946, è composto dalle rappresentanze di 47 stati e aperto al contributo delle ONG, che tre volte all’anno si radunano in assemblea plenaria e in una serie di incontri su questioni specifiche (programma della 59ª sessione in svolgimento a Ginevra dal 16 giugno scorso fino al 9 luglio prossimo). Maddalena Brunasti
June 20, 2025
Pressenza