Salone dell’auto di Torino: tra militarizzazione e propaganda bellica
Torino, un soleggiato fine settimana di inizio settembre: il “salotto buono”
della città è invaso da una folla di appassionati di auto e di semplici curiosi
che – complice la contemporanea inaugurazione della “nuova” via Roma, la via
dello shopping che la recente pedonalizzazione rende ancora più appetibile per
lo struscio di turisti e residenti – passeggiano tra gli stand del Salone
dell’Auto.
L’atmosfera è surreale: il processo di “vetrinizzazione” di Torino non si
arresta, ma la sensazione di dissonanza cognitiva prodotta da questo Luna Park
dell’automobile è forte nella città che la crisi dell’automotive sta gettando
nelle braccia dell’industria bellica.
Piazza Castello è chiusa al traffico e vigilata da camionette di carabinieri e
polizia, a poche centinaia di metri il quartiere Vanchiglia è tuttora
militarizzato dopo lo sgombero di Askatasuna.
In questo contesto contraddittorio la festa si svolge blindata, alienata dalla
vita della città, ma la sorpresa (che forse non dovremmo ritenere più tale) è
che, addentrandosi nella cornice aulica dei Giardini Reali, troviamo una
massiccia esposizione di mezzi delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine.
Come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università segnala ormai da anni, il target di questo messaggio sono bambine e
bambini, ragazze e ragazzi.
Non appena bimbe e bimbi si avvicinano ai mezzi, sapientemente scelti in modo da
suscitare curiosità e stupore, il personale in divisa le e li invita a salire, a
fare un giro all’interno, a sbirciare tra i comandi, a farsi fare una foto,
indossando, ovviamente, l’elmetto d’ordinanza. Così, tra uno zucchero filato e
una granita, ci si arrampica sull’ambulanza dell’Esercito, si monta sulla
motocicletta dei Carabinieri o della Polizia, si scambiano due battute con gli o
più spesso (altra accortezza che ammorbidisce e rende familiare l’approccio) le
agenti.
La Guardia di Finanza propone un giro di giostra sul gatto delle nevi, nonché la
simulazione di un inseguimento (sic!) tramite visori per la realtà virtuale.
Ancora una volta le bambine e i bambini sono sedotte e sedotti da mezzi
totalmente decontestualizzati rispetto alla loro funzione, la dinamica del gioco
e la sollecitazione della curiosità e della meraviglia fanno sì che la fila si
formi spontaneamente davanti agli stand dei militari.
Nonostante il messaggio più evidente sia quello rivolto alle e ai più piccoli,
avvicinandosi a curiosare troviamo però, sapientemente esposti, volantini e
materiale informativo evidentemente rivolti alle e ai più grandi.
Un opuscolo dell’Esercito intitolato “Devi solo scegliere. Percorso guidato per
l’arruolamento” contiene informazioni sintetiche sui concorsi per entrare nelle
Forze Armate, corredate da QRCode che rimandano al sito.
Se abbiamo da una parte il reclutamento delle nuove leve, dall’altra si propone
anche la rivista dell’Ufficio per il Sostegno alla Ricollocazione Professionale
dei Volontari congedati, di cui viene seguito il reinserimento lavorativo.
La Guardia di Finanza propone a sua volta un volantino decisamente più patinato
con le indicazioni per i concorsi nei diversi ruoli. Gli agenti presenti
regalano figurine in cui sono riprodotte le uniformi (peccato che evidentemente
qui si trattava di buttare via un po’ di carta, perché scopriamo che si tratta
di piccoli calendari, risalenti però al 2024).
La galleria fotografica che completa queste poche righe evidenzia ancora una
volta in maniera efficace ed espressiva quanto la “cultura della Difesa” permei,
senza che questo crei particolare scandalo, contesti a cui i militari dovrebbero
essere totalmente estranei.
“Panem et circenses”, dicevano i Romani: ma il pane a Torino è sempre più caro,
mentre lo spettacolo dei circenses odierni continua imperterrito nel tentativo
di ottundere e sedurre le coscienze.
Sta a noi persistere nell’osservare, nel segnalare, nel denunciare.
Irene Carnazza
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università