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Cerchi su Google il documentario Naza? Potresti trovare un altro film: il caso degli annunci pagati dal governo israeliano
Il caso del documentario Naza: il governo israeliano ha acquistato annunci su Google per indirizzare chi cercava il film verso un controdocumentario. Un esempio di come la pubblicità online possa diventare uno strumento di influenza sull’informazione. Chi nelle ultime settimane ha cercato su Google il film Naza si è trovato, sotto la scheda del documentario, annunci che promettevano di vederlo online, con titoli come «Guarda il film Naza online» e «Il vero trailer di Naza». Il film di Yuval Abraham e Rachel Szor, però, in streaming non c’è ancora, perché gli autori e il Guardian, che lo ha coprodotto, hanno annunciato che sarà gratuito entro novembre, dopo il passaggio nelle sale. Chi cliccava arrivava a un altro film, Naza: The Real Story, quarantanove minuti pensati per confutare il primo. Secondo le inchieste di IrpiMedia e di Fanpage, a pagare quegli annunci era l’Israeli Government Advertising Agency, l’agenzia che acquista spazi pubblicitari per conto del governo israeliano. Naza è stato presentato a Venezia il 10 settembre e due giorni dopo ha vinto il premio speciale della giuria. Abraham e Szor, già premiati con l’Oscar nel 2025 per No Other Land, hanno raccolto le testimonianze di ventiquattro militari e ufficiali dell’intelligence israeliana, rimasti anonimi, che raccontano come si stimasse in anticipo il numero di civili uccisi da ogni attacco a Gaza. Il titolo è l’acronimo ebraico con cui l’esercito indica i danni collaterali. L’esercito ha risposto il 1° ottobre con un documento di dieci pagine, riassunto dalla Jewish Telegraphic Agency, nel quale definisce il film una rappresentazione manipolativa della realtà e nega di aver mai pianificato, approvato o eseguito un attacco con cinquecento civili attesi. Il Guardian ha replicato di sostenere il film per intero e di aver verificato le testimonianze anche su documenti riservati, mentre il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto di revocare la cittadinanza ai due registi. In Italia il documentario ha avuto un successo che il Post definisce con pochi precedenti. Uscito il 28 settembre per soli tre giorni, è stato il film più visto in ciascuno di quei giorni, con circa 240mila spettatori e 1,8 milioni di euro di incasso, ed è rimasto in sala fino a sfiorare i cinque milioni al 16 ottobre. Un’opera che riempie i cinema e occupa il dibattito difficilmente si ferma con un divieto, e contestarne i contenuti rientra nel confronto pubblico ordinario. Il caso diventa interessante per il modo in cui la contestazione è stata portata davanti a chi cercava il film. IL DOMINIO SOSIA E IL CONTROFILM Il dominio nazadocumentary.com è stato registrato il 16 settembre su Cloudflare, con i dati del titolare oscurati, sei giorni dopo la prima veneziana. Le copie conservate dalla Wayback Machine lo mostrano vestito da sito ufficiale del film, con i nomi dei registi e le informazioni sulle proiezioni, e IrpiMedia segnala che la sinossi era stata riscritta in modo da trasformare le vittime civili in terroristi. Secondo Fanpage il Guardian ha accusato il sito di voler ingannare deliberatamente gli spettatori. Il 30 settembre la pagina ha cambiato funzione e ha cominciato a ospitare The Real Story, firmato da Ariel Averbuch, Roi Danino e Hagai Gutman, che dichiarano di aver pagato tutto di tasca propria. Danino e Averbuch sono ufficiali della riserva, ma IrpiMedia ricorda che non è dimostrato che l’esercito abbia commissionato o finanziato il film. Al Jazeera ha accertato che in seguito sono stati registrati anche watchnaza.com e whatisnaza.com, che rimandano al controfilm. Sul sostegno istituzionale i riscontri sono più netti. L’ambasciata israeliana a Washington ha rilanciato il film il 3 ottobre, e Tzipi Hotovely, che guida la direzione nazionale della diplomazia pubblica, ha consegnato ai tre autori un attestato per il loro contributo. Quanto agli annunci, per il pubblico italiano gli acquisti risultano dal 15 ottobre, con un aggiornamento il 20, e compaiono nel Centro per la trasparenza di Google sotto il nome dell’agenzia governativa. Fanpage ne ha individuato anche uno secondo, un video animato che accusa i registi di aver manipolato le testimonianze. Matteo Flora, che IrpiMedia indica come il primo ad aver ricostruito la vicenda, riferisce che i primi annunci in inglese erano partiti già il 7 ottobre. MILIONI DI VISUALIZZAZIONI SENZA RISCONTRI Il sito del controfilm mostrava intanto un contatore che il 14 ottobre segnava 43.758.421 visualizzazioni, mentre il film completo su YouTube non arrivava a 130.000. Al Jazeera ha confrontato quel numero con tre strumenti indipendenti di analisi del traffico. Semrush stima circa mezzo milione di visite complessive all’8 ottobre, Similarweb appena 326 visite per settembre, e nel codice della pagina il valore è etichettato come «visitatori» ma mostrato come «visualizzazioni», con un conteggio che parte dal 97 per cento del totale e sale in tre secondi, come se fosse in tempo reale. Hotovely ha parlato ugualmente di decine di milioni di visualizzazioni, e una cifra priva di riscontri è diventata un argomento ufficiale. LE TECNICHE DELLE OPERAZIONI DI INFLUENZA Chi studia le operazioni di influenza dispone di un lessico per descrivere queste mosse. Il Disarm Framework, il catalogo delle tecniche di disinformazione curato dalla Disarm Foundation, svolge per questo campo la funzione che Mitre ATT&CK svolge per la sicurezza informatica. Intervistato da IrpiMedia, Flora vi riconduce lo sfruttamento del vuoto di dati, perché chi cerca «guarda Naza online» prima di novembre non trova una risposta legittima, e il dominio sosia, che dà l’illusione di trovarsi in un sito ufficiale, a cui si aggiunge il cybersquatting, cioè l’occupazione di una parola altrui. Gli annunci arrivano più tardi, quando le ricerche spontanee calano e comprare il primo posto serve a recuperare attenzione. Piazzarsi dove la gente cerca un contenuto per offrirne un altro ha precedenti nell’industria culturale. Nell’aprile del 2003 Madonna diffuse sulle reti di scambio come Kazaa finte copie dell’album American Life, in cui una voce chiedeva a chi le scaricava che cosa credesse di fare. Nel 2007 MediaDefender aprì Miivi.com, un portale che secondo le ricostruzioni giornalistiche serviva da esca per chi scambiava contenuti protetti e che chiuse il 4 luglio, il giorno in cui un blogger risalì alla società attraverso il registro del dominio. L’azienda ha sempre parlato di un progetto interno rimasto accessibile per errore. Cambiano chi usa la tecnica e lo scopo, e questa volta a muoversi è un apparato statale su un tema che riguarda una guerra. LA PUBBLICITÀ GOVERNATIVA E IL DOMINIO COGNITIVO Per l’agenzia israeliana non è un terreno nuovo. Nel 2024 Wired documentò annunci del governo in cima alle ricerche su UNRWA, che nel periodo analizzato comparivano nel 44 per cento dei casi in cui erano candidati alla visualizzazione, contro il 34 per cento degli annunci di UNRWA USA. Nel 2025 un’indagine di Eurovision News Spotlight ricostruì la campagna per il voto a Israele all’Eurovision, con contenuti rivolti a 35 paesi, e contò nell’archivio di Google più di cinquemila annunci dell’agenzia. Drop Site News ha riferito di un contratto da 45 milioni di dollari in sei mesi con Google e YouTube, attribuito all’ufficio del primo ministro. Il terreno in cui si gioca tutto questo è quello che gli studi militari chiamano dominio cognitivo. Lo ha descritto François du Cluzel in uno studio realizzato per il comando NATO della trasformazione e pubblicato dall’Innovation Hub nel 2021, che accanto ai domini tradizionali di terra, mare, aria, spazio e cyberspazio propone di riconoscere come sesto campo operativo la mente delle persone. Qui il campo di battaglia è la barra di ricerca, e ciò che si contende è quello che una persona legge, ricorda e condivide nel momento in cui digita una parola. LE REGOLE EUROPEE E I LIMITI DELLA TRASPARENZA Resta la questione giuridica, che riguarda direttamente l’Europa. Il regolamento 2024/900 sulla pubblicità