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Cala Finanza ,proteste contro il resort di lusso
Nelle scorse settimane Cala Finanza, un tratto di costa della Gallura di fronte all’isola di Tavolara in Sardegna, è stata al centro della mobilitazione del basso che si è opposta al progetto cosiddetto “Tavolara Bay”. Un progetto promosso dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay srl, che prevedeva la realizzazione di un glamping/mega resort di lusso all’interno di un’area naturale protetta. Il progetto aveva inizialmente ottenuto il via libera attraverso la procedura straordinaria della detta ZES Unica, una procedura accelerata che consente di scavalcare gli strumenti di tutela ambientale e paesaggistica. Da qui è nata una mobilitazione molto ampia ed eterogenea culminata nella mobilitazione del primo luglio proprio a Cala Finanza. Pochi giorni fa poi, il Consiglio comunale di Porto San Paolo ha revocato la delibera che aveva aperto la strada al progetto ed è stata ritirata l’Autorizzazione Unica. Ne parliamo con una compagna da Cagliari che ha attraversato la mobilitazione.
Cala Finanza, il governo revoca la ZES al progetto Tavolara Bay
La revoca della Zona Economica Speciale al progetto Tavolara Bay da parte del governo segna una delle più grandi vittorie popolari della Sardegna contemporanea. Cala Finanza diventa il punto di svolta di una stagione di resistenza civile che ha rimesso al centro la difesa del territorio, la sovranità comunitaria e la capacità dei sardi di riconoscersi come popolo. Una vittoria che molti paragonano a Pratobello, ma con una differenza decisiva: nel 1969 fu una comunità a respingere lo Stato, oggi è stato un intero popolo a respingere una speculazione globale travestita da sviluppo. Per mesi la Sardegna ha vissuto una mobilitazione capillare, militante, continua. Presìdi, assemblee, controinformazione, ricorsi, iniziative spontanee. Una pressione sociale che ha attraversato paesi, città, coste, montagne. Una rete di cittadini che ha trasformato Cala Finanza in un simbolo identitario, un luogo dove la difesa della terra è diventata difesa della dignità. La revoca della ZES non è un atto tecnico: è la certificazione politica che la Sardegna non accetta di essere trattata come una zona franca per operazioni speculative. La reazione è stata immediata e collettiva. In un’epoca dominata dalla frammentazione, dall’individualismo e dalla retorica della crescita a ogni costo, i sardi hanno dimostrato una capacità reattiva senza precedenti. Una resistenzialità che non nasce dall’emergenza, ma da una coscienza maturata nel tempo: la consapevolezza che il territorio non è una merce, che la costa non è un asset, che la comunità non è un ostacolo ma un soggetto politico. Cala Finanza ha unito generazioni diverse, sensibilità diverse, territori diversi. Ha rimesso al centro l’idea di popolo come corpo unico, come comunità che decide, che si oppone, che difende. La vittoria non è solo la fine di un progetto: è l’inizio di una nuova fase. Una fase in cui la Sardegna rivendica il diritto di scegliere il proprio futuro, di proteggere i propri luoghi, di respingere chi tenta di trasformare la bellezza in profitto privato. La costa di Loiri Porto San Paolo rimane ciò che deve essere: patrimonio collettivo, spazio di vita, non vetrina per investimenti miliardari. La revoca della ZES è un precedente che peserà su ogni tentativo futuro di aggirare la volontà popolare, un segnale che potrà influenzare altre battaglie territoriali in Italia. E qui si apre un fronte nuovo: ciò che è accaduto in Sardegna può diventare un precedente importante anche per la Puglia, dove comunità e territori stanno affrontando pressioni analoghe, progetti invasivi, tentativi di privatizzazione mascherati da sviluppo. Cala Finanza dimostra che la mobilitazione dal basso può ribaltare decisioni già scritte, che