Intercettare “uomini in crisi”
TRIBUNALI, CONSULTORI FAMILIARI, ASSOCIAZIONI CHE ORGANIZZANO CORSI PRE-PARTO,
MA ANCHE UNIVERSITÀ E SCUOLE SUPERIORI. A PESCARA E CATANIA STANNO PRENDENDO
FORMA RETI TERRITORIALI INEDITE COLLEGATE AI CENTRI PER UOMINI AUTORI DI
VIOLENZA, CON UN OBIETTIVO PRECISO: INTERCETTARE IN ANTICIPO UOMINI CHE VIVONO
SITUAZIONI DI AGGRESSIVITÀ, FRAGILITÀ ECONOMICA O DIFFICOLTÀ RELAZIONALI, E
OFFRIRE LORO STRUMENTI E ASCOLTO PRIMA CHE LA VIOLENZA VENGA AGITA. NON PIÙ
SOLTANTO INTERVENTI A DANNO COMPIUTO, DUNQUE, MA UN LAVORO DI PREVENZIONE CHE
CERCA DI COINVOLGERE ISTITUZIONI, MONDO DELL’EDUCAZIONE E REALTÀ SOCIALI.
UN’ALLEANZA AMPIA PER PROVARE A SPOSTARE IL BARICENTRO: DAL DOPO AL PRIMA. SONO
APPUNTI CONCRETI DI NUOVI PERCORSI DI INCONTRO E TRASFORMAZIONE DEL MASCHILE,
TANTO URGENTI QUANTO NECESSARI, MESSI IN CAMPO DAL PROGETTO “PRIMA CHE SIA
TARDI” DOPO ALCUNI MESI DI RICERCA
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C’è chi sostiene che gli abusi sessuali e i femminicidi emersi dagli Epstein
files segnino una linea di confine. Raramente il patriarcato e la sua relazione
con il capitalismo si sono mostrati con una brutalità così esplicita e
documentata. Eppure, nonostante la portata delle rivelazioni, è concreto il
rischio che tutto venga diluito dal rumore per lo scandalo che coinvolge volti
noti. In questo scenario, rimettere al centro il tema della violenza maschile e
favorire trasformazioni profonde del maschilità, restano sforzi di cui abbiamo
sempre più bisogno.
L’associazione Maschile Plurale, che da anni lavora in quella direzione, insieme
al “Centro per uomini autori di violenza” (Cuav) di Catania-Siracusa e a quello
di Pescara da alcuni mesi ha avviato il progetto “Prima che sia tardi”,
sottotitolo “Nuovi percorsi di incontro e trasformazione del maschile”. Si
tratta di un inedito percorso annuale di ricerca, prevenzione, formazione sulla
violenza di genere, ma anche di presa in carico di persone che non hanno ancora
un coinvolgimento penale, i cosiddetti “ammoniti”. L’ammonimento del questore è
infatti una misura di prevenzione della violenza nell’ambito delle relazioni
familiari o affettive: il destinatario viene invitato a partecipare a percorsi
sulle condotte violente. Tuttavia, secondo l’esperienza ancora poco raccontata
dei Cuav, le persone che hanno avuto l’ammonimento vivono più o meno le stesse
vicende e spesso anche le stesse gravità riscontrate nelle situazioni che
riguardano il penale.
Le attività del progetto prevedono percorsi individuali e di gruppo centrati sui
modelli di maschilità, sulla consapevolezza emotiva, sulle dinamiche relazionali
e sull’assunzione di responsabilità rispetto ai comportamenti violenti,
affiancati dalla produzione di materiali comunicativi. Un elemento centrale è il
lavoro di rete con i servizi territoriali, attraverso momenti di confronto e
formazione, con l’obiettivo di rafforzare pratiche condivise di invio,
accoglienza e accompagnamento.
A che punto si trova “Prima che sia tardi”? Nei Cuav di Catania e a Pescara è
forte una consapevolezza: percorsi di questo tipo si muovono su contesti di
prevenzione e formazione ma rientrano prima di tutto nell’ambito della tutela di
situazioni potenzialmente pericolose per le donne. Guai a dimenticarlo.
“A Catania siamo a un ottimo punto – dice Antonello Arculeo – Abbiamo dovuto
rallentare. Siamo un po’ avanti perché il lavoro con gli ammoniti lo portiamo
avanti già da tempo e abbiamo quindi adattato e modificato situazioni che erano
in corso. Ora abbiamo una serie di persone nuove che dovrebbero entrare nel
gruppo di ammoniti interessati al percorso e abbiamo deciso di utilizzare il
know-how già raccolto”. Su 160 contattati, una ventina si sono resi disponibili
al percorso: alcuni hanno cominciato, altri sono in attesa, altri in
valutazione, molti hanno rifiutato. Nel 2025 gli uomini che hanno usufruito del
servizio “Il Primo Passo” – dedicato all’ascolto e al lavoro con uomini che
hanno agito comportamenti violenti (servizio che fa parte della Rete italiana
dei centri che lavorano con uomini autori di violenza, RE.LI.VE, Relazioni
Libere dalla Violenze) – nei territori di Catania e Siracusa sono stati 333 (98%
di nazionalità italiana), di cui 177 “ammoniti”. I numeri degli ammonimenti del
territorio di Catania sono tra i più alti d’Italia. Qui, del resto, è partita
l’azione diretta “I Panni sporchi si lavano in pubblico, di violenza si può e si
deve parlare” che ha coinvolto numerose scuole, associazioni e istituzioni del
territorio ed è stata replicata in altre città (la prossima data unica nazionale
sarà il 6 giugno 2026).
