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Le 7 sorelle del digitale all’assalto del mondo
Patrizio Paolinelli (*) su «Big Tech. Il potere dei giganti della tecnologia» di Luca Balestrieri. Un tempo facevano parlare di sé le “7 Sorelle”. Erano le compagnie occidentali che svolgevano un ruolo dominante sul mercato del petrolio. Sarà per la sua forza simbolica, ma oggi lo stesso numero ricorre e abbiamo le “7 Sorelle del digitale”, le quali esercitano un
Geopop: quando il marketing aziendale veste i panni della divulgazione scientifica
Spiegazioni accessibili, animazioni, esempi semplici, un tono amichevole e una conduzione informale: Geopop ha reso la scienza familiare a un pubblico sempre più vasto, soprattutto giovane. Ma che cosa succede quando la fiducia conquistata dal canale viene messa al servizio di aziende e opere controverse, in video pagati da chi ha interesse a promuoverle? Il progetto fondato da Andrea Moccia affianca alla divulgazione contenuti pubblicitari per grandi aziende, tra cui Amazon, Nestlé, Enel, BYD e Dompé, raccolti in pagine dedicate sul proprio sito. La sponsorizzazione è dichiarata, ma il confine resta sfumato: quanto è riconoscibile, agli occhi dello spettatore, il punto in cui la spiegazione scientifica diventa promozione aziendale? I servizi raccolti da Ciaopeople Studios, la struttura che realizza contenuti pubblicitari per il gruppo editoriale cui appartengono Geopop e Fanpage.it, mostrano come funziona questo intreccio. Il 6 agosto 2026 Geopop entra in un centro di distribuzione Amazon: scaffali robotici, sistemi predittivi, nastri trasportatori, con enfasi su sicurezza ed ergonomia. Per Nestlé spiega come si produce il caffè solubile, con riferimento a Nescafé, e accompagna il pubblico negli stabilimenti dei Baci Perugina: la curiosità per il processo produttivo diventa una porta d’ingresso nel mondo del marchio. Seguono la storia di Enel, le auto ibride BYD, la ricerca sull’NGF per la farmaceutica Dompé e uno spot televisivo con Ferrarelle. Anche le ricostruzioni del Ponte sullo Stretto di Messina figurano tra i contenuti pubblicitari per Webuild, già Salini Impregilo, che guida il consorzio Eurolink incaricato di realizzare l’opera. A finanziare la spiegazione del Ponte è, dunque, il gruppo che ha un interesse economico diretto a costruirlo. Raccontare questi colossi soltanto attraverso l’efficienza degli impianti e l’innovazione lascia fuori i costi sociali e i conflitti che ne accompagnano l’attività. Amazon è stata ripetutamente criticata per lo sfruttamento denunciato dai lavoratori e per i licenziamenti di massa, ed è finita nel mirino delle autorità statunitensi per i rischi di lesioni nei magazzini. Le controversie su Nestlé risalgono al boicottaggio del 1977, contro la promozione del latte artificiale nei Paesi poveri a scapito dell’allattamento. Nel 2024, Public Eye e IBFAN hanno denunciato un doppio standard: zuccheri aggiunti negli alimenti per bambini dei Paesi meno ricchi, assenti nei corrispondenti prodotti svizzeri. Nel gennaio 2026, diversi lotti di latte artificiale sono stati richiamati precauzionalmente per la possibile presenza di cereulide, una tossina resistente al calore. In Francia, il Senato ha documentato carenze nei controlli sulle acque minerali e pressioni di Nestlé Waters sulle autorità. Anche la transizione “verde” di Enel incontra la resistenza delle comunità coinvolte: dalle contestazioni dei Mapuche in Cile alle accuse delle comunità brasiliane, che denunciano la sottrazione di terre per costruire parchi eolici. A questo si aggiungono legami con Israele di diversa natura: AWS, la divisione cloud di Amazon, partecipa con Google al progetto Nimbus per il settore pubblico e la difesa israeliani, contestato da No Tech for Apartheid e analizzato nel rapporto di Francesca Albanese sull’«economia del genocidio»; Nestlé opera nel Paese attraverso la controllata Osem. L’ultimo caso è il video sulla nuova pista dell’aeroporto “Amerigo Vespucci” di Firenze, sponsorizzato da Toscana Aeroporti. Geopop descrive i limiti dello scalo e presenta il progetto come l’unica naturale soluzione. Pisa viene liquidata perché troppo distante: lasciare Firenze senza aeroporto sarebbe «impensabile». Manca però un confronto tra costi, collegamenti e impatti delle alternative. Non trovano spazio i ricorsi al TAR, le contestazioni