Francia, l’ossessione di Macron per Mélenchon
SCONTRI DEL 17 OTTOBRE. UN COMMISSARIO DEI SERVIZI DI INTELLIGENCE AFFERMA DI
AVER RICEVUTO L’ORDINE DI PRENDERE DI MIRA IL PARTITO DI JEAN-LUC MÉLENCHON
Pauline Graulle, Pascale Pascariello, David Perrotin,
Camille Polloni, Ellen Salvi e Matthieu Suc per Mediapart
«Non è assolutamente ciò che posso confermare». La frase risuona con grande
forza. Ospite di TF1 lunedì 19 ottobre mattina, il procuratore della Repubblica
di Parigi, Laure Beccuau, ha assicurato di non poter «assolutamente confermare»
che gli autori delle violenze avvenute a Parigi sabato 17 ottobre siano «persone
politicizzate verso l’estrema sinistra». Ovvero l’esatto contrario di quanto
sostengono con forza da due giorni i principali esponenti del governo.
Le persone poste in stato di fermo sono «nella grande maggioranza persone poco
conosciute», «mantengono il silenzio e non avanzano rivendicazioni politiche»,
ha inoltre sottolineato la magistrata, precisando tuttavia che «non tutte le
persone che hanno purtroppo commesso atti di vandalismo sono state fermate».
Accusato di aver sottovalutato la mobilitazione di questo fine settimana e di
aver sottodimensionato gli effettivi di polizia, il governo continua tuttavia a
ripetere il contrario. Appena poche ore dopo questa dichiarazione prudente del
procuratore di Parigi, il primo ministro, Sébastien Lecornu, ha di nuovo
accusato «il movimento di estrema sinistra» di voler «organizzare un disordine
[…] profondo nel Paese fino alle elezioni presidenziali».
In ogni sua dichiarazione dall’inizio della mobilitazione degli studenti delle
scuole superiori, il potere esecutivo non smette di puntare il dito contro
«l’estrema sinistra», ma anche contro La France insoumise (LFI) e i suoi
rappresentanti eletti. «La partecipazione dei rappresentanti eletti di LFI a
questi movimenti è irresponsabile», ha affermato il ministro dell’Interno,
Laurent Nuñez, il 28 settembre. «Quando renderete conto del fatto che vi recate
ai blocchi stradali degli studenti delle scuole superiori per incitarli a
commettere atti di violenza?», ha chiesto ancora ai membri di LFI il 5 ottobre.
Da questo fine settimana, con centinaia di negozi saccheggiati, edifici pubblici
incendiati e atti di violenza commessi, questi attacchi si sono intensificati e
le accuse sono diventate ben più precise. «Ciò che è certo è che su tutto il
territorio nazionale sono stati individuati moltissimi militanti dell’estrema
sinistra», ha affermato il ministro dell’Interno già sabato sera. C’erano
anarchici autonomi, antifascisti, movimenti dell’estrema sinistra radicale,
sindacati studenteschi che a volte non esitano a ricorrere alla violenza».
Interrogato sulle dichiarazioni del procuratore di Parigi, il ministro
dell’Interno mantiene la sua versione. «Laure Beccuau si esprime in ambito
giudiziario, ci viene fatto sapere da Mediapart. Abbiamo sempre detto che la
maggior parte delle persone fermate si è unita ai militanti di estrema sinistra,
identificati dai servizi di intelligence. Gli estremisti di sinistra, abituati a
questo tipo di eventi, hanno evitato di farsi individuare».
Una versione ripresa dal ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, il quale ha
affermato su France 2 che «i facinorosi dell’estrema sinistra che vorranno
destabilizzare le istituzioni» rappresentano una delle principali minacce per la
Francia. «I servizi di intelligence francesi sono al top nella lotta al
terrorismo islamista […], sono forti contro la criminalità organizzata, sono
importanti contro le ingerenze straniere, ma evidentemente non sanno combattere
adeguatamente l’estrema sinistra», ha aggiunto il ministro della Giustizia.
ACCUSE SMENTITE DALLA REALTÀ SUL CAMPO
Secondo le nostre informazioni, tuttavia, queste accuse di interferenze
politiche sono contestate persino all’interno degli stessi servizi di
intelligence. In uno scambio di corrispondenza datato 18 ottobre e consultato da
Mediapart, un commissario dei servizi di intelligence territoriale (RT) non
riesce a crederci: «Ci sono cose indicibili, ma quando ci viene chiesto
testualmente di scrivere che è LFI a stare dietro al movimento, mentre
oggettivamente è falso secondo l’opinione generale dei servizi di intelligence
territoriale, è inevitabile che si tratti di decisioni politiche», si lamenta
con i suoi colleghi. Interrogato su questo punto specifico, il Ministero
dell’Interno nega di aver dato istruzioni in tal senso.
