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Il caso del volo Dubai-Tel Aviv e l’ennesima figuraccia dei media mainstream
Un pilota russo, un copilota ucraino e una lite capace di mettere in pericolo un aereo Flydubai diretto a Tel Aviv. La mattina del 30 settembre, un’emergenza ancora da chiarire aveva già trovato la sua spiegazione nei titoli di diverse testate. Sebbene si trattasse di una storia improbabile che avrebbe richiesto dei riscontri ufficiali, la ricostruzione era perfetta per suggerire che il conflitto tra Mosca e Kiev fosse arrivato persino nella cabina di pilotaggio. Nel giro di poche ore sono arrivate informazioni che contraddicevano quella versione: secondo i media israeliani, ai comandi ci sarebbero stati un omanita e un emiratino. Le indagini restano aperte, ma la versione della coppia di piloti russo-ucraino è stata abbandonata anche da chi l’aveva messa in circolazione. Per l’ennesima volta, la fretta di non bucarsi una notizia ha scavalcato il dovere di verificarla e un’informazione incerta è diventata il perno dei titoli prima che fossero chiariti i protagonisti e la dinamica della vicenda. Le tracce sono ancora online. L’ANSA ha diffuso la versione della lite tra pilota russo e copilota ucraino, conservata negli indici e nelle riprese del lancio. Repubblica titolava Pilota russo e copilota ucraino, lite in volo sul Flydubai: il titolo è cambiato, mentre l’indirizzo della pagina conserva quelle nazionalità. Il Foglio le aveva inserite nel titolo, poi ridotto a Un dirottamento, anzi una lite fra piloti. Il Secolo d’Italia rilanciava con pathos: Terrore nei cieli: lite tra pilota russo e copilota ucraino sul Dubai-Tel Aviv. Anche Open aveva messo in evidenza il russo e l’ucraino, eliminati dalla versione attuale, ma ancora presenti nel risultato indicizzato. Lo stesso confronto si può fare con RaiNews. La notizia rimbalzava tra agenzie e testate, ma la moltiplicazione delle riprese non equivaleva a una verifica indipendente: Adnkronos attribuiva esplicitamente le presunte nazionalità a Channel 12, emittente richiamata anche dal lancio ANSA. Citare una fonte non esonera dal valutarne l’attendibilità, soprattutto quando un’indiscrezione viene promossa a spiegazione dell’accaduto. Ripeterla in coro non la rende più vera. Il volo FZ1073, partito da Dubai e diretto al Ben Gurion, è atterrato in emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita. I dati di tracciamento mostrano una brusca perdita di quota; sono stati trasmessi il codice 7700, per l’emergenza generale, e il 7500, associato a un’interferenza illecita. Israele ha fatto decollare i caccia. Le testimonianze raccolte dai media israeliani descrivono urla, sangue nella cabina e un pilota ferito con un coltello, oltre all’intervento di persone a bordo per immobilizzare l’aggressore. L’operatore dell’aeroporto saudita ha comunicato il ricovero di entrambi i piloti. Flydubai ha confermato un incidente durante il volo e l’atterraggio sicuro a Tabuk, senza precisarne nella nota la causa né le identità dei piloti. Secondo la successiva ricostruzione israeliana, il copilota omanita avrebbe  accoltellato il comandante emiratino e tentato di dirottare l’aereo con a bordo 177 israeliani per farlo schiantare al suolo, ma sarebbe stato fermato. In attesa di riscontri, il condizionale è d’obbligo. Funzionari israeliani ipotizzano un attacco terroristico, ma non è una conclusione investigativa definitiva. Dinamica e movente restano da accertare. Colpisce anche la tempistica: l’incidente arriva all’indomani dell’allarme di Netanyahu su possibili attacchi prima delle elezioni, mentre il premier è sotto pressione per le rivelazioni sui presunti avvertimenti ricevuti prima del 7 ottobre; una coincidenza che i media hanno ignorato e che, invece, dovrebbe riproporre l’interrogativo sull’uso politico della paura e sulla sua capacità di spostare l’attenzione dalle responsabilità del governo. Tornando alle testate italiane, le rettifiche sono arrivate solo in parte: ANSA ha contraddetto le precedenti informazioni sulle nazionalità dei piloti; Repubblica e RaiNews hanno segnalato il cambiamento nel testo, Adnkronos ha sospeso la pagina. Altri