la logistica delle lotte
RICEVIAMO E VOLENTIERI PROPONIAMO E PUBBLICHIAMO COME SI COBAS IL TESTO SOTTO
RIPORTATO VISTO L’ATTACCO PORTATO AL SI COBAS E AL DIRITTO DI SCIOPERO DALLA
COMMISSIONE DI GARANZIA SUGLI SCIOPERI APPENA PUBBLICATO SUL NS SITO.
BUONA LETTURA.
SI COBAS NAZIONALE!
Il testo che proponiamo è di un compagno, tecnico della sicurezza, che collabora
con la Rete Nazionale Lavoro Sicuro.
Con il titolo “La logistica delle lotte” il testo è stato scritto a luglio del
2022 per l’Osservatorio Repressione ed è stato ripreso, tra gli altri, da
“Contropiano”.
Nell’articolo ci sono tutti i segnali di un clima fortemente repressivo che
oggi, purtroppo, trova formalizzazione con delibera 26/88 del’11 marzo. 2026, ad
opera della Commissione di Garanzia che vuole limitare drasticamente la libertà
di sciopero.
A distanza di quattro anni i segnali messi in evidenza nell’articolo, convergono
nel processo di disciplinamento dei lavoratori sia nei luoghi di lavoro che
nella vita sociale.
Il conflitto di classe muove dall’irrigidimento del condizioni di lavoro e dalle
leggi sul lavoro. Questo processo è funzionali al controllo del fronte interno,
precondizione delle guerre guerreggiate del capitalismo.
La logistica delle lotte.
di Renato Turturro.
La retata di sindacalisti a Piacenza e gli oltre cento indagati nell’ambito
dell’indagine, i centinai di processi penali in questi anni a danni di
sindacalisti, lavoratori, lavoratrici e solidali ci indicano che il settore
della logistica è il settore che con tutti i mezzi va difeso dalla
rivendicazioni operaie, perché inserisce il capitalismo nostrano nella
circolazione internazionale delle merci, dei capitali e del riassetto globale in
atto.
Troppi sono gli interessi e gli intrecci che legano questo settore alle
dinamiche del modello produttivo globale.
Nell’intero sistema logistico, inteso come trasporto, smistamento, assemblaggio
e distribuzione si svolgono dei conflitti dovuti all’altissimo margine di
guadagno delle multinazionali che governano il settore e le condizioni di lavoro
di lavoratori e lavoratrici, sotto diversi aspetti che vanno dal
contrattuale/retributivo alla qualità della vita al lavoro.
L’attacco da parte di Assologistica e del Governo (ora caduto ma di cui non si
perderà l’essenza nel prossimo) è di usare tutti i mezzi per tenere fuori da
responsabilità giuridiche e d’immagine le piattaforme committenti, smontando i
principi e aumentando i rapporti di forza dal lato padronale.
Con il tentativo di modificare l’art 1677 del codice civile all’interno del
decreto PNRR 2, proprio qualche giorno prima delle dimissioni di Draghi e della
pubblicazione dell’inchiesta della Procura di Piacenza, si è lanciato il segnale
della cancellazione di alcuni principi giuridici, come quello della responsabile
solidale, in un’ottica di ri-regolamentazione del settore, con conseguente
peggioramento delle condizioni di lavoro lungo le catene degli appalti.
Disegno che si collega a quanto dichiarato da Alessandro Alberani, il Direttore
Logistica Etica Interporto Bologna, in occasione di un incontro in Prefettura
(già riportato più volte), in cui ha fatto sapere che si sta lavorando per far
rientrare il settore della logistica nella legge 146 che prevedere tempi più
lunghi e procedure più complesse per proclamare gli scioperi.
L’obiettivo è chiaro: scioperi e blocchi dei lavoratori e delle lavoratrici dei
magazzini, in maggioranza migranti e richiedenti asilo. Dichiarazioni che si
dimenticano volutamente dei due lavoratori morti nel 2021 ( di cui uno, Yaya
Tafa con contratto interinale, assunto da tre giorni).
Altro strumento di attacco politico , attraverso la magistratura è l’utilizzo
del teorema-strumento dell’associazione a delinquere, che ha come intendo
subdolo quello di garantire formalmente la libertà d’azione sindacale da un lato
e facendo passare contemporaneamente il messaggio mediatico della presenza di
“mele marce” all’interno delle organizzazioni, in modo da svalutare l’azione
stessa del sindacalismo conflittuale.
Questo strumento repressivo è stato già applicato più volte anche nelle lotte
dei portuali ( vedi portuali Genova) e non ultimo nell’operazione che ha
coinvolto il centro sociale Askatasuna a Torino. Nei porti italiani, intanto,
disassemblate e in lotti diversi, vengono fatte passare armi e merci pericolose,
aggirando anche le norme per la tutela dei lavoratori e della popolazione.
Altri frammenti del processo della logistica integrata ci raccontano di come le
condizioni di lavoro siano drammatiche, è l’esempio dei macchinisti dei cargo
merci ferroviari, che il 15 luglio hanno condotto uno sciopero di 24 ore proprio
sul tema delle condizioni salariali e di salute.
Il sistema logistico integrato è il nodo e la punta avanzata del capitalismo
moderno e si sta inserendo pienamente nella competizione globale e nell’economia
di guerra in corso. Il paradosso sta nel fatto che tutte le rivendicazioni per
l’applicazione di leggi e istituti, quindi della “legalità”, venga attaccata
trasformandola in “associazione a delinquere”, portando le lotte reali in un
gioco nebuloso e strumentale.
I criminali attraverso lo stesso gioco ingrassano i loro patrimoni grazie a
truffe erariali, contributive e sfruttamento, usando il vittimismo tipico delle
imprese e lo scudo politico-giudiziario. Sta di fatto che le condizioni
oggettive al lavoro e della vita meritano una risposta in cui il conflitto è
legittimo, al di là dei termini labili di “legale” e “illegale”.
Le lotte nella logistica e nei trasporti evidenziano oltre alle condizioni in
cui vive la forza lavoro anche quali siano le contraddizioni del sistema
economico e ai danni che esso sta compiendo a livello umano ed ecosistemico.
Intanto il caldo esplode nei magazzini, nelle rotaie, sull’asfalto e nei campi,
sottrae vite ed energie, che dovremmo presto riprendere con il conflitto diffuso
e l’azione di difesa unitaria dentro e fuori i luoghi di lavoro contro la
repressione.
28 Luglio 2022
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