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Non c’è pace per Riace
La Corte d’appello di Reggio Calabria ha confermato il 27 aprile scorso la sentenza di decadenza di Domenico Lucano dalla carica di sindaco di Riace, respingendo il suo ricorso. Adesso la parola passa alla Cassazione. La notizia però è passata quasi inosservata, sebbene non sia frequente che un sindaco sia fatto decadere; in questo caso, per di più, si tratta di un sindaco dalle vicende particolarmente travagliate.   Proviamo a ricapitolare i fatti. Domenico Lucano era stato eletto sindaco a Riace tre volte per tre mandati consecutivi, a partire dal 2004. A fine 2018, veniva fatto decadere in ragione del suo arresto, della chiusura dei progetti di accoglienza da parte del Viminale e del processo penale che si sarebbe aperto da lì a poco. Anzi, non fu solo dichiarato decaduto, gli fu addirittura impedito di vivere a Riace, messo al confino per ben 11 mesi.   Sappiamo cosa ne è stato di quel processo. Anni di indagine giudiziaria e poi di dibattimento presso il Tribunale di Locri, per arrivare ad una condanna di primo grado che stabiliva che a Riace aveva operato un’associazione a delinquere dedita a peculati e truffe, che aveva coperto i suoi affari privati dietro il pretesto dell’accoglienza dei migranti. Due anni dopo, la Corte d’appello di Reggio Calabria ribaltava quella sentenza scandalosa: a Riace si era portato avanti un esempio generoso di “economia della speranza”, tutti gli imputati venivano assolti dalle accuse infamanti, anche se a Lucano restava un reato di falso in atto pubblico per un’unica determina (su 60 del capo d’imputazione) del 2017, condannandolo a 18 mesi con sospensione della pena. Finalmente, nel febbraio 2025, la Cassazione ha messo la parola fine a questo processo assurdo, confermando la sentenza d’appello e dunque le clamorose assoluzioni, ma anche quell’unico reato di falso attribuito a Lucano.   Non dico che ci potessimo aspettare le scuse di giudici e giornalisti protagonisti di quella persecuzione giudiziaria e mediatica. Almeno però un po’ di pudore, nel riconoscere l’assoluzione piena di tutti gli imputati dai gravissimi reati ipotizzati dalla procura di Locri e confermati dal collegio presieduto dal giudice Accurso. Perché quell’economia della speranza di cui parlano i giudici d’appello rappresenta la più sonora smentita dell’avidità predatoria attribuita a Lucano in primo grado, dell’associazione a delinquere dedita a peculati e truffe che si sarebbe insediata a Riace dietro la copertura dell’accoglienza ai migranti, cui sarebbero state lasciate solo le briciole del banchetto criminale. Una smentita che restituisce il senso morale e ideale dell’esperienza di Riace e di Lucano, che i giudici di primo grado avevano negato, concludendo che non c’era “alcuna traccia dei motivi di particolare valore morale o sociale per i quali egli avrebbe agito, essendo invece emerso […] che la finalità per cui operò per oltre un triennio non ebbe nulla a che vedere con la salvaguardia degli interessi dei migranti, della cui presenza egli tuttavia ebbe a servirsi astutamente, a mo’ di copertura delle sue azioni predatorie.”   Ecco, dopo tutto questo, dicevo, ci si poteva attendere almeno un po’ di pudore, E invece no. Nessuno ha chiesto scusa e la campagna mediatica di denigrazione non si è fermata per questo; anzi, molte testate hanno usato la condanna per un caso marginale di falso in atto pubblico, che nulla aveva a che vedere con i servizi per i migranti, per gridare alla condanna e tacere dell’assoluzione da associazione a delinquere, peculati, truffe ecc. Ma ovviamente la campagna mediatica non va mai sola. Una nuova campagna di delegittimazione politica è partita subito dopo la sentenza di Cassazione, questa volta su impulso del Viminale, attraverso le prefetture. Si è infatti subito voluto invocare la legge Severino per far decadere Lucano dalla carica di sindaco di Riace, cui era stato democraticamente rieletto nel 2024.   Diciamo pure che non era affatto scontato che, dopo la chiusura del sistema di accoglienza che aveva dato lavoro a tante persone, dopo anni di calvario giudiziario e di campagna di fango mediatica, Lucano fosse eletto di nuovo sindaco per un quarto mandato. Eppure è successo, e questo è stato per lui la vera rivincita. Lo aveva sempre detto, anche nei momenti più neri in cui veniva condannato a più di 13 anni e interdetto dai pubblici uffici: la cosa che gli era più insopportabile, più ancora del carcere, era la demolizione della sua figura morale, il rovesciamento di tutto quello che aveva fatto per solidarietà e umanità in reati penali a fini di arricchimento personale, addirittura la negazione del suo impegno costante contro la ‘ndrangheta. La sua rielezione cancella d’un sol tratto la ferita di esser stato rimosso dal suo incarico a fine 2018, di esser stato perfino bandito dal suo paese, l’umiliazione della persecuzione giudiziaria e della feroce campagna mediatica. Essere stato di nuovo eletto sindaco della sua Riace, ha detto, lo ripaga di tutto.   Adesso invece rischia di essere allontanato di nuovo a forza dalla giustizia civile per indegnità. Su impulso del Viminale, infatti, la prefettura di Reggio Calabria chiedeva al Consiglio Comunale di Riace di dichiarare decaduto il sindaco in base alla legge Severino. Il Consiglio Comunale ha respinto la richiesta e confermato la sua fiducia al sindaco. La prefettura si è allora rivolta al Tribunale di Locri per ottenere sentenza di decadimento, emessa in effetti nel luglio 2025. Lucano ha ricorso in appello e la Corte d’appello di Reggio Calabria il 27 aprile scorso lo ha respinto confermando la decadenza. Ora non resta che attendere l’esito del ricorso di Lucano in Cassazione.   Senza entrare troppo nei dettagli tecnici che non mi competono, resta il fatto evidente a tutti che il reato di falso non risulta nell’elenco di reati che la legge Severino indica per la decadenza da sindaco. Perché la legge è diretta contro i reati di corruzione e concussione e si applica a reati commessi “con abuso di potere” o “in violazione dei doveri inerenti al proprio ufficio”. Sì, proprio così: questo governo che ha abolito il reato di abuso d’ufficio, il cui ministro della giustizia ha addirittura riaffermato di recente che non lo ristabilirà nemmeno di fronte alle richieste dell’Unione Europea, decide di perseguire Lucano per abuso di potere.   Peccato però che Lucano sia stato condannato a 18 mesi (pena sospesa) per falso in atto pubblico e non per abuso di potere. Tanto è vero che, dicono gli avvocati, non ha avuto la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, che il giudice non può non comminare nel caso di reati per abuso d’ufficio. Sembra sensato: se si riconosce che un pubblico funzionario abusa del suo potere, lo si allontana dalla sua funzione pubblica. Nel caso di Lucano invece l’interdizione non solo non è stata applicata, ma la Corte d’appello l’ha addirittura cancellata, visto che era prevista nella sentenza di primo grado. Per gli avvocati, non è stata applicata proprio perché il reato ascritto a Lucano non è un abuso di potere, ma un falso in atto pubblico. E qui c’è un’altra anomalia: a quest’obiezione, si risponde in due modi diversi. Il Tribunale di Locri sostiene che l’interdizione dai pubblici uffici non c’è per una sua “dimenticanza”. La Corte d’appello invece invoca una presunta discrezionalità di cui sarebbe dotato il giudice elettorale nell’effettuare i suoi accertamenti, in quanto la sua ottica è diversa da quella del giudice penale. Si arriverebbe insomma a una sentenza che potrebbe addirittura modificare la qualifica del reato stabilita dal giudice penale, che è invece l’unico legittimato a farlo. Cosicché si arriva a questo paradosso: un cittadino italiano di nome Domenico Lucano per i suoi giudici non ha commesso reati con abuso di potere e però decade da sindaco per aver commesso un reato con abuso di potere. Caso davvero più unico che raro. Insomma, Riace non è stato solo il luogo di un innovativo sistema di accoglienza dei migranti, ispirato all’umanità e alla solidarietà; non è stato nemmeno soltanto la vittima di un clamoroso errore giudiziario gravido di conseguenze per tutta una comunità, sconvolta dalla distruzione di quello che si era riusciti a mettere in piedi, che ha vissuto per anni col fiato sospeso e finalmente vedeva ristabilita la verità di quanto vi era