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I giovani si riprendono le piazze del mondo
L’autunno del 2026 si sta rivelando uno tra i periodi più roventi degli ultimi anni. Da ogni parte del mondo, centinaia di migliaia di studenti stanno scendendo in piazza per manifestare contro una situazione economica e sociale insostenibile. Le proteste che hanno preso piede si stanno focalizzando su svariate problematiche che tengono sotto scacco la società: dalla scuola alla casa, dal carovita alla disoccupazione. Giorno dopo giorno sempre più persone dimostrano di essere intenzionate a raccogliere il testimone di altri manifestanti: le immagini dei cortei, della rabbia e della repressione... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.   ABBONATI / SOSTIENI   L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post I giovani si riprendono le piazze del mondo appeared first on L'Indipendente.
October 22, 2026
L'INDIPENDENTE
Dentro alle proteste per la casa in Spagna: intervista a Manu García
La cosiddetta “rivoluzione delle chiavi” in Spagna sembra essere arrivata ad un punto di non ritorno. Dopo lo sgombero di Maricarmen, la signora invalida di 87 anni sfrattata dalla casa nella quale ha vissuto per più di mezzo secolo e morta in ospedale due settimane dopo i fatti, l’onda delle proteste non ha fatto che crescere. Madrid, Malaga e Barcellona sono alcune delle città in cui sono stati organizzati accampamenti per protestare contro la crisi della casa, con centinaia di migliaia di persone scese in strada per partecipare a cortei e manifestazioni. I sindacati sono riusciti a convocare uno sciopero generale unitario per l’11 novembre. Intanto, la politica istituzionale si prepara a una tornata elettorale spietata, nella quale il diritto all’abitare sembra essere la tematica sulla quale molti partiti stanno già cercando di far convergere la propria campagna elettorale. Ne abbiamo parlato con Manu García, membro della Confederació d’Habitatge de Catalunya (COSHAC), confederazione sindacale attiva nella lotta per il diritto all’abitare nel contesto catalano. Partiamo da una domanda generale: potrebbe raccontarci il percorso della lotta per la casa, che negli ultimi giorni è sfociata nell’accampamento e che nelle prossime settimane porterà allo sciopero generale? E più in generale, qual è la sensazione all’interno di COSHAC a Barcellona? Come state vivendo questo momento? COSHAC si è costituita appena un anno e mezzo fa. È stato il risultato di un processo che è arrivato dopo molti anni in cui operavamo attraverso sindacati più radicati a livello locale, nei quartieri, nei paesi e nelle piccole città. Quello che è successo nelle ultime due settimane lo viviamo anche come una conseguenza della situazione che si è verificata a Madrid. Allo stesso tempo, però, vediamo chiaramente che tutto il lavoro svolto negli anni dai sindacati — sul piano dell’organizzazione, dell’elaborazione di un discorso politico, della presenza sul territorio e della capacità di diventare soggetti riconosciuti da tante persone — sta dando i suoi frutti. In situazioni come quella che stiamo vivendo adesso, abbiamo la sensazione che quanto sta accadendo sia il risultato di questo lavoro. Come successo in altre occasioni, quando si verificano eventi di questo tipo, veniamo sempre un po’ colti di sorpresa. Sappiamo qual è la situazione: c’è molta rabbia, molta disperazione. Ma stiamo vedendo anche che c’è tantissima voglia di partecipare. La manifestazione che si è svolta a Barcellona lunedì 5 ottobre è stata una dimostrazione di tutto questo. Inizialmente avrebbe dovuto tenersi di sabato, ma è stata rinviata a causa dell’allerta meteo. È stata quindi spostata al lunedì, che non è certo il giorno più comodo per scendere in piazza. Eppure la partecipazione ci ha completamente travolti: stimiamo che ci fossero sicuramente più di 100.000 persone. Noi di