Bulgaria, dopo cinque anni torna libero l’attivista saudita al-Khalidi
Il 21 agosto, dopo quasi cinque anni di detenzione amministrativa in Bulgaria
col costante pericolo di essere rimpatriato, il giornalista e attivista
Abdulrahman al-Khalidi ha potuto lasciare il centro chiuso per migranti
irregolari di Lyubimets.
Al-Khalidi rischiava di essere rimandato nel suo Paese, l’Arabia Saudita, che
era stato costretto a lasciare a causa delle sue attività in favore dei
prigionieri politici e per aver chiesto riforme democratiche.
Fuggito dal Golfo nel 2013, dall’esilio aveva proseguito a denunciare le
violazioni dei diritti umani anche attraverso la collaborazione a portali
d’informazione. Aveva preso poi parte al movimento delle “api elettroniche”, un
gruppo di attivisti informatici promosso dall’esilio dal giornalista Jamal
Khashoggi – assassinato in Turchia nel 2018 – per contrastare la propaganda
online del governo saudita.
Dopo l’arresto, eseguito nell’ottobre 2021 dalle autorità bulgare a cui aveva
chiesto protezione internazionale, Melting Pot Europa e il Collettivo Rotte
Balcaniche avevano lanciato la campagna Free Abdulrahman. Il suo caso era stato
segnalato anche da FrontLine Defenders e Amnesty International ed era stato
oggetto di interventi da parte della Corte Europea dei Diritti Umani.
Riccardo Noury