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Guerra ibrida: la “regia occulta” diventa l’alibi dei governi di fronte alle proteste
«I fatti di Milano» sono «il frutto, il punto di arrivo» della «guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre nazioni»: così Guido Crosetto ha interpretato le proteste che stanno avvenendo in Europa e in Italia, indicando nei social gli strumenti dell’offensiva. Maurizio Molinari, su La7, aveva già avvertito: «Non possiamo escludere che la guerra ibrida faccia capolino». Di fronte al malcontento che attraversa in particolare le piazze italiane e francesi, cercare un nemico esterno sembra diventato più urgente che interrogarsi sulle ragioni delle proteste. Il ministro della Difesa si ferma a un generico «qualcuno»; a completare l’allusione provvede il racconto mediatico, che porta l’ombra del Cremlino in prima pagina mentre le responsabilità sono ancora da accertare. L’utilità politica di sventolare lo spauracchio della regia occulta è evidente: permette di rileggere una crisi sociale come un’aggressione dall’esterno, spostando il dibattito dalle scelte di chi governa alle manovre di chi vorrebbe destabilizzarci. Carovita, rincari dei carburanti, salari insufficienti, servizi pubblici in affanno e sfiducia nelle istituzioni finiscono così in secondo piano. Insinuare che i cittadini abbiano bisogno di istruzioni dall’estero per esasperarsi offre alle classi dirigenti il comodo alibi di cercare a Mosca le responsabilità che dovrebbero riconoscere a casa propria. A raffreddare le suggestioni sulla regia occulta è però lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che il 21 ottobre precisa come, allo stato, «non vi è alcuna evidenza» di una manipolazione dall’esterno dei giovani coinvolti negli scontri. Una cautela che stride con la prontezza con cui i mezzi d’informazione hanno fatto da cassa di risonanza alle parole di Crosetto. La Repubblica titola: «Dubbi sulla chiamata in piazza. Crosetto: “È guerra ibrida”». Nel sommario, bot e algoritmi alimentano la mobilitazione; nel testo, però, le responsabilità restano da accertare. Persino la capacità di raggiungere utenti sensibili alla protesta diventa un indizio d’interferenza, come se profilare il pubblico non fosse il mestiere quotidiano delle piattaforme e del capitalismo della sorveglianza. Per passare dall’algoritmo alla regia occulta servirebbe qualche prova in più, ma i giornalisti si accontentano del sospetto. Il coautore dell’articolo, Giuliano Foschini, non è nuovo a questi accostamenti: già nel giugno 2024, dopo aver descritto i finanziamenti russi alla disinformazione, introduceva nello stesso racconto gli «anonimi donatori» de L’Indipendente, preannunciando approfondimenti della polizia senza documentare finanziamenti di Mosca alla testata. Un’associazione respinta dal direttore Andrea Legni, che spiegò come il giornale si sostenesse attraverso gli abbonamenti e, in misura marginale, le donazioni dei lettori. Sempre su Repubblica, Mariangela Zappia, presidente dell’Ispi, ritiene legittimo sospettare del Cremlino, pur precisando che i fatti vanno verificati. Domani rilancia il Financial Times: «L’Ue indaga su possibili interferenze russe sulle proteste in Francia». Il quotidiano britannico riferisce di verifiche su campagne di disinformazione e account filorussi che avrebbero amplificato il caos, riportando sospetti anche su Iran e Algeria. Il catalogo dei nemici si allunga; la prova di una regia delle violenze resta, invece, da produrre. Su La Stampa, Alessandro De Angelis affianca all’esultanza di Aleksandr Dugin per i disordini in Europa, i «professionisti dell’eversione» e «i no vax che, dopo il Covid, hanno scoperto Vannacci», senza peraltro negare le radici sociali della rivolta. Nel calderone entrano così il filosofo russo, le persone contrarie ai vaccini e i simpatizzanti del generale, senza alcun nesso logico che trasformi l’accostamento in una spiegazione. Anche Lia Quartapelle prospetta un’eventuale amplificazione straniera delle mobilitazioni, chiedendo accertamenti. Nicola Fratoianni si interroga, invece, sull’origine delle sigle che convocano i cortei, dichiarando di non sapere chi