In tutta la Cisgiordania si moltiplicano gli assalti dei coloni israeliani
Per Benjamin Netanyahu sono un manipolo di giovani teppisti e facinorosi, la RAI
li definisce invece degli escursionisti, mentre Enrico Mentana usa a fatica il
termine in inglese. Quando si parla di coloni israeliani, abbondano gli
eufemismi, nel tentativo di edulcorare la realtà dei fatti, che quotidianamente
viene aggiornata da assalti e violenze nei confronti del popolo palestinese.
Nella notte tra il 28 e il 29 settembre scorso un centinaio di coloni ha
attaccato il villaggio di Jalud, a pochi chilometri da Nablus, incendiando auto
e abitazioni. Nelle stesse ore sono state registrate delle aggressioni nei
villaggi di Qaryut e al-Mughayyir. Gli attacchi si inseriscono in un crescente
quadro di violenza, corredato da impunità e protezione da parte dell’esercito.
Il tutto mentre vengono approvati nuovi progetti per l’ampliamento delle colonie
in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale.
Due mesi fa la famiglia Tubasi è stata costretta a lasciare Jalud a causa dei
ripetuti attacchi dei coloni, provenienti dal vicino insediamento di Shilo.
Quest’ultimo è soltanto una delle centinaia di colonie che sottraggono risorse
al territorio dello Stato palestinese, nei confini individuati dalle Nazioni
Unite, impedendo di fatto la continuità territoriale tra villaggi e città. La
casa della famiglia Tubasi si trova nell’Area C della Cisgiordania, eredità
degli accordi provvisori di Oslo. Tel Aviv mantiene qui un controllo
amministrativo e militare. Pochi giorni fa la Corte Suprema israeliana aveva
ordinato il ritorno della famiglia Tubasi alla propria abitazione, scatenando
l’indignazione dei coloni, che nella notte tra il 28 e il 29 settembre hanno
deciso di assaltare il villaggio per allontanare nuovamente la famiglia
palestinese. L’esercito israeliano, come spesso accade, non ha impedito
l’aggressione dei coloni, che a Jalud sono stati liberi di bloccare strade, dare
alle fiamme automobili e danneggiare pesantemente il complesso residenziale dei
Tubasi.
Il premier Benjamin Netanyahu ha descritto il centinaio di aggressori come «un
piccolo gruppo di facinorosi che non rappresenta la popolazione dei coloni in
Giudea e Samaria (i termini biblici con cui la destra israeliana indica la
Cisgiordania, ndr) che invece rispetta la legge, arrecandole un enorme danno
d’immagine». Il riferimento è alla legge dello Stato ebraico, che nel permettere
l’espansione delle colonie viola il diritto internazionale. L’immagine del
«piccolo gruppo di facinorosi» — ripresa durante l’ultimo discorso solitario
all’ONU, dove i coloni aggressori sono stati definiti «un manipolo di giovani
teppisti» — non regge di fronte alla realtà dei fatti. Nelle stesse ore
dell’assalto a Jalud, altri gruppi di coloni seminavano violenza in giro per la
Cisgiordania. A Qaryut, a sud di Nablus, hanno fatto irruzione nella casa di
un’anziana donna palestinese, picchiandola e ferendola alla testa. Ad
al-Mughayyir, a circa 30 chilometri da Ramallah, i coloni hanno attaccato le
case degli abitanti palestinesi mentre l’esercito israeliano irrompeva nel
villaggio per arrestare un ragazzo.
Non si tratta di casi isolati, ma di scene quotidiane, intensificatesi
notevolmente dal 7 ottobre 2023. Quest’anno hanno visto un’ulteriore
accelerazione, soprattutto in estate. A fine luglio si è consumata una delle
aggressioni più sanguinose: decine di coloni armati hanno assaltato il villaggio
di Tell. Ne è nata una sparatoria, durante la quale sono morti quattro civili
palestinesi, un colono e un soldato israeliano.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA)
ha registrato, da gennaio ad agosto, più di 1.600 attacchi condotti dai coloni
in 275 comunità palestinesi. Praticamente 6,7 al giorno, contro i cinque
giornalieri dell’anno scorso. Si tratta del dato più alto mai registrato
dall’OCHA, che ha iniziato il suo monitoraggio nel 2005. Soltanto ad agosto sono
state realizzate circa 270 aggressioni che hanno provocato vittime o danni
materiali, mentre da gennaio a luglio la media è stata di 190 attacchi mensili.
Le violenze dei coloni procedono di pari passo con l’espansione degli
insediamenti illegali — su cui il governo Netanyahu ha basato buona parte del
consenso nazionale. A fine 2025, in appena tre anni di mandato, erano state
approvate 69 colonie, tra nuovi progetti e “legalizzazione” di avamposti già
esistenti. L’ultimo censimento dell’ONU, aggiornato al 2023, registra 279
colonie israeliane in Cisgiordania, per un totale di 700.000 occupanti. Le
condanne delle istituzioni internazionali si sprecano, ma manca
l’implementazione a livello statale.
Di fronte a tale disegno coloniale, e alla perpetrazione di un genocidio nella
Striscia di Gaza, l’Unione europea non è stata in grado di adottare alcun regime
sanzionatorio nei confronti di Israele, come invece fatto per la Russia a
seguito dell’aggressione all’Ucraina. Bruxelles si è limitata a misure di
facciata contro alcuni “coloni violenti”, dando il via a una sorta di
scaricabarile istituzionale coi Paesi membri. Alcuni si sono mossi
autonomamente, come nel caso dello stop — per ora solo annunciato — al commercio
dei prodotti provenienti dalle colonie. L’Italia, nonostante l’ampio movimento
popolare, ha deciso di non unirsi, optando per l’ostruzionismo a livello europeo
con l’obiettivo di preservare le relazioni con l’alleato israeliano.
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