A Mediapart, anche un responsabile nazionale di un’organizzazione sindacale di
polizia si dice sorpreso dalle dichiarazioni del primo ministro volte a
difendere le forze dell’ordine. «Per tutto il giorno hanno dovuto affrontare
un’estrema sinistra particolarmente violenta, con una rete molto ben organizzata
che ha cercato metodicamente di colpire i beni, le persone ma anche le
istituzioni della Repubblica», ha affermato Sébastien Lecornu la sera del 17
ottobre.
Ha poi puntato il dito direttamente contro il partito di Jean-Luc Mélenchon e la
presenza tra le sue file del deputato Raphaël Arnault, ex leader della Jeune
Garde. «Esiste una nebulosa di estrema sinistra in cui La France insoumise
occupa un posto importante e in cui ci sono persone e gruppuscoli che perseguono
chiaramente un programma di violenza».
«Sono rimasto molto sorpreso da queste accuse rivolte a LFI, che sarebbe
responsabile del caos di sabato e dei saccheggi», prosegue il dirigente
sindacale. «Non vedo cosa c’entri LFI nella vicenda di questo fiasco», deplora.
«È pericoloso politicizzare in questo modo un fallimento così grossolano e,
soprattutto, non assumersene la piena responsabilità. Eppure, non nutro
particolare simpatia per LFI, visti i continui attacchi contro le forze
dell’ordine». D’altra parte, secondo lui, «l’estrema sinistra è minoritaria:
rappresenterebbe, secondo le segnalazioni dal campo e le informazioni raccolte,
il 20%, mentre il resto, l’80%, è costituito da saccheggiatori senza che si
possa attribuire alcuna appartenenza politica a questi delinquenti».
Il 15 ottobre, una nota informativa pubblicata in vista della giornata del 17 e
consultata da Mediapart sottolineava proprio la presenza dell’«estrema sinistra»
che avrebbe tentato di «sfruttare la rabbia degli studenti delle scuole
superiori per creare un movimento in grado di mobilitare ampie fasce della
popolazione» e citava diversi esponenti politici quali Fabien Roussel, Marine
Tondelier o Jean-Luc Mélenchon.
Ma a sostegno di questa nota, i servizi riportavano una semplice ricerca su
fonti aperte. «La France insoumise ribadisce oggi ancora di più il proprio
sostegno alle mobilitazioni del 17 ottobre annunciando sul sito del partito la
presenza dei propri eletti, parlamentari nazionali ed europei», si legge in
particolare. Invitata a prendere posizione, Marine Tondelier ha annunciato ieri
in diretta su BFMTV che avrebbe partecipato alla mobilitazione del 17 ottobre».
Per quanto riguarda «l’estrema sinistra», essa «dispone di una “riserva
operativa” di 5.000 militanti in Francia, in grado di organizzare e condurre
azioni offensive contro i simboli dello Stato, del capitalismo e del complesso
militare-industriale», ricordava inoltre la nota. Un numero stabile da anni
secondo le stime dei servizi, senza che questi abbiano stabilito un nesso
formale con la mobilitazione delle ultime settimane.
UNA NOTA CONTESTATA
Secondo Intelligence Online, la Direzione nazionale dell’intelligence
territoriale (DNRT) non ha inoltre smesso da molti mesi di «allertare
l’esecutivo su un’imminente escalation». Secondo diversi «interlocutori» del
capo della DNRT, Bertrand Chamoulaud, quest’ultimo ripeteva incessantemente che
il movimento dei Gilet Gialli sarebbe riemerso, in una forma diversa e
potenzialmente più violenta.
Dall’inizio del movimento studentesco, è sempre la stessa solfa da parte del
governo: i giovani sarebbero manipolati da LFI e dai «suoi rappresentanti
dell’estrema sinistra», secondo le parole di Sébastien Lecornu.
