SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 17 OTTOBRE
Ospite di Scuola Resistente di questa settimana è Gianni Tognoni, medico e
segreterio generale del Tribunale Permanente dei Popoli perché il 30 settembre
scorso il TPP ha pubblicato la sentenza sulle bambine e sui bambini indigeni,
rinchiusi nelle cosiddette scuole residenziali del Canada, scomparsi,
maltrattati e seviziati per decenni e sulle sepolture senza nome; è stata quindi
anche l’occasione per affrontare il tema del genocidio sotto diversi punti di
vista, non solo giurisprudenziali.
La sessione del TPP, svoltasi a Montréal nel maggio 2026, ha raccolto
testimonianze di vittime, familiari, studiosi e difensori dei diritti dei popoli
indigeni. Al centro dell’indagine vi è il sistema di queste “scuole” veri e
propri centri di reclusione e di lavaggio massiccio dei cervelli, dove
transitarono per oltre un secolo circa 150.000 bambini delle First Nations,
Inuit e Métis dopo essere stati sottratti alle famiglie. Oltre ad un genocidio
culturale fu portato avanti un genocidio secondo tutti i parametri del diritto
internazionale: obiettivo dello Stato federale del Canada ma in totale
continuità con le politiche dei primi colonizzatori, era quello di impedire ad
un intero popolo di nativi americani di potersi riprodurre biologicamente e
culturalmente per le generazioni a venire. I bambini subirono separazioni
forzate, abusi fisici e sessuali, malnutrizione, malattie non curate, lavoro
forzato e in numerosi casi trovarno la morte. Il sistema ebbe il suo massimo
sviluppo tra il XIX secolo e il ventesimo secolo ma più vicino a noi, anche nel
primo dopoguerra anche se formalmente andò avanti fino al 1998.
Con Gianni Tognoni, quindi, abbiamo avuto l’occasione di trattare il concetto
stesso di genocidio che passa attraverso un processo di disumanizzazione
dell”altro da noi”, sia come persona umana sia come rappresentante portatore di
una propria cultura. <<Quando la persona e con essa un intero popolo – ha
sottolineato Tognoni – vengono sottratti dal concetto stesso di essere umano,
allora è possibile agire qualsiasi nefandezza dall’annientamento della cultura
di cui è portatrice fino alla annientamento fisico dei corpi>>. Molti di questi
infatti, furono sepolti in tombe non contrassegnate e ancora oggi non sono stati
identificati né sono stati ritrovati anche solo i resti di numerose vittime.
Sul piano culturale, invece, il sistema mirava all’assimilazione, attraverso la
distruzione delle lingue, delle culture, delle tradizioni e delle strutture
sociali indigene: si tratta di un lento processo dove la cultura bianca
colonialista in diverse parti del mondo ha attuato lo stesso copione, per
giustificare la propria presenza in un territorio considerato strategico oppure
per l’estrazione di un minerale di interesse economico. <<In questo caso – ha
continuato Tognoni – il Canada si è reso responsabile anche di complicità con
processi coloniali ed estrattivisti simili, ospitando sedi legali anche di
società minerarie di altri paesi offrendo loro condizione agevolate>>.
La Commissione canadese per la Verità e la Riconciliazione aveva già definito
nel 2015 questo processo un “genocidio culturale” ma il TPP sostiene, in
aggiunta, qualcosa di ancora più importante che riguarda in termini preventivi,
ancora una volta, il concetto stesso di “genocidio”, troppo spesso relegato
unicamente all’interno del ricordo ingombrante della Shoah. Le violazioni,
infatti, non appartengano soltanto al passato e individua continuità nelle
politiche contemporanee e le stigmatizza affinché questo genocidio si interrompa
definitivamente: già da oggi e per gli anni a venire, il governo federale deve
mettere in atto diverse iniziative perché non basta fermarsi all’ammissione
delle proprie colpe soprattutto se queste sono fossilizzate nelin un passato più
o meno lontano. Secondo il Tribunale, il Canada è quindi responsabile di
genocidio e crimini contro l’umanità, tra cui apartheid e sparizioni forzate
tanto che il numero e l’identità di molti bambini morti o scomparsi rimangono
ancora sconosciuti. Oltretutto milioni di documenti utili alle famiglie per
ricostruire le vicende dei propri cari restano negli archivi governativi o delle
chiese che, soprattutto in passato, erano protagoniste della gestione criminale
di questi centri di detenzione.
Il TPP denuncia anche la prosecuzione dell’espropriazione delle terre e delle
risorse ancestrali e le condizioni di disagio presenti in alcune riserve.
Particolarmente significativo è il dato secondo cui, dopo la fine delle scuole
residenziali, circa 165.000 bambini indigeni sarebbero stati sottratti alle
famiglie. La sentenza chiede al Canada di recuperare e proteggere i resti dei
bambini, rendere accessibili gli archivi e sostenere le comunità indigene.
Chiede inoltre di indagare sulle sterilizzazioni forzate e sulle donne e ragazze
indigene scomparse o uccise. Tra le raccomandazioni figurano, invece,
riparazioni per le violazioni territoriali e per il trauma intergenerazionale,
la tutela delle lingue, delle culture, dei sistemi giuridici e dei luoghi sacri
indigeni, pari accesso a sanità, istruzione, abitazione e servizi sociali e a
modificare di conseguenza la propria legislazione in questa direzione. Volendo
partire dal titolo stesso dato alla commissione dello Stato canadese, la
cosiddetta riconciliazione non può limitarsi quindi a gesti simbolici ma
richiede oltre al riconoscimento delle responsabilità passate degli interventi
concreti a partire da domani.
Trasmissione a cura di Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance
collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica