Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village: da Bagnoli a Gaza, le lotte per i diritti si incontrano
Nel Parco San Laise, ex base NATO di Napoli, un incontro gremito nonostante la
pioggia battente. Al centro del dibattito il legame tra militarismo, crisi
ambientale, genocidio e resistenza dei territori.
NAPOLI, 10 ottobre 2026 – Una sala gremita, la pioggia battente e un pubblico
che, per trovare riparo, avanza progressivamente fino a ritrovarsi quasi a
ridosso dei relatori. Nessuna distanza, un unico flusso di partecipazione,
scandito a più riprese dai cori «Free Palestine» e «Siamo tutti antifascisti».
È questa l’atmosfera che ha accompagnato l’incontro con Greta Thunberg e
Francesca Albanese al Marea Village, ospitato nel Parco San Laise di Bagnoli,
negli spazi dell’ex base NATO.
Un luogo tutt’altro che casuale, come è stato ricordato più volte durante il
pomeriggio: un’ex installazione militare restituita alla città, mentre la
presenza della NATO è stata trasferita altrove. Un territorio che porta ancora
le ferite dell’industrializzazione e dell’inquinamento e nel quale le comunità
locali continuano a rivendicare bonifica, salute e accesso pubblico al mare.
GRETA THUNBERG: DALLA LOTTA PER BAGNOLI ALLA RESISTENZA GLOBALE
Arrivata a Napoli il 9 ottobre, Greta Thunberg ha incontrato studenti e
attivisti, visitato Bagnoli e partecipato a un’assemblea contro il progetto del
CPR di Castel Volturno. Il giorno successivo ha preso parte al corteo cittadino
per la Palestina, prima di raggiungere il Marea Village per l’incontro pubblico
dedicato al rapporto tra militarismo, ecocidio e genocidio.
Nel suo intervento, l’attivista svedese ha espresso innanzitutto la propria
vicinanza alla popolazione di Bagnoli, riconoscendo la fatica di una battaglia
che coinvolge il corpo, la vita quotidiana e il futuro di un’intera comunità.
Proprio questa lotta, ha osservato, dimostra quanto sia necessario unire le
rivendicazioni territoriali a quelle politiche, ambientali e sociali.
«Stiamo vivendo veramente un momento senza precedenti. Questo momento fa molta
paura, perché si stanno letteralmente sgretolando tutte le certezze, tutte le
idee su cui avevamo fondato la nostra visione del mondo», ha affermato,
denunciando un sistema ormai incompatibile con l’idea stessa di umanità. «Siamo
arrivati al punto di criminalizzare l’empatia e di criminalizzare soprattutto il
buon senso».
Da qui il richiamo al significato simbolico del luogo che ospita l’incontro,
un’ex base NATO, nella quale parlare di pace significa anche interrogarsi sul
militarismo e sulle sue conseguenze.
Per Thunberg, la guerra contro l’umanità e quella contro la natura sono
profondamente connesse: il militarismo alimenta l’inquinamento, aggrava la crisi
ecologica e contribuisce alla distruzione delle condizioni necessarie alla vita,
mentre le risorse vengono sottratte alla tutela delle popolazioni.
L’attivista ha insistito sulle responsabilità di un sistema nel quale gli
interessi economici e i profitti di breve periodo prevalgono sulla sopravvivenza
delle persone e dell’ambiente.
«Le persone che in questo momento stanno distruggendo il pianeta sono le stesse
persone che stanno permettendo che il genocidio sia ancora in corso».
Una crisi dalle molteplici sfaccettature, ha ricordato, che coinvolge tutti, le
persone che amiamo e le comunità nelle quali viviamo. Di fronte a questa realtà,
«l’idea di rimanere neutrali di fronte a queste tematiche climatiche non è
assolutamente accettabile».
Il suo messaggio è tornato quindi a Bagnoli, alla capacità di organizzazione e
resistenza dimostrata dagli abitanti:
«E come le persone di Bagnoli sanno bene, non verrà nessuno a salvarci. Dobbiamo
salvarci da soli, fare gruppo e rimanere attivi. Perché se una cosa è chiara è
che le persone, le forze dietro a questa crisi hanno più a cuore i profitti a
breve termine che l’aiuto verso le persone che ne soffrono le conseguenze».
Particolarmente intenso l’appello rivolto alle nuove generazioni, alle quali
Thunberg ha chiesto di trasformare la frustrazione in partecipazione politica e
resistenza:
«Mi rivolgo in particolare ai giovani qui presenti, a tutti i giovani, per dire
che anch’io faccio parte di quel gruppo di giovani che si è visto rubare il
futuro giorno dopo giorno da quegli adulti che erano in grado di proteggerci e
di essere lì per noi».
E ancora: «Dobbiamo sfruttare l’immensa rabbia che abbiamo, l’immensa
frustrazione che abbiamo a causa di questo enorme tradimento delle generazioni
precedenti e canalizzarlo in atti di resistenza».
