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1.000 giorni di genocidio a Gaza e la storia di un disegno
In un gruppo che lotta c’è sempre una o uno che aiuta con la grafica. Nel gruppo di Piazza Duomo, a Milano, abbiamo Rita, felice di poter usare vecchie tecniche che con le nuove tecnologie ha dovuto mettere nel cassetto. Quando le si chiede qualcosa, il giorno dopo racconta di averci lavorato tutta la notte. Così anche questa volta abbiamo chiesto se per la giornata del 3 luglio avrebbe messo insieme una locandina. Il risultato da diversi giorni sta rimbalzando in tutta Italia promuovendo oramai una sessantina di piazze, ma lei ci tiene a spiegarmi: “Il disegno che ho utilizzato ha una storia, non l’ho fatto io. Dal 2014 esiste una carovana che si chiama Gaza Freestyle e sostiene vari progetti a Gaza: piste di skate, attività ludiche, circensi, artistiche e altri progetti (ricordo una Casa delle donne). Molti giovani partivano dall’Italia e stavano con i ragazzi di Gaza. Ci andò mia figlia, io collaboravo da qua. Nel 2015 portarono a Gaza un’idea che si faceva già qui a Milano con i ragazzini: costruire una città come un libro aperto, cartoncini con i quali si costruiscono delle città, tipo pop up. Mandai tanto materiale e lì a Gaza cominciarono, bambini, ragazzini, a costruire, ma anche a scrivere le loro storie e a disegnare. Rappresentavano la città attuale, ma anche quella ideale. Fecero disegni e schizzi, prima di realizzarla in cartone. Uno dei ragazzi, di cui, mi spiace, non so il nome, fece questo disegno, che ora a distanza di 11 anni, io ho scelto. Ho aggiunto la kefia che diventa una serie di fili che uniscono tutte le piazze, i presidi in Italia. Riosservo lo sguardo di quel ragazzo, mi sembra simile a quello che ha disegnato. È incredibile che dei disegni fatti più di dieci anni fa siano ancora attuali. Mi piacerebbe che quel ragazzo sapesse che il suo disegno sta girando per tutta l’Italia e forse anche fuori.” Il gruppo Gaza Freestyle esiste ancora e resiste con i ragazzini e le ragazzine, nelle tende, ma cosa immagineranno i bimbi di Gaza pensando alle loro case, quartieri, città? Soprattutto per loro facciamo tutto il possibile per far terminare questo assedio folle e criminale.     Andrea De Lotto
July 2, 2026
Pressenza
Palestina Anima Mundi, un emozionante incontro tra Francesca Albanese e 150 presidi in tutta Italia
C’era anche il Comitato Varesino per la Palestina, tra le oltre 150 piazze, presidi e comitati che hanno partecipato all’evento di venerdì 19 giugno Palestina Anima Mundi. Promotore dell’iniziativa nazionale è stato il Presidio di Cagliari, che dall’Accademia d’Arte Vega ha organizzato un collegamento con tutte le piazza d’Italia che hanno aderito e ha agevolato la diretta sul canale YouTube di PresidioPalestinaCA. Il giornalista Matteo Meloni ha intervistato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La luce del risveglio”. Dalle 20:00 alle 21:00 sono intervenuti diversi attivisti e personalità pubbliche per presentare la serata e portare dati, punti di vista e riflessioni sull’importanza di questo incontro. Molto emozionante la lettura di tutti i punti collegati, una vera mappa dell’Italia che si organizza e resiste. Emerge l’esigenza di non assuefarsi alle pessime notizie e trasformare l’indignazione in militanza attiva, fatta di valori, convivenza e azioni concrete. In questa occasione si è fatto riferimento anche al progetto Cagliari – Città della Pace e del Dialogo nel Mediterraneo, nato e promosso per costruire comunità e ponti di dialogo. L’intervista a Francesca Albanese ha riguardato nella prima parte la presentazione del suo libro e in un secondo momento si è dato spazio alle domande inviate dai vari comitati e presidi. Innanzitutto, la Albanese ha chiarito l’importanza del linguaggio in merito alla decolonizzazione, che non deve essere solo un vezzo linguistico, ma una presa di coscienza forte. Quando si parla