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Groenlandia tra Danimarca e USA: quale sarà il prezzo da pagare per l’isola più estesa al mondo?
> La Groenlandia, l’isola più estesa del mondo (che non è affatto verde, ma > ricoperta da ghiaccio bianco), negli ultimi mesi è diventata uno dei punti > cruciali nelle contese geopolitiche mondiali e nelle relazioni internazionali. L’isola, che da due secoli fa parte amministrativamente del Regno di Danimarca, ha attirato seriamente l’attenzione degli Stati Uniti, in particolare dell’amministrazione Trump, che sostiene con fermezza che l’isola debba essere sotto il controllo e l’amministrazione diretta degli Stati Uniti per motivi di sicurezza nazionale, altrimenti rischierebbe di essere “inghiottita” dalla Russia (i cui sottomarini già operano intorno all’isola) e dalla Cina. Le ultime dichiarazioni da parte dei leader della NATO sottolineano il timore “dell’occupazione russa della Groenlandia” per giustificare l’aumento dell’esigua presenza di soldati della NATO sull’isola, ma in sostanza tale posizione appoggia il trasferimento dell’isola sotto l’amministrazione Trump. La Groenlandia appartiene politicamente alla Danimarca, ovvero all’Unione Europea, e in senso militare-politico al patto NATO. Geograficamente, appartiene al continente nordamericano ed è più vicina al Canada che agli Stati Uniti, oltre che molto lontana dalla Danimarca. Tuttavia, in senso puramente militare, la Groenlandia è stata sotto l’“occupazione” degli Stati Uniti dall’estate del 1940 (dopo l’invasione della Danimarca da parte della Germania nazista) e, in tale contesto, l’isola è molto più legata all’amministrazione americana che a quella danese, ovvero europea. Se, e questo è più o meno un fatto compiuto, la Groenlandia appartiene effettivamente agli Stati Uniti in una forma o nell’altra, si tratterà solo di un riconoscimento formale della situazione reale dal periodo della seconda guerra mondiale fino ad oggi. MA COS’È LA GROENLANDIA? La Groenlandia è un’isola artica, la più grande al mondo, situata al largo della parte nord-orientale del continente nordamericano, vicino al Canada. Ha una superficie di 2.175.600 km², e una popolazione di poco più di 56.000 abitanti (la superficie dell’Europa è di circa 10.180.000 km²). La Groenlandia fa parte politicamente del territorio del Regno di Danimarca con un certo grado di autonomia locale. L’isola si trova per lo più nel Circolo Polare Artico, con il suo punto più settentrionale a 708 km dal Polo Nord. È lunga circa 2.650 km da nord a sud e larga circa 1.300 km da est a ovest. L’isola si erge generalmente ripida dai mari, dalle baie e dagli stretti circostanti fino a raggiungere un terreno montuoso con un’altitudine superiore ai 3.000 m. L’isola ha una costa molto frastagliata con un gran numero di fiordi. La costa orientale, nonostante la sua grande frastagliatura, è praticamente inaccessibile per la maggior parte a causa degli iceberg. L’interno della Groenlandia, insieme alla calotta glaciale, forma un altopiano tra i 2000 e i 3000 metri sul livello del mare. Si stima che circa 1.860.900 km² del territorio dell’isola siano permanentemente coperti da ghiaccio, con uno spessore compreso tra 500 e 1500 m, e solo il 13% circa della superficie della Groenlandia è privo di ghiaccio. La vetta più alta si trova sul Monte Gunnbjørn, a 3693 m. Il Mare della Groenlandia è il principale collegamento tra l’Artico e l’Atlantico occidentale. È di grande importanza per la pesca e la caccia alle balene nell’Artico. La sua parte settentrionale è prevalentemente coperta di ghiaccio, mentre quella meridionale è ricoperta da iceberg o banchi di ghiaccio. Probabilmente il più grande valore geopolitico dell’isola della Groenlandia è che chiunque la possieda controlla essenzialmente l’accesso al Nord Atlantico. Il clima della Groenlandia è di tipo artico. La parte meridionale della costa occidentale è la più favorevole alla vita perché raggiunta dalla corrente atlantica più calda, dove la temperatura media di gennaio è di circa -14 °C e quella di luglio di circa +8 °C. Nell’interno dell’isola la temperatura può raggiungere i -50 °C. È importante tenere presente, almeno dal punto di vista militare-economico, che i mari, le baie e gli stretti che circondano la Groenlandia sono ghiacciati, tranne nella parte sud-occidentale, ovvero queste acque sono ricoperte da iceberg e da montagne staccatesi dai ghiacciai, che scendono dall’interno del continente verso il mare. Lungo la costa settentrionale, il mare è costantemente ghiacciato. Non vi sono comunicazioni terrestri sull’isola. I porti nella parte meridionale dell’isola non hanno una capacità significativa, almeno in termini militari. In Groenlandia, le slitte trainate da cani sulla terraferma e le barche in mare sono gli unici mezzi di trasporto. Tuttavia, in termini di traffico aereo, la Groenlandia riveste un ruolo molto importante poiché le rotte aeree più brevi dal Nord America alle regioni settentrionali dell’Europa e alla Siberia occidentale la attraversano. L’ECONOMIA DELLA GROENLANDIA L’attuale economia dell’isola è molto povera, ovvero insignificante, poiché l’attività economica principale degli isolani è limitata alla pesca, che non è redditizia come nei casi dell’Islanda o della Norvegia. Si tratta principalmente della cattura di merluzzi, balene, foche, trichechi e, sulla terraferma, della caccia all’orso per la pelliccia. Sull’isola viene allevato un piccolo numero di pecore e capre, mentre nella fascia costiera meridionale vengono coltivati con parsimonia ortaggi e patate. Il territorio dell’isola è ricco di minerali naturali, in particolare di criolite, rame, piombo, grafite e uranio. La Groenlandia possiede le più grandi miniere di criolite al mondo, utilizzata nell’industria dell’alluminio. Il minerale di criolite viene estratto nella parte sud-occidentale dell’isola ed esportato. La grafite e il carbone vengono estratti in quantità minori, mentre i minerali di piombo e zinco vengono sfruttati dal 1956. Si ritiene che nelle profondità dell’isola siano presenti grandi quantità di petrolio e soprattutto di gas naturale. In questo contesto, la Groenlandia può essere considerata una parte dell’Artico che ha dato prova di possedere enormi riserve di gas naturale e probabilmente altre fonti energetiche, il che sarebbe la ragione principale della corsa internazionale per la più grande isola del mondo. POPOLAZIONE E COSTITUZIONE La popolazione indigena della Groenlandia è di origine eschimese e si è stabilita principalmente nella parte meridionale (più civilizzata) lungo la costa. Vi è un piccolo numero di danesi e di cittadini statunitensi dislocati nelle basi militari americane, in particolare nella grande base navale e aerea di Pituffik (in passato Thule Air Base), sulla costa nord-occidentale dell’isola. La capitale della Groenlandia è Gothop/Nuuk, che nel 1965 contava 4.000 abitanti, mentre oggi ne ha oltre 20.000. È anche la capitale più settentrionale del mondo. Secondo la Costituzione del Regno di Danimarca del 5 giugno 1953, dal 2009 la Groenlandia è una provincia integrante del Regno di Danimarca con autonomia speciale (come le Isole Faroe). La Groenlandia ha una propria bandiera e un’amministrazione locale. L’isola invia due rappresentanti al Parlamento del Regno di Danimarca. Il potere esecutivo sull’isola è esercitato dal Landsråt (Consiglio nazionale), composto da 13 membri eletti tra gli abitanti della Groenlandia. Il presidente del Landsråt è nominato dal primo ministro del Regno di Danimarca. BREVE STORIA DELL’ISOLA L’isola fu scoperta nel 982 dai Vichinghi e, in seguito, la costa sud-occidentale della Groenlandia fu colonizzata dai Normanni, ma i loro insediamenti scomparvero in seguito. Nuovi insediamenti dall’Europa iniziarono alla fine del XVIII secolo. Gli insediamenti nella Groenlandia meridionale passarono sotto il dominio del Regno di Danimarca nel 1814 e l’intera isola fu annessa nel 1921. Quando i tedeschi occuparono la Danimarca il 9 aprile 1940, per decisione del presidente degli Stati Uniti F. D. Roosevelt, unità militari dell’esercito statunitense sbarcarono in Groenlandia, dove rimasero per