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Comune-info: Obiezione totale e collettiva
DI R.C. SU COMUNE-INFO DEL 28 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da R.C., pubblicato su Comune-info il 28 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Se la guerra viene normalizzata e perfino i luoghi del sapere trasformati per accogliere le forza armate allora la protesta contro il ritorno della leva militare nei paesi europei, a cominciare dall’Italia, può diventare un fiume di obiezione non solo individuale – in un paese dove gli obiettori di coscienza al servizio militare dagli Settanta al 2000 sono stati quasi un milione – ma collettivo, totale e profondamente politico. Lo sostiene l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che ha promosso in questi giorni un “Manifesto di resistenza” costruito intorno a cinque punti…continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Quando una coscienza si spezza
Sul suicidio di Nina Litvinova, pacifista russa, impegnata al fianco dei perseguitati e dei prigionieri politici. La sua morte in Europa è caduta nel silenzio, ma la sua vita è stata spesa per gli altri: “sempre lì, dove c’era più dolore”_   Ci sono persone che resistono per anni. A volte per tutta la vita. Resistono alle menzogne, alla propaganda, alla violenza del potere, all’indifferenza degli altri. Ma anche le coscienze più forti, se lasciate sole, alla fine si spezzano. La morte di Nina Litvinova ci obbliga a guardare proprio lì: non solo alla repressione di un regime, ma anche al peso immenso che grava su chi continua a opporsi mentre il mondo guarda altrove. Per decenni Litvinova è stata accanto ai perseguitati politici russi. Seguiva processi, aiutava prigionieri, sosteneva dissidenti e le loro famiglie. Era una di quelle persone che raramente occupano le prime pagine ma senza le quali la dignità umana arretrerebbe ancora di più. “Memorial”, l’organizzazione per i diritti umani di cui seguiva il lavoro, ha scritto che “era sempre lì dove c’era più dolore”. Forse non esiste definizione più alta di una vita spesa per gli altri. Nel messaggio lasciato prima del suicidio, Nina Litvinova parla della guerra contro l’Ucraina, delle incarcerazioni, delle torture, dell’impotenza. Dice di essere esausta. Dice di non farcela più a sopportare il dolore di chi continua a morire o a soffrire nelle carceri russe per essersi opposto alla guerra. Non c’è odio nelle sue parole. C’è piuttosto il crollo di una coscienza che ha sentito troppo a lungo il peso della sofferenza altrui. E forse questo dovrebbe interrogarci profondamente. Parliamo continuamente dei potenti, dei leader, degli eserciti, delle strategie geopolitiche. Molto meno di chi tenta di tenere in piedi la dignità umana dentro società attraversate dalla paura e dalla repressione. Eppure sono proprio queste persone a custodire qualcosa di essenziale: la possibilità di restare umani quando tutto spinge verso la disumanizzazione. Esiste una Russia che non coincide con il Cremlino. Una Russia fatta di dissidenti, giornalisti, avvocati, storici, attivisti, madri, artisti. Persone come Oleg Orlov, perseguitato e condannato per aver denunciato la guerra, o come lo storico Jurij Dmitriev, che ha speso la vita per restituire memoria alle vittime dello stalinismo. Persone spesso dimenticate anche da noi, perché il rumore della violenza copre quasi sempre la voce fragile di chi resiste senza potere. Ma quell’invisibilità non nasce solo dalla repressione: nasce anche dal silenzio di chi dovrebbe raccontare. A Nina Litvinova è stato dedicato un trafiletto. Poche righe, poi il nulla. Il modo in cui l’informazione ha trattato la sua morte non è un dettaglio: è la misura di una gerarchia. I generali fanno notizia, i ministri fanno notizia, le dichiarazioni dei potenti riempiono pagine. Chi resiste senza potere resta quasi sempre invisibile. E quell’invisibilità ha un costo reale: convince chi lotta che nessuno stia guardando, che nessuno si preoccupi, che la propria resistenza non conti. Nessuno può portare da solo tutto il dolore del mondo. Nessuna coscienza, per quanto forte, può sopravvivere indefinitamente all’isolamento, alla sensazione di impotenza, all’assenza di una comunità che sostenga e condivida il peso della resistenza. Esistono già reti, associazioni, persone che cercano di costruire ponti di solidarietà con la società civile russa. “Memorial” ne è l’esempio più noto, ma non l’unico. Non sappiamo ancora con precisione come si rafforzino questi legami. Ma sappiamo da dove si comincia: dalla visibilità. Dal non lasciare che una vita come quella di Nina Litvinova si riduca a un trafiletto. Le guerre distruggono vite anche lontano dal fronte. Consumano lentamente chi continua a sentire il dolore degli altri come una responsabilità personale. Quando queste persone crollano, il mondo perde qualcosa che non si recupera facilmente: una coscienza che teneva in piedi un pezzo di umanità. Parlarne non è un gesto simbolico. È già, in piccola parte, non lasciarle sole. Comune-info
