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Brasile: il fascismo bolsonarista si avvicina al Planalto
Flávio Bolsonaro, figlio del golpista Jair, conduce con un vantaggio di oltre due punti percentuali su Lula dopo il primo turno delle presidenziali di domenica 4 ottobre. Disastro petista anche nelle elezioni di Senato e Camera dei Deputati. Il ballottaggio del 25 ottobre rischia di consegnare il più grande paese dell’America latina all’Internazionale nera in un contesto in cui i
October 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Elezioni in Brasile: Bolsonaro in vantaggio, ma sarà ballottaggio
Si sono aperte nella mattinata di domenica 4 ottobre le urne per oltre 150 milioni di elettori brasiliani, chiamati a scegliere il nuovo presidente dell’ultimo grande Paese sudamericano rimasto ad arginare l’ondata del trumpismo. I candidati erano tredici, ma la vera partita si è giocata tra il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e lo sfidante Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, attualmente agli arresti domiciliari con una condanna a 27 anni per tentato colpo di Stato. La campagna elettorale, svoltasi in un clima di scontro acceso e diretto tra i due candidati, ha visto Lula rilanciare un programma che sottolinea il ruolo centrale dello Stato per promuovere sviluppo e giustizia sociale, mentre Bolsonaro ha puntato molto sulle politiche securitarie e sull’austerità fiscale. Al primo turno, Bolsonaro ha staccato Lula di meno di due punti, fermandosi al 47% dei voti validi, al di sotto della soglia di maggioranza necessaria per evitare il ballottaggio. I due candidati si batteranno dunque al secondo turno, in programma il 25 ottobre. I risultati ufficiali del primo turno delle presidenziali brasiliane fissano l’affluenza al 78,92%, in leggero calo rispetto al 79,05% della precedente tornata elettorale, svoltasi nel 2022. Bolsonaro guida la corsa con il 47,03% delle preferenze, seguito dal presidente in carica Lula con il 45,16%. Dei tredici candidati, escludendo Bolsonaro e Lula, solo tre hanno ottenuto almeno un punto percentuale: lo scrittore Augusto Cury, del partito centrista Avante, ha ottenuto il 2,89%; Renan Santos, del partito di destra Missão, è arrivato al 2,24%; Ronaldo Caiado, del Partido Social Democrático, di centrodestra, si è fermato al 2,18%. In passato Avante ha appoggiato Lula nella coalizione di governo, ma Cury ha affermato che manterrà «il più assoluto silenzio riguardo a chi parteciperà al ballottaggio». Anche il candidato di Missão ha annunciato la neutralità del proprio partito, così come il leader del PSD, Gilberto Kassab. Il ballottaggio è previsto per il prossimo 25 ottobre e la corsa è ancora aperta. Lula ha proposto un programma che mette al centro il ruolo dello Stato nell’economia, mantenendo l’attuale cornice fiscale e puntando sugli investimenti strategici. Lula intende raggiungere la sovranità energetica promuovendo una spinta sulle fonti rinnovabili, ma anche rilanciando il colosso petrolifero del Paese, Petrobras. Propone inoltre il rafforzamento della sovranità nazionale, attraverso l’istituzione di un Consiglio Nazionale ad hoc e il potenziamento dell’infrastruttura nazionale dei dati. Il programma di Bolsonaro, invece, ruota attorno a una riduzione della spesa pubblica, una generale sburocratizzazione e una maggiore apertura ai mercati esteri, nell’ottica di attrarre investimenti. Bolsonaro promette inoltre un piano per semplificare la nascita di nuove imprese. Il programma del figlio dell’ex presidente è orientato anche verso una generale svolta securitaria e prevede, tra le altre misure, l’abbassamento dell’età per il riconoscimento della responsabilità penale, l’introduzione della castrazione chimica, e un generale inasprimento delle pene. La campagna elettorale tra i due candidati non ha visto sconti. Gli Stati Uniti sono stati inoltre particolarmente coinvolti, con l’amministrazione Trump accusata da esponenti del governo e dell’intelligence brasiliani di tentare di influenzare il voto a favore di Bolsonaro. Anche il rapporto con le piattaforme digitali è stato al centro di tensioni: a