la partecipazione può fermare la macchina della speculazione, che un popolo unito può difendere la propria terra. La Sardegna ha mostrato una via: resistere, organizzarsi, vincere. Cala Finanza è già leggenda. Non per retorica, ma perché ha dimostrato che quando un popolo decide di alzarsi in piedi, nessuno lo ferma. Un grazie enorme va a tutti i comitati, associazioni, cittadini e amministratori che hanno combattuto questa battaglia. Grazie al popolo sardo. SOS Cala Finanza Gruppo d’Intervento Giuridico Onlus SURRA Comitato Costituzione Attiva Sassari Rete #NOBAVAGLIO Sardegna – liberi e informati     Rete #NOBAVAGLIO
July 2, 2026
Pressenza
Grande manifestazione a Cala Finanza, la Sardegna si ribella contro il resort di lusso a Tavolara
Dalla mattina del 1° luglio le bandiere dei Quattro Mori hanno riempito lo spiazzo dei parcheggi, trasformando un angolo di Gallura in un presidio popolare che ha richiamato centinaia di persone da tutta l’isola e dalla penisola. Il tam tam sui social ha fatto il resto: la protesta contro il progetto del resort di lusso targato Tavolara Bay srl – società italo‑brasiliana del gruppo JHSF – è diventata una mobilitazione di massa. Il progetto prevede un beach club a cinque stelle con Villa Joy al centro, in uno dei tratti più delicati della costa orientale sarda. A promuovere la manifestazione è un fronte ampio e trasversale di singoli cittadini e associazioni ambientaliste, affiancate da una rete sempre più fitta di comitati, movimenti e realtà sociali dell’isola. Tra i soggetti coinvolti compaiono, tra gli altri, Surra, Sos Cala Finanza, Unigicom, Bardianía de sa Nurra pro sa Sardigna, Gruttes, Nurnet, MAS Movimento ambiente Sardegna e il Gruppo d’intervento giuridico (Grig), Comitato Costituzione Attiva di Sassari,Italia Nostra e WWF (e tante altre sigle che si sono aggiunte). Una composizione eterogenea che unisce ambientalismo organizzato, attivismo civico e identità territoriali. Per i manifestanti, Cala Finanza è “patrimonio di tutti”, un bene comune che non può essere sacrificato alla speculazione immobiliare. Dal palco improvvisato arrivano parole dure, radicate nella storia di lotte della Sardegna. Gli attivisti ricordano come siano stati proprio i cittadini di Porto San Paolo a “scoperchiare il vaso di Pandora”, portando alla luce procedure opache, varianti urbanistiche approvate e poi revocate, intrecci tra amministratori e progettisti. Una vicenda che, secondo molti, sarebbe avanzata in silenzio se non fosse intervenuta la comunità locale. Il presidio viene definito “sentinella del territorio”: un luogo dove la comunità si riconosce, si organizza, si difende. “La resistenzialità sarda non è una moda – scandisce un manifestante – è identità, è dignità. Ci stanno togliendo libertà e terra, ma noi siamo qui per difenderle”. Al centro della protesta c’è anche la nuova normativa sulle Zone Economiche Speciali (ZES). Una cornice legislativa che, dopo le modifiche introdotte prima dal decreto Draghi e poi dal decreto Meloni, permette di esautorare i Comuni dalle competenze urbanistiche, estendendo le ZES a tutto il Mezzogiorno. Per gli attivisti, Cala Finanza è il caso di scuola: un precedente che potrebbe aprire la strada a centinaia di interventi simili. Gli organizzatori chiedono alla Regione Sardegna di impugnare la legge nazionale istitutiva delle ZES, utilizzando lo strumento previsto dallo Statuto. Una richiesta politica precisa, che punta a bloccare il meccanismo alla radice. Sul fronte istituzionale, il Consiglio Comunale di Loiri Porto San Paolo ha revocato la delibera che riclassificava l’area di Cala Finanza, ma non la più sostanziale. Ora tutto passa al Tar Sardegna, che l’8 luglio dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione e dall’associazione ambientalista GrIG contro la procedura ZES approvata dal governo. Ma la protesta di Cala Finanza va oltre