D’Amore e Guerra a Eirenefest Firenze
Parlare di pace ti mette a nudo. Farlo in pubblico ancora di più. Farlo parlando
di amore come antidoto alla guerra è letteralmente dirompente. L’amore ti fa
sentire indifeso. Ti parla di una abbandono possibile e disinteressato. Sentirsi
innamorato è la dimensione più vicina all’estasi che possiamo conosce in questa
vita. Ed è per questo che capovolge tutti i presupposti su cui si fonda l’ordine
costituito.
L’amore è rivoluzionario, travolge le barriere, esonda gli spazi, chiede tempo.
E’ disinteressato ir-razionale. E’ la perfetta negazione dell’assetto
capitalista che genera le distorsioni del mondo in cui viviamo. Per questo fa
paura. Per questo si ha paura di parlare d’amore.
Amare significa riconoscere e rispettare l’umanità del’altro/a nella sua
dimensione più profonda, laddove la guerra, è, al contrario, la negazione più
radicale della dignità umana. L’amore è conoscenza, empatia, com-passione,
solidarietà. La guerra è negazione, distanza, odio, disprezzo.
Tutte le guerre hanno la medesima radice. Che ci richiama il potere, la
dimensione del dominio, dell’accaparramento, della sete di ricchezza. Laddove
l’amore ci mette a nudo, spogliandoci di tutte le sovrastrutture.
Il libro e il reading d”amore e guerra nasce da questa visione: non è possibile
chiedere pace al mondo se non siamo in grado di darla a noi stessi. Non è
possibile pretendere che i popoli del mondo vadano d’accordo se noi per primi
siamo in grado di scannarci per un soprasso o un parcheggio. Non è possibile
chiedere rispetto per i diritti dei popoli, se quando vediamo un nostro collega
maltrattato, ci giriamo dall’altra parte. Non è immaginabile piangere per la
sorte di un bambino in un teatro di guerra se ci disinteressiamo dei bambini che
nella nostra città vivono in condizioni di disagio. Non è immaginabile
pretendere che i conflitti vengano superati se nel nostro piccolo continuiamo ad
alimentarli. Per una parola non detta o detta male. O per un principio che non
si condivide.
La pace si costruisce innamorandoci della vita. E rispettando la vita degli
altri. Le nostre piccole guerre quotidiane sono in nuce la radice delle grandi
guerre che diciamo di osteggiare. Ma se non siamo capaci di darci pace, come
possiamo pretendere che il mondo se la dia?
Questo mondo è costruito sull’asse potere denaro. E’ per la sete di potere e di
ricchezze che ci si sbrana. E allora la prima cosa che dobbiamo fare se davvero
vogliamo che il mondo proceda in pace è smettere di rincorre denaro e comando:
il coraggio delle vittime è quello che ci salverà. Il coraggio di sentirci
indifesi, di consegnarci all’altro/o. Esattamente come si fa quando siamo
innamorati. Da una parte dunque l’amore, dall’altra la guerra. E noi nel mezzo
che possiamo scegliere da che parte stare.
Domenico Guarino
foto di Irene L’Abate della lettura scenica con accompagnamento musicale
realizzata sabato 26 Settembre al Paco dell’Anconella nell’ambito di Eirenefest
Firenze 2026
Redazione Toscana