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IRAN: IL PJAK LANCIA L’APPELLO AD “AUTOGOVERNO E AUTODIFESA” NEL KURDISTAN ORIENTALE. “FALSA LA NOTIZIA SU UN’OFFENSIVA DI TERRA CURDA A FIANCO DEGLI USA”
Nell’ambito dell’aggressione israelo-statunitense che da sabato 28 febbraio ha portato guerra e bombardamenti in tutto l’Iran, nelle ultime ore diverse agenzie di stampa, tutte legate alla destra trumpiana Usa o alla destra israeliana, hanno riportato la notizia di una presunta offensiva via terra, contro l’esercito iraniano, di “migliaia di combattenti curdi” che sarebbero stati “armati dalla CIA” allo scopo. Anche alcune testate italiane hanno ripreso la notizia. Il Corriere della Sera l’ha addirittura scelta come notizia di apertura della sua edizione cartacea uscita stamattina, 5 marzo 2026, nelle edicole. Tutte le organizzazioni politiche del Rojhelat (Kurdistan iraniano) – alcune delle quali da fine febbraio hanno formato una coalizione – hanno smentito la notizia. “Lavoriamo all’interno di una coalizione formata da forze del Rojhelat. Qualsiasi movimento sarà annunciato da questa coalizione e nessuna forza può scavalcarla”, riferisce per esempio una fonte del Partito per la Libertà del Kurdistan (PAK), legato ai partiti conservatori e nazionalisti curdi della regione del Kurdistan in Iraq, da sempre vicini politicamente agli Usa. Non solo, anche il ministro della Guerra di Trumo, Pete Hegseth, e la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, hanno negato di aver armato gruppi armati curdi e organizzato offensive via terra. “Finora nessuno dei partiti curdi iraniani ha accettato di essere il proxy di terra per l’attacco israelo-statunitense”, commenta su Radio Onda d’Urto Mattia Berera dell’Accadema della modernità democratica. “Non è detto che questo non avverrà in futuro dal momento che tra loro ci sono diversi alleati storici degli Stati Uniti, ma ad oggi questa è una notizia falsa”, specifica Berera. Quel che è vero, invece, è che il Partito per la vita libera in Kurdistan, il Pjak (che fa parte del movimento di liberazione e confederalista curdo ispirato alle idee di Abdullah Öcalan) ha diffuso un appello alla popolazione del Kurdistan iraniano. Il Pjak – che riveste un ruolo trainante all’interno della Coalizione di recente formazione – invita gli abitanti delle aree a maggioranza curda dell’Iran a “istituire l’autogoverno e l’autodifesa”. L’appello invita i giovani a prendere le armi e la popolazione a formare comitati di autodifesa per proteggersi dagli attacchi, anche da quelli israelo-statunitensi, che in Rojhelat hanno fatto centinaia di vittime. L’appello chiama poi all’istituzione di comitati di autogoverno locali e invita i soldati del regime presenti sul territorio a disertare e unirsi alla popolazione. “Questo appello va nella direzione del volersi costituire come una terza via contro i piani di Israele e Stati Uniti di ristrutturazione del Medio oriente, e anche contro la Repubblica Islamica, che da sempre attacca, arresta, uccide i curdi in Iran, in particolare i militanti del Pjak”, spiega Mattia Berera nell’intervista. “Si tratta di non soccombere alle guerre imposte sulla testa del proprio popolo e rafforzare le proprie autodifese sociali in tutti i sensi: dai servizi, all’autodifesa locale, alla gestione delle proprie comunità”, aggiunge. L’approccio del Pjak, i cui dirigenti hanno più volte ribadito di essere a favore di una sollevazione contro il regime di Teheran che parta dalla società curda e iraniana, ma di essere contrari all’intervento militare delle potenze egemoniche dall’esterno, si rifà alla lettura dell’attuale fase imperialista e di escalation bellica nel capitalismo del movimento di liberazione curdo e al paradigma elaborato da Abdullah Öcalan, in particolare rispetto al ruolo che un movimento socialista, internazionalista e anti-capitalista dovrebbe avere rispetto a questo scenario. “È importante cogliere il fatto che questa non è più la Guerra fredda. Nessuno stato al mondo oggi rappresenta, come l’Unione Sovietica in passato, l’afflato e il desiderio di miliardi di persone per la libertà e l’uguaglianza. Oggi ogni scontro tra stati è in realtà solo una contrattazione all’interno di un sistema unico per chi deve pesare di più e chi di meno”, afferma l’esponente dell’Accademia della modernità democratica ai nostri microfoni. Quello che sta facendo il Pjak è di “non scegliere l’uno o l’altro stato ma scegliere se stessi come popolo, come struttura e come società“. Secondo Mattia Berera, quella tra lo “schierarsi con la Repubblica Islamica o con gli Stati Uniti e Israele non è, in realtà, una vera scelta: se si sta in questa polarizzazione si sta da un’unica parte, quella della ristrutturazione capitalista e imperialista”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica, struttura internazionale nata su impulso del movimento curdo e si occupa di diffondere la proposta politica e il paradigma del movimento curdo nel mondo. Ascolta o scarica.  
