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A Colleferro è esplosa una fabbrica di proiettili e granate da guerra
Prima il fumo, poi le fiamme, infine l’esplosione. Nel pomeriggio di ieri, a Colleferro, comune situato nella Valle del Sacco, nella Città Metropolitana di Roma, una violenta deflagrazione ha colpito lo stabilimento KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa, facendo tremare il terreno e provocando un vasto allarme nella zona. L’esplosione ha interessato il reparto di pressatura degli esplosivi dell’azienda, che produce, tra le altre cose, munizioni per l’artiglieria navale e terrestre. I lavoratori presenti sono stati evacuati prima dell’esplosione e nessuno risulta ferito. Sul posto sono intervenuti i mezzi di soccorso, i carabinieri e i vigili del fuoco, che hanno spento l’incendio. Le cause dell’incidente sono ancora ignote; c’è chi, tuttavia, scampato il peggio, ha iniziato a chiedere che vengano avviate riflessioni sulla destinazione del sito, già sede di un progetto per ampliare le attività produttive che è stato oggetto di un’inchiesta de L’Indipendente. L’esplosione presso l’impianto dell’azienda franco-tedesca di armamenti KNDS Ammo di Colleferro è avvenuta attorno alle 14.30 di ieri. Non è ancora chiaro cosa abbia provocato l’incidente: «Le circostanze dell’incidente sono attualmente oggetto di indagine e valutazione da parte dei team presenti sul posto. Pertanto, in questa fase, non siamo in grado di fornire ulteriori dettagli confermati in merito alla causa o all’esatta sequenza degli eventi», fa sapere KNDS in una nota. Il procuratore di Velletri, Carlo Villani, ha aperto un fascicolo d’inchiesta per fare luce sull’accaduto; l’ipotesi di reato formulata è quella di incendio. Sembrano invece escluse, al momento, ipotesi di sabotaggio. Per ora, tutto ciò che si sa è che l’incidente si sarebbe verificato nel reparto di pressatura delle polveri e che potrebbe essere partito da una pressa esplosa durante la lavorazione. L’incendio è durato ore ed è stato spento nel tardo pomeriggio. Secondo quanto ricostruito, il fumo avrebbe iniziato a propagarsi mentre l’impianto era ancora in attività, facendo scattare il sistema antincendio e permettendo così ai lavoratori di evacuare. Lo stabilimento di Colleferro conta 24 dipendenti e si occupa della produzione di munizioni di medio e grosso calibro per l’artiglieria terrestre e marittima, nonché della realizzazione di combustibili solidi per vettori aerospaziali. In questo periodo è al centro di un progetto volto ad ampliarne le attività produttive, che coinvolge anche lo stabilimento di Anagni, nella stessa Valle del Sacco. Presso quest’ultimo stabilimento, il piano prevede la produzione di una gelatina contenente il 60% di nitroglicerina, con una stima di produzione di 150 kg all’ora; tale materiale esplosivo verrebbe poi trasportato da Anagni a Colleferro, dove verrebbe integrato in missili e proiettili e «utilizzato quale materia prima per la produzione di propellenti a doppia e tripla base ad uso militare». Dopo l’incidente, diverse associazioni della società civile si sono mobilitate per chiedere spiegazioni e sollevare interrogativi sulle attività produttive dello stabilimento. «Da tempo denunciamo i rischi legati alla sicurezza e alla presenza, in questo territorio, di impianti industriali connessi alla produzione bellica», scrive l’Associazione Libera. «Quello che è accaduto oggi conferma, ancora una volta, la necessità di non abbassare la guardia. Sicurezza, salute, ambiente e pace non possono essere considerati temi separati», aggiunge. «Quanto successo a Colleferro pone una domanda inevitabile: cosa sarebbe successo se un incidente di questa natura fosse avvenuto ad Anagni, nello stabilimento KNDS in località La Macchia, con la produzione di nitrogelatina?», fa eco il comitato Disarmiamoli – Valle del Sacco. «L’Assemblea No War Valle del Sacco ribadisce la propria contrarietà alla trasformazione della Valle del Sacco in un polo della produzione bellica e di materiali esplosivi. Non accetteremo che alla storica emergenza ambientale si aggiunga una nuova dimensione di rischio industriale e militare». Lo stabilimento di Colleferro era già stato teatro di un incidente simile nel 2007, quando, nella fabbrica allora di proprietà della Simmel Difesa, un’esplosione provocò un morto e 13 feriti. The post A Colleferro è esplosa una fabbrica di proiettili e granate da guerra appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Il governo Meloni ha venduto un’azienda militare strategica agli USA
Soltanto un anno fa Tekne era considerata un’azienda strategica, meritevole del Golden Power. Oggi invece è stata scaricata dal governo Meloni, che ha dato il via libera alla cessione del 70% delle quote alla statunitense Nuburu. Fino a questo momento Tekne era posseduta per l’83% da Ambrogio D’Arrezzo. La società è specializzata nella produzione di scudi anti-drone e di sistemi Electromagnetic Pulse (EMP), capaci di disabilitare i circuiti elettronici nemici. Negli anni ha investito parecchio su ricerca e innovazione, accumulando circa 32 milioni di perdite. È finita così nel mirino di Nuburu, azienda della difesa statunitense, che dopo un anno di trattative è riuscita a strappare l’accordo di acquisizione. Il governo Meloni ha subordinato l’operazione ad alcune clausole, come il mantenimento della produzione in Italia e una lista di clienti limitata ai Paesi UE e NATO. L’azienda statunitense ha valutato Tekne 50 milioni di euro e ha presentato un piano di risanamento volto a colmare le difficoltà finanziarie generate dagli investimenti nell’ampliamento delle attività e nello sviluppo di nuovi sistemi, impiegati anche sui blindati in dotazione all’Esercito italiano. Il piano industriale di Nuburu prevede l’espansione delle attività produttive, oggi concentrate a Ortona, in provincia di Chieti, anche in altre aree dell’Abruzzo e dell’Emilia-Romagna. Complessivamente, l’organico dovrebbe crescere fino a 370 dipendenti, inclusi quelli già attualmente impiegati. Nuburu ha dichiarato di voler fare di Tekne «il fulcro della nostra piattaforma integrata per la Difesa e Sicurezza in Italia» e stima di generare ricavi cumulati pari a circa 565 milioni di euro nel periodo 2026-2030. «L’attuale contesto geopolitico impone un criterio di massima precauzione nella valutazione degli elementi di rischio per il sistema di difesa e sicurezza nazionale», si legge nel provvedimento con cui il governo ha autorizzato la cessione delle quote all’azienda statunitense. Palazzo Chigi ha subordinato l’operazione al rispetto di dieci prescrizioni vincolanti, tra cui l’obbligo di «mantenere sul territorio italiano la sede e gli impianti industriali di Tekne» destinati alle attività nel settore della difesa e della sicurezza nazionale e di garantire «la disponibilità delle tecnologie e dei suoi frutti per soddisfare le esigenze della difesa nazionale». Il provvedimento stabilisce inoltre che le conoscenze tecniche utilizzate dalle Forze armate e dalle forze di polizia italiane non vengano «cedute o rivelate ad altri» e limita la commercializzazione dei sistemi ai soli Paesi dell’Unione Europea e della NATO. Non è la prima volta che Nuburu tenta di acquisire Tekne. Già lo scorso anno la società statunitense aveva presentato un’offerta per rilevare l’azienda italiana specializzata in sistemi antidrone, scontrandosi però con il veto del governo, che aveva esercitato i poteri speciali del Golden Power. Lo strumento consente allo Stato di intervenire nelle operazioni riguardanti imprese considerate strategiche per gli interessi nazionali e, nel contesto del riarmo europeo, Tekne era stata ritenuta tale dall’esecutivo. La produzione di sistemi antidrone rappresenta infatti uno dei principali filoni di investimento del piano di riarmo dell’Unione Europea. Tra i progetti più rilevanti figura la realizzazione del cosiddetto “muro antidrone” lungo i confini orientali dell’Unione. The post Il governo Meloni ha venduto un’azienda militare strategica agli USA appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 7, 2026
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