dei territori palestinesi, bisognerebbe iniziare a chiamare quella terra Asia occidentale e non Medio Oriente, retaggio storico di un linguaggio nato da paesi colonizzatori, augurandosi che certi modi di pensare, come lo sguardo che si sofferma sul colore della pelle delle persone, spariscano con la nostra generazione. Matteo Meloni ha messo l’accento sulle tantissime fonti e la bibliografia riportate nel libro, citando figure importanti come Edward Wadie Said, scrittore statunitense di origine palestinese e Frantz Fanon, psichiatra francese, nato nei Caraibi, che ha analizzato le questioni raziali, da uomo nero in una terra di bianchi, dove il suo valore come persona veniva nascosto dal razzismo per il colore della sua pelle. Altro autore citato Gabor Maté,  scrittore di origini ungheresi che ha affrontato i temi dello sviluppo e dei traumi infantili e della violenza sulle persone. L’autrice ha confermato l’importanza delle fonti nella realizzazione del suo testo. Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, con la nascita delle Nazioni Unite, sembra che l’Occidente abbia voluto illudersi, credendo alla favola del mondo migliore dove eravamo diventati tutti più buoni, ma bisogna iniziare a fare in conti con questa falsa visione di noi stessi. Siamo in un momento storico in cui è bene prendere coscienza e cercare una visione realmente umanista del mondo, mettendo le persone al centro, garantendo uguali diritti per tutti; a questo proposito ha ricordato i numeri relativi alla distribuzione disomogenea e ingiusta della ricchezza mondiale attuale. Dovremmo tutti far parte della “Famiglia Umana”. Nel libro si cita la saga cinematografica di “Avatar” del regista James Cameron, che racconta lo scontro tra l’avidità umana e l’armonia della natura sul pianeta Pandora. Per la Albanese, soprattutto il terzo film è un inno alla resistenza attraverso l’unione delle forze dei protagonisti, così come ci può insegnare la resistenza dei palestinesi. Si è fatto riferimento al pensiero razzista nei confronti del popolo palestinese; chi, tra gli israeliani, vuole combatterlo subisce punizioni e persecuzioni. La Albanese invita alla protesta e alla resistenza e si augura un cambiamento politico che può avvenire solo grazie all’impegno di molti; non importa da che parte politica stiano, ma è necessario siano integri e incorruttibili e spera che il suo libro possa spingere le persone a impegnarsi per questo. Grazie a quello che abbiamo visto durante questi ultimi anni in Palestina, i giovani sono turbati e sdegnati e questi sentimenti possono essere un motore per evitare l’indifferenza che rende possibile un genocidio. Meloni chiede cosa ne pensa di quanto avviene nel mondo dell’informazione, delle censure e delle manipolazioni sui social da parte dei governi, in primis quello di Israele. La Albanese ha annunciato che sta preparando un rapporto proprio su questo tema che avrà come titolo “Il Mediacidio”, dove viene sottolineato che anche nei media occidentali, persino quelli considerati liberali, le informazioni vengono costantemente manipolate attraverso linee guida da adottare nel modo di comunicare, l’omissione di fatti storici, l’invenzione di fatti appositamente estremizzati, la censura e il licenziamento di giornalisti. Le è stato chiesto, da giurista, cosa pensa della Corte Internazionale di Giustizia e del Diritto Internazionale oggi. Il pensiero della relatrice è che bisognerebbe cambiare prospettiva. Dobbiamo essere consapevoli che anche in Italia ci sono ancora tante ingiustizie; ha citato i fatti del G8 della Scuola Diaz di Genova o il caso Cucchi e fatto riferimento alle tante situazioni irrisolte e ingiuste che ancora oggi, nel 2026, continuano a verificarsi nel nostro Paese. L’Italia è ricca di risorse e talenti e con l’informazione giusta e l’impegno di molti, abbiamo speranza di migliorare nel futuro per contrastare questo necro-capitalismo intento a perseguire profitti a