vi sia dietro. Una richiesta di chiarimenti che, nel dibattito mediatico, rischia di essere assorbita dalla ricerca di una regia occulta, verso cui si mostra un’indulgenza piuttosto selettiva: ciò che altrove verrebbe liquidato come “complottismo” acquista dignità di analisi geopolitica non appena il sospetto conduce a Mosca. Resta, però, da spiegare perché l’interesse del Cremlino a sfruttare una crisi dovrebbe dimostrarne la responsabilità nell’averla provocata: compiacersi delle difficoltà altrui (come nel caso di Dugin) non significa esserne gli artefici, per quanto faccia comodo confondere le due cose. Molinari richiama, invece, le dichiarazioni di Burnham sulla Brexit, trasformando una certezza politica in un argomento a sostegno di un altro sospetto. Il premier britannico aveva annunciato conferme delle interferenze russe senza esibirne le prove; incalzato sui dettagli dalla BBC, Stephen Doughty, ministro di Stato al Foreign Office, non era stato in grado di fornirli, precisando poi che i tentativi non avevano, in verità, avuto successo. Anche il capo dell’MI5, Ken McCallum, aveva ridimensionato la portata delle attività di media russi, troll e bot. Un precedente che dovrebbe invitare alla prudenza diventa così una conferma per analogia: dalla Brexit alle piazze europee, basta pronunciare «Mosca» perché il collegamento sembri dimostrato. Il continuo richiamo a vicende controverse finisce per costruire l’immagine di una regia russa onnipresente: ogni nuovo sospetto sembra confermare i precedenti, mentre la ripetizione prende il posto dei riscontri e l’accusa acquista, per assuefazione, l’apparenza di un fatto. La cornice era pronta prima delle rivolte: nel novembre 2025, Crosetto proponeva un’Arma Cyber di cinquemila unità, mentre Bruxelles restringeva i visti ai cittadini russi richiamando rischi di sabotaggio. A dicembre, von der Leyen annunciava che «la pace di ieri non c’è più». Ma quando la guerra ibrida diventa una spiegazione universale, l’allarme esterno si trasforma al contempo in diversivo e in un’assoluzione interna: chi governa veste i panni del difensore di una società sotto attacco, evitando di rispondere delle scelte che hanno contribuito a esasperarla. Chi reclama salari e servizi rischia, invece, di essere trattato come un’inconsapevole pedina del nemico. Una democrazia che scredita il dissenso in nome della propria difesa finisce per proteggere soprattutto chi esercita il potere. Perché le interferenze vanno provate, mentre le responsabilità di chi governa non si cancellano agitando lo spettro di Mosca. The post Guerra ibrida: la “regia occulta” diventa l’alibi dei governi di fronte alle proteste appeared first on L'Indipendente.
October 22, 2026
L'INDIPENDENTE
La clava della “guerra ibrida” anche sugli scontri di Milano. Perchè la cosa non ci sorprende?
Prevedibile, attesa e puntuale come un raffreddore in autunno, sta ormai circolando la tesi secondo cui gli scontri di Milano e le manifestazioni contro il carovita nelle città sono in realtà azioni di “guerra ibrida” da parte della Russia. Per essere onesti occorre ammettere che ancora non vengono date indicazioni […] L'articolo La clava della “guerra ibrida” anche sugli scontri di Milano. Perchè la cosa non ci sorprende? su Contropiano.
October 21, 2026
Contropiano
Crosetto alla guerra contro gli Houthi
La guerra è un rasoio, ricordiamo spesso. E ogni sciocchezza verbale inventata per occultare la realtà viene in un attimo fatta in mille pezzi alla prova dei fatti. La guerra riscoppiata tra Arabia Saudita e milizie AnsarAllah – sbrigativamente chiamate “gli Houthi”, dal nome del loro fondatore – ha portato […] L'articolo Crosetto alla guerra contro gli Houthi su Contropiano.
September 20, 2026
Contropiano
Due fronti usa-e-getta per pompare il riarmo
Le avventure militari italiche camminano sempre sul filo invisibile tra la tragedia e il ridicolo. La postura del duce “mascellone” si scolora davanti all’immagine di un fuggiasco travestito da caporale tedesco in fondo ad un camion, nella frazione di Musso – nomen omen – un chilometro prima della fatale Dongo. […] L'articolo Due fronti usa-e-getta per pompare il riarmo su Contropiano.
