CONTRO IL CAROVITA: MANIFESTAZIONE A BRESCIA SABATO 17 OTTOBRESabato 17 ottobre anche a Brescia è organizzata la manifestazione “Italia in
Piazza” con numerose rivendicazioni: contro il carovita, per il lavoro sicuro,
contro gli stipendi da fame, per aumentare i finanziamenti alla sanità pubblica,
alle scuole e all’università.
Il “nodo” bresciano di questa manifestazione si dà appuntamento in Largo
Formentone a partire dalle ore 14. Una manifestazione che viene organizzata
prevalentemente attraverso whatsapp e i social network (qui il link al profilo
Instagram)
Noi abbiamo intervistato due delle organizzatrici, Sara Marini e Giulia
Benedetti Ascolta o scarica
Di seguito, il manifesto dell’iniziativa:
MANIFESTO
In questo documento sono racchiuse le motivazioni e i fini della manifestazione
“Italia in Piazza”.
“Italia in piazza” è una manifestazione apartitica. Essa vuole essere una
riunione pacifica di cittadini, diritto sancito dall’articolo 17 della
Costituzione Italiana, con lo scopo di mettere il focus sulle problematiche che
affrontiamo ogni giorno. Il sistema in cui viviamo, che spesso ci sembra
inalterabile, è in realtà estremamente fragile: solo lasciandoci dietro
divisioni e pregiudizi possiamo veramente essere uniti per pretendere di
vivere, e non solo di sopravvivere. Non importa chi siamo, in cosa ci
identifichiamo, quale sia il nostro orientamento sessuale o quali divinità
preghiamo: a unirci è il fatto che non lasceremo che ci rubino ciò che ci
spetta di diritto.
“Italia in piazza” nasce per unire i cittadini per la stessa causa, i cui punti
principali sono:
Lavoro sicuro, futuro sicuro: basta morti sul lavoro e giovani in fuga.
I lavoratori italiani sono costretti ad accettare condizioni lavorative
inadeguate o a fuggire all’estero: quello che resta è un mercato del lavoro
caratterizzato da nero dilagante, abuso di forme contrattuali precarie
(tirocini, contratti a termine), retribuzioni da barzelletta e condizioni di
sicurezza che mietono morti ogni giorno1.
Basta stipendi da fame incapaci di coprire il costante aumento del costo della
vita.
Carburanti, energia e beni alimentari di prima necessità costano sempre di più
a causa delle scelte egoistiche di potenti di cui il nostro Paese è succube: i
nostri soldi vengono spesi in armi e soldati mentre le famiglie ne hanno sempre
meno per vivere. I partiti che di volta in volta governano si affannano a farci
credere che vada tutto bene, ma la realtà è sempre più uno sfacelo: guerra dopo
guerra, una crisi dopo l’altra, il costo di qualunque cosa è in continuo
aumento mentre gli stipendi italiani sono gli stessi da 30 anni.
La sanità non può continuare a diventare sempre più un lusso.
Per la sanità pubblica si spende sempre meno e una porzione sempre maggiore di
quella spesa è fatta di acquisti di prestazioni e materiali da aziende private
che, ciliegina sulla torta, beneficiano anche di sgravi fiscali sempre più
corposi. La realtà del Sistema Sanitario Nazionale è totalmente inadeguata
rispetto alle reali necessità della popolazione, tra liste d’attesa infinite e
ospedali svuotati di personale e attrezzature. Mentre la sanità pubblica
soffre, lo Stato rinuncia a milioni di euro di tasse regalando esenzioni
fiscali al settore sanitario privato. A pagare il conto sono periferie e classi
sociali più deboli e marginalizzate: nel 2026, 5,8 milioni di italiani
rinunciano a visite ed esami e i governi festeggiano insieme a chi si
arricchisce sulla nostra salute.
Scuole senza strutture. Università senza futuro.
L’istruzione pubblica, il pilastro portante del nostro futuro (e, farebbe bene
ricordarci, anche del nostro presente), vede tra scuola e università due
scenari raccapriccianti:
La scuola è fatta di strutture fatiscenti o abbandonate, personale docente e
tecnico sfruttato che vive di contratti precari e mobili per decine di anni di
carriera e una programmazione didattica sempre più svuotata da qualunque
insegnamento che non serva a diventare un ingranaggio della macchina
produttiva.