i confini regionali e ha un forte valore simbolico a livello nazionale e non solo: ricorda le mobilitazioni dei fenicotteri in Albania. Sono arrivati da ogni parte della Sardegna, ma anche dalla Toscana e da diverse regioni della Penisola, per partecipare alla manifestazione organizzata a difesa di Cala Finanza e Punta la Greca. Con lo slogan “Cala Finanza patrimonio di tutti”, i partecipanti hanno voluto esprimere in modo chiaro la propria contrarietà ai progetti che, a loro avviso, rischiano di compromettere uno degli angoli più suggestivi e incontaminati del territorio. Tra i manifestanti c’era chi ha percorso centinaia di chilometri per essere presente. «Vengo dalla provincia di Mantova e sono qui perché crediamo che Punta la Greca e Cala Finanza appartengano a tutti, siano un patrimonio dell’umanità. Basta visitare questi luoghi per capire perché debbano essere preservati e non alterati», ha dichiarato un partecipante. Dello stesso tenore l’intervento di un manifestante arrivato da Firenze: «Siamo qui per difendere questo straordinario pezzo di Sardegna, ma anche per lanciare un messaggio che riguarda tutto il Paese. Troppo spesso assistiamo a interventi che mettono a rischio il patrimonio naturale. Da toscano, temo che un giorno qualcuno possa proporre un grande resort anche in luoghi come Capraia. È necessario fermare queste logiche prima che sia troppo tardi». I promotori della protesta assicurano che la mobilitazione non si fermerà a questa giornata e che continueranno a vigilare sugli sviluppi della vicenda. «Siamo qui per difendere il diritto del popolo sardo a decidere del proprio territorio», ha affermato Pier Franco Devias, esponente del movimento indipendentista Liberu. «Non condividiamo scelte imposte dall’alto, da multinazionali o da accordi tra grandi interessi economici e lo Stato. È un diritto dei sardi scegliere liberamente il futuro della propria terra. Questa manifestazione rappresenta soltanto una tappa di un percorso più ampio di opposizione alla speculazione immobiliare e alla progressiva sottrazione di territori alla comunità locale». Nel frattempo, sul piano istituzionale si registra un importante sviluppo. Nella serata del 30 giugno il Consiglio Comunale di Loiri Porto San Paolo ha deciso di revocare la delibera con cui era stata riclassificata l’area di Cala Finanza, un provvedimento che aveva suscitato forti contestazioni da parte di associazioni ambientaliste e cittadini. Ora gli occhi degli attivisti si posizionano sul Tribunale amministrativo regionale della Sardegna, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione Sardegna e dal Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) contro la procedura della Zona Economica Speciale (Zes) approvata dal governo. Una decisione considerata cruciale per il futuro dell’area e molto attesa da entrambe le parti. La sentenza potrebbe arrivare già l’8 luglio, una data che i manifestanti considerano decisiva per comprendere quale sarà il destino di uno dei tratti costieri più preziosi del nord-est della Sardegna. Nel frattempo, la Forestale dei carabinieri ha avviato accertamenti sul sito e sulla documentazione relativa al progetto. Gli esiti sono attesi in Procura a Tempio, dove potrebbero aprire un ulteriore fronte giudiziario sulla gestione dell’area e sulle responsabilità amministrative emerse nelle ultime settimane. La manifestazione del 1° luglio non è un episodio isolato. È l’ultimo capitolo di una mobilitazione che negli ultimi anni ha visto il popolo sardo opporsi a 740 progetti energetici, a speculazioni eoliche e fotovoltaiche, a interventi percepiti come aggressioni al territorio. “Non siamo pochi, non siamo disuniti – gridano dal presidio – oltre 104.000 firme raccolte lo dimostrano. La Sardegna c’è, e ci sarà sempre”. Nell’articolo originale galleria di foto e video interviste Rete #NOBAVAGLIO
July 2, 2026
Pressenza