May 24, 2026
Pressenza
Comune-info.net: Minuto di silenzio
DI RENATA PULEO SU COMUNE-INFO DEL 18 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Renata Puleo, pubblicato su Comune-info.net il 18 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Vengo alla memoria personale, a un episodio a cui ho ripensato nell’ambito delle riflessioni svolte dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, di cui faccio parte. Il 17 settembre 2009, sei militari italiani del reggimento di élite Folgore 186, in missione di supporto ISAF in Afghanistan, occupato dagli Stati Uniti, trovano la morte in un attentato presso l’aeroporto di Kabul. Il governo italiano dichiara il lutto nazionale, il diritto ai funerali di stato e, malgrado si tratti di una guerra non dichiarata (un’invasione), un minuto di silenzio nelle pubbliche istituzioni per le vittime uccise nell’espletamento del loro “dovere di difesa della Patria” (sic)...continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comune-info.net: La pervasività dell’ideologia della guerra
DI RENATA PULEO SU COMUE-INFO DEL 22 APRILE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Renata Puleo, pubblicato su Comune-info.net il 22 aprile 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione al Convegno nazionale svolto a Torino il 17 aprile 2026 dal titolo “Il trauma della guerra”. «Il 17 aprile 2026 si è svolto a Torino il terzo convegno (precedenti 2024, 2025 a Roma) dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, in collaborazione con l’Associazione Scuola e Società (Grande successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio) titolato “Il trauma della guerra”. Come si evince dal sito, ha visto la presenza di 400 persone in remoto e 200 in sala. Dopo la censura del ministro Giuseppe Valditara che ha bloccato l’esonero per gli insegnanti che si erano iscritti all’Assemblea convocata il 4 novembre 2025, in quanto i fini non sono stati ritenuti congruenti con la funzione docente, stavolta tutto tace e cammina sottotraccia. Non mancano, infatti, continue intimidazioni alle scuole che organizzano attività e incontri non in linea con i decreti del trio ministeriale Valditara-Crosetto-Piantedosi, nel combinato congiunto di provvedimenti del MIM, della Difesa, degli Interni…continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La mercificazione del calcio
Il grande calcio italiano delle tecnologie, degli sponsor, degli stadi simili a centri commerciali e soprattutto dei fatturati multimiliardari finisce per l’ennesima volta sotto inchiesta per l’ipotesi di “concorso in frode sportiva”. Nel libro di Gabriel Kuhn Un calcio al potere. Gioco e lotta sociale (eleuthera), si cercano nel calcio business tracce del calcio come strumento di riscatto e trasformazione sociale. di
S’Atobiu: Incontrarsi e ascoltarsi sono già atti di ribellione
Gianluca Carmosino su Comuneinfo.net Incontrarsi e ascoltarsi sono già atti di ribellione I margini sono da sempre al tempo stesso luoghi di repressione ma anche spazi di creazione di possibilità. Per bell hooks il margine è “un luogo capace di offrirci la possibilità di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi… in cui ritroviamo noi stessi
Palestina e il diritto umano di sognare
Il nostro dossier, come ogni sabato, con articoli di Soleiman Abu Samra, Ambra Pastore, Emilia De Rienzo, Anna Maria Selini, Martina Ferlisi, Dario Salvetti, Michele Gambirasi, Angela Mauro con Francesca Albanese, Giulio Chinappi, Stefano Mauro ed Enrico Semprini aggiornamenti da Anbamed con una relazione sul primo maggio di Soleiman Abu Samra Anbamed sulla Corte Penale Internazionale Ambra Pastore e la
Khatun Salma: il corpo e il libro strappato
Uno scritto di Tahar Lamri sull’assassinio della poetessa libanese. Tra le macerie di Tallet al-Khayat, a Beirut, l’8 aprile 2026, è stato ritrovato il corpo della poetessa libanese Khatun Salma, insieme a quello del marito Muhammad Karasht. Non lontano da loro, una copia sfregiata di Ventiquattro ore nella vita di una donna di Stefan Zweig. Qualcuno ha visto. Qualcuno ha
Il cielo cupo di Sigonella
Due giorni dopo l’informativa “lacunosa” di Guido Crosetto sul coinvolgimento della base aerea di Sigonella nelle guerre in corso, riprendiamo da Comune-info.net questo documentato intervento di Antonio Mazzeo, proprio sui movimentiche hanno coinvolto la base negli ultimi anni.  Il cielo cupo di Sigonella di Antonio Mazzeo L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate Usa di
Il paralogismo di Erri De Luca
«La parola” sionismo” indica il diritto di Israele a esistere come Stato. Chi sostiene la necessità di due Stati, Israele e Palestina, è naturalmente sionista, poiché considera Israele uno dei due Stati. Chi, invece, sostiene la cancellazione di Israele non è per la soluzione a due Stati e coincide con Hamas» (Erri De Luca). Quello di Erri de Luca è formalmente un sillogismo[1]. Ma si tratta di un sillogismo fondato su premesse fallaci. Dunque il ragionamento di De Luca è un paralogismo. Forse un sofisma, ma non posso sapere se De Luca è in errore per una fallacia involontaria del ragionamento o se è in malafede. Propendo per la prima ipotesi: De Luca ha fatto qualche errore logico che naturalmente presuppone qualche errore storico. E adesso cerchiamo di correggerlo. Cosa vuol dire sionismo Negli anni Trenta del secolo scorso i colonialisti inglesi dominavano il territorio di Palestina: molti ebrei immigravano in quel territorio, e convivevano più o meno pacificamente con gli abitanti palestinesi. Da un certo momento in poi (si veda Palestine 1936 di Annemarie. Jacir che racconta benissimo questa vicenda), gli inglesi cominciarono a cedere parti del territorio di loro dominio all’entità politica sionista che si andava costituendo. Questa entità politica ha carattere colonialista perché eredita il privilegio di una potenza colonialista. Nel maggio 1948 l’entità politica sionista viene riconosciuta dall’Onu come Stato. Nasce lo Stato di Israele: gli ebrei che avevano fino a quel momento convissuto (sempre meno pacificamente) con i palestinesi divennero uno stato insediato su un territorio abitato dai palestinesi. I sionisti aspiravano dichiaratamente a uno stato che inglobasse tutto il territorio palestinese, sottomettendolo e liberandolo dai suoi abitanti. “Una terra senza un popolo per un popolo senza terra” era la loro premessa falsa, e implicitamente genocidaria. Quella terra non era senza popolo. Hannah Arendt, Albert Einstein lo capirono e lo scrissero in una lettera firmata insieme a una trentina di altri intellettuali ebrei. Il colonialismo aveva posto le basi per un conflitto sanguinoso interminabile, oppure terminabile solo con un genocidio compiuto. Dopo il 7 ottobre 2023 questo genocidio è stato avviato e procede nell’impotenza o nell’indifferenza del mondo. Erri De Luca lo sa. Dopo la Conferenza di Madrid del 1991 la comunità internazionale avanzò una proposta che animò il movimento anti-colonialista dei palestinesi (non tutti, ma la maggioranza): la costituzione di due stati: due popoli due stati. Erri De Luca dice: chi crede nella prospettiva dei due stati è sionista perché riconosce l’esistenza dello Stato di Israele. Si potrebbe discutere di questa affermazione, ma io la prendo per buona, però mi chiedo: era questa la sola prospettiva che permettesse agli ebrei di vivere in quel territorio? Era la soluzione “due popoli due stati” la sola possibilità, dopo che gli europei avevano scaraventato gli ebrei fuori dal loro territorio? No. Non lo era. Ce n’era un’altra: la creazione di un’entità politica (chiamatela Stato se questa parola vi piace, a me non piace tanto) nella quale palestinesi islamici, palestinesi cristiani ed ebrei di varia provenienza potessero convivere, creare strutture di governo comune, e rispettare le regole stabilite in una costituzione laica. Ma a questo punto comprendiamo cosa è il Sionismo. Il sionismo non rivendica il diritto degli ebrei ad abitare in quel territorio, ma rivendica il diritto degli ebrei a imporre un loro Stato a una popolazione che non ha alcun diritto politico, e che viene costretta a rinunciare alla sua casa e infine allo stesso diritto di vivere. L’esistenza di Israele è conseguenza di un atto colonialista e implicitamente genocida. Per questo io affermo che Israele non ha diritto di esistere. Quando (nel 2018) nella costituzione israeliana viene inserita la formula “Stato degli Ebrei”, il carattere esclusivo, integralista e razzista di Israele viene formalmente sancito. Perché è nata Hamas? Può darsi che il genere umano sia destinato a scomparire prima che giustizia sia fatta, anzi direi che è quasi certo. Ma non ci sarà giustizia fino a quando esisterà lo stato intrinsecamente genocidario di Israele. Dopo avere detto questo