September 18, 2026
Contropiano
A scuola nessuno spazio per le ideologie militari
Le scuole non possono instaurare rapporti con chi propone ideologie militari: il diktat arriva da alcune associazioni sindacali e studentesche, come risposta alla politica del Governo Meloni di introdurre “‘ideologia bellica” all’interno degli istituti scolastici. Un progetto presente anche nel programma di Futuro Nazionale, guidato dall’ex Generale Roberto Vannacci, che […] L'articolo A scuola nessuno spazio per le ideologie militari su Contropiano.
September 1, 2026
Contropiano
L’Italia importa una cellula della nuova classe armata
Guido Crosetto ha nominato Mykhailo Fedorov consigliere per l’innovazione della Difesa. Fino a metà luglio Fedorov era il ministro della Difesa dell’Ucraina. La notizia è una delle più importanti dell’anno. Non è un incarico di facciata. Il ministero italiano parla di droni, di mezzi senza pilota, di difesa aerea. Fedorov […] L'articolo L’Italia importa una cellula della nuova classe armata su Contropiano.
August 31, 2026
Contropiano
Fedorov, sfidante di Zelensky, nominato consulente per la Difesa italiana
Il ministro italiano Guido Crosetto ha nominato Mykhailo Fedorov – ex ministro ucraino considerato l’artefice della digitalizzazione bellica e della flotta di droni di Kiev – come consigliere per l’innovazione della Difesa. Fedorov è stato nominato advisor esterno a titolo gratuito per il Ministero, ma oltre ai benefici per i […] L'articolo Fedorov, sfidante di Zelensky, nominato consulente per la Difesa italiana su Contropiano.
August 29, 2026
Contropiano
Bugie di #guerra, il governo minimizza ma la #NATO conferma: le basi USA in Italia sono la piattaforma degli attacchi all’ #Iran #aviano #sigonella #Crosetto tranquillizza: solo autorizzazioni tecniche. Smentita del segretario generale dell'Alleanza Mark Rutte: partiti migliaia di voli dall'Europa Se le bugie hanno le gambe corte, quelle del governo Meloni sulla “non belligeranza italiana contro l’Iran” devono averle proprio cortissime, gambe e braccia.. https://www.africa-express.info/2026/06/28/bugie-di-guerra-il-governo-minimizza-ma-la-nato-conferma-le-basi-usa-in-italia-sono-la-piattaforma-degli-attacchi-alliran/
June 29, 2026
Antonio Mazzeo
«Poveri ma bellici»: il gran pasticcio della corsa al riarmo
Bruxelles, la guerra sulla difesa «Il caos scoppiato ieri a Bruxelles sul programma di riarmo ‘Safe’ ha messo a nudo un intruglio micidiale di incertezze burocratiche e tensioni politiche che sta dividendo sia la Commissione Europea che il governo italiano, in particolare il ministro della Difesa Guido Crosetto e il […] L'articolo «Poveri ma bellici»: il gran pasticcio della corsa al riarmo su Contropiano.
June 27, 2026
Contropiano
Riforma Crosetto e Altra difesa possibile: giovani come riserva militare o difensori civili del paese?
