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FRANCIA: LA MOBILITAZIONE NON SI FERMA, TRASMISSIONE SPECIALE SU SABATO 17 OTTOBRE
Continuano le mobilitazioni in Francia. Questa mattina, lunedì 19 ottobre, l’accesso al Louvre, il museo più visitato al mondo nel cuore di Parigi, è stato bloccato da un gruppo di manifestanti in solidarietà verso il movimento dei liceali. Sul fronte repressivo intanto, solo durante il fine settimana ci sono stati 2.331 fermi di polizia; 350 di questi fermi sono stati disposti tra ieri e oggi solo nella capitale Parigi. E sono già decine di casi di custodia cautelare in carcere, di cui 13 a Marsiglia, città nella quale la Prefettura ha disposto per oggi il divieto di manifestazione. Intanto il ministro della giustizia Darmanin ha sostenuto che le autorità hanno “indubbiamente fallito” nelle gestioni delle piazze e  accusato quello dell’interno Nunez, che ha ammesso che la polizia abbia “perso il controllo” in alcune città  e ha presentato le proprie dimissioni al presidente Emmanuel Macron. Macron non le ha accettate e ieri in diretta tv nazionale ha annunciato il pugno di ferro contro i manifestanti. Lunedì mattina abbiamo realizzato una trasmissione speciale con le valutazioni a freddo sulla giornata di sabato. In studio Giacomo e Siham, inviati della radio a Parigi e Marsiglia per seguire i cortei del 17 ottobre e con il giornalista Cesare Piccolo, storico corrispondente della radio che vive da oltre trent’anni a Parigi. Ascolta o scarica
October 19, 2026
Radio Onda d`Urto
FRANCIA: OLTRE MILLE EVENTI ANNUNCIATI PER IL 17 OTTOBRE. A PARIGI MANIFESTAZIONE DALLE 11.00 A PLACE DE L’OPÈRA
In Francia, dopo settimane di mobilitazioni di massa e conflittuali di studenti e studentesse, dalle scuole superiori alle università, quella di oggi è un’altra giornata di iniziative di piazza per rilanciare la giornata di lotta a livello nazionale chiamata per domani, sabato, dai Gilet Jaunes, alla quale si unirà anche il mondo della scuola in stato di agitazione. La lotta contro le pessime condizioni in cui versa l’istruzione pubblica, che ha visto nelle ultime settimane scendere in piazza centinaia di migliaia di studenti e lavoratori della scuola francesi nelle ultime settimane, si salda così con quella contro il carovita e per migliori condizioni di vita per le classi popolari. Sul portale ufficiale delle mobilitazioni previste per il 17 ottobre alle 11.00 di questa mattina erano registrati 1365 eventi tra manifestazioni , blocchi a stazioni di servizio, ferrovie, porti, autostrade, raffinerie, ponti e presidi alle rotonde lungo le principali strade automobilistiche. Radio Onda d’Urto sta seguendo le mobilitazioni in Francia con Giacomo inviato a Parigi Ascolta o scarica 
October 16, 2026
Radio Onda d`Urto
FRANCIA: “BLOCCHIAMO TUTTO”. LE VOCI DEGLI STUDENTI DELLE PERIFERIE VERSO LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DI SABATO 17 OTTOBRE
“Da protesta studentesca a movimento di rivolta urbana”. Sono le parole incendiarie del premier Lecornu in Francia, di fronte a oltre un mese di rivolta studentesca in tutto il Paese, a cui si è unita anche la componente di chi lavora  nella scuola. Lecornu, che ha sempre rifiutato di incontrare studentesse-i per discutere le loro proposte, a partire da 10 miliardi di euro subito per l’istruzione, ricorre ancora una volta ai muscoli. Dopo 8mila fermi in un mese, quasi il 90% minorenni, ora il premier transalpino traballante promette di riversare nelle piazze migliaia di agenti nella giornata di sabato, quando la lotta per l’istruzione pubblica e contro razzismo e classismo verso le periferie potrebbe incontrare quella contro il carovita, lanciata dai Gilet Jaunes. Da Parigi Giacomo, inviato di Radio Onda d’Urto Ascolta o scarica  Qui le interviste raccolte durante l’ennesimo corteo studentesco nelle periferie parigine Ascolta o scarica  Queste le interviste realizzate durante il presidio che si è svolto mercoledì sera davanti al comune di Saint Denis, periferia nord dell’ile de France. Un presidio organizzato per denunciare le violenze di polizia. Intervista a Simon Duteil, abitante di Saint Denis, insegnante e del sindacato Solidaires Ascolta o scarica  Intervista a Agathe Grenouillet, avvocata, attiva nel sindacato Saf, composto da legali legati alla sinistra Ascolta o scarica 
