Russia, elezioni senza sorprese: Putin stravince mantenendo la maggioranza assoluta
Il risultato non è certo inaspettato: il partito Russia Unita del presidente
Putin ha vinto le elezioni parlamentari in Russia, ottenendo il 57,86% dei voti.
Al di là dell’esito elettorale, il dato più interessante è quello relativo
all’affluenza, che secondo gli ultimi numeri forniti dalla Commissione
elettorale centrale russa si è attestata attorno al 60%, in aumento rispetto
all’ultima chiamata alle urne; l’incremento si inserisce in un sistema
caratterizzato da una forte mobilitazione amministrativa e dall’ampio ricorso al
voto elettronico. La tornata elettorale si è tuttavia svolta in un contesto nel
quale Yabloko, il principale partito apertamente contrario alla guerra in
Ucraina, è stato escluso dalla competizione: l’assenza di una forza politica
apertamente antiguerra ha limitato la possibilità di misurare attraverso il voto
il consenso a una posizione contraria alla prosecuzione della guerra, in quelle
che risultano prime elezioni parlamentari russe dall’inizio del conflitto in
Ucraina.
I risultati forniti dalla Commissione elettorale centrale russa sono ancora
preliminari, ma mostrano Russia Unita nettamente in vantaggio sugli altri
partiti: gli ultimi dati riportati dall’agenzia di stampa governativa TASS danno
la formazione del presidente al 57,86%, in aumento rispetto alle elezioni del
2021, quando ottenne il 47,82% dei voti; in totale otterrebbe 355 dei 450 seggi
parlamentari. Entrano nella Duma anche il Partito Comunista della Federazione
Russa, con il 13,84%, il Partito Liberal-Democratico della Russia, con l’8,9%, e
Nuova Gente, con il 7,94%. Le tre formazioni vengono generalmente ricondotte
alla cosiddetta “opposizione sistemica”, composta da partiti formalmente
distinti da Russia Unita, ma che negli ultimi anni hanno mantenuto posizioni
largamente compatibili con quelle del Cremlino sulle principali questioni di
politica nazionale ed estera. Resta invece incerta la posizione di Russia
Giusta, accreditata nei dati preliminari tra il 4,95% e il 5,5% e quindi a
ridosso della soglia di sbarramento del 5%.
Al di là di vincitori e vinti, il dato sull’affluenza è a suo modo rilevante.
L’ultima proiezione della Commissione elettorale centrale russa indica una
partecipazione del 59,32%, superiore a quella registrata nelle quattro
precedenti elezioni parlamentari del 1993, del 2003, del 2016 e del 2021.
L’aumento della partecipazione si inserisce in un sistema nel quale le autorità
russe hanno introdotto e ampliato strumenti volti a facilitare e incentivare il
voto, tra cui il voto elettronico e una significativa mobilitazione
amministrativa a livello regionale. Resta invece difficile valutare attraverso
il voto il peso dell’opposizione alla guerra in Ucraina: la tornata elettorale
risulta la prima dall’inizio della guerra, a cui hanno partecipato anche parti
delle aree conquistate di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson; inoltre,
Yabloko, partito che si è espresso apertamente contro l’invasione dell’Ucraina,
è stato escluso dalla competizione. La sua lista federale è stata messa al bando
poco prima delle elezioni, in seguito a un ricorso presentato dal partito
Rodina, formazione nazionalista e filogovernativa.
Alle elezioni erano presenti osservatori internazionali provenienti dalla
Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), che riunisce diversi Stati dell’ex
Unione Sovietica; la missione dell’Assemblea interparlamentare della CSI
comprendeva osservatori provenienti da Azerbaigian, Armenia, Bielorussia,
Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, invitati dalle autorità
russe. Anche l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) ha inviato
una propria missione di osservazione, composta principalmente da rappresentanti
degli Stati membri dell’organizzazione, molti dei quali mantengono stretti
rapporti politici ed economici con la Russia. Assenti, invece, gli osservatori
dell’OSCE, l’organismo dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in
Europa, specializzato nel monitoraggio elettorale: le autorità russe non hanno
esteso alla missione alcun invito formale. Secondo i dati diffusi
dall’Ambasciata russa nel Regno Unito, alle elezioni hanno inoltre partecipato
oltre 1.000 osservatori internazionali provenienti da 133 Paesi, oltre a
rappresentanti di 13 organizzazioni pubbliche.
Intanto, il conflitto in Ucraina non si ferma. Nella notte, la Russia ha
lanciato attacchi contro Kiev e diverse altre località del Paese. Secondo il
presidente ucraino Zelensky, gli attacchi hanno interessato dieci regioni, tra
cui Zaporizhzhia, dove sarebbero stati colpiti una centrale termica e alcuni
edifici residenziali. La Russia non ha commentato le accuse, mentre le autorità
russe hanno riferito di nuovi attacchi ucraini contro il proprio territorio. Il
giorno precedente, un vasto attacco con droni aveva interessato Mosca e la
regione circostante. Secondo le autorità russe, sarebbero stati intercettati
oltre 1.600 droni, circa 450 dei quali diretti verso la capitale. L’attacco
avrebbe provocato danni a una raffineria di petrolio e a un edificio
residenziale, oltre a vittime e feriti nella regione di Mosca. Le autorità
ucraine non hanno rivendicato ufficialmente l’attacco.
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