Pescara invece vive la fase di preparazione del protocollo con la Polizia e
della formazione di alcuni agenti: l’obiettivo è creare nei prossimi mesi il
primo gruppo di ammoniti interessati al percorso. Qui gli ammoniti sono
complessivamente 25, quindi numeri più contenuti.
In marzo i due Cuav insieme al gruppo di ricercatori e ricercatrici costituito
da Maschile Plurale promuoveranno un momento di formazione che coinvolgerà
diversi enti, per presentare i dati raccolti e trovare insieme punti di incontro
tra la parte scientifica e quella sperimentata sul campo.
Intanto è stato avviato anche il lavoro per la costruzione nei territori di due
reti che possano essere in grado di rintracciare gli “uomini in crisi”. “A
Pescara abbiamo fatto un lavoro capillare per intercettare uomini che potrebbero
avere problemi di aggressività, rabbia, delusione, difficoltà economiche o
relazionali, in modo da chiedere aiuto prima che la violenza venga agita –
racconta Luca Battaglia – Abbiamo raccolto informazioni e stiamo per creare sei
o sette gruppi conoscitivi ed esplorativi con stakeholder diversi”. Queste reti
mettono insieme realtà molto differenti come il Gruppo Antiviolenza in Tribunale
(legato a Polizia di Stato e Carabinieri), i consultori, ma anche alcune
associazioni che propongono percorsi pre-parto, dove gli uomini accompagnano le
donne ma non hanno spazi dedicati. “Siamo stati accolti molto bene. Stiamo
entrando in relazione anche con i corsi prematrimoniali per proporre incontri
rivolti agli uomini – aggiunge Battaglia – Ma abbiamo lavorato anche con
professori universitari maschi per intercettare studenti e colleghi, e con
scuole superiori e università”.
È evidente che la sperimentazione di queste reti, dove ad esempio sarà possibile
trovare materiali informativi (frutto del confronto promosso dai due Cuav
attraverso focus group) su processi da intraprendere per cambiare, è una delle
parti più interessanti del progetto e, una volta verificati punti di forza e
nodi critici, potrebbe ispirare azioni analoghe in molti altri territori.
Nell’accurato rapporto 2025 sule Attività dell’Associazione Centro Famiglie,
responsabile del Cuav di Catania-Siracusa, nel contrasto alla violenza
intrafamiliare, tra l’altro, si legge: “I dati relativi agli ammonimenti del
2025 confermano la centralità del Cuav come snodo territoriale tra sistema di
prevenzione, servizi e percorsi di presa in carico che uniscono attività
individuali e di gruppo, e sottolineano l’importanza di rafforzare azioni di
aggancio, orientamento e accompagnamento verso percorsi di responsabilizzazione
e cambiamento”.
Progetti come “Prima che sia tardi” diventano importanti per il legame con i
territori ma anche perché pensati come parte di un cambiamento politico e
culturale più ampio. In un articolo dedicato al bisogno di costruire pratiche
politiche meno colonizzate dall’immaginario patriarcale (Per un’altra
radicalità), scrive Stefano Ciccone tra i promotori della rete Maschile plurale:
«Chi costruisce iniziative di contrasto ai femminicidi e alla violenza maschile
contro le donne non lo fa perché “considera più grave la violenza in base a chi
la subisce”, ma perché riconosce un fenomeno sociale specifico che è la violenza
determinata da una cultura, da ruoli e modelli di genere…».
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“Prima che sia tardi” è finanziato da ActionAid International Italia E.T.S e
Fondazione Realizza il Cambiamento nell’ambito del progetto NORA against GBV*
cofinanziato dall’Unione Europea.
*NORA against GBV Il progetto NORA against GBV (Network of Organization for
Rights and Autonomy against gender-based violence) cofinanziato dall’Unione
Europea e promosso da Fondazione Realizza il Cambiamento e ActionAid
International Italia E.T.S. intende contribuire alla prevenzione e al contrasto
della violenza maschile contro le donne in Italia attraverso il sostegno, il
potenziamento e lo sviluppo delle capacità delle organizzazioni della società
civile attive a livello nazionale, regionale e locale. Il progetto coinvolge
cinquanta realtà attive in tutta Italia, creando così una rete del cambiamento
in grado di ascoltare e rispondere ai bisogni specifici e concreti di ogni
territorio e comunità.
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Il contenuto di questa comunicazione rappresenta l’opinione degli autori che ne
sono esclusivamente responsabili. Né L’Unione europea né DG JUST possono
ritenersi responsabili per le informazioni che contiene né per l’uso che ne
venga fatto. Analogamente non possono ritenersi responsabili ActionAid
International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento.
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