October 15, 2026
Radio Onda d`Urto
CONTRO IL CAROVITA: MANIFESTAZIONE A BRESCIA SABATO 17 OTTOBRE
Sabato 17 ottobre anche a Brescia è organizzata la manifestazione “Italia in Piazza” con numerose rivendicazioni: contro il carovita, per il lavoro sicuro, contro gli stipendi da fame, per aumentare i finanziamenti alla sanità pubblica, alle scuole e all’università. Il “nodo” bresciano di questa manifestazione si dà appuntamento in Largo Formentone a partire dalle ore 14. Una manifestazione che viene organizzata prevalentemente attraverso whatsapp e i social network (qui il link al profilo Instagram) Noi abbiamo intervistato due delle organizzatrici, Sara Marini e Giulia Benedetti  Ascolta o scarica Di seguito, il manifesto dell’iniziativa: MANIFESTO  In questo documento sono racchiuse le motivazioni e i fini della manifestazione  “Italia in Piazza”.   “Italia in piazza” è una manifestazione apartitica. Essa vuole essere una riunione  pacifica di cittadini, diritto sancito dall’articolo 17 della Costituzione Italiana, con lo  scopo di mettere il focus sulle problematiche che affrontiamo ogni giorno. Il  sistema in cui viviamo, che spesso ci sembra inalterabile, è in realtà  estremamente fragile: solo lasciandoci dietro divisioni e pregiudizi possiamo  veramente essere uniti per pretendere di vivere, e non solo di sopravvivere. Non  importa chi siamo, in cosa ci identifichiamo, quale sia il nostro orientamento  sessuale o quali divinità preghiamo: a unirci è il fatto che non lasceremo che ci  rubino ciò che ci spetta di diritto.  “Italia in piazza” nasce per unire i cittadini per la stessa causa, i cui punti principali  sono:  Lavoro sicuro, futuro sicuro: basta morti sul lavoro e giovani in  fuga.  I lavoratori italiani sono costretti ad accettare condizioni lavorative inadeguate o a  fuggire all’estero: quello che resta è un mercato del lavoro caratterizzato da nero  dilagante, abuso di forme contrattuali precarie (tirocini, contratti a termine),  retribuzioni da barzelletta e condizioni di sicurezza che mietono morti ogni  giorno1.  Basta stipendi da fame incapaci di coprire il costante aumento  del costo della vita.  Carburanti, energia e beni alimentari di prima necessità costano sempre di più a  causa delle scelte egoistiche di potenti di cui il nostro Paese è succube: i nostri  soldi vengono spesi in armi e soldati mentre le famiglie ne hanno sempre meno  per vivere. I partiti che di volta in volta governano si affannano a farci credere che  vada tutto bene, ma la realtà è sempre più uno sfacelo: guerra dopo guerra, una  crisi dopo l’altra, il costo di qualunque cosa è in continuo aumento mentre gli  stipendi italiani sono gli stessi da 30 anni.  La sanità non può continuare a diventare sempre più un lusso.  Per la sanità pubblica si spende sempre meno e una porzione sempre maggiore  di quella spesa è fatta di acquisti di prestazioni e materiali da aziende private che,  ciliegina sulla torta, beneficiano anche di sgravi fiscali sempre più corposi. La  realtà del Sistema Sanitario Nazionale è totalmente inadeguata rispetto alle reali  necessità della popolazione, tra liste d’attesa infinite e ospedali svuotati di  personale e attrezzature. Mentre la sanità pubblica soffre, lo Stato rinuncia a  milioni di euro di tasse regalando esenzioni fiscali al settore sanitario privato. A  pagare il conto sono periferie e classi sociali più deboli e marginalizzate: nel 2026,  5,8 milioni di italiani rinunciano a visite ed esami e i governi festeggiano  insieme a chi si arricchisce sulla nostra salute.   Scuole senza strutture. Università senza futuro.  L’istruzione pubblica, il pilastro portante del nostro futuro (e, farebbe bene  ricordarci, anche del nostro presente), vede tra scuola e università due scenari  raccapriccianti:  La scuola è fatta di strutture fatiscenti o abbandonate, personale docente e  tecnico sfruttato che vive di contratti precari e mobili per decine di anni di  carriera e una programmazione didattica sempre più svuotata da  qualunque insegnamento che non serva a diventare un ingranaggio della  macchina produttiva.   