Bugie di #guerra, il governo minimizza ma la #NATO conferma: le basi USA in
Italia sono la piattaforma degli attacchi all’ #Iran #aviano #sigonella
#Crosetto tranquillizza: solo autorizzazioni tecniche. Smentita del segretario
generale dell'Alleanza Mark Rutte: partiti migliaia di voli dall'Europa
Se le bugie hanno le gambe corte, quelle del governo Meloni sulla “non
belligeranza italiana contro l’Iran” devono averle proprio cortissime, gambe e
braccia..
https://www.africa-express.info/2026/06/28/bugie-di-guerra-il-governo-minimizza-ma-la-nato-conferma-le-basi-usa-in-italia-sono-la-piattaforma-degli-attacchi-alliran/
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«Poveri ma bellici»: il gran pasticcio della corsa al riarmo
Bruxelles, la guerra sulla difesa «Il caos scoppiato ieri a Bruxelles sul
programma di riarmo ‘Safe’ ha messo a nudo un intruglio micidiale di incertezze
burocratiche e tensioni politiche che sta dividendo sia la Commissione Europea
che il governo italiano, in particolare il ministro della Difesa Guido Crosetto
e il […]
L'articolo «Poveri ma bellici»: il gran pasticcio della corsa al riarmo su
Contropiano.
Riforma Crosetto e Altra difesa possibile: giovani come riserva militare o difensori civili del paese?
Nel libro Paura liquida Zygmunt Bauman spiegava che “tante paure arrivano nella
nostra vita già con i loro rimedi prima ancora che i mali che essi promettono di
curare abbiano fatto in tempo a spaventarci”. La paura, in particolare
dell’Altro trasformato in nemico, non è solo marketing elettorale
particolarmente in voga in questo momento storico, ma un elemento strutturale
del potere, anche in funzione formativa. Lo aveva descritto mirabilmente Franz
Kafka nel racconto Durante la costruzione della muraglia cinese: “Sono immagini
che facciam vedere ai bambini che fanno i cattivi, e allora essi ci si buttano
subito al collo piangendo. Ma non sappiamo altro di questi nordici. Non li
abbiamo mai veduti” (I racconti, 2021). Lo sperimentiamo nella quotidiana
militarizzazione del linguaggio, studiata da Federico Faloppa: “Non esiste
conflitto armato che non sia stato prima preparato, giustificato e normalizzato
dal linguaggio” (Disarmare il discorso, 2026). Lo abbiamo analizzato a più mani
nel recente volume collettaneo Poteri e nonviolenza (Nerbini, 2026), anche in
riferimento al potere militare (Pasquale Pugliese, Il potere militare nelle
società contemporanee).
Oggi ne fornisce un’ulteriore prova la “riforma Crosetto” del sistema
militare, esaminata in un accurato documento da Rete Italiana Pace e Disarmo: si
tratta di due disegni di legge complementari che delineano “uno Stato sempre più
predisposto a fare della guerra una possibilità permanente e organizzata”,
riducendo la complessità del concetto di sicurezza ai soli termini militari. Il
primo “supera il modello dell’esercito professionale puro e costruisce una forza
multilivello. Accanto ai reparti militari permanenti si istituisce un sistema di
riserve: una operativa, una territoriale e una specialistica” che portino ad
aumentare di oltre 40.000 soldati l’apparato militare italiano, rivolgendosi ai
giovani come soggetti da formare e arruolare al bisogno, con un costo di
aggiuntivi 8 miliardi annui di spese militari. “Si compie così un salto di
qualità verso la warfare society – scrive Rete Italiana Pace e Disarmo – una
società militarizzata non solo dagli armamenti, ma anche attraverso un sistema
di incentivi, organizzazione del lavoro, formazione e cultura pubblica che
spingono verso una società-caserma”.
Il secondo disegno di legge completa il primo sul versante dell’organizzazione
strutturale delle Forze Armate. Prevede infatti la centralizzazione del comando
interforze, il riconoscimento ufficiale della guerra ibrida e del
dominio cyber (con la possibilità di condurre operazioni anche in tempo di
pace), l’introduzione sistematica di droni e sistemi autonomi senza richiamo
esplicito al principio del controllo umano significativo, oltre a deroghe
ambientali per le infrastrutture militari e una notevole autonomia negoziale e
industriale per il settore della Difesa. Tutto ciò comporterà un sensibile
indebolimento del controllo parlamentare e delle amministrazioni competenti su
numerosi aspetti. Il baricentro dell’intero sistema rischia così di spostarsi in
modo preoccupante dal principio del controllo democratico alla disponibilità
militare operativa continua.
Facendo una prima valutazione del possibile impatto educativo sui più giovani,
la riforma promossa dal ministro Crosetto assume un significato preciso sul
piano culturale. L’incremento degli effettivi, la costituzione di riserve
operative, territoriali e specialistiche, il rafforzamento del legame tra
società civile e apparato bellico non rappresentano solo una scelta tecnica di
potenziamento delle Forze Armate, ma rinforzano una pedagogia implicita: educare
i giovani a considerare la preparazione armata come unica forma di difesa del
paese, normalizzando l’idea che i conflitti si risolvano con la guerra alla
quale essere sempre pronti. E’ l’applicazione pratica del modello culturale già
entrato in molti contesti formativi: la sicurezza come deterrenza armata, la
minaccia del nemico come orizzonte inevitabile, l’obbedienza gerarchica e la
disponibilità all’uso della violenza organizzata come virtù civiche. Si
trasmette così alle giovani generazioni il messaggio che la responsabilità verso
il proprio Paese passa attraverso l’addestramento alle armi anziché dalla
prevenzione dei conflitti e dalle politiche attive di pace.
Radicalmente alternativo è il modello disegnato dalla proposta di legge per
la Difesa civile, non armata e nonviolenta. L’impatto educativo di questa scelta
– che prevede un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta, i
Corpi civili di pace e un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo –
coinvolge il sistema formativo nel suo complesso, attraverso la piena
legittimazione culturale e politica dei saperi della nonviolenza. Comunicazione
nonviolenta, mediazione dei conflitti, analisi delle radici strutturali della
violenza, monitoraggio dei diritti umani, pratiche di solidarietà sociale,
tecniche di disobbedienza civile, diplomazia popolare e riconciliazione
post-conflitto diventano saperi del cittadino difensore civile del paese, che
non si sottrae al “sacro dovere” di difesa consegnandolo ai soli militari, ma lo
declina in riferimento alle reali minacce del tempo presente. Nel quale la
guerra è il problema non la soluzione: una civiltà che ripudi la guerra “non
significa fare una scelta utopistica, ma orientarsi verso l’unico realismo
possibile nell’era dell’Antropocene, nell’età atomica e nel tempo della
complessità”, scrivono Mauro Ceruti e Francesco Bellusci (Per una civiltà della
terra, 2026) e sapevano già i Costituenti. Per questo è
necessario sottoscrivere quila proposta di legge di iniziativa popolare.
[Articolo pubblicato su I blog del Fatto Quotidiano]
Pasquale Pugliese
L’inaccettabile “normalità” della minaccia di guerra atomica
Il ministro della Difesa Crosetto e quello degli Esteri Tajani sono intervenuti
davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. Ma nella relazione
di Crosetto, relativamente alla guerra in corso in Ucraina, c’è stato un
passaggio che deve far scorrere un brivido lungo la schiena di chiunque lo […]
L'articolo L’inaccettabile “normalità” della minaccia di guerra atomica su
Contropiano.
Il governo Meloni frena sul SAFE, ma non sul riarmo
Che ci fosse un po’ di maretta nella maggioranza era divenuto chiaro con il
giallo sulla mozione che qualche giorno fa aveva tenuto col fiato sospeso il
dibattito pubblico, soprattutto perché riguardava quello che ormai è l’asse
portante di tutto l’assetto continentale: l’aumento delle spese militari in
linea con gli obiettivi […]
L'articolo Il governo Meloni frena sul SAFE, ma non sul riarmo su Contropiano.
Israele Stato canaglia, governo Meloni complice
Gli attivisti della Global Sumud Flotilla umiliati ad Ashdod, i palestinesi
rastrellati ogni giorno, Gaza sotto assedio: non bastano proteste diplomatiche,
l’Italia rompa subito ogni rapporto con Israele Le immagini …
La flotta europea dei “volenterosi” salperà per il Golfo della guerra
Ancora una volta le scelte delle potenze del gruppo dei “volenterosi” non
saranno quelle che vorrebbero ma quelle che sono costrette a fare. In tal senso
l’invio di una flotta europea nello Stretto di Hormuz dove gli USA e Israele
hanno scatenato una guerra contro l’Iran, appare inevitabile. Il vertice […]
L'articolo La flotta europea dei “volenterosi” salperà per il Golfo della guerra
su Contropiano.
IL GOVERNO ITALIANO SOSPENDE L’ACCORDO SULLA DIFESA CON ISRAELE. “CAMBIAMENTO POSITIVO, MA NON BASTA. SERVONO ALTRI PASSI CONCRETI”
Martedì 14 aprile la premier italiana Giorgia Meloni ha annunciato la decisione
del governo di sospendere il rinnovo automatico del memorandum con Tel Aviv per
la collaborazione nella difesa attivo dal 2003. Per comprendere di cosa si
tratta e in cosa consiste la sospensione annunciata da Meloni, Radio Onda d’Urto
ha intervistato Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete
Italiana Pace e Disarmo.
“L’accordo, che costituisce la cornice all’interno della quale può avvenire la
compravendita di armamenti tra Italia e Israele, è stato siglato nel 2003 ed è
entrato in vigore nel 2005. Prevedeva un rinnovo automatico ogni 5 anni”, spiega
Francesco Vignarca ai nostri microfoni. “Il fatto che il ministro della Difesa
Crosetto abbia mandato una lettera di disdetta all’omologo israeliano ferma
l’accordo, che avrà così una coda di validità di sei mesi a partire dalla
scadenza (cioè ieri, 14 aprile 2026, ndr) ma poi, se vorrà essere rinnovato,
dovrà passare attraverso nuovi negoziati e una nuova discussione parlamentare“.
“Non si tratta della disdetta del nuovo rinnovo previsto per il 2031 – chiarisce
Vignarca – Al contrario, la sospensione incide subito e impedisce che un
eventuale rinnovo possa essere fatto di nuovo sotto silenzio, obbligando il
governo a passaggi pubblici”.
A Franesco Vignarca abbiamo chiesto anche un commento dal punto di vista della
Rete Italiana Pace e Disarmo: “dobbiamo essere seri nell’accogliere
positivamente un cambio di posizione, perché non si può far finta che non ci sia
stato e perché un impatto ce l’ha. Tuttavia, è chiaro che non basta, servono
ulteriori passi concreti per dimostrare che non si tratta di una mossa di
facciata”.
Per la Rete Italiana Pace e Disarmo, riporta Vignarca nell’intervista, le
iniziative concrete che il governo italiano può intraprendere consistono nel
“confermare la volontà di uscire da questo accordo e non ri-negoziarlo e
lavorare, insieme ad altri governi, all’attivazione dell’articolo 2 dell’accordo
tra Unione Europea e Israele che prevede, in caso di mancato rispetto dei
diritti umani, di bloccare anche questa intesa”. “Se davvero il governo italiano
ha deciso di cambiare idea perché si è reso conto – tardivamente – della
problematicità delle politiche di Israele – suggerisce Vignarca – allora non
basta il pezzettino nazionale, bisogna fare la voce grosa, insieme a paesi che
l’hanno già chiesto, a livello di Ue”.
L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete Italiana Pace
e Disarmo. Ascolta o scarica.
Vademecum sul surreale tweet di Crosetto
Vi racconto quanto accaduto, perché ha davvero del surreale e finisce per
fornirci una diapositiva della tragica situazione – anzitutto cognitiva, e solo
dopo politica – in cui ci troviamo. L’ambasciata iraniana in Italia riprende
l’estremamente tardivo tweet del nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto,
nel quale quest’ultimo parla di […]
L'articolo Vademecum sul surreale tweet di Crosetto su Contropiano.
BASI MILITARI IN ITALIA, “DAL 1949 CIECA OBBEDIENZA AGLI ACCORDI SECRETATI CON GLI USA”. ANTONIO MAZZEO COMMENTA LE PAROLE DEL MINISTRO CROSETTO
Informativa del ministro della Difesa Crosetto oggi pomeriggio alla Camera
sull’uso delle basi militari statunitensi in Italia, dopo il presunto stop a
Sigonella per i caccia bombardieri statunitensi diretti in Iran.
Crosetto rassicura: “rispettare accordi non vuol dire essere coinvolti in una
guerra. Noi siamo parte della Nato, non siamo in guerra con l’Iran”, ha detto,
senza menzionare i costi del riarmo italiano, in una fase di forte
accelerazione. Il costo supera i 73 miliardi di euro, superando di circa quattro
volte l’ultima legge di bilancio come ha sottolineato l’osservatorio Milex.
Nel suo discorso alla Camera, Crosetto ha ribadito più volte che il suo governo
sta agendo in perfetta continuità con i precedenti: “l’applicazione degli
accordi sull’uso delle basi militari americane in Italia è sempre stata
caratterizzata da un’assoluta, coerente continuità da oltre 75 anni. Nessun
governo, di nessun colore politico ha mai disatteso, messo in discussione o
anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare i trattati internazionali fra
Italia e Stati Uniti. Nessun governo, giustamente, ha mai messo in discussione
questi accordi. Ne ha preso atto e li ha applicati”.
Sul fronte Politica di Palazzo, giovedì sarà il turno della premier Meloni, che
– dopo settimane di assenze e silenzi assordanti – si presenterà in Parlamento a
seguito della debacle del No al referendum e le dimissioni di Santanchè,
Delmastro e Bartolozzi e ora il caso Piantedosi.
Abbiamo commentato le parole del ministro Crosetto con Antonio Mazzeo,
ricercatore per la pace e autore del blog omonimo. Ascolta o scarica
Nell’intervista abbiamo chiesto a Mazzeo una riflessione sulla presenza di basi
militari statunitensi in Italia, ma anche di basi italiane in diverse zone del
mondo. Una presenza che alcuni paesi ritengono ingombrante. Siamo anche
ritornati sulla notizia del Ministro che aveva negato agli Stati Uniti l’uso
della base di Sigonella ad alcuni bombardieri provenienti dalla Gran Bretagna.
Il governo aveva rivendicato la decisione, sempre rimandando ai trattati semi
segreti siglati con gli Stati Uniti a partire dagli anni successivi alla seconda
guerra mondiale. Secondo questi, l’attività bellica dovrebbe essere autorizzata
dal Parlamento. Eppure in seguito all’aggressione militare israelo-statunitense
all’Iran, il traffico aereo dalle parti della base di Sigonella è aumentato.
A margine dell’intervista, Antonio Mazzeo ci anticipa gli argomenti che
affronterà nei tre incontri di questo finesettimana dei quali sarà protagonista
a Bolzano, Verona e Brescia.
“Carne da Cannone. Riarmo, militarizzazione, guerre e genocidi” è il titolo del
triplo appuntamento: a Bolzano giovedì 9 aprile presso lo spazio autogestito 77,
via Dalmazia 77, alle ore 20. A Verona, venerdì 10 aprile presso la sala
conferenze Erminio Lucchi, dietro lo stadio, in piazzale Olimpia 3, alle ore
20.30. A Brescia, sabato 11 aprile presso l’aula magna dell’istituto Mantegna,
via Fura 96, alle ore 15.30.