danno dei diritti di tutti. L’appello di Albanese è quello di partecipare allo spazio pubblico con amore e cura, perché il cambiamento si vede nei gesti quotidiani, ci vuole perseveranza, sono processi lunghi che richiedono impegno e costanza: raccontare la Palestina a chi ancora non riesce a vederla, abbracciare anche la comunità ebraica che è contro al genocidio e che fatica a dissentire dal suo governo. È buona pratica la lettura e la diffusione della nostra Costituzione, che purtroppo è rimasta inattuata per decenni, ma che è frutto delle migliori intelligenze, la base del diritto italiano e che vieta il fascismo, cosa che molti hanno dimenticato negli ultimi anni. Cita Enzo Avitabile con “Tutt’ egual song’ ‘e criature” e parla di sua madre e di come nel capitolo “Nutrire” del suo libro “La luce del risveglio” ha voluto renderle omaggio con il ricordo di quando cucinava per lei e per la sua famiglia, in qualsiasi parte del mondo Francesca si trovasse, come nella classica tradizione meridionale d’Italia. Questo la porta a pensare come il Mediterraneo unisca i popoli del sud dell’Europa con quelli del Nordafrica e dell’Asia occidentale, tutti affacciati sullo stesso mare e legati tra loro. Da qui l’importanza di costruire reti trans-mediterranee. Nella seconda parte dell’intervista, si è lasciato spazio alle domande dei presidi e dei collettivi che Meloni ha riportato: Negli ultimi mesi vi è stata una mobilitazione diffusa della società civile; come trasformare questo movimento dal basso in qualcosa che possa essere portato all’attenzioni delle istituzioni? Per prima cosa ringrazio il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele) per tutto quello che fa. È importante sostenere il contenzioso contro Leonardo Spa (partecipata dello Stato) denunciata per la vendita di armi a Israele. Occorre richiedere allo Stato che venga istituita per i lavoratori l’obiezione di coscienza contro l’economia di guerra che permetta di esimersi, sul proprio posto di lavoro, dal collaborare a un lavoro che ha come fine la guerra, la creazione di armi, la logistica di supporto alla guerra. Voglio citare i tanti portuali italiani ed elogiare il loro lavoro e le loro proteste per impedire il traffico di armi dirette a Israele e ad altri Paesi dove si violano i diritti umani. Invito a portare idee per essere attuatori della Costituzione, che porti a un multilateralismo decolonizzato e cita Sandro Pertini che si batteva per la libertà e la giustizia sociale. Chi è al governo risponde alle logiche delle lobby, la mobilitazione dal basso può fare emergere le richieste e gli interessi dei popoli. Tutte le minoranze, le persone che si battono per i diritti dei lgbtqia+, per i diritti degli animali, per il cambiamento climatico dovrebbero creare un movimento attivo. Unire le forze per respingere e curare con la cultura e l’istruzione, il razzismo dilagante e ostentato del nostro Paese. Quali sono le conseguenze delle sanzioni USA per lei e la sua famiglia? Non voglio fare la vittima, ma il peso delle sanzioni è durissimo per me e la mia famiglia.  Vivo sotto scorta, solo per aver denunciato quello che ho potuto documentare. Ma nonostante questa gestione mafiosa della politica che ha voluto punirmi, io non mi fermo. Non ho paura, perché chiedo solo giustizia contro l’apartheid palestinese e il genocidio e so di essere nel giusto. Invito a restare umani e solidali, ad appoggiarsi alla società civile, quando i governi sono contro. La politica dovrebbe essere fatta da persone integre e incorruttibili e la sfida è quella di essere “cellule di cambiamento” come il sistema immunitario umano. Cosa pensa del sionismo contemporaneo? Il sionismo che nasce come pensiero con l’obiettivo della nascita dello Stato ebraico si è trasformato nel tempo in un’ideologia contro gli arabi a livello mondiale, tanto è vero che oggi esistono il sionismo cristiano, di alcuni mussulmani, indiano e degli evangelisti