COSHAC stiamo vivendo questo momento anche come un’opportunità per avanzare e rafforzare le nostre organizzazioni. Accampamento nella Plaça Catalunya di Barcellona La lotta per il diritto alla casa a Barcellona non è evidentemente un fatto nuovo. Solo negli ultimi anni ci sono stati diversi momenti in cui la militanza è scesa in piazza per protestare: il caso della Casa Orsola, la mobilitazione contro la Coppa America e la moltitudinaria manifestazione del 5 aprile 2025. Perché pensa che qui la lotta sia così attiva? E qual è la situazione attuale in Catalogna per quanto riguarda il diritto alla casa? Storicamente, Barcellona è sempre stata una città con una tradizione molto importante di lotta sociale. Non è un caso: qui anche il conflitto di classe, il potere della borghesia e la repressione poliziesca hanno avuto un peso enorme. Lotta sociale e repressione sono sempre stati presenti. Siamo organizzati e abbiamo costruito una presenza sul territorio, ma bisogna considerare anche che la Catalogna è il territorio dello Stato spagnolo in cui si eseguono più sfratti e in cui i prezzi delle abitazioni sono più alti. Inoltre, subiamo una repressione molto forte nei confronti dell’organizzazione collettiva. Negli ultimi tempi, questa si manifesta soprattutto attraverso sanzioni amministrative, previste dalla Ley mordaza (legge bavaglio), contro le persone che si organizzano nei sindacati, partecipano alle manifestazioni o cercano di impedire gli sfratti. Quanto alla situazione attuale, io la vedo così: tutta questa tensione e tutta questa capacità organizzativa esistevano già, anche se erano rimaste un po’ in secondo piano. Quello che è successo a Madrid e il modo in cui il sindacato degli inquilini di Madrid ha saputo gestire il caso di Maricarmen, portandolo all’attenzione dei media e al centro del dibattito politico, hanno fatto emergere anche qui tutte quelle energie che erano già presenti. Nel caso di Barcellona, per esempio, l’accampamento è nato da un’organizzazione completamente autonoma: persone che hanno deciso di accamparsi senza essere necessariamente già organizzate all’interno di sindacati o collettivi. Adesso c’è un po’ di tutto: militanti organizzati e persone che sono lì per partecipare. In realtà, tutto questo fermento esisteva già, in modo latente. Serviva soltanto una scintilla che facesse esplodere la situazione. Possiamo dire che la situazione è esplosa dopo che Vox, PP e Junts hanno bocciato i due decreti sulla casa, in seguito allo sfratto di Maricarmen. Tuttavia, una parte consistente della militanza ha criticato la decisione di dividere il provvedimento in due decreti distinti: perché? E, secondo voi, come dovrebbe essere strutturato un decreto sulla casa? Noi abbiamo sostenuto fin dall’inizio che il decreto originario, così come era stato proposto dal Sindacato de Inquilinas di Madrid, doveva prevedere quattro punti fondamentali: il congelamento degli affitti, il divieto di acquisti speculativi, contratti a tempo indeterminato e garanzie contro gli sfratti. Per il movimento per la casa, nel suo complesso, queste sono rivendicazioni minime. Bisogna far capire ai partiti politici che siamo arrivati a una situazione in cui le persone si tolgono la vita dopo aver subito uno sfratto o anche soltanto di fronte alla minaccia di essere sfrattate. Proprio in queste due settimane abbiamo saputo della morte di due persone, Olga e Javier, due abitanti di L’Hospitalet de Llobregat che si sono tolti la vita. Olga era stata sfrattata alcuni mesi prima, Javier era minacciato di sfratto e non sapeva come affrontare la situazione. Esiste un sentimento di assoluta insicurezza abitativa che riguarda una larga parte della popolazione lavoratrice. Le persone vivono costantemente con la paura di essere cacciate di casa, di vedersi cambiare le condizioni contrattuali e di non sapere dove potranno andare a vivere in seguito. Tutto