tutta la durata della seconda guerra mondiale e fino ad oggi. La Danimarca è uno dei 12 membri fondatori del patto NATO del 1949, così come gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno costruito la base aerea e navale di Pituffik (Thule) nella parte nord-occidentale dell’isola e la base aerea di Narssarssuaq nella parte meridionale. Con un accordo di mutua difesa con il Regno di Danimarca del 27 aprile 1951, agli Stati Uniti è stato concesso il diritto di utilizzare queste due basi militari, che fungono anche da traffico aereo. A est di Pituffik, gli Stati Uniti hanno costruito una centrale nucleare in accordo con la Danimarca, nonché un sistema radar di intelligence aerea a lungo raggio collegato alle regioni settentrionali del Canada. In altre parole, le principali infrastrutture militari ed economiche dell’isola sono state costruite dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca. IL FUTURO DELLA QUESTIONE GROENLANDIA Da un punto di vista realistico, gli Stati Uniti acquisiranno sicuramente il controllo della Groenlandia dalla Danimarca; l’unica domanda è se ciò avverrà entro il 4 luglio o entro il 3 novembre 2026, data delle elezioni statunitensi. Esistono due scenari pratici per questa acquisizione: 1) utilizzando capacità di persuadere senza coercizione, ovvero corruzione, acquisti, ricatti politici e/o sanzioni economiche; 2) Oppure utilizzando la coercizione, ovvero un intervento militare diretto o l’occupazione e l’annessione dell’isola con la giustificazione della sicurezza o di qualsiasi altra motivazione geopolitica. La prima opzione prevede una propaganda filoamericana tra gli abitanti della Groenlandia, che sono tanti quanti gli abitanti di una delle principali strade di New York. Verrà loro promesso un futuro e una vita migliori negli Stati Uniti, e soprattutto un tenore di vita più elevato. Gli americani prometteranno ingenti investimenti nello sfruttamento delle risorse minerarie e naturali dell’isola, di cui gli abitanti della Groenlandia beneficeranno direttamente, cosa che non era affatto il caso quando la Groenlandia era sotto il dominio danese, poiché è risaputo che le autorità danesi non hanno investito molto nell’economia della Groenlandia. L’isola è, tra l’altro, una delle regioni più povere dell’Unione Europea in termini di infrastrutture, economia e tenore di vita. Pertanto, non sarà molto difficile per l’amministrazione Trump indottrinare la maggioranza degli abitanti dell’isola e corromperli con la propaganda economica, soprattutto sapendo che in Groenlandia esiste già un solido nucleo filoamericano. Dopo il suo lavoro di propaganda, la capacita di persuadere senza coercizione si concluderebbe con un voto generale sull’isola per la sua indipendenza, che sarebbe dichiarata con tutte le possibili manipolazioni elettorali sotto la supervisione della “comunità internazionale” (filoamericana). Pertanto, il passaggio della Groenlandia dall’amministrazione danese a quella statunitense avverrebbe secondo principi formalmente “democratici”. L’ammontare della somma che la Danimarca riceverebbe dagli Stati Uniti per questa transizione “democratica” dalla Danimarca agli Stati Uniti probabilmente non sarà mai reso noto. Non dimentichiamo che Trump ha già minacciato i paesi europei che si oppongono alla sua politica di annessione della Groenlandia con l’introduzione di dazi doganali inizialmente pari al 10% e, se i paesi in questione non collaboreranno, con dazi sempre più elevati sulle esportazioni dei loro prodotti verso il mercato statunitense. Questo momento è estremamente importante perché i governi dei paesi europei avranno un argomento forte da presentare ai propri cittadini per spiegare perché non stanno difendendo con maggiore determinazione l’integrità territoriale della Danimarca. Il secondo scenario prevede l’uso diretto della forza militare in Groenlandia, che sarebbe formalmente giustificato da ragioni di sicurezza. Per “occupare” l’isola, gli Stati Uniti avrebbero bisogno di un cacciatorpediniere e di un battaglione di marines, per ogni evenienza. In ogni caso, sull’isola