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Antigone denuncia: in pochi giorni tre suicidi nei carceri sovraffollati
Il 30 aprile si è suicidato un agente penitenziario di 42 anni. Ieri un uomo di 27 anni in custodia cautelare nel carcere di Parma è morto dopo tre giorni di agonia e nel carcere di Torino è deceduto un recluso di 54 anni. In Italia da inizio anno sono già 19 le persone detenute che si sono tolte la vita. A fine mese i presenti in carcere hanno superato anche la soglia delle 64.000 presenze. Al 30 aprile infatti nelle prigioni italiane si contavano 64.436 persone recluse. Da fine marzo la crescita è stata particolarmente significativa, 439 persone in più in un mese, a fronte di un aumento delle presenze negli ultimi 12 mesi di 1.991 unità. I posti realmente disponibili erano invece 46.318 e il tasso di affollamento era ormai del 139,1% e 73 istituti su 189 registravano un tasso pari o superiore al 150%. “Le condizioni delle carceri sono disperate – sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – Lo sono per le persone detenute, a cui mancano spazio e prospettive, costrette a vivere in celle sovraffollate e fare i conti con tutte le chiusure a cui si sta assistendo. Ma lo sono anche per gli operatori, costantemente in sotto organico e costretti a carichi di lavoro spesso eccessivi. Le carceri sono attraversate da una tensione palpabile. Servirebbero provvedimenti urgenti che riportino il sistema penitenziario in linea con il dettato costituzionale, mettendo da parte invece tutti quei provvedimenti che, perseguendo marginalità e proteste, continuano a spingere sull’acceleratore di un sovraffollamento non più sostenibile. Servirebbe inoltre che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ritirasse tutte quelle circolari che negli ultimi anni hanno reso il carcere un luogo chiuso, asfittico e senza speranza“. Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza
Carceri: Alta Sicurezza o Alta Incoerenza?
Lettera aperta di «Ristretti Orizzonti» e del Coordinamento Carcere Due Palazzi di Padova. A Carlo Nordio, ministro della Giustizia Stefano Carmine De Michele, capo del DAP  Ernesto Napolillo, direttore della Direzione Generale Detenuti e Trattamento   Alta Sicurezza: percorsi e storie distrutti L’importanza delle declassificazioni “C’è una scelta tra far del carcere la sede di un servizio e farne invece
Detenuti torturati nel carcere di Ivrea: “le condanne dicono che le violenza ci furono”
8 agenti di Polizia penitenziaria sono stati condannati per falsità in atti, con pene di 1 anno e 6 mesi (a eccezione di una persona per 1 anno e 8 mesi), nell’ambito di un procedimento per violenze avvenute nel carcere di Ivrea. I giudici hanno riconosciuto che le documentazioni prodotte dagli agenti condannati, che riferivano di cadute e incidenti accidentali erano false e servivano in realtà a coprire condotte violente avvenute ai danni di persone detenute nell’istituto penitenziario. Per gli autori delle violenze, accusati di lesioni in quanto all’epoca della contestazione non era ancora presente il reato di tortura, è intervenuta la prescrizione. “Quella di oggi è una sentenza importante perché conferma ciò che avevamo denunciato, ovvero che nel carcere di Ivrea erano avvenute violenze contro alcune persone detenute – spiega Simona Filippi, avvocato e responsabile del contenzioso di Antigone – In più arriva al termine di una vicenda processuale molto lunga, partita nel 2016 con un esposto di Antigone e portata avanti in collaborazione con il Garante comunale delle persone detenute di Ivrea e con l’avvocata Benedetta Perego in rappresentanza di alcune vittime”. A marzo 2016 Antigone aveva ricevuto una lettera di denuncia di alcuni detenuti del carcere di Ivrea, i quali raccontano di aver assistito a  un episodio di violenza. Si trattava solo di uno degli episodi, che daranno vita a tre procedimenti penali. Dopo le prime indagini per ben due volte il Pubblico Ministero incaricato presentò richiesta di archiviazione a cui Antigone si oppose. Dopo la seconda richiesta Antigone presentò istanza di avocazione rivolta al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Torino, che venne accolta nell’ottobre 2020. Questo diede forte impulso alle indagini che hanno portato alle condanne odierne. “Il procedimento era uno di quelli che, in quel periodo, diede forte spinta alla campagna di Antigone per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – La sentenza di oggi ci dice che violenza ci fu e ci fu un tentativo di coprirla. Come in altri casi il ruolo di Antigone è della società civile è stato fondamentale per l’emersione di questi casi e nel fare in modo che la cosa non finisse senza che la verità processuale fosse accertata. Ci sono voluti lunghi dieci anni, faticosi per le vittime e anche per noi. Ma la determinazione paga. E in qualche modo la giustizia arriva”.   Redazione Italia
March 24, 2026
Pressenza