Il KNK chiede un’azione internazionale contro le esecuzioni in Iran
La Commissione per i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK)
ha condannato la recente ondata di esecuzioni perpetrate dall’Iran, in
particolare contro attivisti curdi e prigionieri politici, e ha chiesto alle
Nazioni Unite e all’Unione europea di intervenire immediatamente.
La Commissione per i diritti umani del KNK ha rilasciato una dichiarazione
scritta in merito all’ondata di esecuzioni che ha colpito i prigionieri politici
curdi e tutti coloro che sono stati sottoposti a repressione a causa delle loro
opinioni politiche nella Repubblica islamica dell’Iran.
Nella dichiarazione il KNK ha sottolineato che le autorità iraniane hanno
aumentato significativamente il numero delle esecuzioni negli ultimi sette mesi
affermando: “Tra i giustiziati ci sono molti prigionieri politici curdi
condannati a morte a seguito di processi iniqui e procedimenti giudiziari
inaffidabili.
La maggior parte di questi casi si basa su accuse quali “minaccia alla sicurezza
nazionale”, “spionaggio” o “cooperazione con organizzazioni terroristiche”,
mentre i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani
dimostrano che le confessioni sono state estorte con la tortura, la coercizione
e sentenze illegali, e che il diritto a un giusto processo è stato chiaramente
violato.
La dichiarazione sottolinea che le autorità iraniane avevano aumentato
significativamente le esecuzioni durante la guerra tra Iran e Israele e dopo la
dichiarazione del cessate il fuoco aggiungendo: “Molte organizzazioni
internazionali per i diritti umani interpretano questa mossa delle autorità
iraniane come un tentativo di approfittare dell’attenzione della comunità
internazionale sulle crisi regionali, intensificando al contemporaneo la
repressione interna”.
Il comunicato prosegue:
Come commissione per i diritti umani del KNK, riteniamo che l’uso della pena di
morte contro i prigionieri politici, in particolare attivisti e detenuti curdi,
non solo violi il diritto fondamentale alla vita, ma sia anche parte di una
politica sistematica di intimidazione, silenziamento e repressione
dell’opposizione. Questa pratica, unitamente alla tortura, alle confessioni
estorte con la forza e alla negazione dell’accesso a un avvocato e a un giusto
processo, costituisce una chiara violazione delle convenzioni e degli standard
internazionali in materia di diritti umani.”
Al termine della sua dichiarazione, la Commissione per i diritti umani del KNK
ha invitato le Nazioni Unite (ONU), il Consiglio per i diritti umani delle
Nazioni Unite (UNHRC), l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i
diritti umani (OHCHR) e l’Unione europea (UE) a:
– Impegnarsi al massimo per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici in
Iran.
– Condurre un’indagine indipendente, imparziale e trasparente sulle accuse di
tortura, confessioni estorte e processi iniqui.
– Intensificare la pressione diplomatica, legale e politica sulle autorità
iraniane affinché pongano fine all’uso della pena di morte come strumento di
repressione.
– Garantire che i responsabili di queste gravi violazioni dei diritti umani
siano assicurati alla giustizia in conformità con il diritto internazionale e i
meccanismi di un giusto processo.
La Commissione per i diritti umani del KNK ha ribadito che la tutela del diritto
alla vita, alla giustizia e a un giusto processo sono principi fondamentali di
ogni società democratica che aderisce al diritto internazionale, avvertendo che
rimanere in silenzio di fronte a quest’ondata di esecuzioni porterebbe
all’impunità dei responsabili e all’aggravarsi delle violazioni dei diritti
umani fondamentali.
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