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Quel rap nel quartiere in cui viviamo
UN BRANO RAP IL 31 GENNAIO, NEL GIORNO DELLA PROTESTA DI TORINO, HA PROVOCATO A JESI L’AZIONE DI POLIZIA PIÙ IMPONENTE CHE LA CITTADINA ABBIA MAI CONOSCIUTO, CON 60 AGENTI E NUMEROSI MEZZI COINVOLTI. GRAN PARTE DEGLI ABITANTI DELLO STORICO QUARTIERE POPOLARE SAN GIUSEPPE, DOVE È STATO GIRATO IL VIDEOCLIP DEL BRANO, SONO STATI SVEGLIATI DAL RUMORE DELLE PALE DI UN ELICOTTERO MILITARE, DECOLLATO A PESCARA. AUTORI E PROTAGONISTI DEL VIDEO UNA DECINA DI GIOVANI TRA I 17 E I 25 DELLA CITTÀ, PERLOPIÙ TUNISINI DI SECONDA GENERAZIONE, CHE VIVONO IN QUEL QUARTIERE. UNO DEI GIOVANI RAPPER DEL VIDEO, SI È RESO DISPONIBILE A PARLARE DEL CONTENUTO DEL VIDEOCLIP. C’È ANCORA SPAZIO PER CITTÀ NON MILITARIZZATE? “Nascondi i soldi nel cuscino di casa. E tu dov’eri quando il freddo qua passava. Questa è una street, una street puttana…”. È un passaggio del testo del videoclip rap BOARIO#1, pubblicato dal 15 gennaio su Youtube, e ricondiviso su canali official Instagram e Spotyfy, e i cui primi fotogrammi circolavano già sui social del 4 gennaio. Un brano rap che sabato 31 gennaio, poco dopo l’alba, ha provocato a Jesi probabilmente l’azione di polizia più imponente che la città abbia a memoria (coinvolti 60 agenti e diversi mezzi). Gran parte degli abitanti dello storico quartiere popolare San Giuseppe sono stati svegliati dal rumore delle pale di un elicottero militare, decollato a Pescara, che sorvolava a bassa quota la zona. Jesi è una città marchigiana di poco meno di 40.000 abitanti. Nota per aver dato i natali a Federico II di Svevia, al musicista Giovanni Battista Pergolesi, ad attrici del calibro di Valeria Moriconi e Virna Lisi, all’ex ct della nazionale di calcio Roberto Mancini, e a diversi campioni olimpici della scherma. Una realtà in cui si vive bene, con problemi comuni a tante città di provincia. Il videoclip dal titolo BOARIO#1 è stato girato proprio in una zona del quartiere, il Campo Boario. Autori e protagonisti del video una decina di giovani tra i 17 e i 25 della città, perlopiù tunisini di seconda generazione, che vivono in quel quartiere. Da anni i generi rap e trap, sono diventati espressione di un sentire e di raccontare la vita di una gran parte del mondo giovanile. È un linguaggio artistico con il quale si può diventare famosi, uscire dal ghetto e finire a Sanremo, oppure rimanere nell’oblio dello stigma sociale. BOARIO#1 è a forte impatto, come lo sono quasi sempre le narrazioni e i linguaggi della musica rap e trap. Impressiona sicuramente l’uso di repliche di armi, che in un qualsiasi set cinematografico vengono utilizzate come “materiali di scena”. Anche la presenza di un cane (vivo) come comparsa. Indubbiamente BOARIO#1 evidenzia l’utilizzo di tecniche di ripresa professionali, e ha avuto come set di posa, proprio il quartiere di vita, se non di nascita per alcuni, di queste persone. In particolare il Campo Boario, originariamente destinato a funzioni agricole o di mercato, è stato da tempo riconvertito a zona polifunzionale, caratterizzata da aree verdi, strutture per lo sport (calcio, basket, pattinaggio) e spazi di socializzazione. Uno dei giovani rapper del video, si è reso disponibile a parlare del contenuto del videoclip. Come sei arrivato a utilizzare il linguaggio rap? Penso che l’unico modo per esprimerti è far sentire la tua voce, e il rap è la chiave per dar sfogo a tutta la tua creatività senza nessun danno, cosa che invece non è successa. Qual è il messaggio che vuoi dare a chi vede il video Boario #1? Perché è stato girato proprio in quel luogo della città? Non voglio dare nessun messaggio, voglio che nessuno segua il mio esempio. Il messaggio è proprio questo: l’esempio da non seguire. È stato girato lì perché è il quartiere in cui viviamo. Spesso la musica rap viene criticata perché usa riferimenti alla violenza. Non pensi che possa accadere anche a chi vede Boario #1? Boario #1 è una canzone che non mostra violenza. C’è un artista rap noto a cui ti ispiri? Ti piacerebbe diventare un rapper professionista? Ascolto Samara, Lacrim e un po’ di rapper italiani, ma non mi inspiro a nessuno. Diventare un artista professionista? Sì, mi piacerebbe, ma con i piedi per terra. So che non basta un video o un momento virale, servono studio, costanza e anche responsabilità. So che nel video non sembriamo responsabili, ma una persona dovrebbe conoscerci dal vivo prima di giudicarci. Lo strascico che lascia in città questa vicenda, un sedime che sarà difficile da