sono già presenti due basi militari statunitensi. In caso di sbarco americano sull’isola, la “comunità internazionale” non intraprenderebbe alcuna azione concreta e le proteste si ridurrebbero a una noiosa ripetizione della storia sulla violazione del “diritto internazionale”. Ricordiamo che gli Stati Uniti hanno una lunga tradizione di aggressioni militari contro altri Stati che violano questo diritto, per un totale di 33 dal 1945, compresi i colpi di Stato e i colpi di mano militari istigati direttamente. Un esempio classico è l’occupazione militare dello Stato insulare indipendente di Grenada nel Mar dei Caraibi, nell’ottobre 1983, sotto l’amministrazione del presidente Ronald Reagan, sotto la cui amministrazione il presidente di Panama, il generale Manuel Noriega, fu rapito nel 1989 (comunque un collaboratore di lunga data della CIA). La “comunità internazionale” non ha intrapreso alcuna azione concreta contro il genocidio israeliano a Gaza o il rapimento del presidente venezuelano Maduro, e non lo farà nemmeno nel caso dell’occupazione militare della Groenlandia. Solo la Danimarca protesterà per un po’, ma presto si calmerà. La Gran Bretagna, la Polonia e gli Stati baltici probabilmente daranno un sostegno diretto all’occupazione, mentre la burocrazia dell’UE e della NATO cercherà di insabbiare l’intera questione il più presto possibile, al fine di consolidare i propri membri contro il loro principale nemico: la Russia “aggressore”. L’attuale dispiegamento di bizzarre truppe militari dell’UE/NATO in Groenlandia è principalmente una dimostrazione improduttiva di “forza” contro l’“occupazione russa e cinese” dell’isola, non una “forza” per contenere la reale occupazione statunitense della Groenlandia. Le minacce di Washington e Parigi di lasciare la NATO sono di natura diplomatica, ovvero un modo per passare la palla da una parte all’altra. È chiaro a chiunque abbia anche solo una minima comprensione delle relazioni internazionali che si tratta principalmente di frasi vuote e retorica priva di significato volte a guadagnare punti politici da entrambe le parti, principalmente contro la Russia. IL PREZZO DEL TRASFERIMENTO E LE POSSIBILI CONSEGUENZE NELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI Secondo le stime di alcuni esperti occidentali, e come riportato dalla rete televisiva americana NBC TV Network, il valore della Groenlandia oggi ammonta a 700 miliardi di dollari. L’interesse degli Stati Uniti ad acquistare l’isola in contanti risale al 1946, quando il presidente americano Harry Truman offrì 100 milioni di dollari in oro. Tuttavia, questa informazione è stata resa nota solo nel 1991. A titolo di confronto, nel 1999 la CIA americana stimò il valore totale della provincia meridionale della Serbia, il Kosovo, in 500 miliardi di dollari. In sostanza, dal punto di vista militare e geopolitico, il trasferimento della Groenlandia agli Stati Uniti non cambierà nulla di fondamentale, poiché l’isola è di fatto già sotto il controllo degli Stati Uniti dal giugno 1940 e il completo trasferimento dell’isola dalle mani danesi a quelle statunitensi sarebbe un’operazione insignificante nel quadro del patto NATO. L’unica domanda è: chi sarà il prossimo ad essere occupato per motivi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti? I candidati sono molti: Colombia, Messico, Iran, ecc. Per ora, l’amministrazione Trump sta promuovendo l’attuazione della “Dottrina Monroe” del 1823 – “L’America agli americani”, ovvero che l’intero emisfero occidentale (americano) ricada sotto il dominio degli Stati Uniti. È chiaro che se questo progetto regionale dell’imperialismo americano verrà realizzato, sarà solo questione di giorni, nel contesto dell’attuazione del progetto globale MAGA, prima che l’imperialismo americano si sposti nell’emisfero orientale, dove dispone anche di un numero maggiore di solide roccaforti militari e politiche (soprattutto intorno all’Iran). Infine, in tutta questa politica di trasferimento della Groenlandia agli Stati Uniti, i veri vincitori saranno la Cina e la Russia, mentre l’unico