americani, che hanno come obiettivo ultimo la realizzazione di Israele come una potenza regionale nell’area dell’Asia occidentale. Le organizzazioni ebraiche Pro Palestina possono migliorare la situazione in Israele? Si tratta di realtà molto piccole e coraggiose, che al momento non possono ottenere grandi risultati, ma vanno sostenute, protette e ascoltate. Cosa può dirci della situazione delle carceri palestinesi e dei 400 minori attualmente rinchiusi? Ho denunciato la gravissima situazione delle carceri israeliane, in cui dal 7 ottobre in poi dove sono detenuti 20.000 civili palestinesi, tra cui 400 bambini. All’interno delle carceri si consumano abusi di ogni tipo, torture, stupri, percosse quotidiane. L’Accordo di Associazione UE-Israele, in vigore dal 2000, subordina le relazioni e gli scambi commerciali al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Cosa altro deve succedere perché Israele venga fermato? Cosa stanno aspettando l’Europa e l’Italia per fermare le relazioni commerciali con Israele? Restando indifferenti a quello che succede nelle carceri israeliane siamo tutti complici. Chi si può immaginare come soggetto terzo che possa guidare la fase di ricostruzione dopo la guerra tra Israele e Palestina? Mi fa paura pensare che a gestire il post-guerra sia un soggetto mosso solo dal potere economico. Dovrebbe essere il diritto a guidare la ricostruzione. I palestinesi si rimetteranno in piedi da soli, ma devono essere certi che Israele se ne vada dai territori occupati e che vengano riconosciuti i danni e i torti subiti come popolo in tutti questi anni. Anche alcuni membri delle Autorità palestinesi sono parte dell’occupazione se non agiscono in nome e a difesa del popolo palestinese. Cosa pensa che accadrà in Palestina nel futuro prossimo? Per prima cosa occorre portare cibo, assistenza e cura alla popolazione che è allo stremo. Abbattere i muri, instaurare una forza di pace per la ricostruzione e creare un mausoleo nella terra di Gaza che testimoni il genocidio. Dare giustizia al popolo palestinese. Anche dopo il nazismo fu difficile pubblicare “Se questo è un uomo” di Primo Levi, per la rimozione che creava nelle persone quella tragedia storica. Oggi dobbiamo testimoniare, parlarne, informare. Ci vuole un forte impegno da parte di tutti. L’intervista si è conclusa con un sentito ringraziamento a tutti i presidi presenti e l’invito di Francesca Albanese a partecipare alle presentazioni del suo libro che a breve si terranno in tutta Italia. Monica Perri
June 20, 2026
Pressenza
La Flotilla sotto attacco. Presidi in tutta Italia
Stamattina la marina israeliana ha abbordato e sequestrato le barche della Global Sumud Flotilla al largo di Cipro: un ennesimo atto di pirateria in acque internazionali, in spregio al diritto marittimo internazionale e alla libertà di navigazione. Il tutto nel silenzio e nella complicità dei governi occidentali. In molte città si stanno organizzando presidi di solidarietà e protesta. Di seguito un elenco in aggiornamento: Biella alle 18 Prefettura, via Repubblica 26 Ivrea alle 18, Piazza F. Nazionale Milano alle 18 Piazza Gaza (ex Piazza Scala) Palermo alle 18 Piazza Gaza (ex Piazza Sant’Anna) Roma alle 18 Piazza Gaza davanti alla Stazione Termini Torino alle 18 Piazza Castello lato Prefettura Varese alle 18:30 Piazza Bambin* di Gaza (ex Piazza Monte Grappa) Vercelli alle 18 Piazza Cavour Redazione Italia
May 18, 2026
Pressenza
La flotilla intercettata da Israele, presidi in tutta Italia
Stanotte Israele ha intercettato le barche della Global Sumud Flotilla nelle acque internazionali al largo della Grecia. Secondo il tracker della Flotilla, 22 barche su circa 60 sarebbero state fermate, mentre almeno 36 continuano la navigazione. A bordo delle imbarcazioni si trovano complessivamente circa 175 attivisti, provenienti da oltre 20 Paesi. Come riportato da Rete No bavaglio, Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla Italia, definisce l’attacco “una spregiudicata azione militare, durata tutta la notte, contro barche civili che non erano nemmeno arrivate all’altezza di Creta, quindi di fatto in Europa. Gli attivisti raccontano che due navi militari si sono presentate come israeliane, hanno intimato di fermarsi, hanno puntato laser e armi, poi sono salite a bordo chiedendo alle persone di inginocchiarsi. Dopo di che le comunicazioni si sono interrotte”. Delia ha confermato che la Farnesina si è immediatamente attivata e che sono in corso contatti diretti, ma ha chiesto prese di posizione chiare anche da parte dell’Unione Europea: “Stiamo parlando di interferenze molto gravi nei confronti di civili in acque internazionali. Che cos’altro deve accadere perché si inizi a parlare di strumenti concreti, come le sanzioni?” Per rispondere a questo atto di pirateria si stanno organizzando presidi di protesta e solidarietà in tutta Italia. Ecco una prima lista in aggiornamento. Bari – Piazza Umberto, ore 18 Trento – Piazza D’Arogno, ore 18 Milano – Corso Manforte, ore 17 Treviso – Piazzetta Aldo Moro, ore 18.30 Venezia – Campo S. Bartolomeo, ore 18 Padova – Liston, ore 18 Vicenza – Piazza Castello, ore 19 Bologna – Piazza Nettuno, ore 18 Ancona – Prefettura, ore 18 Napoli – Prefettura, ore 19 (da confermare) Udine – Prefettura, ore 18 Pordenone – Piazzetta Cavour, ore 18 Trieste – Piazza Unita d’Italia, ore 18 Torino – Piazza Castello, ore 18 Livorno – Piazza del Comune, ore 17 Pisa – Piazza Gaza, ore 17 Pavia – Piazza Vittoria, ore 18 Firenze – Piaza Santissima Annunziata, ore 18.30 Roma – Conferenza Stampa Montecitorio, ore 11.30, Colosseo, ore 18.00 Cagliari –  Piazza Yenne, ore 18:30 Palermo – Piazza Verdi, ore 19 Redazione Italia
April 30, 2026
Pressenza
Donne in Nero, protesta e solidarietà
Credo che prima o poi tutti si siano imbattuti in un presidio di Donne in Nero. Nel mondo se ne contano molti gruppi, si stima più di 10mila donne. Ma chi sono, quando sono nate? Ebbene, il primo gruppo fu costituito da 9 donne israeliane a Gerusalemme nel 1988, ai tempi della prima Intifada. Loro non erano sioniste, anzi, protestavano contro l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele. Volevano sostenere in modo pacifico la lotta palestinese, perciò cominciarono a stare in piedi nelle vie cittadine con cartelli neri a forma di mano che chiedevano la fine dell’occupazione. In silenzio e vestite di nero, a lutto, in modo semplice e visibile. Presto furono affiancate da donne arabe e si diffusero anche altrove, con gruppi autonomi senza gerarchie. Attraverso una visione femminista utilizzarono i loro corpi anche per stabilire un legame simbolico tra l’occupazione dei territori palestinesi e l’occupazione  maschile del corpo della donna non consenziente: brutalità violenta militare e patriarcato. Anche oggi in Israele si tengono regolarmente veglie in quattro località. Nel nostro piccolo anche a Viareggio una dozzina di donne in nero si trovano ogni giovedì (giorno di mercato). Il loro striscione “storico” porta una frase lapidaria e definitiva di Lidia Menapace: fuori la guerra dalla storia. A questo si aggiungono svariati cartelli con slogan pacifisti. Oggi il tema particolare era il sostegno alle donne kurde del Rojava, un prezioso esperimento di democrazia partecipata a guida femminile che rischia di essere distrutto dalle forze siriane. La Casa delle Donne di Viareggio ha un rapporto privilegiato con queste comunità. A loro va tutta la nostra solidarietà. Redazione Toscana
January 29, 2026
Pressenza
Sinistra Nato
“Su dai, facciamo anche noi una manifestazione per i diritti del martoriato popolo iraniano, oppresso dagli oscurantisti!” “Quanto hai ragione! E poi domenica tutti in corteo per liberare l’oppresso popolo venezuelano dai populisti!” “Fatta. E lunedì sotto i portici con gli striscioni per il sofferente popolo nordcoreano, incatenato dalla dittatura!” […] L'articolo Sinistra Nato su Contropiano.
January 17, 2026
Contropiano
Dieci presidi No Autonomia differenziata
Mentre tutto intorno tace, i Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti non cessano di esercitare la loro responsabilità: informare, denunciare, mobilitare per ostacolare e bloccare la folle corsa attraverso la quale il governo e il ministro Calderoli – bruciando le tappe e sconfessando la sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – stanno portando a compimento il progetto eversivo dell’autonomia differenziata. Da Catania a Torino e Trieste in contemporanea, sotto le sedi dei Palazzi di dieci Regioni, si sono tenuti presidi che si sono conclusi con la consegna di un documento che individua in maniera circostanziata le deviazioni e le vere e proprie inottemperanze che il governo sta compiendo rispetto alla sentenza 192/24 della Consulta. In particolare: * Le pre-intese, nel loro insieme, su materie non LEP[1], tra il governo delle destre e il Veneto, la Lombardia, la Liguria e il Piemonte, perché la Corte Costituzionale ha chiesto che si procedesse con la devoluzione di funzioni specificamente motivate territorio per territorio, mentre le pre-intese sono fatte con il ‘copia-incolla’; * La legge delega sui LEP, AS 1623, perché è per lo più una legge di ricognizione, e dunque fotografa la situazione attuale, legittimando così le estese e profonde disuguaglianze nell’erogazione dei servizi tra Regioni, che i LEP dovrebbero invece superare; * L’inserimento in legge di Bilancio di 6 articoli (123-128), che determinano i LEP su materie particolarmente importanti, dunque sovrapponendosi alla stessa legge delega. Infine, nei documenti presentati dai Comitati, si chiede che le Regioni si impegnino a ricorrere alla Corte Costituzionale rispetto alla determinazione dei LEP, che non saneranno ma sanciranno le differenze territoriali. In 4 capoluoghi di Regione, poi – a Roma, Milano, Torino, Napoli – sono state consegnate le firme raccolte nelle piazze e sui banchetti per chiedere ai presidenti delle Regioni di non procedere o di non intraprendere alcun passo verso l’autonomia regionale. A Roma i consiglieri di opposizione si sono impegnati per fare una seduta straordinaria sul tema. I Comitati per il Ritiro di ogni Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti ringraziano tutti i soggetti del Tavolo NOAD che hanno contribuito alla riuscita delle iniziative e ricordano a tutte e tutti che il tempo di agire è ora per bloccare questo progetto scellerato, i cui effetti saranno devastanti per il Paese. L’azione di Comitati e Tavolo è quanto mai urgente: entro il 31 dicembre, verranno infatti ratificati definitivamente gli accordi di Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte per l’applicazione dell’Autonomia differenziata relativamente a Protezione Civile, Professioni (albi professionali, esami, compensi), Previdenza complementare e integrativa, Coordinamento della finanza pubblica in materia sanitaria. E inoltre, la scorciatoia del collegamento alla legge di Bilancio del ddl Calderoli renderà il percorso di quel provvedimento più agevole e semplificato; al termine di esso potranno essere firmate le intese con le Regioni interessate ad acquisire potestà legislativa esclusiva sulle materie desiderate. Per fermare la folle corsa del ministro Calderoli verso la disgregazione della Repubblica, ci appelliamo alla vigilanza che la Corte ha affermato che avrebbe esercitato; alle forze politiche di opposizione e contiamo sulla mobilitazione di sindacati, associazioni, movimenti, cittadine e cittadini che abbiano a cuore l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti.    