Lev Yashin, il Ragno Nero
Nell’anniversario della nascita di Lev Yashin, pubblichiamo un estratto del
libro Breve storia sociale dei Mondiali di calcio di Giuseppe Ranieri, uscito
per Milieu Edizioni
Ci sono calciatori che riescono a diventare il simbolo del proprio club, altri
anche della propria Nazionale o addirittura di un intero ciclo generazionale… E
poi c’è Lev Yashin che rappresenta tutt’ora un’unicità, essendo un mito per
chiunque si approcci al ruolo del portiere, non solo per il movimento calcistico
russo ma anche per tutta quell’umanità che per decenni ha coltivato (e sotto
sotto magari ci spera ancora) l’idea del riscatto degli ultimi e della vittoria
del proletariato mondiale. Tutte queste categorie trovavano nel portierone
sovietico un simbolo di umiltà, rivincita e semplicità, lontanissimo dagli
standard dei calciatori odierni.
Infatti Yashin era solito fumare una sigaretta per allentare la tensione e bere
un drink forte per tonificare i muscoli. Nato da una famiglia umile, nessun
altro atleta come il “Ragno nero” rappresentò l’ideale dell’uomo nuovo sovietico
che accettava di confrontarsi all’interno di quella che era una contesa
capitalista come il calcio, ma rivoluzionandone il sentito comune e riuscendo
spesso a prevalere.