L’università ha perso più della metà del personale di ricerca (che eroga fino
al 30% dei corsi universitari) nell’ultimo anno. I progetti di ricerca sono
sempre più nelle mani delle aziende private che li finanziano per i loro fini
produttivi, e una percentuale sempre maggiore ha scopi bellici.
Nel frattempo, le misure di sostegno economico per gli studenti sono sempre più
striminzite, e le loro necessità abitative diventano speculazione edilizia e
incremento degli affitti nelle città.
Le case sono fatte per essere abitate, non per farci soldi.
Nelle nostre città non mancano case: manca la possibilità di abitarle per chi
in quelle città ci vive, ci studia e ci lavora.
Una parte enorme del patrimonio abitativo è chiusa, usata di rado o convertita
in alloggio turistico, e non esiste un singolo censimento pubblico che ci dia
un quadro della situazione sulla proprietà degli alloggi lasciati vuoti. Il
tutto mentre migliaia di persone dormono per strada, i veri abitanti delle
città vengono allontanati dai centri storici e gli studenti diventano la carne
da macello di speculatori privati a cui sono stati persino dati i fondi
pubblici e del PNRR per la costruzione di residenze universitarie, usati invece
per centri polifunzionali di lusso con scritto “Campus”. Sono gli effetti di un
sistema che interpreta la casa non come un diritto ma come una commodity da
sfruttare economicamente a scapito di chi non la possiede.
Strade sicure. Ma per davvero.
Mentre vengono pompate le finanze di eserciti e polizia armata, si continuano a
trascurare le vere radici economiche, politiche e culturali della crescente
sensazione di insicurezza che si prova ovunque. Tra i fenomeni di incuria
sociale, la marginalizzazione sistemica di chi è povero economicamente e
umanamente e il dirottamento degli sforzi delle forze dell’ordine verso materie
lontane dalla vita dei cittadini, sempre più persone sentono che la propria
sicurezza non è più una priorità per lo Stato che sostengono con il loro lavoro
e le loro tasse.
Chiarimenti
Questa manifestazione è apolitica?
No, la manifestazione non è apolitica: si stanno trattando temi profondamente
politici. Tuttavia, è apartitica: non è organizzata da nessun partito politico,
sindacato o organizzazione militante.
Ma quindi è una manifestazione di destra o di sinistra?
Vogliamo che questa piattaforma di protesta superi le divisioni politiche, ma
niente è più politico di proporre una soluzione. La nostra proposta è di
parlarne insieme, tutti, come popolo unito che affronta gli stessi problemi. La
soluzione politica che proponiamo è la liberazione da tutte le forme di
limitazione del potere popolare. Chi ci rappresenta non vive i nostri problemi6
e finché la politica rimarrà un’attività che deleghiamo ad altri ci saranno
persone che la renderanno il proprio privilegio e faranno di tutto pur di
conservarlo. Vogliamo che ogni decisione presa per conto del popolo sia presa da
e per il popolo. Vogliamo che i potenti ci diano indietro il potere di decidere
per noi stessi. Sei d’accordo con le rivendicazioni della manifestazione?
Questo sistema ti fa schifo e vuoi cambiarlo? Allora scendi in piazza con noi!
Ci saranno bandiere alla manifestazione?
Full disclosure: ci avete rotto il cazzo <3
Scherzi a parte: non possiamo dirvi cosa portare o non portare.
Ci sono persone che non vogliono vedere solo bandiere italiane, persone che non
vogliono bandiere di partito, persone che non vogliono bandiere della
Palestina: fate come vi pare. Da organizzatori, visto che la cosa che ci
accomuna tutti è la condizione in cui versa il posto in cui viviamo, pensiamo
sarebbe carino se ognuno portasse una bandiera italiana (che sia croce o
delizia) con disegnato o scritto quello che preferisce.
La cosa che riteniamo fondamentale è che, se portate una bandiera, crediate
nell’idea che rappresenta.
Se credete in PD, Lega o qualunque partito che abbia governato negli ultimi 30
anni, portate quelle, non sappiamo che dirvi.
Ma per favore, basta chiedercelo.