rimuovere, da una parte è quello del riacutizzarsi di una ferita non trattata, e dall’altra l’odio social, scatenato non tanto dal fatto in sé, ma dalla narrazione che l’informazione mainstream marchigiana ha reso immediatamente sulla vicenda. Alla magistratura spetterà di giudicare i reati contestati nell’azione delle forze dell’ordine di sabato 31 gennaio. Compito però delle istituzioni civili sarà tentare una ricomposizione nel tessuto cittadino, tra gli abitanti del quartiere San Giuseppe, compresi i protagonisti del video rap che lì vivono, e il resto della città. Spetta alla città, se vuole pensarsi ancora come comunità, scegliere se vuole lavorare in un percorso di riconnessione civile e sociale, oppure cedere definitivamente alle conseguenze di un avvelenamento culturale dei pozzi che è in corso anni, e che potrebbe però fargli scoprire che il vento di Minneapolis è arrivato a soffiare fino alle nostre latitudini. Alla fine BOARIO#1 è solamente un prodotto musicale. Nel suo genere, sicuramente, di buona fattura. -------------------------------------------------------------------------------- A PROPOSITO DI PERIFERIE E MUSICA RAP: > I ponti rap di Librino -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quel rap nel quartiere in cui viviamo proviene da Comune-info.
February 3, 2026
Comune-info
Jesi: il rap batte il tempo nella città di Pergolesi
  Una clip su Youtube apre il conflitto tra le culture dell’inclusione e quella della militarizzazione delle città > “Nascondi i soldi nel cuscino di casa > > e tu dov’eri quando il freddo qua passava > > questa è una street > > una street puttana” E’ un passaggio del testo del videoclip rap BOARIO#1, pubblicato dal 15 gennaio su Youtube, e ricondiviso su canali official Instagram e Spotyfy, e i cui primi fotogrammi circolavano già sui social del 4 gennaio. Un brano rap che sabato 31 gennaio, poco dopo l’alba, ha provocato a Jesi probabilmente l’azione di polizia più imponente che la città abbia a memoria (coinvolti 60 agenti e diversi mezzi). Gran parte degli abitanti dello storico quartiere popolare San Giuseppe sono stati svegliati dal rumore delle pale di un elicottero militare, decollato a Pescara, che sorvolava a bassa quota la zona. Jesi è una città marchigiana di poco meno di 40.000 abitanti. Famosa per aver dato i natali a Federico II di Svevia, al musicista Giovanni Battista Pergolesi, ad attrici del calibro di Valeria Moriconi e Virna Lisi, all’ex ct della nazionale di calcio Roberto Mancini, e a diversi campioni olimpici della scherma. Una realtà in cui si vive bene, con problemi comuni a tante città di provincia. Il videoclip dal titolo BOARIO#1 è stato girato proprio in una zona del quartiere, il Campo Boario. Autori e protagonisti del video una decina di giovani tra i 17 e i 25 della città, perlopiù tunisini di seconda generazione, che vivono in quel quartiere. Da anni i generi rap e trap, sono diventati espressione di un sentire e di raccontare la vita di una gran parte del mondo giovanile. E’ un linguaggio artistico con il quale si può diventare famosi, uscire dal ghetto e finire a Sanremo, oppure rimanere nell’oblio dello stigma sociale. BOARIO#1 è a forte impatto, come lo sono quasi sempre le narrazioni e i linguaggi della musica rap e trap. Impressiona sicuramente l’uso di repliche di armi, che in un qualsiasi set cinematografico vengono utilizzate come ‘materiali di scena’. Anche la presenza di un cane (vivo) come comparsa. Indubbiamente BOARIO#1 evidenzia l’utilizzo di tecniche di ripresa professionali, e ha avuto come set di posa, proprio il quartiere di vita, se non di nascita per alcuni, di queste persone. In particolare il Campo Boario, originariamente destinato a funzioni agricole o di mercato, è stato da tempo riconvertito azona polifunzionale, caratterizzata da aree verdi, strutture per lo sport (calcio, basket, pattinaggio) e spazi di socializzazione. Uno dei giovani rapper del video, si è reso disponibile a parlare del contenuto del videoclip BOARIO#1. Come sei arrivato ad utilizzare il linguaggio rap per esprimerti? Perché questo genere piuttosto che un altro? “Penso che l’unico modo per esprimerti è far sentire la tua voce, e il rap è la chiave per dar sfogo a tutta la tua creatività senza nessun danno, cosa che invece non è successa”. Qual’è il messaggio che vuoi dare a chi vede il video Boario #1? Perché è stato girato proprio in quel luogo della città, anziché da un’altra parte? “Non voglio dare nessun messaggio, voglio che nessuno segua il mio esempio. Il messaggio è proprio questo: l’esempio da non seguire. E’ stato girato lì perché è il quartiere in cui viviamo” Spesso la musica rap viene criticata negativamente perché usa riferimenti alla violenza. Non pensi che possa accadere anche a chi vede Boario #1? “Boario #1 è una canzone che non mostra violenza” C’è un artista rap famoso a cui ti ispiri? Ti piacerebbe diventare un rapper professionista? Come pensi di riuscirci? “Ascolto Samara, Lacrim e un po’ di rapper italiani, ma non mi inspiro a nessuno. Diventare un artista professionista? Sì, mi piacerebbe, ma con i piedi per terra. So che non basta un video o un momento virale, servono studio, costanza e anche responsabilità. So che nel video non sembriamo responsabili, ma una persona dovrebbe conoscerci dal vivo prima di giudicarci”. Lo strascico che lascia in città questa vicenda, un sedime che sarà difficile da rimuovere, da una parte è quello del riacutizzarsi di una ferita non trattata, e dall’altra l’odio social, scatenato non tanto dal fatto in sé, ma dalla narrazione che l’informazione mainstream marchigiana ha reso immediatamente sulla vicenda Alla magistratura spetterà di giudicare i reati contestati nell’azione delle forze dell’ordine di sabato mattina. Compito però delle istituzioni civili sarà quello di tentare una ricomposizione nel tessuto cittadino, tra gli abitanti del quartiere San Giuseppe, compresi i protagonisti del video rap che lì vivono, e il resto della città. Spetta alla città, se vuole pensarsi ancora come comunità, scegliere se vuole lavorare in un percorso di riconnessione civile e sociale, oppure cedere definitivamente alle conseguenze di un avvelenamento culturale dei pozzi che è in corso anni, e che potrebbe però fargli scoprire che il vento di Minneapolis è arrivato a soffiare fino alle nostre latitudini. Alla fine BOARIO#1 è solamente un prodotto musicale; sicuramente, nel suo genere, di buona fattura. Leonardo Animali Leonardo Animali
February 2, 2026
Pressenza
Jesi, 5.000 in corteo: NO all’impianto Edison
Dopo un anno di mobilitazione con petizioni, assemblee, sit-in e quant’altro, dopo che una consultazione popolare di pochi giorni fa alla quale hanno partecipato 3.439 persone, di cui 3.309, il 96%, ha votato no, la lotta contro la realizzazione a Jesi di un mega impianto di smaltimento dei rifiuti della Edison ha vissuto ieri pomeriggio un altro grande momento. Una folla enorme, circa 5.000 persone, ha attraversato in corteo le principali vie cittadine per ribadire che questo nuovo mostro, in un’area già sottoposta ad un inquinamento costante da anni, a partire dalla grande raffineria Api di Falconara, non si deve edificare. Ricordiamo che l’impianto dovrebbe trattare tra 270mila e 312mila tonnellate di rifiuti tossici l’anno, più di mille al giorno, in una zona che ha diversi insediamenti industriali, centri commerciali e quindi quotidianamente è vissuta da migliaia di persone. Alla manifestazione di ieri hanno partecipato anche delegazioni dei movimenti che da Ancona a Sassoferrato, dal pesarese a Falconara stanno portando avanti la resistenza nei confronti di progetti, seppur diversi tra loro, che hanno in comune una visione “sviluppista” deleteria e impattante  per le popolazioni locali. E a proposito di Falconara proprio venerdì sera un incendio è divampato nell’area industriale a causa di un corto circuito nello stabilimento di una azienda del settore dell’elettricità, evento che ha tenuto di nuovo in ansia la popolazione, con picchi “temporanei”, secondo l’Arpam, di benzene biossido e Pm2.  I movimenti locali “Mal’aria e “Onda Verde” hanno denunciato “una gestione inadeguata dell’emergenza”, dato che l’invito a chiudere le finestre è arrivato quando gli appartamenti “erano saturi dell’odore acre”. Tornando alla grande manifestazione di Jesi si tratta di un  grande successo, frutto come abbiamo accennato all’inizio di una capillare campagna di sensibilizzazione che ha coinvolto l’intera comunità, informando con competenza e documentazione adeguata sui rischi enormi che si correrebbero con la realizzazione dell’impianto. Del resto al corteo ha partecipato una delegazione proveniente dall’Abruzzo, che nell’intervento di un suo rappresentante ha raccontato come dalle loro parti abbiamo conosciuto ampiamente l’Edison per impianti analoghi, vedi la vicenda della “discarica dei veleni” di Bussi. In definitiva quella di ieri è stata una tappa fondamentale per dare ulteriore forza e autorevolezza a una mobilitazione che si dovrà concludere con la vittoria di chi l’ha promossa. Sergio Sinigaglia
June 15, 2025
Pressenza