settembre Meta ha temporaneamente disabilitato gli annunci pubblicitari sul profilo Facebook di Lula, ripristinandoli poche ore dopo senza fornire una spiegazione. Parallelamente, un’inchiesta di Agência Pública ha rilevato che almeno 1.069 annunci con riferimenti a Lula o Flávio Bolsonaro sono stati finanziati in dollari durante la campagna elettorale, per un valore complessivo di almeno 120.800 dollari. Negli ultimi mesi, i rapporti tra Lula e Trump sono stati particolarmente tesi, anche a causa delle divergenze sulla politica commerciale e sulla regolamentazione delle piattaforme digitali. Trump ha invece mantenuto stretti rapporti con la famiglia Bolsonaro, e Flávio, suo alleato politico, ha incontrato il presidente statunitense alla Casa Bianca a maggio. Trump ha sempre mantenuto un rapporto di vicinanza con la famiglia Bolsonaro, maggiormente propensa ad aprire il mercato brasiliano agli investimenti statunitensi. Il Brasile è oggi uno dei pochi Paesi sudamericani – nonché il più importante – rimasti a opporsi manifestamente a Trump: negli ultimi anni, le tornate elettorali del continente hanno infatti visto affermarsi diversi candidati vicini al presidente degli Stati Uniti, anche in Paesi come la Colombia, precedentemente guidati da presidenti che mantenevano rapporti più conflittuali con Washington. La vittoria di Bolsonaro segnerebbe una svolta significativa per il continente, sempre più vicino a tornare a essere il «cortile di casa» degli USA. The post Elezioni in Brasile: Bolsonaro in vantaggio, ma sarà ballottaggio appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 5, 2026
L'INDIPENDENTE
Per il Brasile (al voto) e per l’America latina
Oggi, 4 ottobre, il più grande Paese sudamericano è chiamato a scegliere se confermare al Planalto il progetto democratico di Lula oppure dar fiducia ad uno apertamente autoritario, incarnato non solo da Flávio Bolsonaro, ma da quell’Internazionale nera che cerca di affondare gli artigli del condor nell’intera regione. Il probabile ballottaggio si terrà il prossimo 25 ottobre. In gioco c’è
Non c’è fumetto senza fuochetto: Carlos Latuff
… domenica 4 ottobre ci sono le elezioni presidenziali in Brasile: come le vede un vignettista brasilibanportoghese Ho deciso di dedicare una rubrica (con cadenza alla come viene) ad alcuni disegnatori/fumettisti/vignettisti che mi piacciono, che penso siano meno conosciuti di quanto meritino o per altri motivi che non devo spiegare a nessuno… Benigno Moi A pochi giorni dalle delicate elezioni presidenziali in
Le manovre di Trump, Netanyahu e Milei per rovesciare il presidente Lula in Brasile
Manca una settimana alla tornata elettorale in Brasile, che vedrà l’attuale presidente Lula scontrarsi con Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato per un tentato colpo di Stato. Bolsonaro Jr., come lo ha definito Trump, ha ricevuto l’endorsement di Netanyahu e del presidente argentino Javier Milei ed è, senza ombra di dubbio, il candidato preferito dagli Stati Uniti. L’amministrazione Lula teme possibili interferenze e ha presentato ricorsi che hanno spinto le autorità giudiziarie ad aprire fascicoli sul possibile tentativo degli Stati Uniti di influenzare le elezioni, riconoscendo la potenziale concretezza di tale scenario. Non si tratta, tuttavia, soltanto di timori: Meta ha sospeso temporaneamente gli account del presidente Lula, mentre indagini indipendenti hanno evidenziato controversie relative ai meccanismi di tutela delle sue piattaforme. Recentemente, gli Stati Uniti hanno inoltre rinnovato le proprie misure economiche nei confronti del Brasile, mentre l’amministrazione Trump mantiene solidi contatti con esponenti della famiglia Bolsonaro, incontrandoli con regolarità. I riferimenti fatti da Lula in occasione del discorso di apertura dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite lasciano poco spazio alle interpretazioni: «Il Brasile non è il giardino di casa di nessuno», ha affermato il presidente. «Ancora una volta assistiamo a interferenze esterne nei processi elettorali». Sulla base delle azioni intraprese da Trump negli ultimi mesi e di un fascicolo dei servizi