dei territori, il Parco della Piana e gli habitat protetti. È il limite del cherry picking: selezionare i dati che sostengono la tesi e omettere quelli che potrebbero complicare il racconto o metterne in discussione le conclusioni. Il pubblico viene accompagnato a comprendere i vantaggi dell’opera attraverso una narrazione in apparenza inappuntabile, ma riceve pochi elementi per valutarne il prezzo ambientale e le ragioni del dissenso. Questa selezione acquista forza attraverso il linguaggio dei social, soprattutto tra i più giovani: il tono confidenziale crea familiarità e il volto riconoscibile ispira fiducia. È l’effetto alone: la credibilità del divulgatore si estende al marchio, conferendo al messaggio commerciale un’apparenza di neutralità. La costruzione del racconto può inoltre suggerire un falso dilemma: accettare il progetto o rassegnarsi ai problemi attuali, mentre altre possibilità vengono marginalizzate. Studi, mappe e simulazioni rafforzano la persuasione e rischiano di diventare un appello all’autorità quando la competenza evocata prende il posto delle risposte alle obiezioni. È qui che la divulgazione scivola verso una postura scientista: interessi economici, diritti, equilibri ambientali, priorità politiche e scelte sul territorio vengono trattati come problemi che la competenza tecnica può risolvere da sola. La scienza diventa il sigillo apposto alla scelta del committente. Una divulgazione che formi senso critico dovrebbe rendere visibili anche limiti, incertezze, alternative e conflitti. Se la complessità scompare quando entra in scena lo sponsor, la scienza rischia di legittimare una scelta già compiuta e il formato “pop” di rendere digeribile il messaggio e indigeste le domande scomode.   The post Geopop: quando il marketing aziendale veste i panni della divulgazione scientifica appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 6, 2026
L'INDIPENDENTE
L’intelligenza artificiale come bene comune: dalla miniera all’orbita
di Mario Sommella (*) Il vertice Trump-Xi gestisce la rivalità ma non la supera. Donare un software non basta: occorre sottrarre al profitto e ai blocchi l’intera filiera, dalle terre rare ai chip, dai data center ai satelliti fino ai dati 1. Un consiglio lasciato alla macchina Nei giorni scorsi ho partecipato a un’intervista sull’uso dell’intelligenza artificiale condotta attraverso la
TOP 200: la crescita del potere delle multinazionali
Il sedicesimo rapporto annuale del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di redazione Peacelink (*) Chi comanda davvero nell’economia mondiale? Il sedicesimo rapporto annuale del Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS) prova a rispondere con i dati. Le multinazionali sono circa 320mila e controllano l’80% del commercio internazionale. Le prime 200 valgono il 16% del fatturato complessivo delle imprese che operano oltre
September 30, 2026
La Bottega del Barbieri
Abbiategrasso, 27 settembre: (on)Data-Center da fermare
Mercato agricolo e incontro per organizzare la resistenza. Fermiamo i data center nell’hinterland di Milano, in Lombardia e in ogni dove MERCATO AGRICOLO + INCONTRO al Folletto25603, Abbiategrasso (MI) ore 11/17 | MERCATO AGRICOLO Prodotti e agricolture del territorio Partecipano: Agripiccola Telgate BG Apicoltura Pagani Andrea Cassinetta MI Birrificio di Ringhiera Cassinetta MI Cascina Caremma Besate MI L’Orto del Villano
September 25, 2026
La Bottega del Barbieri
I fascisti della «fine dei tempi» stanno…
… stanno progettando la fuga dal nostro mondo. La nostra missione è chiara. di Naomi Klein e Astra Taylor; pubblicato sul «Guardian». Abbiamo ripreso la traduzione di Lavinia Marchetti (dal suo sito). Un’alleanza empia sta lavorando per un futuro apocalittico dal quale soltanto pochi eletti usciranno indenni. Sta diventando chiaro come possiamo fermarli. Quando Jeff Bezos annunciò il progetto di
September 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Amazon ha costruito un data center da 2 miliardi senza voto pubblico
Ad Amazon è bastata una norma urbanistica di decenni fa per costruire a Gilroy, in California, un data center da 2 miliardi di dollari senza un voto in consiglio comunale né un'audizione pubblica. I residenti se ne sono accorti a cantiere già avviato. Il complesso, situato tra un Walmart Supercenter e i Gilroy Premium Outlets a circa 50 chilometri da San Jose, comprende due edifici da oltre 20 mila metri quadrati ciascuno, grosso modo quanto tre campi da calcio. AWS aveva acquistato il terreno nel 2020, avviando poi una lunga interlocuzione con l'amministrazione locale culminata nell'approvazione del 2023 e nell'inizio dei lavori veri e propri a fine 2025, con apertura operativa prevista entro la fine del 2026. Tra le preoccupazioni sollevate dai residenti spiccano i consumi idrici per il raffreddamento dei server, in una regione già alle prese con periodi di siccità, e il fabbisogno energetico della struttura. Amazon ha promesso di alimentare il sito con energia rinnovabile al 100%, in trattativa con Silicon Valley Clean Energy, oltre a sistemi di accumulo a batteria e generatori di emergenza in loco; è previsto anche il passaggio futuro all'uso di acqua riciclata. Articolo qui
Jesi: il lavoro di Amazon dopo il primo mese
Da un mese è operativo il polo logistico Amazon di Jesi. La multinazionale statunitense, per questo anniversario ha annunciato la nuova policy aziendale: le “ferie solidali”. I dipendenti Amazon, ma solo quelli a tempo indeterminato, potranno donare ferie e permessi retribuiti a colleghi (sempre a tempo indeterminato) che attraversano momenti di difficoltà. Il programma sarà attivo da ottobre su base continuativa, consentendo di presentare richieste e donazioni durante tutto l’anno. La partecipazione sarà completamente volontaria e a titolo gratuito, sia per chi dona sia per chi riceve, mentre l’intero processo sarà gestito nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte. Finora però di solidale da parte del padrone a stelle e strisce nell’hub di Jesi c’è stato ben poco. Dalla notizia della non conferma del contratto dopo il periodo di prova per molti neoassunti, diverse persone hanno cercato la nostra redazione per raccontarci quello che succede a Jesi in queste settimane. Fatta eccezione per le persone già dipendenti Amazon che sono state trasferite da altri stabilimenti italiani, i contratti a tempo determinato dei neoassunti sono fatti da Adecco, al cui Recruiting Day il 28 maggio ha presenziato, dandogli l’imprinting istituzionale il sindaco di Jesi Lorenzo Fiordelmondo (PD). Giorgio (nome di fantasia, ndr) dopo il periodo di prova è stato lasciato a casa: “La maggior parte delle persone che sono entrate a lavorare il 6 luglio, hanno firmato il contratto due o tre settimane prima all’Adecco di Jesi. La cosa strana è che già prima di iniziare a lavorare ci sono state delle incongruenze; il sistema dell’Adecco non funzionava, quindi queste persone hanno dovuto firmare un contratto di lavoro con il cellulare, attraverso il codice OTP; un contratto che non hanno potuto vedere, di cui non sapevano nulla e che non hanno potuto scaricare il giorno stesso e i giorni successivi alla firma; quindi hanno firmato alla cieca”. Incontrare questa persona ancora giovane, abbastanza amareggiata, è anche l’occasione per capire come si lavora in Amazon. “Sei in piedi tutto il giorno – spiega Giorgio – non hai pause, l’unica è quella per mangiare di 30 minuti; però dato le notevoli dimensioni del magazzino, si impiegano circa 7 minuti per andare nella sala ristoro, e 7 minuti per ritornare; quindi 30 minuti meno 14. Questa è la pausa per mangiare, 16 minuti riempire la bottiglietta d’acqua, fare la pipì. Mettiamo il caso di una donna che va in bagno, perché magari ha le mestruazioni e quindi richiede un po’ più tempo rispetto a una pipì; quel tempo in più viene contabilizzato come non produttività. Ovviamente il lavoro è quello, si sapeva, però è giusto anche che la gente sappia che tipo di condizioni lavorative ci sono, perché anche se la paga è un po’ più alta rispetto ad altre realtà, rispetto al contratto nazionale, è abbastanza da schiavi, da fabbrica cinese. Poi all’interno ci sono anche questi team leader, che perlopiù sono persone che vengono da altri magazzini all’interno del territorio italiano. A queste persone gli è stato offerto un contratto a tempo indeterminato, gli sono stati offerti 3 mila euro per spostarsi, e anche questa gente è in prova per 30 giorni. Adesso hanno paura, perché come hanno lasciato a casa chi entra col determinato, possono lasciare a casa anche loro. Pagano un affitto,  magari si sono trasferiti con tutta la famiglia, con la prole, e poi li lasciano a casa senza che legalmente si possa fare nulla. Si crea un problema enorme ai lavoratori, e ai proprietari che hanno affittato le case. Questo è il tipo di lavoro che stiamo dando al territorio e questa sarebbe la notizia da festeggiare?”. Anche chiedere un giorno di ferie, un cambio turno, può compromettere la richiesta, il periodo di prova, addirittura il rinnovo.  “Uno che è stato chiamato all’inizio – prosegue Giorgio –  aveva scritto  una email un mese prima di iniziare a lavorare per chiedere che il 25 luglio non venisse messo in turno per un impegno importante. Quando sono arrivati poi i turni, gli è capitato il 25 luglio. Lui ha scritto un’altra email, non risposta, per chiedere un giorno di ferie, un cambio turno alla mattina o un giorno di riposo. Quando ha fatto presente la situazione ad Adecco, gli hanno risposto in malo modo che non si poteva fare assolutamente. Gli hanno addirittura detto che ‘se lei non viene è un’assenza ingiustificata, quindi tenga questo presente’. Allo scadere dei 30 giorni, quindi il 6 agosto, ne vedremo delle belle, perché vedremo anche se la gente con l’indeterminato, che è stata pagata 3 mila euro, sarà confermata oppure mandata a casa.” “Un po’ ce l’aspettavamo il fatto delle non proroghe dopo la prova – ammette Andrea Catalani della UIL Marche – diciamo che forse ci ha sorpreso nei numeri. E’ tipico di Amazon. Rispetto alle singole situazioni, non vediamo motivi di azione diretta, perché dai casi esaminati, e aspettiamo adesso di verificare anche i prossimi, dovrebbero essere tutti rispettati i termini tecnici del contratto. Ma stiamo rimandando un secondo passaggio con tutti questi utenti, per vedere poi il momento in cui vanno a ottenere le buste paghe, quindi il riconoscimento economico. Perché è sulla busta paga che potrebbero emergere dei dati che ci potrebbero indurre a fare vertenza”. Il dirigente sindacale, infatti, spiega che su un migliaio di persone assunte da Adecco dal 6 luglio, ad oggi già circa il 10-12% delle persone non sono state confermate alla fine del periodo di prova. “I neo assunti – conferma Catalani – sono tutti somministrati selezionati e contrattualizzati da Adecco per periodi che vanno dai 4 ai 7 mesi. Da informazioni certe che abbiamo, pare non siano arrivati tutti quei curricula che si aspettavano all’inizio, e quindi hanno anche una certa difficoltà nel processo di selezione. Dai dati in nostro possesso, a seguito dei corsi formativi che stiamo facendo come sindacato, l’85% circa dei neo assunti arriva dalle Marche, le donne sono al di sotto della soglia del 50% e l’età varia dai neodiplomati a persone oltre i 55 anni. Rapportarsi con Amazon è molto difficile per il sindacato, stiamo preparando proprio in questi giorni con le altre sigle confederali una richiesta formale  per l’apertura di un tavolo di confronto”. “Ci sono ancora persone che devono essere chiamate – racconta Federica (nome di fantasia, ndr) anche lei non confermata – non a full time come noi, ma in part time. E questi hanno dei dubbi se accettare il lavoro. C’è un signore che ha 60 anni che m’ha detto ‘io mi dovrei fare 40 chilometri andata, 40 chilometri al ritorno, e chissà, poi  dopo i 9 giorni di contratto mi mandano a casa, perché non c’è un picco di lavoro’.  Perché sappiamo che Amazon ha dei picchi di lavoro, e poi c’è il lavoro nei periodi bassi. Se stavamo a novembre, secondo me loro non facevano una cosa del genere, perché a novembre c’è un picco con il Black Friday, perché comunque i picchi di lavoro sono periodi di Black Friday, Prime Day che è a fine giugno, oppure periodi di dicembre, prima di Natale.  Io ho iniziato l’8 di luglio. Adecco chiedeva anche persone inesperte.  Allora io mi domando: ma se la persona è inesperta e dopo 5 giorni di lavoro mandi una lettera che non hai superato i 9 giorni di prova, in 5 giorni con tutta la buona volontà e con tutta la forza che ci ha messo per lavorare e per imparare, come fa a diventare esperta per superare la prova?” Come ha testimoniato Giorgio nel nostro reportage, ‘questo è il tipo di lavoro che stiamo dando al territorio’. L’impressione, osservandole, è che di questo le classi dirigenti si rendano proprio conto.       Leonardo Animali
August 5, 2026
Pressenza
I CARGO AMAZON LASCIANO MALPENSA PER L’AEROPORTO DI MONTICHIARI? INTERVISTA A DARIO BALOTTA (EUROPA VERDE BRESCIA).
Dall’8 settembre 2026 raddoppiano i voli cargo in arrivo all’aeroporto di Montichiari, a sudest di Brescia. Si parla per ora di una quarantina di voli in più a settimana, ma in prospettiva i media locali riferiscono che Amazon avrebbe intenzione di spostare l’intera attività cargo da Malpensa a Montichiari. I Comuni vicini, come Castenedolo, esprimono forte preoccupazione per inquinamento, acustico e ambientale, oltre che per le ricadute sul traffico via gomma, già pesantemente congestionato nella zona attorno a Montichiari, tra le zone d’Italia a maggior concentrazioni di cave e discariche e quindi con una situazione di vivibilità decisamente critica. Sulla vicenda interviene Dario Balotta, storico ambientalista bresciano e oggi co-portavoce di Europa Verde. Per Balotta “l’arrivo di Amazon a Montichiari viene descritto da molti come una straordinaria occasione di sviluppo per il territorio. Prima di celebrare un presunto salto di qualità dello scalo bresciano, sarebbe però opportuno ricordare che si tratta innanzitutto di un trasferimento di attività da Malpensa, deciso per ragioni di efficienza logistica e di contenimento dei costi, e che lascia aperte importanti questioni occupazionali e ambientali. Dietro i titoli entusiastici cisono 200 lavoratori di Malpensa che attendono risposte sul proprio futuro occupazionale”. Sempre Balotta aggiunge che “Amazon prevede 38 voli settimanali, mentre nel 2025 Montichiari ha movimentato poco più di 31 mila tonnellate di merci contro le oltre 760 mila di Malpensa…parlare oggi di un nuovo hub del Sud Europa appare quindi prematuro e poco aderente alla realtà…non risultano poi previste misure compensative ambientali né un confronto pubblico sugli effetti del previsto incremento del traffico merci. Prima dei trionfalismi, servono trasparenza, tutela dei lavoratori e una chiara strategia di sviluppo sostenibile per l’aeroporto di Montichiari, Amazon porta certamente un’importante attività logistica nel Bresciano, ma la politica dovrebbe attenersi ai fatti: siamo di fronte a uno spostamento di traffico da uno scalo all’altro, non alla nascita di una nuova Silicon Valley del cargo”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Dario Balotta, coportavoce di Europa Verde Brescia. Ascolta o scarica
August 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Jesi, il sogno di Amazon è subito un incubo. Licenziati dopo nove giorni
Non è bastato come antidoto per mitigare le modalità e gli effetti del capitalismo feroce statunitense il fatto che il Sindaco e la Giunta comunale di Jesi avessero intitolato a Gemma Perchi, storica filandaia e sindacalista jesina, la strada di accesso al nuovo polo logistico di Amazon. C’è un misto di delusione, sorpresa e amarezza tra i numerosi neoassunti Amazon di Jesi che, preso servizio il 6 luglio scorso all’inaugurazione dell’attività lavorativa del colosso della logistica (dopo un corso formativo full time di qualche giorno di Adecco e conseguente reclutamento), hanno visto morire all’alba quel sogno di un lavoro a tempo indeterminato, così come sempre annunciato dalla multinazionale di Jeff Bezos e garantito bipartisan da tutta la politica regionale. “Mille posti di lavoro a tempo indeterminato in tre anni”, questo il mantra degli ultimi cinque anni a Jesi e nelle Marche. “Io e un altro ragazzo siamo andati a lavorare per il turno della mattina e abbiamo visto che Marta (nome di fantasia ndr) non poteva oltrepassare i tornelli; non è stata per nulla una bella cosa.”  E’ solo una delle numerose testimonianze raccolte tra queste persone che, incredule, sono venute a conoscenza, in via del tutto esperienziale, senza alcun preavviso e nessuna motivazione, che erano state dimesse a seguito del mancato rinnovo contrattuale al termine del periodo di prova previsto dal CCNL. “L’ho scoperto oggi per caso – racconta un’altra persona – non ho ricevuto nessuna comunicazione scritta, sono entrata, non mi funzionava il badge e la security mi ha detto che dovevo parlare con Adecco. Poi mi è arrivata la comunicazione che non ho superato il periodo di prova. Non mi sono fermata mai, ho stoccato fino all’ultimo secondo.” Vanno troppo lente, raccontano queste persone di diverse età, secondo i tempi e gli algoritmi di Amazon e quindi di conseguenza, di loro si fa subito a meno. “Ho ricevuto una chiamata da Adecco – ricostruisce Vincenzo (nome di fantasia, ndr) che mi ha comunicato che non avevo superato il periodo di prova di 9 giorni. E’ una comunicazione ufficiale data da Amazon ad Adecco, senza darmi nessun motivo in merito. Eppure lunedì pomeriggio ho ricevuto i complimenti del nostro team manager. Mi sento veramente preso per il culo, ho fatto mansioni che non potevo svolgere, senza attrezzature tipo scarpe antinfortunistiche. Resto allibito! Non posso neanche presentarmi da Amazon domani per ritirare i miei effetti personali lasciati nell’armadietto, incredibile. Ci siamo comportati bene, abbiamo lavorato sodo senza fermarci un secondo. Ci può stare che non ho superato la prova, ma una motivazione la devo avere; è una questione di rispetto, di educazione”. “Chi entra a Jesi oggi – aveva dichiarato il 6 luglio Lorenzo Barbo, AD di Amazon Italia Logistica – trova un ambiente di lavoro progettato intorno alle persone. Sono percorsi di crescita concreti, accessibili anche a chi entra senza esperienza pregressa.  La sicurezza è parte integrante di tutto ciò che Amazon fa ogni giorno, in ogni Paese e in ogni attività”. A parte le scarpe antinfortunistiche e la narrazione mainstream che c’è tuttora sul polo logistico di Jesi, le persone sulla loro pelle vivono, dopo neanche quindici giorni, una storia diversa. Sono voci di marchigiani, immigrati che vivono da anni nel territorio, donne e uomini arrivate anche da fuori regione con una speranza. E l’hanno vista tramontare dopo appena nove giorni. Certo, nel pieno rispetto delle norme contrattuali. “Amazon è un business stagionale – spiega l’ufficio stampa interpellato a seguito dei licenziamenti ‘lampo’ di Jesi – all’apertura di un nuovo sito e nei periodi di picco adeguiamo il numero di dipendenti alla domanda dei clienti attraverso contratti a tempo determinato, con la stessa retribuzione base dei colleghi a tempo indeterminato.  Come previsto dal CCNL, questi contratti includono un periodo di prova, proporzionale alla loro durata, durante il quale i lavoratori vengono valutati su criteri oggettivi e trasparenti, quali rispetto delle regole di sicurezza, puntualità, affidabilità e comprensione delle policy aziendali. Al termine di tale periodo, alcune collaborazioni non sono state confermate.” Poi, avendo già capito che in Italia da anni il lavoro è trattato in un certo modo, per primo da parte di chi istituzionalmente dovrebbe promuoverlo come valore assoluto,  la palla viene lanciata talmente fuori dallo stabilimento jesino che arriva nella sede di Adecco. “La gestione della prova – conclude il comunicato di Amazon –  e le relative comunicazioni sono in capo all’agenzia per il lavoro, che opera secondo le modalità e le tempistiche previste dalla legge. È nostro interesse confermare tutti i lavoratori, a condizione del rispetto degli standard richiesti dal ruolo e dall’ambiente in cui operiamo”. Ma “una Repubblica democratica fondata sul lavoro” è ben altra cosa dal modello che le Marche hanno voluto a tutti i costi. Un ‘pacco’ spedito da oltreoceano, che fa anche delle vite e del valore dei  lavoratori un accessorio di consumo.     Leonardo Animali
July 16, 2026
Pressenza