questo va avanti da anni e anni, e per questo consideravamo quel decreto, con quelle rivendicazioni, una soglia minima, una base essenziale. Siamo particolarmente critici perché queste situazioni si ripetono da anni senza che il governo abbia adottato misure realmente efficaci. Continua infatti a cercare di soddisfare gli interessi di chi specula sulla casa. È una contraddizione che denunciamo da molto tempo: o si difende il diritto alla casa della maggioranza della popolazione lavoratrice, oppure si difendono gli interessi di chi specula, trae profitto e fa affari con l’abitazione. Soddisfare entrambi questi interessi è materialmente impossibile. Giovani protestano durante la manifestazione per la casa Negli ambienti progressisti dei media italiani, Sánchez gode di una certa popolarità. Dopo il voto contrario della destra ai decreti sulla casa, lo stesso Sánchez sta cercando di rivendicare la questione abitativa come una battaglia personale o del PSOE. Eppure, Barcellona rappresenta un esempio emblematico della gestione socialista, sia a livello comunale sia a livello della comunità autonoma. Può spiegare perché Sánchez e il PSOE, secondo voi, non sono nella posizione migliore per parlare di questo tema? Il PSOE è al governo da otto anni e, durante tutto questo periodo, non ha adottato misure che consideriamo efficaci. Gli sfratti sono continuati, soprattutto in Catalogna, e i prezzi delle abitazioni hanno continuato ad aumentare. Quando è stata approvata l’attuale legge sulla casa, ad esempio, abbiamo denunciato come questa lasciasse un vuoto legislativo sugli affitti temporanei e quelli delle stanze. Poiché queste forme di locazione non erano adeguatamente regolamentate, avevamo avvertito che la speculazione si sarebbe spostata proprio lì, come è effettivamente successo a Barcellona e in Catalogna. Ma lasciare deliberatamente queste lacune normative ha fatto sì che una parte consistente dell’offerta abitativa venisse pubblicizzata come affitto temporaneo, consentendo ai proprietari di continuare a chiedere le cifre che volevano. Per noi, questo dimostra che il PSOE non ha realmente voluto risolvere il problema. Inoltre, il suo atteggiamento nei confronti dei sindacati e delle organizzazioni che cercano di impedire gli sfratti, qui in Catalogna e soprattutto a Barcellona, è stato quello della repressione. Ha imposto tutte le sanzioni economiche che poteva contro le persone che cercavano di esercitare la disobbedienza civile pacifica per impedire gli sfratti e ha avviato procedimenti giudiziari. Al di là dell’immagine che il PSOE cerca di proiettare adesso, conosciamo fin troppo bene questa formazione politica, i suoi metodi e i suoi interessi per lasciarci ingannare. Per concludere, come vede i prossimi passi? Ci sarà lo sciopero generale dell’11 novembre, poi arriveranno le elezioni e, dopo il voto, probabilmente l’attenzione dei media generalisti sulla questione abitativa diminuirà. Come immagina il prossimo futuro della lotta per il diritto alla casa? Ci auguriamo che dallo sciopero e dalle lotte successive possa nascere una nuova fase. Perché su questo abbiamo le idee molto chiare: lo sciopero non è un obiettivo finale, né un punto di arrivo. È l’inizio. Pensiamo che alcune delle rivendicazioni fondamentali alla base dello sciopero — come i contratti a tempo indeterminato, il divieto di acquisti speculativi e misure contro gli sfratti che offrano maggiori garanzie e ne impediscano un numero più elevato — possano essere conquistate. Possiamo esercitare una pressione politica sufficiente affinché, indipendentemente da chi vincerà le elezioni, alcune di queste misure vengano approvate. In ogni caso noi continueremo a lottare per il nostro obiettivo finale: sottrarre la casa alle logiche del mercato, fare in modo che sia un diritto garantito e renderla accessibile a tutti. Sappiamo che questo traguardo non sarà raggiunto