Tag - zygmunt bauman

La società dei reclusi e i rivoltosi
di Mauro Armanino Sette cancelli imprigionano la società contemporanea: ferocia, mercificazione, militarismo, svuotamento della politica, sfruttamento del lavoro, isolamento e rassegnazione. La rivolta come possibilità di riconquistare la libertà. Ne …
October 10, 2026
Osservatorio Repressione
Verbi e declinazioni possibili
di Mauro Armanino Le parole che usiamo raccontano il mondo che stiamo costruendo. Tra armarsi, controllare, respingere e punire, Mauro Armanino riscopre un verbo semplice e radicale: scegliere da che …
September 28, 2026
Osservatorio Repressione
Genocidio e indifferenza
L’indifferenza è una qualità morale? Secondo Zygmunt Bauman no. Nel suo memorabile “Modernità e Olocausto” analizza lo sterminio nazista come frutto di tecniche razionali e asettiche prodotte dall’Illuminismo (e dalla scienza e dalla tecnica come braccio armato della dea Ragione) e non da emotività e violenza diffuse. Un eccesso di razionalità, non un accesso di rabbia. Eliminare le connessioni tra la singola azione in una fabbrica e il processo globale è facile: ognuno si occupa del suo singolo compito perdendo di vista il fine ultimo. Se ognuno è solo un ingranaggio in un sistema, il disegno generale resta fuori della portata dell’individuo, che non se ne sente responsabile. In una società di singoli, atomizzata in interessi privati, in cui l’idea globale di società è solo surrogata da un meccanismo burocratico chiamato Stato, ecco che anche la moralità perde il suo afflato universalistico perché non vede più la dimensione globale della società. Ogni processo è sminuzzato in singoli passaggi, l’interesse individuale si sovrappone a quello generale e non riesce a creare collegamenti per costruirsi un quadro esatto della situazione. Una visione a compartimenti stagni, insomma. Secondo Bauman l’Olocausto è diverso da altre forme di razzismo proprio perché deve essere considerato un fenomeno moderno nato dall’idea di fabbrica, di parcellizzazione, di medicina come lotta alla malattia, di salute come norma e sanità come processo per attuarla. L’indifferenza rientra quindi nel lasciar operare un processo su cui neppure ci si può interrogare perché anche gli individui perdono i loro caratteri umani per rientrare in uno schema (esempio recente: i ragazzi di Ceuta morti non vengono neppure pianti, perché diventano solo numeri di una statistica) e gli specialisti devono essere lasciati liberi di fare il loro lavoro. In pratica, si delega. Ovviamente il lungo saggio di Bauman offre molti più spunti di riflessione, ma mi sembra molto interessante per comprendere come anche al giorno d’oggi (direi anzi “soprattutto” al giorno d’oggi) ci troviamo di fronte a un mondo in cui la morale resta sospesa, impedita, silenziata anche di fronte a atti di ferocia ben visibili e documentati in tv. Non possiamo dire di non sapere. Siamo tutti diventati più malvagi? Forse. Ma forse anche la morale non è solo – kantianamente – una dote dell’anima individuale, ma una qualità sociale, più ampia e condivisa: se non si condivide più il senso di umanità, allora l’altro viene disumanizzato. Gaza docet. Ma anche il Libano e l’Iran e Cuba e Ceuta e… Il fenomeno si allarga. Per concludere, riporto un esempio di comportamento umano fatto da Bauman: gli operai di una fabbrica in crisi possono rallegrarsi se arrivano nuove ordinazioni che consentiranno loro di mantenere il posto di lavoro, anche se la fabbrica produce armi e la maggior parte di loro si dichiara pacifista. Contraddizioni insite nella fragilità umana.   Anna Polo
September 27, 2026
Pressenza