Per lanciare queste accuse, il primo ministro si è basato su una nota,
contestata in seguito, della Direzione dei servizi di intelligence della
prefettura di polizia di Parigi (DRPP), datata 28 settembre e resa nota da Le
Monde. «Se il servizio di intelligence intravede il dominio di un’estrema
sinistra in grado di guidare i blocchi, quanto emerso sembra piuttosto
illustrare la volontà di alcune organizzazioni politiche o sindacali di
cavalcare un movimento studentesco particolarmente frammentato e spontaneo, e
quindi difficile da controllare», precisava il quotidiano.
Basandosi sulla situazione di una ventina di licei della Seine-Saint-Denis,
mentre oltre 1.000 istituti erano coinvolti nel movimento sociale in tutta la
Francia, i servizi concludevano un po’ affrettatamente che la responsabilità
fosse interamente dell’estrema sinistra.
«Questa nota non ha alcun valore informativo», concorda con Mediapart un ex
commissario della pubblica sicurezza. «Il governo è ossessionato dal voler
screditare LFI e attaccare l’estrema sinistra e ha mobilitato molti servizi di
polizia per scrivere queste sciocchezze. Lo si vede con questa nota della DRPP.
» «Si sa chi è il responsabile, è tutta colpa di LFI. Non sono né membro né
elettore di questo movimento, ma non bisogna comunque esagerare», concorda
ancora un maggiore di polizia in servizio presso la Pubblica Sicurezza in
Occitania.
La confusione alimentata dall’esecutivo tra «l’estrema sinistra» e LFI suscita
perplessità anche in alcuni prefetti. «C’erano attivisti dell’estrema sinistra
nelle mobilitazioni di sabato, ma non erano la maggioranza», sostiene uno di
loro. I teppisti sono comunque ragazzini. Se sono arrivati a questo punto, è
perché prima abbiamo sbagliato un sacco di cose. A meno che i nostri ragazzi non
siano passati in massa all’estrema sinistra, ma non credo…» E aggiunge: «Per me,
attribuire la responsabilità a LFI non è il giusto approccio da parte del
governo».
Anche nelle città vittime di numerosi saccheggi e violenze urbane, gli eletti
condividono questa constatazione. «Non è stata LFI ad andare a distruggere tutto
questo fine settimana a Parigi, come ha ripetuto il sindaco [Emmanuel Grégoire,
su France Inter, lunedì 19 ottobre – ndr], e non si può sospettare che voglia
risparmiare LFI quando ha rifiutato di allearsi con loro per le elezioni
comunali», afferma un eletto della città di Parigi. L’unica domanda che conta
oggi è: perché questo fine settimana nella capitale non c’erano forze di polizia
sufficienti?»
Stessa constatazione a Marsiglia (Bouches-du-Rhône), dove è eletto il deputato
di LFI Manuel Bompard. «A parte scattare qualche foto, LFI non è
sufficientemente organizzata in città per orchestrare alcunché», afferma un
sindaco di quartiere. «In questo caso, penso che LFI sia stata la prima a essere
sopraffatta.»
ALTRI ALLARMI IGNORATI
È una costante sotto Emmanuel Macron denunciare la politicizzazione della
contestazione social che non corrisponde affatto alla realtà. Nel 2019,
Mediapart aveva rivelato al culmine della crisi del Gilet gialli che il
presidente della Repubblica fu contraddetto dai suoi stessi servizi di di
intelligence.
Infatti, alla fine di gennaio 2019 il capo dello Stato aveva parlato di
«40.000-50.000 militanti estremisti che vogliono la distruzione delle
istituzioni» nelle manifestazioni dei «Gilet Gialli». All’epoca metteva in
guardia contro queste violenze orchestrate dagli «estremisti», di destra e di
sinistra, uniti in un’improbabile convergenza delle lotte. Ma i suoi stessi
servizi di intelligence giungevano nello stesso momento a una conclusione
opposta. Le correnti definite di «estrema destra» e di «estrema sinistra» erano
«praticamente inesistenti all’interno dei cortei», si leggeva nelle note
indirizzate… al presidente della Repubblica e all’allora ministro dell’Interno.
Persino al culmine della loro mobilitazione, nelle prime settimane del
movimento, i servizi contavano solo «alcune centinaia di individui» appartenenti
alle due correnti. Si era già ben lontani dal contingente di «40-50.000
individui» evocato dal capo dello Stato.
All’epoca, i servizi di intelligence territoriali avevano segnalato in anticipo
i rischi, quali l’indignazione legata all’introduzione del limite di velocità
massimo di 80 km/h su alcune arterie stradali, o il senso di emarginazione di
una popolazione non particolarmente politicizzata. Già allora, l’esecutivo non
li aveva ascoltati.
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