perdente, insieme alla Danimarca, sarà l’Unione Europea. Le mosse diplomatiche di Pechino e Mosca su questo tema indicano chiaramente che stanno di fatto rimanendo in disparte, con la concessione alla Russia, da parte degli Stati Uniti, di una soluzione alla “questione ucraina” secondo la volontà russa, mentre la possibile remunerazione alla Cina rimane un segreto, come in molti altri casi simili finora. -------------------------------------------------------------------------------- Dichiarazione di non responsabilità L’autore scrive per questa pubblicazione a titolo personale, senza rappresentare alcuna persona o organizzazione se non le proprie opinioni personali. Nulla di quanto scritto dall’autore deve essere confuso con le opinioni editoriali o le posizioni ufficiali di qualsiasi altro mezzo di comunicazione o istituzione. L’autore del testo non ha alcuna responsabilità morale, politica, scientifica, materiale o legale per le opinioni espresse nell’articolo. -------------------------------------------------------------------------------- L’autore: Dr. Vladislav B. Sotirović, ex professore universitario, Vilnius, Lituania. Ricercatore presso il Centro Studi Geostrategici, Belgrado, Serbia. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI MARIA ROSARIA LEGGIERI. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza New York
Furundulla 304 – La ricoperta dell’America
…se dobbiamo fare a chi le spara più grosse (le cazzate,  intendo)… di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Bella scoperta!! S/Bilancia La concentrazione di ricchezza mette a rischio la democrazia Padrino parte IV L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa
Ascoltare la voce dei nativi della Groenlandia
A cura di Enrico Vigna,   Groenlandia: parlano i nativi locali e difensori del popolo Inuit [In fondo la versione in pdf comprensiva di foto] – di  Enrico Vigna  In riferimento alla questione USA Groenlandia posta da D. Trump, queste sono le posizioni del Partito locale Inuit Ataqatigiit (Comunità Inuit-IA), un partito politico groenlandese progressista e indipendentista fondato nel 1976, che raccoglie
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L’Europa bipolare, tra Groenlandia e Ucraina
Il bipolarismo affligge l’Europa. Non è la vecchia divisione del mondo in due (tra Occidente capitalista e Urss socialista), né quel sistema elettorale antidemocratico che obbliga a stare in uno dei due schieramenti prestabiliti oppure sparire. L’Unione Europea è affetta da disturbo bipolare, altro nome della schizofrenia. A forza di […] L'articolo L’Europa bipolare, tra Groenlandia e Ucraina su Contropiano.
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-------------------------------------------------------------------------------- Pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- Prima che ci sbilanciamo nelle fantasmagoriche visioni dei bombardieri statunitensi che colpiscono la Danimarca, facendo attivare l’articolo 5 della Nato e dunque, le contraeree europee contro gli stealth, e innescando così la rivoluzione mondiale (ho letto anche questo ve lo giuro), suggerisco sommessamente di dare un occhio a cos’è e com’è la Groenlandia. Una serie “leggera” su Netflix può essere utile, giusto per capire il “sentiment”: Borgen – il potere. Innanzitutto stiamo parlando di una terra abitata da 56.000 persone. Un normale quartiere di una città medio piccola italiana. Perché è danese nonostante sia geograficamente molto più vicina agli Usa e al Canada che a Copenhagen? Per via del colonialismo. Un lungo processo storico, dai Vichinghi alla colonizzazione norvegese e poi danese dal 1700, fa diventare la Groenlandia parte integrante del Regno di Danimarca nel 1953. Ha ottenuto un elevato grado di autonomia attraverso l’autogoverno (Home Rule) nel 1979 e il Self-Government Act nel 2009, ma la sovranità è danese su difesa e politica estera. Particolare importante, che credo faccia comprendere meglio quale possa essere una delle leve che The Donald potrebbe utilizzare per il successo della sua “negoziazione armata” o, come ho