Cuba, 6 febbraio 1932 nasceva il rivoluzionario Camilo Cienfuegos“Il dovere di ogni rivoluzionario è fare la Rivoluzione”.
“Non devi dire di essere un rivoluzionario, devi dimostrarlo”.
“Nemmeno un briciolo di rispetto per i traditori”.
“Non ho nemici personali; i miei nemici sono i nemici del popolo”.
– Camilo Cienfuegos –
«Negli anni della lotta in montagna noi dedicavamo una cura particolare per la
nostra avanguardia, perché aveva compiti molto speciali ed importanti. Era la
prima unità ad affrontare il nemico se lo s’incrociava, guidava il cammino,
montava di guardia costantemente, e lì, nel plotone dell’avanguardia, stava
Camilo. Questo è il Partito, l’Avanguardia».
– Fidel Castro –
«Quello che per noi – quelli che ricordano Camilo come una cosa, come un essere
vivo – fu sempre maggiormente attraente, fu quello che attraeva anche tutto il
popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la
sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita,
correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa
semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo
sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era
indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri».
– Ernesto “Che” Guevara –
Camilo Cienfuegos Gorriarán è stato un rivoluzionario e guerrigliero cubano e
una delle personalità più influenti della Rivoluzione cubana, così come Fidel
Castro, Che Guevara, Raúl Castro e Juan Almeida.
Conosciuto anche come “Il Comandante del Popolo”, “Il Signore dell’Avanguardia”,
l'”Eroe di Yaguajay”, era di modeste origini e divenne molto popolare anche per
il suo carattere gioviale. È considerato il fondatore e uno dei leader
principali dell’esercito ribelle nella guerra di liberazione contro la dittatura
di Fulgencio Batista.
Camilo Cienfuegos nacque a L’Avana, nel barrio di Lawton (odierno Diez de
Octubre), il 6 febbraio del 1932, figlio di Ramón Cienfuegos Flores ed Emilia
Gorriarán Zaballa, ambedue anarchici spagnoli originari, rispettivamente, di
Pravia (nelle Asturie) e di Castro-Urdiales (nella Cantabria).
Studiò inizialmente nella Scuola Pubblica N° 96 San Francisco de Paula a
L’Avana; in seguito, obbligato dalla difficile situazione economica della sua
famiglia, si spostò in luoghi diversi e ritornò poi a Lawton, dove terminò la
scuola primaria nella Scuola Pubblica N° 105 Félix E. Alpízar.
Già nel 1948 aveva cominciato a partecipare alla lotta politica, unendosi alle
proteste popolari contro l’aumento della tariffa degli autobus urbani. Il 10
marzo 1952, al prodursi del colpo di Stato di Fulgencio Batista, con un gruppo
di giovani lottò per resistere alla dittatura. In quell’epoca stabilì amicizia
con altri giovani che avrebbero avuto una grande importanza negli eventi
successivi: Carlos Leijás, Israele Tápanes, Reinaldo Benítez e i fratelli Mario
e José Fonti.
Nell’aprile 1953, assieme all’amico Rafael Serra, viaggiò negli Stati Uniti in
cerca di una migliore situazione economica. Lavorò in varie città come operaio e
cameriere e – assieme ad altri emigrati latinoamericani – partecipò a diverse
manifestazioni, scrivendo anche per il giornale La voce di Cuba un articolo
critico contro Batista, intitolato Identificación moral. Nel 1955 fu detenuto a
San Francisco dal dipartimento di immigrazione e infine deportato in Messico.
Ritornò a Cuba il 5 giugno 1955, aggregandosi alla lotta contro il regime di
Batista; in settembre contrasse matrimonio con Isabel Blandón, un’infermiera
salvadoregna che aveva conosciuto a San Francisco.
Il 14 dicembre 1955 fu ferito da un’arma da fuoco durante una manifestazione in
onore dell’eroe independentista cubano Antonio Maceo; ciò tuttavia non gli
impedì di partecipare alla commemorazione del 103º anniversario della nascita di
José Martí nel parco Centrale. Qui fu picchiato e condotto al BRAC (Buró de
Represión de Actividades Comunistas), dove fu bollato come comunista dal corpo
di polizia del dittatore Batista. Vedendosi perseguitato e senza lavoro, decise
di andare in esilio e nel marzo 1956 andò nuovamente negli Stati Uniti.
In settembre si trovava in Messico, dove riuscì a stabilire un contatto con
Fidel Castro, che stava organizzando una spedizione rivoluzionaria a Cuba per
rovesciare il regime di Batista. Cienfuegos fu l’ultimo scelto nella spedizione
del Granma, poiché non aveva un addestramento militare sufficiente. Per quel
motivo fu mandato velocemente all’accampamento di Abasolo, nello Stato di
Tamaulipas, dove fu addestrato alla guerriglia.
Ricevette il battesimo di fuoco ad Alegría de Pío (presso Niquero), il 5
dicembre 1956. Nel combattimento dell’Uvero era già tenente e comandava un
plotone. Nella lotta armata nella Sierra Maestra, per le sue azioni in
combattimento, fu promosso capitano dell’Esercito ribelle. Nel 1957 fu creata
una nuova colonna guerrigliera: la colonna numero 4, figlia della colonna madre
“José Martí” e di quella che stava a carico del comandante Ernesto Guevara. In
questa colonna il capitano Cienfuegos compì la funzione di capo
dell’avanguardia.
Qui nacque l’amicizia tra lui e il Che e i combattimenti di Bueycito, El
Hombrito e Pino del Agua contribuirono a formare il mito del «Señor de la
Vanguardia».
Nel marzo 1958 divenne capo del movimento che portava il combattimento oltre la
Sierra Maestra, alle piane del Cauto. Con il successo di questa breve campagna
gli venne dato da Fidel Castro il grado di comandante.
