Scandalo ambientale WTE, confermata in appello la condanna a un anno e quattro mesi per Giustacchini
È arrivata anche in appello la conferma della condanna per Giuseppe Giustacchini
e per la Wte, l’azienda di Calvisano, Quinzano e Calcinato finita al centro
della maxi inchiesta sulla gestione dei fanghi utilizzati come fertilizzanti. La
Corte d’Appello di Brescia, presieduta da Ciro Iacomino, ha confermato l’esito
del giudizio abbreviato di primo grado.
Per l’imprenditore, 56 anni, resta la condanna a un anno e quattro mesi, con
pena sospesa, oltre all’obbligo di ripristinare le condizioni di salubrità dei
terreni e alla revoca dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività d’impresa.
Confermate anche le pesanti conseguenze per la società, condannata ai sensi
della legge 231 e destinata alla chiusura, oltre ai sequestri milionari, alla
multa da 77mila euro e ai risarcimenti.
Riconosciute anche le provvisionali da 5mila euro ciascuna in favore dei Comuni
di Lonato, Visano e Calvisano, delle Province di Brescia e Cremona e del
Comitato Cittadini di Calcinato Acqua Pubblica.
Al centro del procedimento ci sono le contestazioni relative alla gestione dei
fanghi tra il 2018 e il 2019. Secondo l’accusa, circa 150mila tonnellate di
materiale contenente metalli pesanti e idrocarburi sarebbero state distribuite
sui terreni di 78 Comuni tra Lombardia e Piemonte, presentandole come
fertilizzanti attraverso una modifica dell’etichettatura.
Nel processo di primo grado la gup Angela Corvi aveva ritenuto Giustacchini al
centro di un traffico illecito di rifiuti che, secondo la ricostruzione
accusatoria, avrebbe generato profitti per circa 12 milioni di euro. In appello,
il sostituto procuratore generale Umberto Vallerin ha sostenuto la solidità
dell’impianto accusatorio, arrivando a sottolineare che avrebbe chiesto una pena
più alta se ne avesse avuto la possibilità.
La difesa ha invece continuato a contestare la ricostruzione, sostenendo che la
Wte non avrebbe distribuito materiale tossico e che non ci sarebbe stato un
guadagno di 12 milioni di euro. L’avvocato Luca Patti ha inoltre posto l’accento
sulla complessità della normativa e sulla qualificazione giuridica dei materiali
come rifiuti.
Giustacchini non era presente in aula al momento della lettura della sentenza.
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Redazione Sebino Franciacorta