Palermo, intervista-AI sul termovalorizzatore a Bellolampo: “Ok! È tutto sotto controllo! O quasi…”
Michele
Se un incendio come quello di queste ore nel palermitano interessasse l’impianto
termovalorizzatore che si deve realizzare a Bellolampo quali sarebbero le
conseguenze?
A.I.
Mentre i roghi nelle discariche tradizionali (alimentati dalla presenza di
biogas, frazione organica e plastiche esposte all’aperto) generano fumi
incontrollati a bassa temperatura ricchi di diossine, furani e inquinanti
diffusi senza filtri, un termovalorizzatore riduce drasticamente questo rischio
strutturale grazie al confinamento.
Combustione controllata: All’interno dei reattori la temperatura supera
costantemente gli 850–1000 °C, distruggendo la maggior parte dei composti
organici complessi, un processo che non ha nulla a che spartire con la
combustione lenta e disordinata di un incendio boschivo o di un cumulo di
rifiuti esposto.
Vulnerabilità periferiche: Il vero rischio ambientale in caso di incendio
esterno non deriverebbe dal bruciare i rifiuti confinati nel bunker, bensì dal
potenziale coinvolgimento di aree di stoccaggio ausiliarie (come i depositi di
reagenti chimici, ammoniaca o carbone attivo utilizzati per la depurazione dei
fumi) o da blackout elettrici causati dai roghi alle linee di alta tensione
esterne, che potrebbero disabilitare temporaneamente i sistemi di abbattimento
dei fumi qualora l’impianto fosse in marcia attiva durante l’emergenza.
Michele
Ma il termovalorizzatore sarà in prossimità delle vasche della discarica!
A.I.
È esattamente questo il nodo cruciale e la principale fonte di preoccupazione
tecnica e ambientale: la previsione di insediare il termovalorizzatore
all’interno della stessa piattaforma impiantistica di Bellolampo, a stretto
contatto con le vasche di abbancamento esistenti (dalla VI alla VII
vasca). Questa vicinanza fisica modifica radicalmente lo scenario di rischio e
apre a problematiche complesse che vanno gestite con ingegneria di altissimo
livello.
1. Il rischio di “effetto domino” in caso di incendi in discarica
La storia recente di Bellolampo dimostra come le vasche della discarica siano
periodicamente soggette a roghi (spesso alimentati da teloni di copertura in
plastica, materiali leggeri o sacchetti esposti). Se un incendio divampa a pochi
decine o centinaia di metri da un termovalorizzatore operativo, i pericoli non
riguardano il cemento armato del bunker principale, ma le infrastrutture di
interfaccia:
– Linee elettriche e cabine di trasformazione: I roghi possono danneggiare i
cavidotti esterni o le stazioni di connessione alla rete, causando un blackout
improvviso dell’impianto di termovalorizzazione mentre i forni sono in marcia.
Un’interruzione elettrica repentina costringe all’attivazione delle torce di
emergenza e dei sistemi di sicurezza complessi, aumentando temporaneamente i
rischi di emissioni incontrollate se i sistemi di depurazione perdono
temporaneamente potenza.
– Sistemi di stoccaggio ausiliari: Nelle vicinanze dell’impianto termico trovano
spazio depositi di reagenti chimici (come ammoniaca o urea per la riduzione
degli ossidi d’azoto nei fumi, o carbone attivo). Un incendio esterno fuori
controllo che lambisca queste aree può trasformarsi in un incidente industriale
rilevante (rischio chimico).
2. La gestione del biogas e il pericolo esplosivo
Le vasche della discarica producono costantemente biogas (composto
principalmente da metano e anidride carbonica), captato da appositi pozzi di
degassing ma comunque presente nel sottosuolo dell’area.
-La vicinanza tra una zona di produzione/accumulo di gas e un impianto
industriale pesante richiede una zonizzazione rigorosa (norme ATEX per atmosfere
esplosive).
– Un incendio boschivo o di discarica che si muova sul terreno collinare può
innescare sacche di gas superficiali o danneggiare le condotte di aspirazione
del biogas, moltiplicando i fronti di fuoco difficili da circoscrivere per i
vigili del fuoco.
3. La concentrazione del rischio in un unico “collo di bottiglia” territoriale
Da un punto di vista strettamente logistico e autorizzativo, la scelta di
Bellolampo risponde alla logica di sfruttare un polo già esistente, evitando di
aprire nuovi fronti di impatto ambientale in altre zone della provincia e
accentrando i flussi di rifiuti dove già convergono.
Tuttavia, dal punto di vista della resilienza territoriale, concentrare nella
stessa conca collinare la gestione dei rifiuti tal quale (in discarica)
, il trattamento del percolato, la produzione di energia da biogas e, in più, la
combustione termica avanzata crea una vulnerabilità sistemica:
– Un unico evento climatico estremo o un incendio doloso esteso sull’intero
crinale rischia di paralizzare contemporaneamente tutte le fasi della gestione
dei rifiuti di Palermo, azzerando la capacità di reazione della città.
– L’impatto psicologico e sociale sulla popolazione residente nei quartieri
collinari a valle (da Passo di Rigano a Torretta e ai confini urbani) verrebbe
ulteriormente aggravato dal timore di un’escalation di emergenze ambientali
sovrapposte.
Michele Ambrogio