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Ferrara, diffusione della cultura aeronautica nelle scuole: protagonisti oltre 200 student3
C’era una volta il sogno del volo che affascinava la cultura futurista con la esaltazione della velocità, della tecnologia e l’aeropittura, ma qui non siamo a rievocare le opere artistiche e le teorie futuriste, bensì l’ennesimo sconfinamento di una forza armata nelle scuole di ogni ordine e grado e tutto ciò accade a Ferrara (clicca qui per la notizia). L’aeronautica militare da tempo frequenta le aule e non per decantare il mito dell’aviazione italiana, ma per offrire a studenti e studentesse attività didattiche, laboratori, incontri con esperti e percorsi orientativi finalizzati non solo alla storia dell’aviazione civile e militare, il vero obiettivo è sempre lo stesso: esaltare le forze armate e al contempo proporre la carriera militare come scelta di vita. Le strategie adottate seguono un copione già noto, si utilizza la storia passata per suscitare interesse, curiosità e aspettative verso la vita militare in un periodo storico nel quale il Riarmo palesa la costante ricerca di aumentare gli organici delle forze armate. Centinaia di studenti e studentesse hanno partecipato alle attività dell’Aeronautica militare, dalle medie alle scuole superiori con la presenza anche di amministratori locali. Il mix tra storia recente e passata per arrivare direttamente al vero obiettivo di questa presenza nelle scuole: convincere i/le giovani alla carriera militare, a diventare, come dicono gli studenti tedeschi, carne da macello per i futuri conflitti bellici, assuefare le giovani generazioni alla normalità della guerra presentando la divisa come opportunità lavorativa per le giovani generazioni. Quanto avvenuto nelle scuole di Ferrara è l’ennesima dimostrazione della costante ricerca da parte dell’esercito di reclutare giovani alla vita militare unendo alla propaganda di guerra la promessa di un impiego che in tempi di mancata crescita dell’economia potrebbe rappresentare una alternativa appetibile rispetto al precariato e alla disoccupazione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
A Ferrara tre giorni del Festival della Comunicazione NonViolenta “(H)a tutto senso”
Ferrara, 13-15 giugno 2025 – Si è appena conclusa con emozione e gratitudine l’edizione 2025 di “(H)a tutto senso”, il festival dedicato alla Comunicazione NonViolenta (CNV) e al benessere della persona e della comunità. Nella cornice accogliente della Cascina Santa Caterina dei Ricostruttori, a pochi chilometri da Ferrara, quasi un centinaio di persone hanno dato vita a un’esperienza intensa e trasformativa, lontana dalle convenzioni e ricca di umanità. Si è praticato ascolto profondo, si è cucinato insieme, si è danzato sotto gli alberi e condiviso tempo e cura. Il festival ha preso forma attorno a parole-chiave come apertura, empatia, autenticità, vulnerabilità, inclusione, spiritualità. Ma soprattutto attorno alla voglia – concreta – di vivere la comunità. In tre giorni fitti di laboratori, cerchi di parola, momenti di meditazione e di gioia collettiva, le partecipanti e i partecipanti hanno esplorato strumenti e pratiche della CNV per creare relazioni più vere, consapevoli e pacifiche. Niente staff professionale, solo volontari. La cucina era in autogestione, con pasti vegetariani preparati e serviti da chi, di volta in volta, decideva di offrire tempo e mani. Ogni gesto quotidiano, dalla colazione alla pulizia dei piatti, è diventato spazio di relazione e scambio. Un momento particolarmente toccante si è vissuto la mattina di sabato grazie all’incontro “Essere di vetro. Esprimere la vulnerabilità”, che ha toccato corde profonde e aperto spazi di condivisione autentica. Nella stessa giornata ha riscosso grande partecipazione un laboratorio che ha intrecciato CNV, International Family System (IFS) e Teatro dell’Oppresso, offrendo un’esperienza intensa di trasformazione personale e collettiva. La domenica mattina, nella parte conclusiva del festival dedicata all’Economia Madre: niente prezzo di ingresso né quote obbligatorie, ma un invito alla libera offerta, in armonia con le proprie possibilità e il valore ricevuto. Una sfida? Sì, ma vinta. “Abbiamo donato, e ricevuto, molto più di quanto ci aspettassimo”, ha commentato una delle organizzatrici. Tra i prati e le stanze della cascina, anche i bambini hanno trovato il loro spazio: laboratori, giochi e semplicemente tempo libero condiviso, in un’atmosfera accogliente e familiare. Le famiglie hanno potuto vivere il festival come un tempo di rigenerazione collettiva, senza separazioni tra età o ruoli. “(H)a tutto senso” ha lasciato nelle persone partecipanti un senso di pienezza, ma anche una domanda: come portare tutto questo nella vita quotidiana? Se il festival è durato tre giorni, l’eco di ciò che è accaduto continuerà a risuonare a lungo. Perché esperienze così non si archiviano, si custodiscono. In un mondo spesso dominato da urgenza e frammentazione, Ferrara ha ospitato per tre giorni un’utopia possibile: quella in cui la fiducia, l’ascolto e la cura diventano realtà condivisa. Un piccolo seme di futuro, piantato nel presente. Redazione Italia