DATA CENTER: NO ALLO SVILUPPO INCONTROLLATO DEL SETTORE. SABATO 10 OTTOBRE MANIFESTAZIONE A MILANOL’Italia, in particolare la Lombardia, sta diventando uno degli hub digitali del
Mediterraneo, con lo sviluppo incontrollato dei data center. Proprio oggi a Roma
operatori e istituzioni discutono dello sviluppo del settore. Ma comitati e
cittadini si oppongono e il 10 manifestano a Milano.
Si tratta del Data Center Symposium 2026 organizzato da IDA, Italian Datacenter
Association. L’evento riunisce a Roma aziende, istituzioni, mondo dell’energia e
amministrazioni locali per discutere di regolamentazione, investimenti, energia
e rapporti con i territori. La posizione del Governo sul settore è ormai
abbastanza chiara. La strategia pubblicata dal MIMIT punta ad attirare
investimenti esteri e a rafforzare il ruolo dell’Italia come hub europeo e
mediterraneo per le infrastrutture digitali.
Per chi è a favore di questa espansione i data center significano capitali,
infrastrutture necessarie a cloud e intelligenza artificiale e nuovi posti di
lavoro. IDA stima decine di migliaia di occupati diretti e indiretti legati alla
crescita del comparto, mentre i singoli progetti possono generare numeri elevati
durante la fase di costruzione.
Esiste pero’ un fronte ampio contrario alla crescita senza una pianificazione
organizzato nella Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center. Sabato 10
ottobre la rete manifesterà in Piazza della Scala a Milano chiedendo una
moratoria sulle nuove autorizzazioni fino alla definizione di regole più precise
su impatti ambientali, urbanistica e coinvolgimento dei cittadini. Il punto
sollevato dai comitati è la mancanza di una valutazione complessiva: in
Lombardia, e nell’area milanese in particolare, molti progetti si stanno
concentrando nello stesso territorio. Servirebbe, secondo i rappresentanti della
rete, analizzarli con uno sguardo d’insieme e non singolarmente come a volte
avviene, valutando quindi il peso cumulato su rete elettrica, consumo di suolo,
acqua, rumore e microclima.
Le preoccupazioni riguardano prima di tutto l’energia, ma anche il consumo di
territorio, l’eventuale utilizzo di acqua per il raffreddamento, il rumore e le
emissioni dei sistemi di alimentazione di emergenza. I comitati citano nelle
loro rivendicazioni il possibile contributo alle isole di calore nelle aree già
fortemente urbanizzate della Pianura Padana.
Abbiamo parlato di questi temi con Andrea Benedetti del collettivo N.I.N.A. “Né
intelligente né artificiale” Ascolta o scarica