politica si applica dal 10 ottobre 2025, e Google aveva annunciato che da quella data non avrebbe più pubblicato inserzioni politiche nell’Unione. Il regolamento definisce pubblicità politica i messaggi diffusi da o per conto di un attore politico, e anche quelli concepiti per influenzare elezioni, referendum, processi legislativi o regolamentari e comportamenti di voto. Un annuncio su un film, classificato da Google nella categoria «Arti e intrattenimento», difficilmente rientra in una delle due ipotesi, ma questa è una lettura del testo e non la conclusione di un’autorità. Le regole della piattaforma sulla rappresentazione ingannevole colpiscono invece chi nasconde l’identità di chi paga, e qui il nome dell’inserzionista era visibile a chiunque consultasse l’archivio. Sappiamo chi c’è dietro grazie agli obblighi di trasparenza, e per quanto emerge dalle inchieste nessuna regola ha impedito agli annunci di restare visibili per giorni. QUANDO IL PRIMO RISULTATO È UNO SPAZIO IN VENDITA Per chi fa informazione indipendente la questione riguarda il modo in cui oggi si interviene su un racconto scomodo. Un tempo lo si vietava, ora lo si lascia circolare e se ne compra il nome, mettendosi dove l’utente formula la domanda e attende la risposta. Chi cerca si trova davanti due offerte con lo stesso titolo, entrambe presentate come vere, e con il «decidete voi» la verifica di ciò che è accaduto viene sostituita da una scelta tra due insegne. Chi produce un’opera esposta dovrebbe presidiare per tempo il proprio nome, il dominio e le parole chiave della ricerca, colmando il vuoto che si apre tra l’annuncio di un premio e il giorno in cui il lavoro si può vedere davvero. A chi cerca resta il compito di ricordare che il primo risultato di una ricerca è uno spazio in vendita, e che chi lo compra decide che cosa un pubblico vedrà per primo. Fonti * IrpiMedia, «Naza, il governo di Israele cerca di oscurare il film documentario», 21 ottobre 2026. https://irpimedia.irpi.eu/israele-tenta-di-oscurare-naza/ * Fanpage.it, «Cerchi NAZA su Google, trovi la propaganda di Israele: la nostra indagine sugli annunci a pagamento del governo», 21 ottobre 2026. https://www.fanpage.it/attualita/cerchi-naza-su-google-trovi-la-propaganda-di-israele-la-nostra-indagine-sugli-annunci-a-pagamento-del-governo/ * Al Jazeera, «Al Jazeera probe exposes fake viewing numbers for Israeli counter-film», 15 ottobre 2026. https://www.aljazeera.com/news/2026/10/15/al-jazeera-probe-exposes-fake-viewing-numbers-for-israeli-counter-film * Jewish Telegraphic Agency, «In its first detailed response to NAZA documentary, IDF claims fundamental errors», 1 ottobre 2026. https://www.jta.org/2026/10/01/israel/in-its-first-detailed-response-to-naza-documentary-idf-claims-fundamental-errors * Il Post, «Il successo di NAZA in Italia ha pochi precedenti», 16 ottobre 2026. https://www.ilpost.it/2026/10/16/naza-incassi-cinema/ * AFP, «Documentary on Israel’s AI-assisted killing of civilians in Gaza wins Venice special jury prize», 12 settembre 2026. https://english.ahram.org.eg/News/576536.aspx * Matteo Flora, «Due NAZA, e tutti e due veri», 23 ottobre 2026. https://mgpf.it/2026/10/23/due-naza.html * Google, Centro per la trasparenza pubblicitaria, Israeli Government Advertising Agency, annunci mostrati in Italia. https://adstransparency.google.com/advertiser/AR00827556497616535553?region=IT * Internet Archive, Wayback Machine, nazadocumentary.com al 16 settembre 2026. https://web.archive.org/web/20260916204712/http://nazadocumentary.com/ * NPR, «Israel has been buying Google ads spreading false information about UNRWA» (con Wired), 28 agosto 2024. https://www.npr.org/2024/08/28/nx-s1-5091270/israel-has-been-buying-google-ads-spreading-false-information-about-unrwa * Eurovision News Spotlight, «Israeli government agency paid for adverts targeting Eurovision Song Contest public vote», 19 maggio 2025. https://spotlight.ebu.ch/p/israeli-government-agency-paid-for * Drop Site News, «Google’s $45 Million Contract With Netanyahu’s Office to Spread Israeli