stato fatto. No, Riace è e continua a essere al di là della sua reintegrata verità, una pietra dello scandalo che non può ricominciare a respirare. Abbiamo analizzato quel processo penale portato avanti per sei anni contro Riace come un esempio di processo politico contro l’azione sociale e i suoi protagonisti, sulla scia dei processi politici contro Danilo Dolci negli anni ’50 e don Milani negli anni ’60[1]. Ma qui siamo di fronte ad un fatto nuovo: un accanimento che pretende prolungarsi oltre il processo, quasi indifferente ai suoi esiti. Come anticipavamo, “gli uffici giudiziari dell’accusa e le iniziative del Ministero dell’Interno, forzando la legge, tentano di incidere anche oltre l’azione penale, in modo da impedire una ritrovata normalità a Riace, dopo anni di ingiusto processo” (p.20). È un ulteriore passaggio, addirittura grottesco, di un caso esemplare di persecuzione politica. [1] La Giustizia e il caso Riace. Ricostruzione di un processo politico, a cura di Giovanna Procacci, Domenico Rizzuti e Fulvio Vassallo Paleologo. Editore Castelvecchi, 2026 Giovanna Procacci
May 7, 2026
Pressenza
Attivisti di Ultima Generazione assolti per il blocco stradale davanti al centro commerciale Adigeo di Verona
Si è tenuta questa mattina l’udienza al Tribunale di Verona l’udienza del processo per l’azione in viale delle Nazioni del 28 ottobre 2023 dove 9 aderenti alla campagna “Fondo Riparazione” di Ultima Generazione avevano bloccato il traffico davanti al supermercato Adigeo. Gli attivisti di Ultima Generazione sono state difese dagli avvocati Lancerotto e Natali. Alla fine dell’udienza il giudice ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste (relativamente all’accusa di interruzione di pubblico servizio) e per non aver commesso il fatto (relativamente all’accusa di violazione dell’art. 18 del TULPS). Durante l’azione le persone di Ultima Generazione furono vittime di aggressioni e violenze da parte di un automobilista e di una trentina di giovani che stazionavano davanti al centro commerciale; due furono costrette a ricorrere alla cure del Pronto Soccorso. Miriam, architetta, ha dichiarato: “Sono una persona normale con una vita comune, architetta di professione collaboro con uno studio associato, lo stesso da quando parallelamente ho cominciato, sei anni fa, il mio impegno per ottenere risposte urgenti dalla politica rispetto al collasso climatico ed ecologico in corso. Le azioni alle quali ho preso spontaneamente parte si sono svolte nel totale rispetto del principio di nonviolenza, nonostante gli attacchi fisici che in quel contesto abbiamo subito, e non dagli automobilisti che hanno pazientato i pochi minuti necessari che sono serviti per ripristinare la circolazione. Mi risulta tuttavia impossibile biasimare chi trovandosi di fronte a una situazione del tutto nuova e imprevedibile ha reagito sfogando una rabbia che difficilmente ho visto espressa in altri contesti. Ma quello stesso giorno ho avuto l’opportunità di parlare con alcune di queste persone. La prima cosa che ho capito è che non hanno speranza nel futuro”. Greta, studentessa, ha dichiarato: “La nostra è stata una libera manifestazione di pensiero, diritto fondamentale garantito dall’articolo 21 della Costituzione e ribadito costantemente anche dalla giurisprudenza. Anche la Corte Costituzionale ha definito la libertà di manifestazione ‘pietra angolare dell’ordine democratico’, affermando che le limitazioni di tale libertà debbano essere giustificate solo da leggi specifiche che rispettino i principi costituzionali. Sempre la Corte Costituzionale ha definito il diritto di manifestare il proprio pensiero un diritto di fronte al quale non vi è pubblico interesse che possa giustificare limitazioni che non siano consentite dalla stessa Costituzione. Nutro ancora una speranza e sento la responsabilità morale di attivarmi per fare sì che le generazioni presenti e future possano ereditare un mondo vivibile, affinché nessuno debba morire o soffrire per niente. La storia ci insegna che i cambiamenti nascono da atti di coraggio e solidarietà, da persone disposte ad alzare la voce quando gli altri tacciono”. Resistenza civile dalla strada al tribunale Con questa, siamo a 69 