Nella parte conclusiva del suo intervento, Greta ha rivolto un durissimo attacco
al governo italiano, definito apertamente «fascista». Pur riconoscendo che la
popolazione italiana ha dimostrato di essere dalla parte della Palestina e
contro il genocidio, ha denunciato la complicità dell’esecutivo nelle politiche
migratorie del Mediterraneo:
«Sappiamo bene che questo governo, fascista, continua ancora oggi ad essere
complice diretto, autore diretto di politiche sistemiche volte alla completa
deumanizzazione delle persone che provano ad attraversare il Mediterraneo».
Una disumanizzazione che, secondo Thunberg, passa attraverso la costruzione dei
CPR, definiti «veri campi di concentramento».
Da qui l’appello a partecipare alla mobilitazione nazionale del 24 ottobre a
Castel Volturno, contro il progetto del nuovo centro di permanenza per il
rimpatrio, e allo sciopero generale del 30 ottobre.
FRANCESCA ALBANESE: QUANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE VIENE CAPOVOLTO
Nel suo intervento, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite
sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha
ripercorso il progressivo indebolimento delle garanzie del diritto
internazionale, richiamando il libro di Luigi Daniele, Il diritto del più forte.
La distruzione dell’ordine internazionale.
Un testo che, secondo Albanese, dovrebbe essere letto da qualsiasi giornalista e
rappresentante politico che, dopo tre anni di quello che definisce genocidio a
Gaza, continui a ricorrere alla legittima difesa per giustificare le operazioni
israeliane.
La giurista ha ricordato come il processo di erosione del diritto internazionale
non sia cominciato a Gaza, ma affondi le proprie radici nella cosiddetta guerra
al terrore successiva all’11 settembre 2001.
Nel suo ragionamento, norme nate per proteggere i civili, i bambini, i
giornalisti, il personale sanitario e gli ospedali sono state progressivamente
reinterpretate fino a essere utilizzate per giustificare proprio quelle condotte
che avrebbero dovuto impedire.
Albanese ha poi espresso la propria soddisfazione nel condividere l’incontro con
Greta Thunberg, sottolineando come la difesa dei diritti umani e quella
dell’ambiente non possano essere considerate battaglie separate. Crisi
climatica, siccità, scarsità delle risorse, conflitti e migrazioni sono fenomeni
strettamente collegati.
Nel suo intervento ha rivolto anche un riconoscimento esplicito all’attività di
Sea-Watch:
«Sea-Watch fa un lavoro incredibile, che si schiera contro quel tentativo di
imporre l’omissione di soccorso istituzionalizzata».
Una denuncia rivolta alle politiche migratorie europee che, secondo Albanese,
spingono cittadini e istituzioni a voltare le spalle a chi attraversa il
Mediterraneo «per sopravvivenza, non per scelta», alla ricerca di una
possibilità di vita all’interno di quella che ha definito la «fortezza Europa».
Un altro passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra
economia, diritto internazionale e genocidio. Albanese ha sottolineato la
necessità di superare la frammentazione delle competenze e di mettere in
relazione le diverse discipline, raccontando come proprio l’approfondimento
degli interessi economico-finanziari legati all’occupazione israeliana abbia
segnato una svolta nel suo lavoro.
«È proprio nel momento in cui ho avuto la capacità di concentrarmi sui nessi
economico-finanziari del sistema che permette al genocidio di andare avanti
nell’impunità più assoluta e di continuare ad aumentare i propri profitti, è lì
che il sistema si è rivoltato contro con violenza».
La relatrice ha richiamato le conseguenze subite dopo la pubblicazione del suo
rapporto sull’economia dell’occupazione e del genocidio, evidenziando come
l’indagine sugli interessi economici coinvolti abbia provocato reazioni
particolarmente dure.
Il suo intervento si è concluso con un invito a riconoscere le connessioni tra
le diverse battaglie:
«Ed è lì il segreto: dobbiamo veramente imparare a far dialogare il diritto con
l’economia, l’economia con l’ambiente e riuscire noi, in quanto cittadini e
cittadine, a capire perché queste cose sono collegate. E se ci uniamo, secondo
me, la spuntiamo».
LE ALTRE VOCI DEL MAREA VILLAGE
Numerose le voci che hanno contribuito al dibattito, arricchendolo di
testimonianze, analisi e differenti esperienze di attivismo.
Tra gli intervenuti, il giurista Luigi Daniele, autore del volume Il diritto del
più forte, e l’economista Emiliano Brancaccio, che ha richiamato le
responsabilità strutturali della logica del capitale e la necessità di costruire
un’alternativa a un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto.
Spazio anche a Sanabel, progetto di solidarietà con i bambini e i ragazzi con
disabilità di Gaza, accompagnato da una testimonianza video sulle difficoltà
affrontate dagli operatori del Centro Irada nel riprendere le attività educative
in un territorio devastato dalla guerra.
