Servizi segreti e polizie: ancora abusi, corruzione, sfacciati crimini e impunità. La storia si ripete
Dalle inchieste su Equalize alla rete clandestina “Squadra Fiore” riemerge un
sistema opaco fatto di dossieraggi, appalti miliardari, spionaggio illecito e
collusioni tra apparati dello Stato e interessi privati, mentre il controllo
democratico sui servizi segreti continua a restare una finzione[o.r.]
Le indagini sul caso “Equalize” e ora sul “gruppo clandestino Squadra Fiore”
-una volta tanto- stanno scoprendo un po’ di altarini criminali dei servizi
segreti e di alcune frange delle polizie in combutta con imprenditori e altri
“esperti”.
Come svelato da qualche storico (vedi in particolare vari articoli pubblicati su
insorgenze.net da Paolo Persichetti, alcuni scritti di Aldo Giannuli e il
recente libro di Giovanna Tosatti) non è affatto la prima volta che in Italia si
scoprono pratiche criminali dei servizi segreti sempre governati secondo la
logica del libero arbitrio, cioè senza mai alcun effettivo controllo democratico
indipendente.
Già per il caso Equalize l’indagine della Procura di Milano ho mostrato che non
riguardava solo un sistema criminale, ma il rapporto tra informazione, potere e
legalità. In particolare si capisce bene che nelle manovre di ogni sorta da
parte di privati a beneficio dei loro affari finanziari ed economici, alla loro
domanda di informazioni riservate corrisponde sempre un’offerta pronta a
soddisfarla da parte delle agenzie istituzionali capaci di offrirla (vedi infra
Mario Turla). Ma se ciò avviene è sempre perché non c’è mai controllo
democratico di queste agenzie come del resto delle polizie in generale. Fra
altro il registro dei titolari effettivi di queste informazioni resta sempre
bloccato. Come scrive Turla in altreconomia.it: “esiste un sistema strutturato
di accesso e utilizzo illecito delle informazioni contenute
nei database pubblici. Secondo gli inquirenti siamo di fronte a una vera e
propria “industria del dato riservato”, capace di operare su larga scala grazie
a una combinazione di relazioni, competenze e soprattutto domanda che proviene
da segmenti rilevanti del mondo economico e professionale”.
Ma appare alquanto limitato pensare che tutto ciò risalga al nuovo codice di
procedura penale del 1989 che introdusse la facoltà della difesa di svolgere
indagini aprendo quindi la possibilità per soggetti privati di raccogliere
informazioni anche “in via preventiva”.
Ricordiamo che il mercato delle investigazioni private è sempre esistito e si è
strutturato e consolidato grazie anche alle nuove tecnologie e al boom delle
speculazioni finanziarie, potendo anche contare sulla disponibilità e la
corruttibilità di appartenenti alle forze dell’ordine o ex. Fra altri casi, si
ricordi appunto l’allucinante caso Telecom-Pirelli che portò al rinvio a
giudizio di 34 persone, tra cui vari dipendenti e agenti della Polizia di Stato,
dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (vedi wikipedia). Gli
indagati erano inquisiti per associazione a delinquere finalizzata alla
corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto di stato,
appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici,
favoreggiamento e riciclaggio …
Il processo durò 7 anni e alla fine fra patteggiamenti e riduzioni di accuse e
pene quasi nessuno ha scontato pene in carcere e tanto meno mister Tronchetti
Provera – ex presidente Pirelli – e Carlo Buora – ex amministratore delegato.
Il caso dello spionaggio e le indagini su ex membri dei Servizi, imprenditori e
sul gruppo clandestino “Squadra Fiore” (vedi qui .ilfattoquotidiano.it e
qui indagini sul gruppo clandestino ‘SquadraFiore’) svela l’intreccio tra gli
appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino. Fra gli indagati
l’ex-vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza –Dis-,
Giuseppe Del Deo, e l’hacker Samuele Calamucci, indagati da parte del Ros su
delega dei PM romani. Un’’indagine che riguarda anche quella per truffa e
peculato a carico di ex appartenenti ai servizi; quindi sia l’intreccio tra gli
appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino a cui tra il 2022 e il
2024 la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato
commesse dirette per oltre 39 milioni di europer la fornitura di jammer,
software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza, sia gli
spionaggi illeciti da parte della «Squadra Fiore» che coinvolgerebbe anche l’ex
vicedirettore del Dis,Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra
società di spionaggio Equalize e altri membri della squadra. Questo
ex-vicedirettore del Dis sarebbe indagato anche per peculato per i 5 milioni di
euro per contratti verso una società “amica”, la Sind, che si occupa di sistemi
di riconoscimento facciale e biometrici (se ne guardi il sito: al di là della
pretesa di connessioni con tutto l’apparato dello stato, mostra un potenziale
super pervasivo).
E’ anche indagato per truffa l’ex capo e fondatore della società Maticmind,
Carmine Saladino.
I fatti risalgono al 2022 e riguardato 7 indagati. Fra altri l’indagine riguarda
anche è Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice “Tela”, legato ai Servizi
segreti e Mario Cella, uomo di fiducia prima di Leonardo Del Vecchio e oggi del
figlio Leonardo Maria. L’inchiesta è infatti collegata con l’altra indagine
della procura di Milano sulla società milanese Equalize: i due gruppi si
sarebbero scambiati informazioni top secret nascondendole dietro alla fornitura
di banali servizi investigativi.
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti,
Alfredo Mantovano, ha fatto sapere di aver adottato una linea di fermezza e
preoccupazioni per la sicurezza nazionale e la tenuta del sistema di sicurezza.
Ne avrebbe discusso con il Copasir -presieduto dal PD Lorenzo Guerini che segue
sempre l’orientamento di Minniti, diventato grande soldale di Mantovano e della
sig.ra Meloni. Ma ha subito difeso l’integrità dei Servizi che lavorerebbero
anche per isolare eventuali talpe interne (siamo alla solita manfrina delle
“mele marcie”).
Ricordiamo che a proposito del caso Paragon, il sig. Mantovano al Copasir ha
riassolto i servizi. L’Aisi e l’Aise hanno ammesso di avere in possesso il
software israeliano, ma “di non averlo utilizzato nei confronti degli attivisti
e giornalisti coinvolti in questa vicenda e avrebbero seguito le procedure in
maniera legittima -SIC!- (Luca Casarini dell’ong Mediterranea Saving Humans e
Francesco Cancellato di Fanpage furono spiati a mezzo di Paragon).
E ricordiamo anche che Mantovano sul caso Almasri, il torturatore libico
rimpatriato col volo di stato, ha difeso l’operato dei servizi segreti e del
governo, mantenendo il segreto sui dettagli delle audizioni e sostenendo la
legittimità delle azioni per la sicurezza nazionale, respingendo le accuse di
favoreggiamento.
In altre parole, come in passato grazie all’ex-sinistra (e in particolare ai
vari Violante e Minniti), le destre oggi al governo garantiscono l’impunità dei
servizi segreti deviati e nessuno evoca la sfacciata assenza del loro controllo
politico democratico e indipendente, come del resto vale per tutto l’apparato
militare e le forze di polizia (vedi osservatoriorepressione.info).
Salvatore Turi Palidda