voglio assicurare il bravo Erri De Luca che sono lontanissimo da Hamas. Hamas è una creazione dello Stato genocida di Israele, e più precisamente una creazione della strategia di cui Netanyahu è l’espressione. Hamas è nata dall’umiliazione che lo Stato genocida di Israele ha inflitto ai palestinesi a partire dal 1948, è nata dalla trasformazione in senso integralista e terrorista della maggioranza del popolo palestinese, dalla distruzione e sottomissione dell’Organizzazione di Liberazione della Palestina. L’atto culminante del progetto di Netanyahu è la strage del 7 Ottobre, che il governo di Israele ha previsto e reso possibile: le prove in questo senso sono molte, ma un’indagine su quello che è accaduto veramente in quel giorno è attivamente impedita dal governo criminale di Netanyahu, Smotrich e Ben Gvir. Io non sto con Hamas, sto dalla parte del pensiero laico e non razzista, sto dalla parte degli internazionalisti, di coloro che non credono che uno Stato debba corrispondere a un popolo, a un’etnia, a una razza, a una fede religiosa. Se Erri De Luca ha dimenticato cosa vuol dire stato laico, o cosa vuol dire internazionalismo deve tornare a scuola. Se Erri De Luca pensa che la realtà è incompatibile con l’internazionalismo forse ha ragione: cento anni di sopraffazioni, violenze, umiliazioni, terrore, sterminio hanno forse reso impossibile la convivenza tra palestinesi ed ebrei, e più in generale la convivenza tra gli umani. Ma allora gli consiglio di non costruire sillogismi falsi, ma di riconoscerlo: il nazionalismo, che i Sionisti hanno ereditato da Adolf Hitler, è la principale causa di terminazione del genere umano, che si delinea come inevitabile e sempre più vicina, molto prima della fine del secolo ventuno. -------------------------------------------------------------------------------- Nota [1] Sillogismo: ragionamento costituito da una premessa maggiore affermativa o negativa, da una premessa minore, da una conclusione che ne deriva necessariamente. Esempio: “Tutti gli uomini sono mortali. Io sono un uomo. Dunque io sono mortale”. Paralogismo: ragionamento logicamente conseguente ma fondato su fallacie fattuali dovute a ignoranza o a malafede. Esempio: “Tutti gli uomini sono immortali. Io sono un uomo. Dunque io sono immortale”. Sofisma: ragionamento in cui la fallacia dell’argomentazione è intenzionale. Riprendendo Socrate, il sofisma è opposto al ragionamento filosofico. Franco Berardi Bifo Intellettuale, scrittore, filosofo, docente ed attivista italiano. All’età di quattordici anni si iscrive alla FGCI, ma ne viene espulso tre anni più tardi per “frazionismo”. Partecipa al movimento del ’68 nella facoltà di lettere dell’Università di Bologna, ove nel ’67 conosce Toni Negri. Si laurea in Estetica con Luciano Anceschi e aderisce a Potere Operaio, gruppo della sinistra extraparlamentare di cui diviene figura di spicco a livello nazionale. Nel 1970 pubblica il suo primo libro, Contro il lavoro (edito da Feltrinelli). Nel 1975 fonda la rivista A/traverso, un foglio che era espressione dell’ala “creativa” del movimento bolognese del 1977; nei suoi scritti mette al centro della propria analisi il rapporto tra movimenti sociali e tecnologie comunicative. Nel 1976 partecipa alla fondazione dell’emittente libera Radio Alice. Si rifugia a Parigi dove frequenta i filosofi Félix Guattari e Michel Foucault e pubblica il libro Le Ciel est enfin tombé sur la terre (Éditions du Seuil). Collabora poi con varie riviste culturali fra cui Virus mutations, Cyberzone, Millepiani e varie case editrici fra cui la Castelvecchi. Collabora, inoltre, alla stesura di testi per MediaMente, la trasmissione televisiva prodotta da RAI Educational e condotta da Carlo Massarini dedicata al mondo di Internet e delle nuove tecnologie di comunicazione. Dal 1992 al 2004 collabora alla rivista DeriveApprodi insieme a Sergio Bianchi e altri. Dal 2000 al 2009 cura con Matteo Pasquinelli l’ambiente di rete Rekombinant. Nel 2002 fonda Orfeo Tv, la prima televisione di strada in Italia. Nel 2005 un suo pamphlet, che si scaglia contro le politiche sociali del nuovo sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, viene ripreso con enfasi dalle testate giornalistiche nazionali. Ha lavorato come insegnante presso l’istituto tecnico industriale Aldini Valeriani di Bologna. Pubblica regolarmente sul quotidiano Liberazione, sulla rivista alfabeta2 e sul sito Through Europe. Collabora alla rivista canadese Adbusters. Nel 2016 pubblica il romanzo Morte ai vecchi con Massimiliano Geraci (Baldini&Castoldi editore).   Comune-info
February 16, 2026
Pressenza