Tra le voci intervenute anche Giulia, giovane attivista palestinese del Centro
Culturale Handala Ali di Napoli, realtà impegnata nella solidarietà con il
popolo palestinese e nella promozione della sua cultura e dei suoi diritti.
Particolarmente intensa la testimonianza di Giorgia Linardi, portavoce di
Sea-Watch Italia, organizzazione umanitaria impegnata nelle operazioni di
ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e nella denuncia delle violazioni
dei diritti delle persone migranti.
Linardi ha portato all’attenzione del pubblico la drammatica realtà di chi tenta
di attraversare il mare per raggiungere un luogo sicuro, raccontando episodi di
persone abbandonate in acqua, costrette a rimanere per giorni aggrappate a
strutture di fortuna nell’attesa di un soccorso.
Ha denunciato inoltre il paradosso di un sistema nel quale chi interviene per
salvare vite umane rischia a sua volta provvedimenti restrittivi, sanzioni e
conseguenze giudiziarie. Una testimonianza che ha riportato il dibattito alla
concretezza delle operazioni di salvataggio e alla criminalizzazione della
solidarietà, rendendo ancora più evidente il collegamento con le parole
pronunciate poco prima da Albanese.
Tra gli interventi conclusivi, Nives Monda, attivista del movimento BDS Napoli
(Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), ha riportato l’attenzione
sull’importanza di tradurre la solidarietà con il popolo palestinese in azioni
concrete. Il movimento, nato nel 2005 su iniziativa della società civile
palestinese, promuove forme di pressione economica, culturale e istituzionale
non violenta affinché Israele rispetti il diritto internazionale e i diritti dei
palestinesi. Monda è impegnata anche nella rete degli Spazi Liberi
dall’Apartheid Israeliana (SPLAI).
Eddy Sorge, attivista del Movimento Disoccupati 7 Novembre e del laboratorio
politico Iskra, tra le voci della mobilitazione contro l’America’s Cup a
Bagnoli, ha sottolineato il significato politico della scelta del Parco San
Laise come sede del Marea Village. Un territorio segnato da decenni di
inquinamento e da una lunga storia di lotte per il lavoro, la salute e la
restituzione del mare alla cittadinanza.
Sorge ha criticato gli interventi legati all’America’s Cup, denunciando il
rischio che, anziché rispondere alle esigenze di bonifica e riqualificazione
ambientale, favoriscano nuove trasformazioni urbanistiche a danno degli
abitanti. Ha infine rilanciato la mobilitazione prevista per l’11 ottobre a
Bagnoli.
DA BAGNOLI ALLA PALESTINA, UN’UNICA RICHIESTA DI GIUSTIZIA
La serata si è così trasformata in qualcosa di più di un incontro con due figure
internazionali.
In un’ex base militare, tra la pioggia, gli applausi e i cori di una sala
gremita, le rivendicazioni di Bagnoli hanno incontrato quelle per la Palestina,
per la tutela dell’ambiente, per i diritti delle persone migranti e per la
difesa del diritto internazionale.
Il messaggio emerso dagli interventi di Greta Thunberg e Francesca Albanese è
che queste battaglie non possono più procedere isolate: difendere un territorio,
una popolazione o il diritto alla vita significa interrogarsi sulle stesse
strutture di potere che ne minacciano l’esistenza.
Nota redazionale: le dichiarazioni di Greta Thunberg riportate nell’articolo
sono state raccolte e trascritte dall’autrice sulla base della traduzione
italiana fornita dall’interprete che ha affiancato l’attivista durante
l’incontro al Marea Village.
Per ulteriori informazioni sugli appuntamenti e sulle iniziative del festival,
consulta il programma del Marea Village .
GALLERIA FOTOGRAFICA
Alcuni momenti della giornata
Foto: Lucia Montanaro / Pressenza
La drag queen Priscilla durante il suo intervento al Marea Village, tra
identità, libertà e diritti.
La presentazione del progetto Sanabel a sostegno dei bambini autistici di Gaza e
delle attività educative del Centro Irada, durante il Marea Village.
Francesca Albanese durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San
Laise di Bagnoli.
Il pubblico gremisce gli spazi dell’ex base NATO di Bagnoli durante l’incontro
al Marea Village.
Greta Thunberg mostra la locandina della manifestazione nazionale contro i CPR
del 24 ottobre a Castel Volturno, durante il Marea Village.
Nives Monda, attivista di BDS Napoli, durante il suo intervento al Marea
Village.
Greta Thunberg durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise
di Bagnoli.
Cartelli di protesta tra il pubblico durante l’incontro al Marea Village di
Bagnoli.
Eddy Sorge durante il suo intervento contro l’America’s Cup a Bagnoli, al Marea
Village.
Un momento del dibattito al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli.
Giulia, attivista del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, durante il suo
intervento al Marea Village.
Opera di Trisha esposta durante il Marea Village, al Parco San Laise di Bagnoli.
Una veduta della sala gremita durante il dibattito al Marea Village, nell’ex
base NATO di Bagnoli.
Lucia Montanaro