mezzi di informazione si sono limitati a modificare o a cancellare le tracce dell’errore, senza smentite. La contraddizione pesa ancora di più per chi rivendica un ruolo nella lotta alla disinformazione. Open, per esempio, dichiara sul proprio sito la partecipazione al programma di fact-checking di Meta: il controllo dei fatti deve valere anche per i propri articoli. E per le testate che invocano restrizioni contro l’informazione indipendente accusata di diffondere fake news, la domanda è inevitabile: quando l’errore arriva dai propri titoli, basta chiamarlo «aggiornamento»? La fretta non può essere un’attenuante riservata ai grandi giornali, mentre agli altri si chiedono penalizzazioni e censura. Chi pretende di vigilare sull’affidabilità dell’informazione dovrebbe verificare prima di pubblicare e rendere le rettifiche visibili quanto le notizie sbagliate. Altrimenti, il fact-checking diventa un marchio di autorità da esibire contro i concorrenti, anziché un criterio da rispettare nella propria redazione. The post Il caso del volo Dubai-Tel Aviv e l’ennesima figuraccia dei media mainstream appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 30, 2026
L'INDIPENDENTE
“La Russia attaccherà il Sud Europa”: l’allarme basato sul niente che domina le prime pagine
La CIA avrebbe avvertito Italia, Francia e Spagna: Mosca prepara droni nascosti su navi mercantili, da lanciare nel Mediterraneo per provocare «distruzioni su vasta scala». Il quotidiano spagnolo El Mundo offre ai lettori anche il modello dei velivoli, i Gerbera, e una mappa che mette quasi tutta l’Italia nel loro raggio d’azione. Sono dettagli che danno al racconto l’apparenza di un piano accertato, mentre non viene mostrata alcuna prova dell’attacco imminente. La fonte citata per lo “scoop” è niente di più che una presunta fonte anonima all’interno del ministero della Difesa della Lituania, lo stesso governo da cui negli ultimi mesi sono stati lanciati ripetuti allarmi su attacchi russi rivelatisi poi del tutto infondati. Tuttavia, senza nessuna verifica, e spesso senza nemmeno l’utilizzo del condizionale, su molti media mainstream italiani ed esteri ora campeggiano titoli come: “Mosca vuole colpire l’Italia con droni dal mare”. Titoli che possono far piombare nel panico per una guerra imminente, tanto da aver spinto lo stesso ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, a diffondere un invito a non gettare «benzina sul fuoco». L’“inchiesta” di El Mundo comincia con un fatto reale: il direttore della CIA John Ratcliffe è andato a Mosca il 25 agosto. Secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal, avrebbe messo in guardia la Russia da provocazioni contro la NATO; Politico ha riferito anche di colloqui sul sostegno russo all’Iran. Da nessuna delle due ricostruzioni emerge, però, un benché minimo piano per colpire le coste italiane. A descriverlo, nel giornale spagnolo, è invece una fonte anonima vicina alla Difesa lituana: droni Gerbera nascosti nei container di navi mercantili e lanciati dal Mediterraneo. Lunghi circa due metri, con un’apertura alare di 2,5 metri, un peso fino a 18 chilogrammi, sono in grado di raggiungere velocità intorno ai 160 chilometri orari e con un’autonomia massima dichiarata di 600 chilometri. Sono dati sulle capacità di un’arma, non sulle intenzioni di chi dovrebbe usarla. Le specifiche dei Gerbera danno un’apparenza di precisione alle parole dell’ennesima fonte anonima. Ma sapere quanto lontano può volare un drone non dimostra che qualcuno stia per lanciarlo: non c’è una nave individuata, una data, un bersaglio, né un elemento pubblico che colleghi il viaggio di Ratcliffe al presunto attacco. El Mundo riempie questi vuoti con dettagli tecnici e illustrazioni. Quanto ai disegni a corredo, hanno lo stesso valore di prova della fialetta mostrata da Colin Powell all’ONU mentre parlava di antrace o della bomba disegnata con cui Netanyahu illustrò la minaccia iraniana: fanno scena, riempiono i titoli e non dimostrano il piano che pretendono di rappresentare. Anche la provenienza della fonte richiede cautela. Il 13 giugno un segnale radar fece scattare l’allarme nella regione di Vilnius e attivare i