In agosto gli fu assegnato il compito di dirigere la colonna numero 2 “Antonio
Maceo”, la quale, con 92 combattenti (soltanto 82 armati), partì dalla Sierra
Maestra per la parte occidentale di Cuba, avviando le sue operazioni in
coordinamento con la colonna 8 “Ciro Redondo” al comando di Ernesto Che Guevara,
estendendo le azioni militari che erano iniziate nella zona orientale fino
all’occidente del Paese.
La battaglia di Yaguajay, che ebbe lo scopo di vincere la resistenza
dell’esercito di 350 effettivi al comando del capitano Alfredo Abón Lee, durò
fino al pomeriggio del 31 dicembre 1958 e rappresentò un colpo decisivo
dell’esercito ribelle per indebolire le forze di Fulgencio Batista. Le sue gesta
in questa battaglia gli valsero il soprannome di «Eroe di Yaguajay».
Dopo il trionfo della Rivoluzione cubana, Cienfuegos formò parte dell’Esercito
Rivoluzionario come Capo supremo. Combatté le sollevazioni controrivoluzionarie
e partecipò anche alla riforma agraria.
Il comandante Camilo Cienfuegos era apprezzato per la sua umiltà, la semplicità,
il sorriso e la sua popolarità arrivò ad essere paragonabile a quella del leader
della rivoluzione, Fidel Castro.
Divenne un comandante rispettato, guidando vittoriosamente la guerriglia nelle
campagne e nelle città e riuscendo, con un’incredibile resilienza, a debellare
le sacche di resistenza controrivoluzionaria.
Dopo il trionfo della Rivoluzione Cubana nel 1959 fu nominato Capo di Stato
Maggiore dell’Esercito Ribelle, carica dalla quale si occupò dell’arresto di
Hubert Matos dopo il tentativo di rivolta a Camagüey: Cienfuegos fu protagonista
nella repressione delle insurrezioni golpiste sostenute dall’imperialismo
americano, sempre al fianco del popolo e fedele ai valori della Rivoluzione.
L’aereo su cui viaggiava scomparve misteriosamente il 28 ottobre 1959 durante un
viaggio da Camagüey all’Avana e non fu mai ritrovato. Quel giorno, il popolo
gettò fiori nel mare e nei fiumi di tutta Cuba in segno di tributo alla sua vita
e alla sua opera.
La borghesia, la destra controrivoluzionaria cubana e i traditori della
Rivoluzione, tra cui l’ex comandante Huber Matos, hanno tentato a posteriori di
usare la sua morte per infangare la Rivoluzione Cubana, addossando a Fidel la
colpa della sua morte. Sono tentativi patetici che si accompagnano alle accuse
ridicole che vorrebbero Fidel responsabile anche della morte del “Che”.
L’imperialismo e i suoi servi cercano sempre di screditare le rivoluzioni e i
loro uomini con ogni mezzo, anche il più bieco. La miglior risposta a queste
accuse insulse è data dalla dura realtà: per volontà del governo rivoluzionario
infatti in tutti i 170 municipi cubani vi sono caserme, scuole e musei che
ricordano Cienfuegos. La sua vita storica e le sue azioni rivoluzionarie a
fianco del popolo di Cuba vengono insegnate in tutti gli istituti scolastici
dell’Isola caraibica. Ogni 28 ottobre la gente va in riva al mare o su un fiume
e vi getta «una flora para Camilo» (un fiore per Camilo). Cienfuegos vive nella
memoria del popolo, che si riconosce in un semplice lavoratore elevato dalla
rivoluzione a capo leggendario. Il popolo ha fatto proprio il motto: «C’é stato
un Camilo, ci saranno molti Camilo».
Il “Che”, suo grande amico, chiamerà Camilo uno dei suoi figli. All’indomani
della sua morte ha scritto il seguente atto d’accusa: «Lo ha ucciso il nemico,
lo ha ucciso perché voleva la sua morte. Lo ha ucciso perché non ci sono aerei
sicuri, perché i piloti non possono acquisire tutta l’esperienza necessaria,
perché sovraccarico di lavoro voleva essere a L’Avana in poche ore…e lo ha
ucciso il suo carattere: Camilo non considerava il pericolo, lo utilizzava come
divertimento, giocava con lui, toreava con lui, lo attirava e lo maneggiava;
nella sua mentalità di guerrigliero una nube non poteva fermare o deviare un
percorso tracciato».
Fidel disse di Camilo: «Uomini come Camilo Cienfuegos sono nati dal popolo e
hanno vissuto per il popolo. L’unica consolazione per la perdita di un compagno
così caro a noi è sapere che il popolo cubano produce uomini come lui. Camilo
vive e vivrà nel popolo».
Il comandante Ernesto Che Guevara disse di lui: “Camilo è stato il compagno di
cento battaglie, l’uomo di fiducia di Fidel nei momenti difficili della guerra e
il combattente abnegato che ha sempre fatto del sacrificio uno strumento per
temprare il proprio carattere e forgiare quello delle truppe… Camilo era Camilo,
signore dell’avanguardia, guerrigliero completo che si imponeva per quella
guerra colorata che sapeva fare.”
La figura di Cienfuegos continua a incarnare la lotta rivoluzionaria per la
libertà e i diritti sociali e ci invita a mantenere viva la lotta militante
contro ogni forma di oppressione, poiché il vero cambiamento richiede
determinazione e impegno collettivo, esattamente come Cienfuegos ci ha insegnato
con la sua vita.
Per altre informazioni:
https://www.storiauniversale.it/101-camilo-cienfuegos-il-ampldquosignore-dell-avanguardiaamprdquo.htm
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba