Tag - scontri

TORINO: SOLIDARIETÀ ULTRAS IN TUTTA ITALIA PER MARCO BASOCCU. IL PADRE RIFIUTA LA VERSIONE DELLA QUESTURA
Fuori dagli stadi di mezza Italia sono apparsi striscioni dei gruppi ultras in solidarietà a Marco Basoccu, tifoso juventino dei Viking ancora in coma farmacologico all’ospedale delle Molinette di Torino. Il tifoso è stato operato d’urgenza per un trauma cranico molto grave riportato domenica 24 maggio in seguito agli scontri che hanno preceduto il derby della Mole. Sulla vicenda sono state aperte due inchieste: la prima relativa agli scontri pre-derby Torino – Juventus, la seconda sulle lesioni gravi subite dal 36enne, colpito alla testa. Secondo le prime ricostruzioni, quelle della Questura, sarebbe stato colpito “da una bottiglia, o forse da un sasso”. Una versione rispedita al mittente da famigliari, amici e testimoni oculari, che sostengono sia stato uno delle decine di lacrimogeni sparati dalla Celere ad altezza d’uomo. Sul portale Infoaut è stato pubblicato un commento dal titolo “Sparo alla cieca”. Si tratta di considerazioni sulla gestione dell’ordine pubblico da parte della Questura e delle forze di polizia in generale… Ma soprattutto in particolare, nella città di Torino e dintorni. “La polizia non si fa scrupoli a puntare i lacrimogeni ad altezza d’uomo durante i cortei, lo abbiamo visto tante volte in Val di Susa e lo abbiamo visto anche a Torino nelle mobilitazioni più recenti”, commenta Stefano, della redazione di Infoaut, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “I racconti di domenica – aggiunge Stefano – parlano di famiglie con bambini che si sono trovate a schivare i lacrimogeni”. Nell’intervista, Stefano, della redazione di Infoaut, ricorda quanto accaduto nel 2021 a Giovanna, compagna del movimento No Tav della Val di Susa “che fu colpita allo stesso modo da un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo”. “Queste cose – spiega Stefano – a Torino e dintorni sono ormai la norma, e fa effetto vedere come il Questore si sia subito premurato di costruire una versione opposta a quella che è la più ovvia e che è stata confermata da chi era lì”. A proposito della narrazione da parte delle forze di polizia e dei media, secondo Stefano di Infoaut “in questa vicenda sta giocando un ruolo importante e fuori dal coro la reazione del padre del ragazzo, che ha avuto il coraggio di far presente che non vuole credere alle fandonie per cui il figlio sarebbe stato colpito da una bottiglia lanciata dai torinisti o addirittura da uno juventino”. “Questa presa di posizione del padre – conclude Stefano – ha messo un po’ in difficoltà il solito copione della stampa che vuol passare quanto accaduto come un qualcosa che non è responsabilità della polizia, e devo dire che sui giornali si sta aprendo un dibattito diverso da solito”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Stefano della redazione di Infoaut. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Bolivia in rivolta contro il governo Paz@0
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari settori sociali in mobilitazione. La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie. Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia con la Fondazione Paolo Freire. A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti, feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali. Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive dell’attuale estallido social in Bolivia. Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono tenute domenica nella capitale La Paz:
Bolivia in rivolta contro il governo Paz@2
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari settori sociali in mobilitazione. La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie. Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia con la Fondazione Paolo Freire. A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti, feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali. Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive dell’attuale estallido social in Bolivia. Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono tenute domenica nella capitale La Paz:
Bolivia in rivolta contro il governo Paz@1
In Bolivia proteste e scontri contro il governo di Rodrigo Paz, accusato di aver tradito le promesse sociali fatte in campagna elettorale, hanno raggiunto un punto di rottura. La Paz è completamente isolata ed il centro-nord del paese è paralizzato da oltre 40 picchetti e blocchi stradali organizzati dai vari settori sociali in mobilitazione. La crisi nasce dall’aumento del costo della vita, dalla scarsità di carburante e dollari e da nuove misure economiche che hanno colpito salari, trasporti e prezzi dei beni essenziali. Dopo le agitazioni di operai e autotrasportatori, a cui si sono sommate quelle dei maestri rurali contro una riforma peggiorativa dell’istruzione, sono scesi in piazza anche i popoli indigeni per respingere una legge sulla proprietà terriera che favorirebbe processi di concentrazione territoriale e indebolirebbe le proprietà comunitarie. Un aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai, un compagno che lavora in Bolivia con la Fondazione Paolo Freire. A La Paz sono confluiti migliaia di manifestanti, che oggi chiedono apertamente le dimissioni del presidente, che ha risposto con una dura repressione: arresti, feriti e interventi di polizia ed esercito contro blocchi e manifestazioni. Dopo anni di frammentazione, nelle piazze boliviane è tornata – per adesso – una nuova convergenza tra settori popolari e organizzazioni sociali. Con una compagna boliviana abbiamo fatto il punto sulla genesi e le prospettive dell’attuale estallido social in Bolivia. Un secondo aggiornamento di Manfredo Pavoni Gai sulle manifestazioni che si sono tenute domenica nella capitale La Paz:
BOLIVIA: PROSEGUE LA MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI CONTRO IL GOVERNO, DURI SCONTRI NELLA CAPITALE. RODRIGO PAZ APRE A TRATTATIVE, “MA NON HA PIÙ CREDIBILITÀ”
Venerdì 22 maggio a La Paz, capitale della Bolivia, si è svolta una imponente manifestazione di indios, lavoratori della Central Obrera Boliviana (Cob), della Confederación Sindical Única de Trabajadores Campesinos de Bolivia (Csutcb) e coltivatori di coca. Il corteo ha raggiunto El Prato, il centro della città ma dopo un paio d’ore è stato attaccato con violenza dalla polizia che ha disperso i manifestanti – intenzionati a raggiungere Plaza Murillo, dove si trova il palazzo del governo – con un uso massiccio di gas lacrimogeni e agenti in motocicletta che si scagliavano sulla folla. Da settimane, nel Paese, sono in corso proteste e mobilitazioni di massa contro le politiche neoliberiste del governo di Rodrigo Paz. Da quasi un mese sono in corso blocchi stradali in tutte le regioni del Paese sudamericano e intorno alla capitale. Protagonisti della lotta sono i lavoratori, in particolare operai, insegnanti e braccianti impiegati nelle coltivazioni di coca, e le organizzazioni dei nativi. A questi si aggiungono i sostenitori dell’ex leader del Movimento al socialismo (Mas) ed ex presidente Evo Morales. L’attuale presidente boliviano Rodrigo Paz si è detto disponibile ad aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali nella giornata di oggi, domenica 24 maggio. “Stando tra i manifestanti ho avuto la sensazione che Paz non abbia più la credibilità per aprire una trattativa”, commenta Manfredo Pavoni Gai, ricercatore che per lavoro si muove tra Brasile e Bolivia, in una corrispondenza inviata alla redazione di Radio Onda d’Urto. “Tutti i lavoratori in piazza con cui ho parlato – spiega Manfredo Pavoni Gai – sostengono che il presidente è troppo schiacciato sulle istanze e le sensibilità della parte bianca della Bolivia, legata alle famiglie ricche di Santa Cruz, e non riesce a interpretare la cultura di quella che è la maggioranza della popolazione, rappresentata dalle popolazioni Quechua e Aymara“. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza del ricercatore Manfredo Pavoni Gai, che si trova in Bolivia. Ascolta o scarica.
May 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Libano. Israele in difficoltà sul terreno. Martedi primi colloqui a Washington
Martedì a Washington dovrebbe tenersi il primo incontro diretto tra una delegazione libanese e una israeliana, ma si tratta, per ora, di un incontro di basso livello che vedrà riuniti l’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Mouawad, l’ambasciatore israeliano, Yechiel Leiter, e l’ambasciatore americano a Beirut, Michel Issa.  Dunque niente […] L'articolo Libano. Israele in difficoltà sul terreno. Martedi primi colloqui a Washington su Contropiano.
April 13, 2026
Contropiano
Cosa non torna sul “video del martello” di Torino
«Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio». Con queste parole la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato il famoso “video del martello”, divenuto virale nelle ore successive al corteo del 31 gennaio a Torino e che ritrae la presunta aggressione all’agente di polizia Alessandro Calista. […] L'articolo Cosa non torna sul “video del martello” di Torino su Contropiano.
March 10, 2026
Contropiano
Le autorità messicane hanno deciso di inviare 2.500 membri dell’esercito a Guadalajara per rinforzare i 7.500 già presenti nella capitale Jalisco per contenere gli scontri in corso, e pare che poco a poco la situazione si vada ristabilendo la calma. Dopo gli atti di violenza scatenati ieri in parte del […] L'articolo su Contropiano.
February 24, 2026
Contropiano
Meloni mente! Sulla Francia e su altro
Giorgia Meloni ha appena pubblicato un post che falsifica la realtà. Non è la prima volta, ma stavolta è grave perché c’è di mezzo la vita di tanti giovani ragazzi. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire che sta succedendo in Francia. La France Insoumise è in queste […] L'articolo Meloni mente! Sulla Francia e su altro su Contropiano.
February 21, 2026
Contropiano
speciale scontri 31 gennaio@0
il 31 ottobre un enorme corteo in solidarietà all’Askatasuna ha invaso torino ed è culminato con un oretta di scontri in vanchiglia. Lo raccontiamo con uno specialissimo e una canzone telegiornale datemi un martello sport antifurto ramponi spot assicurazione mangione
February 18, 2026
Radio Blackout - Info