Genocidio e indifferenzaL’indifferenza è una qualità morale? Secondo Zygmunt Bauman no. Nel suo
memorabile “Modernità e Olocausto” analizza lo sterminio nazista come frutto di
tecniche razionali e asettiche prodotte dall’Illuminismo (e dalla scienza e
dalla tecnica come braccio armato della dea Ragione) e non da emotività e
violenza diffuse. Un eccesso di razionalità, non un accesso di rabbia. Eliminare
le connessioni tra la singola azione in una fabbrica e il processo globale è
facile: ognuno si occupa del suo singolo compito perdendo di vista il fine
ultimo. Se ognuno è solo un ingranaggio in un sistema, il disegno generale resta
fuori della portata dell’individuo, che non se ne sente responsabile. In una
società di singoli, atomizzata in interessi privati, in cui l’idea globale di
società è solo surrogata da un meccanismo burocratico chiamato Stato, ecco che
anche la moralità perde il suo afflato universalistico perché non vede più la
dimensione globale della società. Ogni processo è sminuzzato in singoli
passaggi, l’interesse individuale si sovrappone a quello generale e non riesce a
creare collegamenti per costruirsi un quadro esatto della situazione. Una
visione a compartimenti stagni, insomma.
Secondo Bauman l’Olocausto è diverso da altre forme di razzismo proprio perché
deve essere considerato un fenomeno moderno nato dall’idea di fabbrica, di
parcellizzazione, di medicina come lotta alla malattia, di salute come norma e
sanità come processo per attuarla. L’indifferenza rientra quindi nel lasciar
operare un processo su cui neppure ci si può interrogare perché anche gli
individui perdono i loro caratteri umani per rientrare in uno schema (esempio
recente: i ragazzi di Ceuta morti non vengono neppure pianti, perché diventano
solo numeri di una statistica) e gli specialisti devono essere lasciati liberi
di fare il loro lavoro. In pratica, si delega.
Ovviamente il lungo saggio di Bauman offre molti più spunti di riflessione, ma
mi sembra molto interessante per comprendere come anche al giorno d’oggi (direi
anzi “soprattutto” al giorno d’oggi) ci troviamo di fronte a un mondo in cui la
morale resta sospesa, impedita, silenziata anche di fronte a atti di ferocia ben
visibili e documentati in tv. Non possiamo dire di non sapere. Siamo tutti
diventati più malvagi? Forse. Ma forse anche la morale non è solo –
kantianamente – una dote dell’anima individuale, ma una qualità sociale, più
ampia e condivisa: se non si condivide più il senso di umanità, allora l’altro
viene disumanizzato. Gaza docet. Ma anche il Libano e l’Iran e Cuba e Ceuta e…
Il fenomeno si allarga. Per concludere, riporto un esempio di comportamento
umano fatto da Bauman: gli operai di una fabbrica in crisi possono rallegrarsi
se arrivano nuove ordinazioni che consentiranno loro di mantenere il posto di
lavoro, anche se la fabbrica produce armi e la maggior parte di loro si dichiara
pacifista. Contraddizioni insite nella fragilità umana.
Anna Polo