Nel pieno della crisi del carburante ENI segna profitti record: +70% in un anno
Mentre il caro energia erode il potere d’acquisto di famiglie e imprese, Eni
chiude i primi nove mesi del 2026 con un utile netto rettificato di 6,4 miliardi
di euro, il 70% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel giorno
dei risultati, l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha annunciato la
proroga fino a dicembre del tetto ai prezzi di benzina e gasolio, lasciando però
aperta la possibilità di aumentarne i livelli. Intanto, il gruppo partecipato
dallo Stato rafforza la remunerazione degli azionisti. Uno scenario che alimenta
lo scontro politico su extraprofitti, accise e prezzi, con le opposizioni che
denunciano il contrasto tra l’impoverimento delle famiglie e la crescita dei
profitti delle compagnie energetiche.
Il colosso partecipato dallo Stato ha chiuso il terzo trimestre con 2,8 miliardi
di utile rettificato, il 125% in più su base annua. L’utile netto fa ancora
meglio: 7,6 miliardi nei nove mesi (+202%), di cui 3,2 nel solo trimestre estivo
(+299%). Cifre sopra le attese degli analisti, con il titolo in rialzo del 5,8%
a fine seduta. L’indebitamento finanziario netto, prima delle passività per
leasing, è sceso di circa 2,8 miliardi rispetto a fine 2025, attestandosi a 6,7
miliardi. Il gearing pro forma, al 9%, è ai minimi storici. Riviste al rialzo
anche le stime sulla produzione di petrolio e gas: crescita tra il 6 e il 7%,
non più il 5%. Ne beneficeranno gli azionisti: a dicembre arriverà un dividendo
straordinario da 0,46 euro per azione, pari a 1,3 miliardi complessivi, mentre
il piano di riacquisto di azioni proprie sale a 3,8 miliardi.
Il price cap, in vigore dal 28 settembre e nato come misura di un mese, fissa il
gasolio a 2,25 euro al litro e la benzina a 1,99. Per il diesel il livello è più
alto di sei centesimi rispetto a quello di partenza, dopo il mancato rinnovo
dello sconto sulle accise da parte del governo. Secondo le stime di Eni, le
politiche di contenimento dei prezzi, compreso il tetto ai carburanti, avranno
un impatto di circa 700 milioni tra marzo e fine anno. Il tetto, però, potrebbe
salire ancora: da febbraio, con il conflitto in Iran, gas e petrolio sono
rincarati rispettivamente del 180% e del 66% e le quotazioni restano in rialzo.
Ip, Q8 e Tamoil hanno seguito l’esempio, coprendo circa metà del mercato, mentre
i distributori più piccoli non hanno le risorse per reggere il confronto: così
si rafforzano le posizioni dominanti.
Evidente il paradosso: i prezzi alla pompa restano alti e non calano in modo
significativo, i profitti delle mega-imprese crescono e i salari reali si
riducono, nel quadro di un’inflazione al 4,2% che dall’energia fossile si
trasmette agli altri settori. Oltre due miliardi spesi per il taglio delle
accise non hanno prodotto effetti duraturi sui prezzi. Secondo l’Ufficio
parlamentare di bilancio, i rincari energetici registrati da fine febbraio hanno
inciso sull’inflazione italiana più che su quella media dell’area euro, mentre
le retribuzioni reali sono nove punti sotto il livello del 2020. Le opposizioni
hanno contestato, con posizioni convergenti, una situazione in cui le famiglie
faticano sempre più a sostenere il costo della vita mentre le società
energetiche vedono aumentare i propri utili, chiedendo una tassa sugli
extraprofitti, un tetto ai prezzi esteso all’intera rete e all’extrarete, un
taglio effettivo delle accise e misure strutturali per difendere il potere
d’acquisto.
The post Nel pieno della crisi del carburante ENI segna profitti record: +70% in
un anno appeared first on L'Indipendente.