March 5, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: LA COALIZIONE DEI PARTITI CURDI TRA LA REPRESSIONE DI TEHERAN E L’AGGRESSIONE ISRAELO-STATUINTENSE
A fine febbraio 2026 i principali partiti e movimenti politici del Kurdistan iraniano (Rojhelat) hanno annunciato la fondazione della “Coalizione dei partiti politici del Kurdistan iraniano”, nota anche come “Kurdistan Alliance”. L’intesa è il risultato di un lungo percorso di confronto tra organizzazioni politiche curde iraniane con storie e orientamenti ideologici differenti, iniziato ai tempi del movimento di massa “Jin, Jyian, Azadi” (nel 2022) con l’obiettivo di consolidare le forze dell’opposizione curda in Iran e rafforzarne la collaborazione davanti alla repressione del regime degli Ayatollah da un lato, all’aggressione e alla guerra portata da potenze esterne come Israele e Stati Uniti dall’altro. L’accordo, infatti, è stato siglato alla vigilia dell’inizio della nuova aggressione israelo-statunitense contro l’Iran – i cui bombardamenti stanno interessando in maniera importante anche le province del Kurdistan iraniane – da cinque organizzazioni: il Partito della Vita Libera in Kurdistan (PJAK, che si ispira al paradigma del confederalismo democratico e alle idee di Abdullah Öcalan); il Partito della Libertà del Kurdistan (PAK); il Partito Democratico del Kurdistan – Iran (PDKI); l’organizzazione Xebat e una delle fazioni dell’organizzazione comunista Komala. Il testo con cui queste organizzazioni hanno annunciato la nascita della coalizione è la bozza, ancora molto generica, di un documento programmatico in quindici punti che parla di autogoverno, autodeterminazione, diritto all’autodifesa, sostegno alla lotta delle donne e costruzione di istituzioni democratiche sugli altopiani del Kurdistan iraniano. Secondo la dichiarazione d’intenti congiunta, questi obiettivi devono essere raggiunti tramite una lotta congiunta con le altre nazioni e movimenti di opposizione che porti alla costruzione, in Iran, di un sistema politico “democratico, decentralizzato e laico che garantisca i diritti di tutte le componenti nazionali, religiose ed etniche”. “Non si tratta di separatismo quanto, piuttosto, del progetto di costruzione dell’autonomia democratica all’interno di uno stato iraniano decentralizzato”, spiega Tiziano Saccucci ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Parliamo, fondamentalmente, delle richieste che fa il movimento confederalista. E da questo possiamo capire il peso che ha il Pjak all’interno di questa coalizione”, aggiunge Saccucci. L’alleanza tra organizzazioni curde, tuttavia, non significa alleanza con chi oggi attacca l’Iran bombardando le città, i villaggi e la popolazione civile, cioè Stati Uniti e Israele. “Chi tenta di bollare questa coalizione, o in generale i partiti curdi, come forza collaborazionista nei confronti dell’aggressione sta facendo un errore che, devo dire, spesso non viene fatto in buona fede”, commenta ai nostri microfoni l’esponente dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia. “I dirigenti del Pjak, per esempio, hanno più volte parlato di sostegno totale del partito a un movimento di massa che nasca all’interno dell’Iran e dalla società iraniana, ma hanno ripetuto all’infinito che sono contrari a qualsiasi mira imperialistica esterna“, aggiunge. “Dopodiché – conclude Saccucci – è chiaro che la guerra è destinata a coinvolgere anche i movimenti curdi presenti in Iran, che hanno la responsabilità di dover studiare una strategia per il periodo della guerra, per il post e per tutto ciò che una guerra comporta. Non possono restarne fuori, ma non la stanno appoggiando“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Tiziano Saccucci, dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia e autore dell’articolo “Nasce l’alleanza dei partiti curdo-iraniani, tra repressione e attacco Israele-USA”, pubblicato su Dinamo Press. Ascolta o scarica.