con un solo sciopero, né in tempi brevi. Ma vediamo una progressione. Da quando abbiamo iniziato a svolgere attività sindacale, circa dieci anni fa, abbiamo attraversato diverse fasi, conquistato legittimità e guadagnato forza. Oggi siamo sempre più capaci di essere soggetti in grado di influenzare l’agenda politica, di costringere i governi a prendere posizione e a discutere le nostre proposte e rivendicazioni. Non dobbiamo dimenticare che, ad esempio, lo scorso giovedì 8 ottobre per oltre dodici ore abbiamo difeso un edificio occupato in cui vivevano 50 persone. Durante tutte quelle dodici ore erano presenti tra le 500 e le 1.000 persone organizzate sul posto e impegnate a impedire lo sgombero, che alla fine non è stato eseguito. Sono state le persone organizzate presenti sul posto a portare la situazione a quel punto, a impedire che le unità antisommossa eseguissero lo sfratto e a costringere il governo ad acquistare l’edificio. Anche in altri casi, come quello di Casa Orsola, quello di Llenguadoc 74 e quello di Sant Agustí, la massiccia partecipazione delle persone accorse per impedire gli sgomberi ha costretto il governo a cercare una soluzione, perché non osava procedere di fronte a così tante persone organizzate. Il nostro obiettivo è che situazioni del genere si verifichino dieci, cinquanta, cento volte più spesso. The post Dentro alle proteste per la casa in Spagna: intervista a Manu García appeared first on L'Indipendente.
October 13, 2026
L'INDIPENDENTE
Spagna, è morta Maricarmen Abascal, simbolo delle proteste contro gli sfratti
Maricarmen Abascal, la donna di 87 anni diventata simbolo della crisi abitativa in Spagna, è morta oggi in ospedale a Madrid, poche ore prima di firmare il contratto che le avrebbe permesso di tornare a vivere nell’appartamento da cui era stata sfrattata da un fondo immobiliare che le aveva aumentato l’affitto da 500 a 2.600 euro al mese. La sua vicenda ha scatenato forti proteste, con manifestazioni in molte città spagnole e un’”acampada” a Puerta del Sol, a Madrid (dove è nato nel 2011 il movimento degli Indignados), incentrate su diritto alla casa. I decreti presentati dal governo di Pedro Sánchez stati bocciati dal Congresso spagnolo, una sconfitta che lo ha spinto a sciogliere le Camere e a indire elezioni anticipate. Dopo l’annuncio della morte di Maricarmen, il Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid ha indetto una manifestazione che partendo da Puerta del Sol arriverà a quella che è stata la sua casa per oltre 70 anni. “La storia di Maricarmen”, si legge nella pagina Facebook del sindacato, “si è trasformata da una storia personale a un problema di molti: il diritto a una casa degna. La sua lotta è riuscita a risvegliare qualcosa di importante: la solidarietà e la risposta di una cittadinanza che non vuole restare indifferente davanti a una situazione ingiusta.” https://www.facebook.com/inquilinatoMadrid   Redazione Italia
October 8, 2026
Pressenza
Spagna, la protesta di piazza strappa due decreti contro i fondi speculativi sugli immobili
Al numero 46 di calle Alcalde Sainz de Baranda, a Madrid, a pochi passi dal parco del Retiro, qualcuno ha affisso una targa anonima accanto al portone. Ricorda il 23 settembre, il giorno in cui Maricarmen Abascal, ottantasette anni, è uscita in barella dall'appartamento dove viveva in affitto da settant'anni. Sei giorni dopo, martedì 29 settembre, il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato due decreti d'urgenza che in piazza chiamano già con il suo nome. Il contratto a canone bloccato lo aveva firmato il padre nel 1956 e alla sua morte era passato alla madre, ma per quei vecchi contratti ... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Spagna, la protesta di piazza strappa due decreti contro i fondi speculativi sugli immobili appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 30, 2026
L'INDIPENDENTE