segreti brasiliani reso noto dalla CNN Brasil, Lula ha sottoposto il caso delle potenziali ingerenze statunitensi nel processo elettorale brasiliano sia alla Corte Suprema sia al Tribunale Elettorale. Entrambi gli organi hanno riconosciuto il potenziale rischio di interferenze da parte di Washington. Del resto, non sarebbe la prima volta che Trump prova a intervenire nella politica brasiliana: già lo scorso anno, il presidente degli Stati Uniti aveva imposto pesanti dazi sul Brasile, accusando il Paese di perseguire politicamente Bolsonaro in quella che Trump aveva definito una «caccia alle streghe giudiziaria». La misura era dichiaratamente politica ed era accompagnata da sanzioni nei confronti di Alexandre de Moraes, il giudice incaricato del procedimento a carico di Bolsonaro. Il nodo dei dazi è tornato a giugno: la nuova misura statunitense interessa circa 3.000 beni di importazione brasiliana, tra cui mobili, macchinari, calzature, etanolo e zucchero, sui quali è stata imposta una tariffa del 25%. Questa volta i dazi statunitensi non sono stati annunciati esplicitamente come forma di ritorsione politica, ma i sospetti rimangono. Tra le motivazioni delle nuove tariffe, infatti, gli Stati Uniti menzionano la presunta mancata «applicazione della lotta alla corruzione». Anche in questo caso, tale riferimento parrebbe riguardare, tra gli altri, il giudice Alexandre de Moraes. A sostegno di questa ipotesi vi sarebbero i recenti incontri, tenutisi a settembre, tra Eduardo Bolsonaro, altro figlio di Jair, e l’amministrazione statunitense, che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Bolsonaro all’agenzia di stampa Reuters, sarebbero stati finalizzati proprio all’imposizione di nuove sanzioni nei confronti del magistrato. Bolsonaro ha affermato che il caso è in agenda da tempo, ma il tempismo degli incontri, avvenuti a meno di un mese dalle elezioni, risulta quanto meno degno di attenzione. Tra le varie misure, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni anche nei confronti dei gruppi criminali Comando Vermelho e Primeiro Comando da Capital, designandoli come organizzazioni terroristiche. Lula ha criticato la scelta di Trump, definendola un’ingerenza negli affari interni del Brasile e mettendo in guardia dalla possibilità che la nuova classificazione possa aprire la strada a un intervento statunitense nel Paese. Non sarebbe, in ogni caso, la prima volta che gli Stati Uniti utilizzano la minaccia rappresentata da gruppi criminali — reali o presunti — per giustificare un intervento in Paesi terzi, o anche soltanto per formulare accuse e dichiarazioni volte a delegittimare governi rivali: è già accaduto con il Venezuela di Maduro e con la Colombia di Petro. Le manovre più controverse nei confronti dell’amministrazione Lula, tuttavia, starebbero venendo portate avanti da Meta. Nonostante le proprie linee guida, sulle piattaforme social del colosso tecnologico sono comparsi centinaia di profili e migliaia di contenuti fittizi che invocano la mobilitazione per «riprendere Brasilia», richiamando il tentato colpo di Stato dell’8 gennaio 2023. Secondo un’analisi della ONG Eko, Meta avrebbe approvato l’87% degli annunci generati con l’intelligenza artificiale che diffondono disinformazione elettorale, incitano alla violenza e prendono di mira i legislatori con discorsi d’odio. Lula ha denunciato il caso al Tribunale Elettorale, che ha accettato di aprire un fascicolo sulla vicenda. Secondo la denuncia del presidente, il fenomeno avrebbe raggiunto 1.826 pubblicazioni collaborative riconducibili a 492 profili, potenzialmente in grado di raggiungere una platea vastissima. Meta ha inoltre bloccato temporaneamente gli account di Lula e della sua campagna elettorale, senza fornire alcuna spiegazione. Parallelamente, Bolsonaro sta trovando l’appoggio dello stesso Trump, che starebbe facendo monitorare le elezioni da uffici di analisi a lui vicini, del presidente argentino Javier Milei e di Benjamin Netanyahu, che hanno espresso pubblicamente il proprio sostegno alla sua candidatura. 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September 27, 2026
L'INDIPENDENTE