Comitati contro ogni AD, associazioni, movimenti, forze sindacali e politiche riunite nel Tavolo NO AD Esecutivo nazionale NO AD dei Comitati contro qualunque autonomia differenziata, per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti. Web:  perilritirodiqualunqueautonomiadifferenziata.home.blog email: noaogniad@gmail.com Fb:     ControOgniAutonomiaDifferenziata Instagram https://www.instagram.com/no_a_ogni_ad/ Canale Youtube [1] LEP sta per Livelli Essenziali delle Prestazioni, un concetto chiave in Italia che definisce gli standard minimi di servizi e prestazioni (come salute, istruzione, assistenza sociale, lavoro) che devono essere garantiti in modo uniforme e uguale su tutto il territorio nazionale, per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali a tutti i cittadini, riducendo i divari tra regioni e attuando i principi costituzionali di uguaglianza. La loro definizione è cruciale nel processo di autonomia differenziata, per stabilire cosa lo Stato deve garantire e come finanziare le regioni per raggiungere questi standard. Redazione Italia
December 20, 2025
Pressenza
Attivisti per Gaza in Valtellina e Valchiavenna, la mobilitazione continua
Dopo quaranta giorni di presidi quotidiani in diversi Comuni della Valtellina e della Valchiavenna in appoggio a Gaza, alla Global Sumud Flotilla e alla Freedom Flotilla, gli attivisti si sono ritrovati sabato 25 ottobre a Ponte in Valtellina per chiudere una tappa e aprirne un’altra. Al posto delle “vele per Gaza” con il simbolo della GSF, restituite al club nautico che le aveva fornite, i presidi diventeranno settimanali e in giorni diversi, in modo da essere sempre presenti e saranno accompagnati da una pianta di ulivo, simbolo di pace e di cura. Ora però è tempo di bilanci e ringraziamenti e così hanno preso la parola rappresentanti dei presidi di Bormio, Tirano, Ponte, Morbegno, Chiesa Valmalenco, Chiavenna e Sondrio, con una poesia letta a nome del presidio di Talamona. Tutti hanno condiviso la soddisfazione per i momenti di confronto, unione, creatività e socializzazione offerti da quell’impegnativo appuntamento quotidiano, che ha permesso di ritrovarsi tra gente di età e provenienze diverse (con una partecipazione spesso superiore alle aspettative) e di uscire dal senso di impotenza suscitato dall’orrore in atto a Gaza e hanno riconosciuto alle flotille il merito di aver smosso e risvegliato tante coscienze, valorizzando l’azione dei singoli e degli insiemi umani. Ora bisogna continuare a mantenere alta l’attenzione sulla Palestina e dare seguito alle enormi mobilitazioni di fine settembre – inizio ottobre, in cui per una volta l’Italia ha fatto da esempio ad altri Paesi. Franco Biscotti, sindaco di Ponte in Valtellina, è intervenuto brevemente esprimendo la soddisfazione per la scelta del suo Comune per questo momento di passaggio, segnato dal dono della pianta di ulivo, albero sacro per i palestinesi. La famiglia di Su Bargauan, che si è imbarcata sulla Global Sumud Flotilla, ha ringraziato i presenti per l’appoggio ricevuto  e la stessa Su è poi intervenuta ricordando l’ondata di denuncia e speranza che ha unito tante persone in cerca di una direzione. Ha quindi contrapposto un sistema che si basa sui profitti e la paura al movimento di resistenza organizzato intorno alle relazioni, alle comunità e alla cura.  La pianta d’ulivo donata dal sindaco è stata poi messa a dimora circondata da bambini, in una sorta di cerimonia laica intensa e commovente. Dopo una pausa conviviale con prelibatezze salate e dolci portate dai partecipanti, l’incontro si è spostato al vicino teatro per un interessante approfondimento sull’intreccio di interessi, investimenti e affari che legano Israele all’Unione Europea. Francesca Bellini di Altreconomia ha ripreso i contenuti del suo articolo uscito lo scorso luglio e alle sue spiegazioni si è aggiunto in collegamento Jasper van Teeffelen, giovane ricercatore olandese del centro indipendente Somo, tradotto da Rosanna di Assopace Palestina. Ne è emerso che l’Europa è il maggiore investitore mondiale in Israele ed è il principale destinatario degli investimenti israeliani, mentre i Paesi Bassi, noto paradiso fiscale, sono da soli responsabili dei due terzi degli investimenti israeliani nell’Unione Europea, molto più di Germania