Nel libro Paura liquida Zygmunt Bauman spiegava che “tante paure arrivano nella nostra vita già con i loro rimedi prima ancora che i mali che essi promettono di curare abbiano fatto in tempo a spaventarci”. La paura, in particolare dell’Altro trasformato in nemico, non è solo marketing elettorale particolarmente in voga in questo momento storico, ma un elemento strutturale del potere, anche in funzione formativa. Lo aveva descritto mirabilmente Franz Kafka nel racconto Durante la costruzione della muraglia cinese: “Sono immagini che facciam vedere ai bambini che fanno i cattivi, e allora essi ci si buttano subito al collo piangendo. Ma non sappiamo altro di questi nordici. Non li abbiamo mai veduti” (I racconti, 2021). Lo sperimentiamo nella quotidiana militarizzazione del linguaggio, studiata da Federico Faloppa: “Non esiste conflitto armato che non sia stato prima preparato, giustificato e normalizzato dal linguaggio” (Disarmare il discorso, 2026). Lo abbiamo analizzato a più mani nel recente volume collettaneo Poteri e nonviolenza (Nerbini, 2026), anche in riferimento al potere militare (Pasquale Pugliese, Il potere militare nelle società contemporanee). Oggi ne fornisce un’ulteriore prova la “riforma Crosetto” del sistema militare, esaminata in un accurato documento da Rete Italiana Pace e Disarmo: si tratta di due disegni di legge complementari che delineano “uno Stato sempre più predisposto a fare della guerra una possibilità permanente e organizzata”, riducendo la complessità del concetto di sicurezza ai soli termini militari. Il primo “supera il modello dell’esercito professionale puro e costruisce una forza multilivello. Accanto ai reparti militari permanenti si istituisce un sistema di riserve: una operativa, una territoriale e una specialistica” che portino ad aumentare di oltre 40.000 soldati l’apparato militare italiano, rivolgendosi ai giovani come soggetti da formare e arruolare al bisogno, con un costo di aggiuntivi 8 miliardi annui di spese militari. “Si compie così un salto di qualità verso la warfare society – scrive Rete Italiana Pace e Disarmo – una società militarizzata non solo dagli armamenti, ma anche attraverso un sistema di incentivi, organizzazione del lavoro, formazione e cultura pubblica che spingono verso una società-caserma”. Il secondo disegno di legge completa il primo sul versante dell’organizzazione strutturale delle Forze Armate. Prevede infatti la centralizzazione del comando interforze, il riconoscimento ufficiale della guerra ibrida e del dominio cyber (con la possibilità di condurre operazioni anche in tempo di pace), l’introduzione sistematica di droni e sistemi autonomi senza richiamo esplicito al principio del controllo umano significativo, oltre a deroghe ambientali per le infrastrutture militari e una notevole autonomia negoziale e industriale per il settore della Difesa. Tutto ciò comporterà un sensibile indebolimento del controllo parlamentare e delle amministrazioni competenti su numerosi aspetti. Il baricentro dell’intero sistema rischia così di spostarsi in modo preoccupante dal principio del controllo democratico alla disponibilità militare operativa continua. Facendo una prima valutazione del possibile impatto educativo sui più giovani, la riforma promossa dal ministro Crosetto assume un significato preciso sul piano culturale. L’incremento degli effettivi, la costituzione di riserve operative, territoriali e specialistiche, il rafforzamento del legame tra società civile e apparato bellico non rappresentano solo una scelta tecnica di potenziamento delle Forze Armate, ma rinforzano una pedagogia implicita: educare i giovani a considerare la preparazione armata come unica forma di difesa del paese, normalizzando l’idea che i conflitti si risolvano con la guerra alla quale essere sempre pronti. E’ l’applicazione pratica del modello culturale già entrato in molti contesti formativi: la sicurezza come deterrenza armata, la minaccia del nemico come orizzonte inevitabile, l’obbedienza gerarchica e la disponibilità all’uso della violenza organizzata come virtù civiche. Si trasmette così alle giovani generazioni il messaggio che la responsabilità verso il proprio Paese passa attraverso l’addestramento alle armi anziché dalla prevenzione dei conflitti e dalle politiche attive di pace. Radicalmente alternativo è il modello disegnato dalla proposta di legge per la Difesa civile, non armata e nonviolenta. L’impatto educativo di questa scelta – che prevede un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, i Corpi civili di pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo – coinvolge il sistema formativo nel suo complesso, attraverso la piena legittimazione culturale e politica dei saperi della nonviolenza. Comunicazione nonviolenta, mediazione dei conflitti, analisi delle radici strutturali della violenza, monitoraggio dei diritti umani, pratiche di solidarietà sociale, tecniche di disobbedienza civile, diplomazia popolare e riconciliazione post-conflitto diventano saperi del cittadino difensore civile del paese, che non si sottrae al “sacro dovere” di difesa consegnandolo ai soli militari, ma lo declina in riferimento alle reali minacce del tempo presente. Nel quale la guerra è il problema non la soluzione: una civiltà che ripudi la guerra “non significa fare una scelta utopistica, ma orientarsi verso l’unico realismo possibile nell’era dell’Antropocene, nell’età atomica e nel tempo della complessità”, scrivono Mauro Ceruti e Francesco Bellusci (Per una civiltà della terra, 2026) e sapevano già i Costituenti. Per questo è necessario sottoscrivere quila proposta di legge di iniziativa popolare. [Articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano] Pasquale Pugliese
June 24, 2026
Pressenza