caccia NATO: l’oggetto fu poi identificato come un pallone meteorologico. Il 20 e 21 maggio altri allarmi mobilitarono la difesa aerea, ma i velivoli cercati non furono trovati. Due droni precipitati davvero, a marzo e il 17 maggio, furono invece identificati dal ministero della Difesa lituano come ucraini, probabilmente deviati dalla guerra elettronica russa. Questo mostra quanto sia rischioso trasformare un rilevamento in un’identificazione e un’identificazione in un’attribuzione politica prima delle verifiche. Il quotidiano spagnolo compie un ulteriore passo: poiché Italia, Francia e Spagna voteranno nel 2027, l’attacco potrebbe favorire forze contrarie al sostegno all’Ucraina. Anche il movente è dunque ipotetico e serve per spaventare l’opinione pubblica, dietro lo spauracchio dell’avanzata di forze sovraniste filorusse. A Bruxelles, la Commissione dice di non conoscere un’allerta specifica; a Roma Crosetto afferma che l’allarme non trova conferma, eppure, il presunto piano che non trova conferme da nessuna parte domina le prime pagine ed è già diventato un caso politico. Non è la prima volta che un sospetto, arricchito di dettagli, viene venduto come una prova. I racconti di presunti droni oltre confine occupano ormai quotidianamente i media, saturano l’opinione pubblica e abituano a vivere sotto una minaccia permanente: il clima ideale per le istituzioni di Bruxelles che spingono verso il riarmo e la militarizzazione. A Ispra, il «drone russo» che avrebbe sorvolato il centro di ricerca europeo si è rivelato un falso segnale prodotto da un amplificatore telefonico difettoso; la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione. In Polonia, il tetto sfondato di una casa durante l’incursione di droni russi del settembre 2025 era stato attribuito a uno dei velivoli: Rzeczpospolita ha indicato invece un missile lanciato dalla difesa polacca, mentre la procura non aveva ancora concluso gli accertamenti. Contestare quella prima attribuzione non significa negare lo sconfinamento: il problema è la certezza con cui si racconta ciò che è ancora da stabilire, perché serve a fini di mera propaganda. Perfino il drone abbattuto in Lituania durante la visita di Crosetto è stato letto come un messaggio diretto al ministro, senza che quell’intenzione fosse provata. È successo anche con il presunto sabotaggio russo al GPS dell’aereo di von der Leyen, che si è rivelato non essere mai avvenuto, e con l’altrettanto falso attentato a Zelensky: il drone era caduto a 160 chilometri dall’aeroporto, 43 minuti prima del decollo. A Lipsia, Berlino ha attribuito alla Russia il tentato attacco con un drone esplosivo, ma non ha divulgato gli elementi investigativi su cui fonda l’accusa. A smentire l’urgenza dell’allarme sono proprio le fonti che i giornali citano quando alimentano la paura. Il 30 agosto Reuters riferiva che Ratcliffe aveva sollevato a Mosca la possibilità di un’operazione russa contro un Paese NATO. Nello stesso articolo, però, un funzionario dell’Alleanza precisava: «Al momento non vediamo alcuna minaccia imminente di attacco». Il rapporto dell’intelligence estone escludeva l’intenzione di Mosca di aggredire militarmente un membro della NATO nell’anno successivo; il presidente finlandese Alexander Stubb diceva di non vedere «né prove né fatti» a sostegno dei pronostici di guerra entro il 2029. Valutazioni che non escludono incidenti od operazioni clandestine, ma tolgono fondamento al racconto di un attacco imminente. Sui media che evocano ogni giorno l’escalation, queste conclusioni ricevono ben meno spazio – quando lo ricevono – delle ipotesi più allarmanti. El Mundo prende la visita del capo della CIA, aggiunge una fonte anonima, le specifiche tecniche di un drone e una mappa: ne esce un piano contro l’Italia che nessuna delle valutazioni citate conferma. La possibilità diventa notizia, la notizia diventa minaccia. Quando arriva la smentita, se arriva, la paura ha già fatto il suo lavoro. The post “La Russia attaccherà il Sud Europa”: l’allarme basato sul niente che domina le prime pagine appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 24, 2026
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