e Stati Uniti. Non c’è da stupirsi dunque del doppio standard applicato a Russia e Israele quando si tratta di sanzioni; la riluttanza europea a rompere i rapporti commerciali con Israele e a decidere un embargo sulle armi acquista così una motivazione non solo politica, ma anche commerciale. E’ un quadro che suscita una profonda indignazione, ma la giornalista e il ricercatore hanno comunque sottolineato l’aumento della consapevolezza dell’opinione pubblica man mano che questa mostruosa realtà viene alla luce ed esortato a mantenere la pressione sui governi complici del genocidio e a continuare a denunciare chi ne trae profitto.     Anna Polo
October 26, 2025
Pressenza
Presidi e denunce contro la presenza di armi nucleari nelle basi di Ghedi e Aviano
Il 24 ottobre 2025 attivisti contro la presenza di armi nucleari sul territorio italiano terranno alle ore 11 presidi informativi davanti alla base militare di Ghedi (o in caso di mal tempo a Piazza della Loggia a Brescia) e davanti alla Loggia del Municipio di Pordenone, in occasione del deposito delle denunce alle Procure di Brescia e Pordenone. Le denunce chiedono di accertare la presenza delle armi nucleari a Ghedi e ad Aviano, presenza certa per i denuncianti; di dichiararne l’illegittimità e di perseguire i responsabili dell’importazione vietata dalla legge 185/90, dal trattato di Parigi del 1947 e dal Trattato di non proliferazione del 1975. Un’analoga denuncia presentata alla Procura di Roma il 2 ottobre 2023 è stata archiviata perché il giudice ha ritenuto di non poter interferire con scelte prettamente politiche. Eppure è principio pacifico che il giudice è garante della legalità e quindi non deve arretrare laddove gli spazi della discrezionalità politica siano circoscritti da vincoli posti da norme, come nel nostro caso. La tenacia dei denuncianti, forti della consapevolezza di essere dalla parte della ragione e del diritto, li ha portati a riproporre l’azione penale in altre sedi, laddove, cioè, non è stata presa la decisione, ma è stata materialmente consumata l’attività di importazione. I comandi e le forze militari hanno posto in essere una condotta illegittima e non potranno trincerarsi dietro una scelta politica ritenuta dal magistrato di Roma non giudicabile. Le due denunce sono sottoscritte da attivisti, pacifisti, antimilitaristi, alcuni dei quali rivestono posizioni apicali in associazioni nazionali e internazionali, come WILPF Italia.     Redazione Italia
October 21, 2025
Pressenza
Presidi a oltranza per la Global Sumud Flotilla in tutta Italia. L’equipaggio di terra si mobilita
Dopo la prima, straordinaria reazione all’attacco israeliano alle barche della Global Sumud Flotilla, la mobilitazione continua in tutta Italia con un elenco in continuo aggiornamento, che riportiamo di seguito. * Napoli, Stazione Centrale. * Roma, Piazza dei Cinquecento – Piazza Gaza * Livorno, Varco Zara * Torino, Piazza Palazzo di città * Pisa, Piazza XX settembre * Firenze, Piazza Annunziata * Milano, Piazza della Scala * Modena, Piazza Garibaldi * Palermo, Piazza Sant’Anna * Varese, Piazza Montegrappa * Genova, Varco Albertazzi * Bologna, Piazza Maggiore * Ravenna, Piazza del popolo * Cuneo, Piazza Europa * Cagliari, Piazza Costituzione * Bergamo, Zona stadio * Ferrara, Piazza della Cattedrale * Taranto, Piazza Garibaldi * Vicenza, Piazza dei Signori * Catania, Piazza Stesicoro * Lecce, Piazza Sant’Oronzo * Pesaro, Piazzale delle libertà * Lodi, Piazza della Vittoria * Brescia, Piazza Duomo * Sassari, Piazza d’Italia * Alghero, Piazza Porta Terra * Cuneo, Piazza Europa * Sassuolo, Piazza Garibaldi * Savona, Piazza Mameli * Perugia, Piazza IV Novembre * Terni, Largo Villa Glori * Parma, Piazzale Picelli * Massa Carrara, Piazza del Teatro * Padova, Corso pedonale Liston * Trieste, Piazza della Borsa * Pavia, Piazza Vittoria * Busto Arsizio, Piazza San Giovanni * Lecco, Largo Montenero * Monza, Via Boccaccio Redazione Italia
October 2, 2025
Pressenza