March 4, 2026
Radio Onda d`Urto
KCK E PJAK CURDO-IRANIANO: “QUESTA È UNA GUERRA TRA INTERESSI E POTERI CONTRASTANTI, NON UNA GUERRA DI LIBERAZIONE PER POPOLI E NAZIONI”
L’Iran è uno dei quattro stati-nazione tra i quali, dal trattato di Losanna del 1923, è diviso il Kurdistan storico. Venerdì 13 giugno 2025, subito dopo l’inizio dei bombardamenti israeliani, il KCK, l’Unione delle comunità del Kurdistan, organizzazione ombrello delle realtà locali che in Medio oriente e non solo si organizzano secondo il modello del confederalismo democratico, ha pubblicato un comunicato dal titolo “Attraverso la guerra non si può raggiungere nessuna soluzione”. “Condanniamo questa guerra che ha causato molti danni alla popolazione. Tutti devono rendersi conto che la guerra non è un metodo per sviluppare alcuna soluzione. Le politiche di guerra devono essere abbandonate”, si legge nel comunicato del KCK. “È una realtà comprovata – prosegue il documento – che con il concetto di Stato nazionale unitario della modernità capitalista e con l’avidità di potere, autorità ed egemonia, è impossibile stabilire una vita pacifica in Medio Oriente, che è sempre stato un giardino variopinto di diritti, credenze e culture”. “Ribadiamo – conclude il consiglio esecutivo del KCK – che la soluzione ai problemi del Medio Oriente può essere raggiunta solo attraverso la modernità democratica e il concetto di ‘nazione democratica’ proposto dal leader del popolo curdo Abdullah Ocalan”. In Rojhilat, cioè il Kurdistan iraniano, è presente un’organizzazione che fa riferimento al KCK e alle idee di Abdullah Ocalan: il PJAK, Partito per la vita libera del Kurdistan. Anche il PJAK ha diffuso un messaggio rivolto al popolo dell’Iran e in particolare alla regione curdo-iraniana. Il titolo e il senso del comunicato è “Il futuro dell’Iran dipende dalla lotta democratica, non dalla guerra”. Il messaggio diffuso nelle ore successive ai bombardamenti dal PJAK, Partito per la vita libera del Kurdistan, organizzazione attiva nel Rojhilat, Kurdistan iraniano, dichiara invece che “Questa è una guerra di potere e di interessi contrastanti, non una guerra di liberazione per popoli e nazioni” e che “il popolo iraniano non dovrebbe essere costretto a scegliere tra la guerra e l’accettazione di un regime dittatoriale”. Per questo, dice il documento, “Il Partito per la vita libera del Kurdistan, che si oppone all’imposizione della guerra al popolo iraniano, sottolinea il principio della lotta democratica”. Poi, invita la società del Kurdistan iraniano all’autogoverno, alla solidarietà e al mutuo soccorso per far fronte alla situazione di guerra, occuparsi dei feriti e di tutto quello che può servire. Per comprendere meglio cosa accade nel Kurdistan iraniano e soprattutto qual è la posizione e l’approccio indicati dal movimento di liberazione curdo e dal Pjak abbiamo intervistato Jacopo Bindi, dell’Accademia della Modernità Democratica, struttura che si occupa di diffondere al di là del Medio oriente il paradigma della modernità democratica sviluppato da Abdullah Ocalan. Ascolta o scarica. “Difendiamo l’approccio politico della ‘terza via’ in Medio Oriente, al di fuori delle strutture di potere esistenti“, ha dichiarato Zegrus Enderyarî, funzionario per le relazioni estere del PJAK (Qui le dichiarazioni). Il portavoce del partito curdo-iraniano ha poi aggiunto: “Non siamo parte della guerra, né vogliamo rendere i nostri popoli parte di questi conflitti. La soluzione sta nell’instaurazione di una vita democratica per tutti i popoli. Proponiamo una vita comune, un’autonomia democratica e una governance locale per tutte le comunità etniche e religiose in Iran, non solo per il popolo curdo”. “I curdi in Iran rivendicano i loro diritti fondamentali. Non sono ‘separatisti’ come sostiene il regime”, ha dichiarato invece Peyman Viyan, co-presidente del PJAK (Qui le dichiarazioni integrali). L’esponente del partito di guerriglia curdo-iraniano ha poi spiegato: “Il popolo più organizzato e attento in Iran attualmente è quello curdo. Alcune forze hanno cercato di usare la resistenza ‘Jin, Jiyan, Azadî’ per i propri interessi. Tuttavia, noi abbiamo agito con molta cautela e abbiamo mostrato la nostra posizione in modo chiaro. Con il loro paradigma libertario, i curdi pensano in termini più ampi e chiedono i loro diritti fondamentali. Lotteremo per i nostri diritti a prescindere dalle condizioni. Siamo a favore di un’amministrazione condivisa che possa essere discussa e formulata, non di un conflitto. Allo stesso tempo, manteniamo l’autodifesa e possediamo il potere politico e organizzativo. Non rinunceremo alla nostra identità e ai nostri diritti”.    
June 18, 2025
Radio Onda d`Urto