Propaganda». https://www.dropsitenews.com/p/google-youtube-netanyahu-israel-propaganda-gaza-famine * Regolamento (UE) 2024/900 sulla trasparenza e il targeting della pubblicità politica, art. 3, e Comunicazione della Commissione C/2025/5514. https://eur-lex.europa.eu/eli/C/2025/5514/oj/eng * François du Cluzel, Cognitive Warfare, NATO Innovation Hub, 2021. https://innovationhub-act.org/wp-content/uploads/2023/12/20210113_CW-Final-v2-.pdf * Disarm Foundation, DISARM Framework. https://www.disarm.foundation/ * The Register, «Like a virgin: Madonna hacked for the very first time», 22 aprile 2003. https://www.theregister.com/2003/04/22/like_a_virgin_madonna_hacked/ * Wikipedia, «MediaDefender» (Miivi.com, 2007). https://en.wikipedia.org/wiki/MediaDefender Francesco Russo
October 25, 2026
Pressenza
Palestina e autodeterminazione
articoli di Sami Abu Omar, Robert Inlakesh, Susan Abulhawa, Jonathan Cook e tante altre voci. Il premio Stefano Chiarini, due libri (“Spermopolitica” e “Eppure noi resteremo”). Lo sciopero del 30 ottobre nei porti e aggiornamenti. Ricordiamoli affinchè non passino sotto silenzio: Mohammad Hannoun, Rayed Dad, Yaser Elasaly, Ryiad Albustanji sono palestinesi perseguitati in Italia. Genocidio a Gaza – 17 ottobre
October 17, 2026
La Bottega del Barbieri
Gaza e la fabbrica del consenso: la complicità morale del discorso pubblico italiano
Non è facile condurre un genocidio trasmesso in diretta per tre anni, e continuare a farla franca. Uno degli strumenti adottati da Israele è stato camuffarlo da guerra. I vantaggi non sono pochi, a partire dalla rimozione del contesto storico … Leggi tutto L'articolo Gaza e la fabbrica del consenso: la complicità morale del discorso pubblico italiano sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Netanyahu ordina di indagare sulle fonti di “Naza”. È la “democrazia” secondo i sionisti
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha chiesto l’avvio immediato di un’indagine penale contro le fonti anonime usate per “Naza”, il pluripremiato documentario firmato dai registi Yuval Abraham e Rachel Szor, che ha mostrato – a chi aveva bisogno ancora di prove – la “banalità del male” delle operazioni a Gaza. […] L'articolo Netanyahu ordina di indagare sulle fonti di “Naza”. È la “democrazia” secondo i sionisti su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Naza: l’algoritmo che guida il genocidio
NAZA non è un film con fantastici effetti speciali, ma soltanto un documentario. Non riceverà alcun premio per la regia, la scenografia, la colonna sonora o il miglior attore. Eppure NAZA è il film del decennio. Quello che non devi perderti. NAZA rappresenta l’anello mancante tra la fantascienza, la peggiore distopia e la realtà. La sua importanza storica è anche confermata dalle polemiche che lo circondano. Sui social network è stata fatta circolare da chi ne aveva interesse (Israele?) la falsa notizia di una sua imminente trasmissione su Rai Storia, smentita ufficialmente dal distributore I Wonder Pictures (Nota 1) proprio per scoraggiare il pubblico dall’andare a vederlo al cinema. Israele ha persino promosso un controdocumentario (NAZA, the Real Story) per contestare i contenuti del documentario originale. Mi aspetto ora un documentario prodotto dagli eredi ideologici di Hitler che illustri le ragioni sociali, etiche e morali delle attività da lui promosse durante la Seconda guerra mondiale! Non voglio fare qui la recensione del film. Penso, tuttavia, sia importante precisare che si tratta di una sequenza di 24 interviste ad altrettanti militari ed esperti informatici «pentiti» dell’intelligence militare israeliana. Protetti dall’anonimato, spiegano come abbia funzionato la programmazione dello sterminio dei palestinesi di Gaza e della sistematica riduzione in macerie della città. Soltanto nell’ultimo minuto del film si vedono le immagini delle macerie e delle vittime e si ascoltano le strazianti voci dei sopravvissuti. Si tratta di un racconto disumano. La parte fondamentale del film, tuttavia, riguarda altri due aspetti. Il primo aspetto che mi ha colpito è vedere come, durante il genocidio, la popolazione israeliana continui a vivere tranquillamente la propria esistenza, come se non stesse accadendo nulla di grave per mano del proprio governo e dei propri soldati. Il secondo aspetto è certamente ancora più traumatizzante e preoccupante per il futuro dell’intera umanità. Appare evidente come la guerra sia ormai disumanizzata: l’intelligenza artificiale seleziona gli obiettivi sulla base di dati statistici più o meno attendibili e comunque non verificabili, mentre i droni, guidati a distanza, li colpiscono e li distruggono. Spaventa sapere che a fornire le informazioni utilizzate per scatenare gli attacchi sia il controllo globale della rete telefonica da parte dello Stato (in questo caso Israele). Un controllo a distanza dei telefoni cellulari — posizione, fotografie memorizzate, voci in diretta, telefonate — che permette di raccogliere informazioni sulle persone da colpire. È mostruoso sapere che ogni attacco viene pianificato prevedendo già un certo numero di NAZA. Sì, perché a questo punto si comprende il titolo del film: il termine NAZA (נז״א) è l’abbreviazione ebraica di Nezek Agavi, che significa «danno collaterale» (Nota 2). Ogni missione assassina di Israele, secondo le testimonianze raccolte nel film, viene pianificata prevedendo un certo numero di NAZA: 4, 15, 24 o più. Si tratta del numero di vittime civili innocenti che si prevede di uccidere per colpire un obiettivo. Il film denuncia, inoltre, come i militari di Hamas non venissero colpiti sui campi di battaglia, bensì nelle proprie abitazioni. Le abitazioni vengono individuate esaminando a distanza i selfie scattati con i figli e conservati sui telefoni cellulari. Il momento dell’attacco viene scelto ascoltando la voce della figlioletta che saluta il papà appena rientrato a casa. Il disgusto per tutto questo mi ha lasciato senza parole al termine degli 80 minuti del documentario. -------------------------------------------------------------------------------- NOTE L’immagine che illustra l’articolo è generata con intelligenza artificiale; è ispirata ai sistemi di individuazione degli obiettivi e di stima delle vittime civili descritti nel documentario NAZA. Non rappresenta quindi una reale operazione militare né riproduce un’autentica schermata dell’esercito israeliano. NOTA 1 — La falsa notizia sulla Rai iO Donna, 5 ottobre 2026: NAZA: gli incassi record e la falsa notizia in tv su Rai Storia. «Qualche giorno fa, specialmente su X e Facebook, hanno iniziato a circolare alcuni post che riportavano la falsa notizia dell’arrivo di NAZA sul canale Rai Storia il prossimo 10 ottobre. Una bufala messa in giro probabilmente da chi non gradisce il grande successo di pubblico che sta raccogliendo il film». L’articolo riferisce inoltre della successiva smentita ufficiale di I Wonder Pictures. NOTA 2 — Il significato di NAZA NPR, 30 settembre 2026: ‘NAZA’ filmmakers on what they learned making the doc and the backlash it received. Yuval Abraham, originale inglese: «It stands for two Hebrew words, nezek agavi in Hebrew, which could loosely be translated to collateral damage.» Traduzione italiana del passaggio completo: («È l’abbreviazione di due parole ebraiche, nezek agavi, che possono essere tradotte approssimativamente come “danno collaterale”. Sono le parole che gli ufficiali dell’intelligence israeliana usano per indicare il numero di civili che sanno, o prevedono, saranno uccisi in un attacco aereo. Per fare un esempio, un soldato dice nel film: nell’esercito non diciamo che 15 donne e bambini moriranno in questo attacco. Diciamo 15 NAZA.») Natale Salvo
October 12, 2026
Pressenza
Palestina 36 – Naza: dalla memoria della rivolta alla banalità del Genocidio
Abbiamo deciso – per dovere militante e per acquisire una visione critica più compatta, unitaria e consequenziale dal punto di vista logico e dello sviluppo di un tessuto argomentativo – di vedere Palestina 36 e Naza in successione rapida, un giorno dopo l’altro. Le due pellicole che stanno catalizzando l’attenzione […] L'articolo Palestina 36 – Naza: dalla memoria della rivolta alla banalità del Genocidio su Contropiano.
October 9, 2026
Contropiano
Non è tutto NAZA ciò che luccica! La strategia di manipolazione visiva della hasbara israeliana
Naza è il film-documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che ne ha curato anche la fotografia e il montaggio, distribuito da I Wonder Pictures dal 28 settembre 2026. Presentato in concorso per il Leone d’oro alla 83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia – unico titolo documentario tra quelli in gara – il film si è aggiudicato il Premio speciale della giuria. L’opera ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei israeliani sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, basandosi sulle inchieste giornalistiche pubblicate tra il 2023 e il 2025 da The Guardian, +972 Magazine e Local Call.   Yuval Abraham e Rachel Szor   Attraverso testimonianze rese anonime con l’alterazione di volti e voci (proprio a causa delle conseguenze che gli intervistati potrebbero avere, una volta svelata l’identità) il film raccoglie le dichiarazioni di ventiquattro tra ufficiali dell’intelligence militare e soldati israeliani coinvolti nelle operazioni a Gaza. Le interviste, ambientate di notte sui tetti di Tel Aviv, si alternano a immagini della quotidianità cittadina, creando un contrasto tra la vita ordinaria in Israele e gli effetti dei bombardamenti. Il titolo “Naza”, infatti, richiama un acronimo militare utilizzato dall’intelligence israeliana, derivato dalle parole Nezek Agavi (in ebraico: נז”א, acronimo di נזק אגבי), tradotto come «danno collaterale», che indica il margine di vittime civili considerato tollerabile in un singolo attacco. Gli intervistati descrivono le procedure operative e l’uso di tecnologie di sorveglianza e analisi automatizzata dei dati. In particolare, testimoniano l’impiego del sistema di intelligenza artificiale Lavender per la stesura automatica di liste di bersagli; del programma Homeland per le intercettazioni telefoniche permettendo di osservare gli interni dei palazzi palestinesi e di decidere quali bombardare; e della procedura Where’s Daddy, ideata per progettato per localizzare i target all’interno delle abitazioni private attraverso i movimenti dei familiari e tracciare i sospetti attraverso le comunicazioni dei familiari, riferendo di cifre di vittime civili attese comunicate come parte ordinaria delle procedure operative. NAZA – vincitore del Premio Speciale della Giuria alla 83ª Mostra di Venezia   Mentre Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor prosegue il suo percorso internazionale dopo il Premio Speciale della Giuria alla 83ª Mostra di Venezia, la macchina della propaganda israeliana ha superato un nuovo limite nel tentativo di censurare e distorcere la verità. Il pluripremiato film NAZA, che denuncia l’uso dell’intelligenza artificiale nei bombardamenti a Gaza attraverso le testimonianze di soldati e membri dell’intelligence israeliana, è stato letteralmente “clonato”. Da Israele è arrivato un “contro-documentario” che si propone come risposta diretta a NAZA che si intitola Naza: The Real Story (o “The True Story”). Realizzato da riservisti dell’IDF, l’esercito israeliano, e diffuso online con sottotitoli in inglese, nasce con l’obiettivo dichiarato di contestare le testimonianze e le ricostruzioni del film originale. Il contro-documentario, della durata di 49 minuti, è diretto dal tenente colonnello Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch ed è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale. Non si tratta di una semplice replica, ma di un plagio studiato a tavolino: hanno copiato lo stesso nome, la stessa grafica e la stessa impostazione visiva dell’opera originale con l’unico obiettivo di intercettare gli utenti e deviarli verso la narrazione