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MESOPOTAMIA: LA FINE DELLA RIVOLUZIONE IN ROJAVA? L’ANALISI DI DAVIDE GRASSO
Nella puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente di venerdì 18 settembre 2026, nella Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto torniamo a occuparci del processo di integrazione delle Forze democratiche siriane (Sdf) e delle istituzioni dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est nello stato siriano presieduto da Ahmed al-Sharaa e dal suo cosiddetto governo di transizione. Ospite di questa puntata Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino al dipartimento Culture, Politica e Società, visiting fellow all’Ecole des haute études en Sciences sociales di Parigi e autore di due articoli che pongono una serie di riflessioni e spunti critici sul tema, già a partire dai titoli: “Si sciolgono le forze combattenti curde e il sogno della rivoluzione: non perdiamo di vista le vittorie”, pubblicato sul sito de Il Fatto Quotidiano, e  “Siria: è la fine della rivoluzione del Rojava?”, uscito alcuni giorni dopo sul portale Dinamo Press. In questa intervista ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli abbiamo chiesto di articolare e condividere con ascoltatori e ascoltatrici una parte della sua analisi. In ogni caso, secondo Davide Grasso “il valore della rivoluzione confederale è indiscutibile e chi, come me, l’ha affermato in tutti questi anni non smetterà di farlo ora. Parlare di fine della rivoluzione non significa parlare di fine del movimento o fine della mobilitazione. Significa parlare della fine di una fase rivoluzionaria che ha costruito e imposto delle istituzioni, anche con la forza. La rivoluzione, nella Storia, è questo. Io credo che questo movimento abbia avuto ragione a farlo e i risultati sono immensi, non possono essere cancellati“. “Tuttavia – si domanda Grasso ai nostri microfoni – se non si discute del fatto che i fatti di gennaio 2026 rappresentano una sconfitta e che il bilancio dello scioglimento delle Sdf sarà, sotto molti aspetti, di sconfitta, come facciamo ad analizzare quali sono stati i problemi e a porci delle domande per rafforzare il pensiero e il metodo rivoluzionario per il futuro?”. La puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, di venerdì 19 settembre 2026, con l’intervista a Davide Grasso. Ascolta o scarica.
September 18, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: L’INTEGRAZIONE DELLE SDF “È L’ALTERNATIVA AL GENOCIDIO DEI CURDI SIRIANI. ORA DECISIVA LA LOTTA POLITICA”
Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato la completa integrazione nell’esercito siriano. Dal palazzo presidenziale di Damasco, il comandante in capo delle Sdf, Mazlum Abdi, ha confermato così l’implementazione di uno dei punti centrali dell’accordo siglato il 29 gennaio 2026, dopo alcune settimane di scontri armati, dal governo di transizione siriano retto dall'”ex”-jihadista Ahmed al-Sharaa e dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. Prosegue anche l’integrazione nello stato siriano delle istituzioni politiche del Rojava. Sul piano militare, i combattenti delle forze militari del confederalismo democratico entreranno nell’esercito siriano “in blocco”, formeranno quattro brigate incaricate di difendere le aree a maggioranza curda, cioè il Rojava, e manterranno la propria catena di comando. Sul piano politico, Mazlum Abdi è stato nominato da al-Sharaa “consigliere presidenziale per gli affari curdi”, mentre Ilham Ahmed, di fatto la co-ministra degli esteri dell’Amministrazione autonoma a guida curda, avrà un ruolo nel comitato che elaborerà la nuova costituzione siriana. “I curdi, in Siria, non sono più un blocco politico marginale, l’integrazione apre alla possibilità (ovviamente sarà una lotta dura) di diventare un attore politico attivo su tutto il territorio siriano, con i propri partiti, le proprie associazioni e la propria proposta ideologica”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica. “Questo processo di integrazione, gemello del processo di integrazione in Turchia con lo scioglimento del Pkk, va visto, dal punto di vista storico, come una necessità“, aggiunge Berera. “Oggi – spiega l’esponente di Adm – la ristrutturazione del Medio Oriente portata avanti dagli Usa e dalle forze della Nato ha messo in chiaro che combatterà con qualsiasi mezzo necessario i soggetti politici non-statali armati. Le potenze regionali e mondiali sono disposte ad arrivare al genocidio. La scelta per le Sdf, quindi, era tra il martirio del proprio popolo, opzione possibile dal momento che questo era pronto a combattere fino all’ultima goccia di sangue, e quello che invece è accaduto con la resistenza armata sul terreno e con l’intervento di Abdullah Öcalan dall’isola di Imrali. Il leader del movimento curdo ha detto ad Ankara che se non fosse stata interrotta la linea del genocidio del popolo curdo in Siria sarebbe saltato il processo di pace in Turchia”. Il processo di integrazione non riguarda solo le Sdf. Sempre per quanto riguarda il piano militare, sembrerebbe ancora oggetto di negoziati il futuro delle Ypj, le Unità di protezione delle donne, struttura autonoma rispetto alle Sdf e invisa al governo islamista di al-Sharaa. Secondo alcune indiscrezioni, 1.500 combattenti donne dovrebbero essere integrate nell’esercito siriano come unità speciale anti-terrorismo operativa nelle aree a maggioranza curda. Nelle trattative tra Damasco e Daanes è stato poi stabilito che i funzionari pubblici del Rojava manterranno i loro posti nelle strutture burocratiche e amministrative. Il loro stipendio, però, sarà ora pagato dal governo centrale. Un decreto presidenziale di al-Sharaa, infine, ha riconosciuto il curdo come una delle lingue ufficiali dello stato siriano e il Newroz (capodanno curdo e persiano) come festa nazionale siriana. Questi aspetti, però, sono assenti, al momento, dalla bozza di nuova costituzione dello stato siriano. Il ruolo istituzionale affidato a Ilham Ahmed dovrebbe servire da contrappeso proprio in questo senso. In ogni caso, l’accordo rappresenta una mediazione che, in quanto tale, non accontenta del tutto nessuna delle due parti. Oltre all’autonomia istituzionale e militare, infatti, con questa intesa la rivoluzione confederale del Rojava – che ha gennaio ha perso una parte consistente dei territori sotto il proprio controllo – cede il controllo dei giacimenti petroliferi della Siria nordorientale e la gestione dei valichi di frontiera con l’Iraq. “Il movimento curdo afferma che grazie a decenni di guerriglia sulle montagne, di resistenza e lotta in Rojava, l’esistenza del popolo curdo è stata dimostrata e oggi gli stati del Medio Oriente, così come le potenze internazionali, devono fare i conti col fatto che il popolo curdo ha le sue forme politiche e la sua volontà”, continua Mattia Berera su Radio Onda d’Urto. “Lo stesso movimento di liberazione curdo – spiega il nostro ospite – si rende conto che oggi non può andare più in là di così con la lotta armata, che non riesce a costruire il socialismo con la guerra di guerriglia e decide, in questa fase, di adottare altri metodi, quelli che Ocalan chiama ‘politica democratica’, facendo esplicito riferimento a scioperi, mobilitazioni di massa e lotta culturale, non solo alla politica parlamentare”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto