Premiare i rimpatri, comprimere i diritti
ROSSELLA PUCA, GLOBAPROJECT.INFO
Nel decreto sicurezza bis il governo lega compensi e procedure
all’allontanamento delle persone migranti, restringe le garanzie difensive e
consolida un modello sempre più autoritario di gestione dell’ordine pubblico.
Il decreto sicurezza (bis) del 24 febbraio 2026, n. 23 è stato approvato al
Senato il 17 aprile scorso e deve essere convertito definitivamente dalla Camera
entro il 25 aprile.
Notizie
AVVOCATI E RIMPATRI: UN INCENTIVO CONTRO DIRITTI E DEONTOLOGIA
Nel decreto sicurezza è previsto un compenso per i legali che li favoriscono
Avv. Arturo Raffaele Covella
21 Aprile 2026
Dopo il via libera di Palazzo Madama, il governo ha posto la questione di
fiducia per blindarne la conversione senza modifiche sostanziali: il 22 aprile
in Aula sono iniziate le dichiarazioni di voto, nel pieno dello scontro con le
opposizioni, mentre l’approvazione definitiva è attesa entro il termine
previsto.
Parallelamente, l’esecutivo lavora anche a un provvedimento ad hoc per
riscrivere la norma contestata sugli incentivi economici legati ai rimpatri
volontari, con l’ipotesi di estenderli non solo agli avvocati ma anche a
mediatori e associazioni coinvolte nelle pratiche, persino nei casi in cui il
rimpatrio non si concluda.
Dentro questo decreto, all’articolo 30-bis inserito durante l’esame al Senato, è
stata introdotta la norma sui cosiddetti “premi” ai legali: un compenso di circa
615 euro riconosciuto all’avvocato che assiste un cittadino straniero in un
percorso di rimpatrio volontario, ma solo nel caso in cui il rimpatrio si
realizzi effettivamente.
Il meccanismo è costruito esplicitamente come incentivo “a risultato”: il
pagamento arriva solo ad esito della partenza della persona assistita.
Parallelamente, il decreto interviene anche sul piano delle garanzie, limitando
il gratuito patrocinio nei ricorsi contro le espulsioni e rafforzando l’impianto
dei rimpatri.
Quello che viene presentato come un dettaglio tecnico è in realtà una scelta
politica molto chiara: si introduce un interesse economico diretto dentro il
rapporto tra avvocato e assistito, legandolo all’esito voluto dallo Stato.
Ciò significa spostare l’equilibrio della difesa in un contesto in cui una delle
due parti, il cittadino straniero, è già in condizioni di vulnerabilità
materiale e giuridica. Non a caso le critiche sono arrivate anche
dall’avvocatura, che ha parlato di lesione dell’indipendenza della difesa e di
torsione della funzione del legale.
Il punto politico è semplice: si costruisce un sistema in cui da un lato si
incentiva economicamente l’allontanamento e dall’altro si riducono gli strumenti
per opporvisi. Il risultato è una pressione strutturale verso il rimpatrio,
ottenuta non solo con norme amministrative ma intervenendo direttamente sulle
condizioni in cui si esercita il diritto di difesa.
Il pagamento subordinato alla partenza introduce un elemento di condizionamento
che entra in tensione con l’autonomia della difesa e con l’idea stessa di
patrocinio.
Nello stesso decreto sicurezza ci sono misure che vanno nella stessa direzione
di cui parlavo qui. Tra cui l’estensione di strumenti di fermo preventivo in
occasione delle manifestazioni e l’introduzione sistematica delle cosiddette
“zone rosse”, cioè aree urbane in cui è possibile limitare l’accesso e la
presenza sulla base di valutazioni di ordine pubblico.
Guida legislativa
DL “SICUREZZA”, AVVOCATI E MAGISTRATI CONTRO GLI INCENTIVI SUI RIMPATRI E
L’ABROGAZIONE DEL GRATUITO PATROCINIO
Il difensore sarebbe trasformato in uno strumento delle politiche di
remigrazione
Redazione
20 Aprile 2026
Tutto questo si inserisce in un impianto più ampio fatto della solita
decretazione d’urgenza, dei tempi parlamentari contingentati e dell’ennesimo
ricorso alla fiducia in barba alla separazione dei poteri. Il governo con Meloni
si è assunto come vero e proprio legislatore, sebbene senza urgenza, sebbene
senza (reale) conversione da parte di un parlamento e nonostante – ancora peggio
– i rilievi del Quirinale sull’anticostituzionalità.
Per questo la questione non riguarda solo la singola norma sui compensi ai
legali. Riguarda un modo di governare che spinge verso una gestione sempre più
autoritaria della sicurezza: incentivi economici per favorire i rimpatri,
limitazione delle garanzie difensive, strumenti preventivi sulle manifestazioni,
zone urbane sottratte all’uso libero.
L’opposizione a questo decreto non è quindi solo una battaglia su un articolo
specifico, per quanto spregevole, ma un rifiuto complessivo di un impianto che
coarta sempre più spazi democratici e diritti nel nome della gestione della
sicurezza e dell’ordine pubblico.