L’università ha perso più della metà del personale di ricerca (che eroga fino  al 30% dei corsi universitari) nell’ultimo anno. I progetti di ricerca sono  sempre più nelle mani delle aziende private che li finanziano per i loro fini  produttivi, e una percentuale sempre maggiore ha scopi bellici.   Nel frattempo, le misure di sostegno economico per gli studenti sono sempre più  striminzite, e le loro necessità abitative diventano speculazione edilizia e  incremento degli affitti nelle città.  Le case sono fatte per essere abitate, non per farci soldi.  Nelle nostre città non mancano case: manca la possibilità di abitarle per chi in  quelle città ci vive, ci studia e ci lavora.  Una parte enorme del patrimonio abitativo è chiusa, usata di rado o convertita in  alloggio turistico, e non esiste un singolo censimento pubblico che ci dia un  quadro della situazione sulla proprietà degli alloggi lasciati vuoti. Il tutto mentre  migliaia di persone dormono per strada, i veri abitanti delle città vengono  allontanati dai centri storici e gli studenti diventano la carne da macello di  speculatori privati a cui sono stati persino dati i fondi pubblici e del PNRR per la  costruzione di residenze universitarie, usati invece per centri polifunzionali di  lusso con scritto “Campus”. Sono gli effetti di un sistema che interpreta la casa  non come un diritto ma come una commodity da sfruttare economicamente a  scapito di chi non la possiede.  Strade sicure. Ma per davvero.  Mentre vengono pompate le finanze di eserciti e polizia armata, si continuano a  trascurare le vere radici economiche, politiche e culturali della crescente  sensazione di insicurezza che si prova ovunque. Tra i fenomeni di incuria sociale,  la marginalizzazione sistemica di chi è povero economicamente e umanamente e  il dirottamento degli sforzi delle forze dell’ordine verso materie lontane dalla vita  dei cittadini, sempre più persone sentono che la propria sicurezza non è più una  priorità per lo Stato che sostengono con il loro lavoro e le loro tasse.  Chiarimenti  Questa manifestazione è apolitica?  No, la manifestazione non è apolitica: si stanno trattando temi profondamente politici.  Tuttavia, è apartitica: non è organizzata da nessun partito politico, sindacato o  organizzazione militante.  Ma quindi è una manifestazione di destra o di sinistra?  Vogliamo che questa piattaforma di protesta superi le divisioni politiche, ma niente è più  politico di proporre una soluzione. La nostra proposta è di parlarne insieme, tutti, come  popolo unito che affronta gli stessi problemi. La soluzione politica che proponiamo è la  liberazione da tutte le forme di limitazione del potere popolare. Chi ci rappresenta non  vive i nostri problemi6 e finché la politica rimarrà un’attività che deleghiamo ad altri ci  saranno persone che la renderanno il proprio privilegio e faranno di tutto pur di  conservarlo. Vogliamo che ogni decisione presa per conto del popolo sia presa da e per il  popolo. Vogliamo che i potenti ci diano indietro il potere di decidere per noi stessi. Sei  d’accordo con le rivendicazioni della manifestazione? Questo sistema ti fa schifo e vuoi  cambiarlo? Allora scendi in piazza con noi!  Ci saranno bandiere alla manifestazione?  Full disclosure: ci avete rotto il cazzo <3  Scherzi a parte: non possiamo dirvi cosa portare o non portare.  Ci sono persone che non vogliono vedere solo bandiere italiane, persone che non vogliono  bandiere di partito, persone che non vogliono bandiere della Palestina: fate come vi pare.  Da organizzatori, visto che la cosa che ci accomuna tutti è la condizione in cui versa il  posto in cui viviamo, pensiamo sarebbe carino se ognuno portasse una bandiera italiana  (che sia croce o delizia) con disegnato o scritto quello che preferisce.  La cosa che riteniamo fondamentale è che, se portate una bandiera, crediate nell’idea  che rappresenta.  Se credete in PD, Lega o qualunque partito che abbia governato negli ultimi 30 anni,  portate quelle, non sappiamo che dirvi.  Ma per favore, basta chiedercelo.
October 14, 2026
Radio Onda d`Urto