ufficiale dell’esercito israeliano. Secondo il Jerusalem Post, il contro-film utilizza immagini, registrazioni e materiali dell’esercito israeliano, oltre alle testimonianze di ufficiali e comandanti, per sostenere una ricostruzione alternativa delle operazioni a Gaza: tra gli elementi citati ci sono la presenza di combattenti di Hamas in aree civili, le procedure di autorizzazione dei raid, le regole d’ingaggio e la gestione degli aiuti umanitari. Le affermazioni sono presentate come testimonianze degli intervistati e non come fatti indipendentemente verificati dal film. Il contro-documentario “NAZA: The Real Story” è stato finanziato e promosso direttamente dai canali istituzionali dello Stato di Israele, con il supporto operativo e logistico dei vertici delle forze armate e il supporto diplomatico delle ambasciate. La pellicola non è un’opera cinematografica indipendente distribuita nei cinema commerciali, ma viene diffusa e pubblicizzata attivamente a livello globale dalle ambasciate dello Stato di Israele come operazione ufficiale di diplomazia pubblica per contestare le accuse mosse all’esercito. NAZA – controdocumentario realizzato dall’IDF e finanziato da Israele   Il film, materialmente realizzato da figure di spicco dell’ambiente militare e della riserva israeliani, gode del totale supporto dell’IDF, che ha fornito l’accesso a ufficiali dell’intelligence, comandanti di alto livello, materiali d’archivio esclusivi, mappe tattiche e riprese declassificate per sostenere la narrazione governativa. Tutta l’operazione finanziaria dietro al documentario è finalizzata a renderlo completamente gratuito e accessibile a chiunque sul suo sito web ufficiale. Questo conferma che, a differenza del film originale NAZA, il contro-documentario dell’IDF è un investimento di comunicazione strategica mirato a contrastare la pressione internazionale che denuncia apertamente il genocidio in atto verso il popolo palestinese con l’impiego di nuove armi sofisticate da parte dell’Entità sionista. Se cercate il film e trovate scritto sotto al titolo “The real story” o “The true story”, o se leggete descrizioni che parlano di “testimonianze di ufficiali dell’IDF per esaminare il combattimento in aree civili”, NON è il film NAZA premiato a Venezia, ma state piuttosto guardando invece la ri-narrazione sionista creata per coprire i fatti. È in atto una vera e propria operazione di manipolazione visiva che punta a confondere chiunque cerchi di guardare il documentario d’inchiesta premiato a Venezia. La hasbara sionista funziona così: non potendo censurare un premio internazionale, provano a rubarne l’identità per confondere l’opinione pubblica. Il confronto arriva mentre il “vero” Naza continua a registrare risultati significativi in Italia: il documentario ha superato i 3 milioni di euro. L’opera è stata selezionata per il Festival internazionale del cinema di San Sebastián e per la sezione principale della 64ª edizione del New York Film Festival. Il film di Abraham e Szor proseguirà inoltre la distribuzione internazionale, mentre The Guardian ha annunciato una successiva disponibilità gratuita online.   > NAZA, recensione del film di Yuval Abraham e Rachel Szor Lorenzo Poli
October 7, 2026
Pressenza
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Perchè dovete vedere Palestine 36 e non applaudire NAZA
Alla Mostra del Cinema di Venezia una sala si è alzata in piedi e ha applaudito per venticinque minuti. È l’ovazione più lunga nella storia del festival. L’anno prima il record era di ventitré minuti, e apparteneva anch’esso a un film su Gaza: La voce di Hind Rajab, costruito attorno […] L'articolo Perchè dovete vedere Palestine 36 e non applaudire NAZA su Contropiano.
October 3, 2026
Contropiano