COOLING POVERTY: PROSEGUE “CHE CALDO CHE FA”, LA CAMPAGNA ITINERANTE DI LEGAMBIENTE CONTRO LA DISUGUAGLIANZA ENERGETICA
Si intitola “Che caldo che fa” ed è campagna itinerante di Legambiente per
“difendere la cittadinanza dalla disuguaglianza energetica“. Giunta alla sua
seconda edizione, l’iniziativa parte dal presupposto che le ondate di calore non
colpiscono tutte e tutti allo stesso modo. Anzi. Soprattutto nelle città
esistono forti diseguaglianze termiche tra quartiere e quartiere, dovute alle
specifiche caratteristiche economiche e infrastrutturali del territorio.
Differenze che Legambiente intende monitorare, studiare e contrastare perché
“città più fresche, città più giuste”, come recita lo slogan scelto per
l’iniziativa.
“Con questa campagna di citizen science, vogliamo affrontare il problema della
cooling poverty. – scrive Legambiente – Attraverso azioni di monitoraggio e
analisi delle condizioni dei quartieri selezionati, formuleremo proposte
concrete per stimolare le amministrazioni comunali a intervenire, adattando le
città alle ondate di calore e proteggendo la salute di tutta la cittadinanza, in
particolare delle fasce sociali in povertà energetica”.
E così è stato anche a Milano. Dopo la tappa napoletana, la campagna si è
infatti spostata al Municipio 6 del capoluogo lombardo, il quartiere
Giambellino, dove dalle rilevazioni effettuate attraverso l’uso di telecamere a
infrarossi risulta che “ben il 58% di servizi e strutture monitorate – tra
scuole, uffici postali, fermate del bus, farmacie, aree giochi – risultano
direttamente esposte al sole nelle ore centrali della giornata, quando il calore
urbano raggiunge i picchi più elevati”. In questo quadro, è nell’area antistante
l’accesso della metro M4 “Segneri” che è stata rilevata una delle “temperature
operative” più alte e, in prospettiva, più preoccupanti: 44,6°C, un valore che
supera di oltre 10°C la temperatura ambientale registrata quel giorno, pari a
33°C. A pesare sui risultati, il connubio tra cementificazione, scarsa presenza
di aree verdi, fitta presenza di impianti di condizionamento, alta densità
abitativa e massiccia presenza di veicoli a combustione. Una convergenza di
fattori ormai stereotipica, denominata “isola di calore urbana”, che accomuna
molte aree urbane, specie in prossimità dei quartieri più popolari.
I dati raccolti nel quartiere Giambellino di Milano da Legambiente Lombardia in
collaborazione con il Politecnico di Milano sono stati presentati ieri, martedì
30 giugno, nel corso del flash-mob organizzato in piazza Pietro Frattini,
durante il quale è stata ribadita la necessità di creare più rifugi climatici
urbani per difendere la popolazione dalle ondate di calore.
Per approfondire i contorni della campagna “Che caldo che fa”, e per guardare da
vicino i risultati dei monitoraggi realizzati nel quartiere Giambellino,
abbiamo intervistato Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente Lombardia
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