Il potere della gente comune, da Macklemore al boicottaggio
Circa 300mila follower persi in due settimane da Ed Sheeran, oltre un milione
guadagnati dal rapper che aveva urlato «Free Palestine» sopra 80mila teste al
MetLife Stadium. È il rovescio della medaglia della storia raccontata su queste
pagine la settimana scorsa, quando Macklemore veniva accusato da giornalisti e
colleghi – Pink su tutti – e cacciato dal Loop Tour dopo essersi schierato per
la causa palestinese dal palco. Oggi quello stesso rapper non è più il problema
da allontanare dagli stadi americani: è l’artista che l’opinione pubblica ha
scelto di premiare, mentre chi lo aveva messo alla porta fatica a spiegarsi.
Nel giro di quarantotto ore tutte le altre band di supporto del tour (Finneas,
Lukas Graham, Aaron Rowe e i Beoga) hanno lasciato le date rimaste per
schierarsi con lui, e anche i loro profili social sono cresciuti. Online sono
partite migliaia di richieste di rimborso dei biglietti, e altrettanti fan hanno
annunciato di non voler più assistere ai concerti di Sheeran. Allora la
questione si è spostata sui soldi. Macklemore ha annunciato che donerà l’intero
milione di dollari guadagnato dal tour a sei organizzazioni umanitarie attive a
Gaza, sfidando Robert Kraft – il patron degli stadi che avrebbe concertato la
sua esclusione – a fare altrettanto. Sheeran, travolto dalle critiche per il suo
silenzio, ha promesso a sua volta due milioni di dollari per l’assistenza
umanitaria nella regione, e lo stesso Kraft si è impegnato a raddoppiare la
cifra. Ma un bonifico non cancella una scelta, né la sua assenza: Sheeran si era
limitato a dirsi estraneo alla decisione, definendo il conflitto una generica
«tragedia umana», perché aveva scelto di non prendere posizione; la sua scelta è
stata quella di non scegliere e i fan questa volta non l’hanno perdonato.
Dall’altro lato al rapper americano è appena stato dedicato un murales a Gaza,
dipinto dall’artisti locali Anne Radwan e Ubayy Al-Qarashli, per ringraziarlo
del suo sostegno.
Al di là della cronaca, la lezione è un’altra, e va al di là di questa vicenda:
da soli contiamo poco, insieme diventiamo una forza che aziende e governi non
possono ignorare. Bob Dylan trasformò le canzoni in editoriali cantati e diede
voce al movimento per i diritti civili americano. Fabrizio De André scelse
sempre la parte degli ultimi – prostitute, ladri, disertori – e ne fece
letteratura, senza mai concedere nulla al potere costituito. Roger Waters porta
avanti da oltre un decennio una battaglia scomoda per la causa palestinese,
pagandone il prezzo in polemiche e date cancellate quasi a ogni tour. Nel 1985
fu invece un intero movimento a muoversi insieme: Steven Van Zandt radunò oltre
cinquanta artisti, da Bruce Springsteen a Miles Davis, in Artists United Against
Apartheid, per il brano Sun City, nel quale promettevano di non esibirsi più in
quel resort sudafricano, simbolo del regime segregazionista.
Il modello del boicottaggio organizzato, del resto, funziona anche fuori dal
mondo della musica. Nel luglio 2021 Ben & Jerry’s ha annunciato che avrebbe
smesso di vendere i propri gelati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, definendo
quella presenza «incompatibile con i propri valori», dopo anni di pressioni da
gruppi di consumatori. Puma, dal canto suo, nel 2024 ha comunicato che non
avrebbe rinnovato la sponsorizzazione della federazione calcistica israeliana,
che schiera anche squadre con sede negli insediamenti in Cisgiordania: una
campagna di boicottaggio partita nel 2018 da oltre duecento club sportivi
palestinesi aveva accompagnato l’azienda tedesca per sei anni, tra picchettaggi
davanti ai negozi e occupazioni degli uffici. Stessa storia, più di recente, per
Starbucks, costretta a chiudere oltre 200 punti vendita, o per Carrefour, che
dopo essere stata a lungo al centro del boicottaggio, abbandona il mercato
italiano.
Il potere ci vuole divisi, perché il singolo può fare poco sulle macro-dinamiche
di cui diventiamo spettatori inermi; altra cosa, però, è quando riusciamo ad
andare oltre le differenze, perché uniti da un comune obiettivo possiamo
diventare inarrestabili e incidere davvero.
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