sentito definire per l’operazione militare speciale in Venezuela, per l’ “OPA ostile” (molto calzante secondo me come qualificazione): attraverso referendum nel 1982, i 50.000 cittadini della terra del ghiaccio scelgono l’uscita dalla Comunità economica europea che avverrà nel 1985. Quindi la Groenlandia a differenza della Danimarca, non fa più parte dell’Unione Europea, e ha cambiato il suo status in Territorio Speciale dell’Unione Europea, un territorio dipendente che ha una relazione speciale con uno stato membro dell’UE. Gli Stati Uniti sono stabilmente piazzati in Groenlandia dal 1951. In base al trattato di difesa stipulato con la Danimarca. La Pituffik Space Base (in passato Thule Air Base) è un’enclave amministrativa statunitense nel comune di Avannaata, nella Groenlandia settentrionale. Inizialmente erano censiti ufficialmente 235 militari, oggi sono qualche migliaio, ovviamente in aumento, nel quadro della centralità geostrategica dell’Artico, contesa dagli Usa con le altre due potenze imperiali, Russia e Cina. Quindi a me sembra che non occorra al nuovo Monroe del “baciami il culo”, scatenare guerre (quelle vanno bene se a morire sono soldati e popoli non occidentali) per sostenere “l’acquisizione “ della Groenlandia sotto un quadro “legale”. La lotta al narco-terrorismo qui è inutilizzabile, a meno che Trump non convinca il mondo che tutta quella distesa bianca non è ghiaccio ma coca congelata ( cosa anche possibile visti i tempi ). L’Opa ostile potrebbe essere incardinata a partire da un rinnovato afflato di spinta indipendentista groenlandese trasformato in volontà della maggioranza, bastano due decine di migliaia di persone, di affrancarsi definitivamente dal controllo danese, per poi diventare la 51ma stella sulla bandiera americana. D’altronde cosa ci vuole, pistola alla mano da una parte, e promessa di un reddito pro capite per i 56.000 dall’altra, tale da far vivere da nababbi per generazioni? “La vita è tutto un business” ha detto il Tycoon, quando descriveva la strategia adottata sul Venezuela, per ottenere un “chavismo ad amministrazione controllata”. E certo la ricompensa di 50 milioni di dollari messa sulla testa di Maduro, sembra che abbia contato eccome per organizzare la sua cattura. Tutto si compra, in Trumpworld. E quando mai il “commercio” non ha avuto a che fare con la “pistola”? Nel 1848 con il trattato di Guadalupe Hidalgo, gli Stati Uniti si comprarono, per 15 milioni di dollari di allora, la California dal Messico. E finì la Guerra messicano-americana. Pistola e soldi. E che dire della Louisiana, quarant’anni prima? Comprata dai francesi. Ecco c’è un piccolo particolare, insignificante per The Donald e quelli come lui: che dentro quelle terre, e anche in Groenlandia, ci sono delle persone, dei popoli, delle storie antiche. Gli Stati Uniti nascono dallo sterminio di chi abitava prima quelle terre, di chi ci era nato. L’ostacolo più grande per l’annessione della Groenlandia ad esempio, non sono certo i pusillanimi dell’Ue – un’entità che non esiste secondo Trump che la vuole smembrare attraverso le sue quinte colonne tra cui la proconsole di casa nostra. L’Europa non parla e se parla, come dice Massimo Cacciari, fa danni. Ma quei nativi organizzati per difendere la loro terra dal saccheggio minerario e di devastazione ambientale. Quello che c’è sopra quella terra, quello che è vivo, non interessa a Trump: il morto, ciò che giace sottoterra, è il desiderio necrofilo di questa grande politica del nostro tempo. E se quello che c’è sotto terra fosse vivo, beh si elimina. Si dice che Trump voglia stupire con effetti speciali su questo tema, il 4 di luglio. Indipendence Day, appunto. E noi? Dalla parte di quelli che Trump definisce “della slitta con i cani”. Dalla parte degli Inuit. Dei cani da slitta, delle slitte. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI AMADOR FERNANDEZ SAVATER: > L’impero del racket? -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dalla parte degli Inuit, dei cani, delle slitte proviene da Comune-info.
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