tra assoluzioni e proscioglimenti per le persone di Ultima Generazione. Viene da chiedersi se fossero necessari tutti questi processi contro di noi, oppure le accuse fossero pretestuose e determinate da rapporti delle forze dell’ordine tesi più a giustificare i loro comportamenti punitivi e intimidatori, piuttosto che a provare reati inesistenti. Infatti questi sono stati in molti casi rigettati dai giudici, alcuni dei quali hanno espressamente stigmatizzato l’operato delle forze dell’ordine considerando diversi abusi di potere del tutto inutili e inopportuni. Vi risparmiamo i dettagli, ma denunciamo che ogni giorno ci sono abusi di potere da parte delle forze securitarie compiuti per punire e intimidire, senza nessuna base di legittimità. Purtroppo tali abusi si sono talmente diffusi che NON fanno più notizia. In questo modo si rischia che diventino accettabili o tollerabili da coloro che ne sono vittime, come è capitato anche a noi. La Costituzione e le leggi garantiscono diritti che nella realtà stanno scomparendo lentamente, nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Non ci fermeranno, siamo stati portati troppe volte in questure e commissariati senza motivo, ma lo mettiamo nel conto dell’esercizio legittimo della resistenza civile e nonviolenta. Non riguarda solo la nostra libertà di espressione ma quella di tutte e tutti noi. I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.   Ultima Generazione
April 9, 2026
Pressenza
ULTIMA GENERAZIONE: ROMA NUOVA ASSOLUZIONE PER IL BLOCCO STRADALE SUL GRA
Siamo alla 68° sentenza favorevole 16 marzo 2026, Roma – Giovedì 12 marzo mattina, presso il tribunale di Roma si è tenuta l’udienza per il processo dell’azione del blocco stradale sul Grande Raccordo Anulare del 24 giugno 2022, all’interno della campagna “No gas No carbone”. Imputate 10 persone di Ultima Generazione difese dall’avvocato Cesare Antetomaso. Al termine dell’udienza il giudice ha assolto tutte le persone in quanto il fatto non è previsto dalla legge come reato (relativamente al capo di imputazione di interruzione di pubblico servizio), e in quanto il fatto non sussiste (relativamente al capo di imputazione di violazione del foglio di via. Dichiarazione di uno degli attivisti: “Sento un grande sollievo per questa assoluzione: oggi la magistratura ha riconosciuto ciò che già sapevamo nel profondo — la nonviolenza e la legittimità della nostra protesta. Abbiamo agito con responsabilità e coraggio per difendere il futuro comune, esercitando un diritto costituzionale fondamentale: manifestare il dissenso contro un sistema che sta conducendo il pianeta e le persone al disastro. Questa sentenza conferma che quello che facciamo è partecipazione politica autentica. Non è vandalismo, è democrazia in azione: rivitalizziamo il dibattito pubblico e chiediamo risposte concrete su una crisi che è anche una crisi democratica.” Cartella stampa su tutte le azioni organizzate da dicembre 2021 qui   Ultima Generazione
March 16, 2026
Pressenza
Ultima Generazione: Roma, assoluzione per il blocco stradale sull’Aurelia del 7 dicembre 2021
È stata una delle prima azioni del movimento. Tra assoluzioni, non luogo a procedere e tenuità del fatto siamo alla 63° sentenza favorevole. “Il fatto non sussiste”: questa la sentenza pronunciata ieri dal Tribunale riguardo all’accusa di interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale del 7 dicembre 2021 sulla via Aurelia. Una sentenza, la 63° che tra assoluzioni piene, non luogo a procedere e tenuità del fatto, dimostra ancora una volta che la protesta non è un crimine. Si è trattata di una delle prime azioni del movimento; un’azione, come le altre che seguiranno, compiuta tra lo stupore – e lo sconcerto – dei più, ma necessaria. Sono passati più di quattro anni; al collasso climatico, si è aggiunto il collasso del già fragile ordine internazionale. Le persone comuni devono scegliere, noi dobbiamo scegliere: o subire le scelte di una classe dirigente sempre più incapace e criminale o organizzarci per far sentire la nostra voce e riprendere le nostre vite. Le persone imputate oggi in tribunale, difese dalle avvocate Francesca De Prosperis, Paola Bevere e dall’avvocato Cesare Antetomaso, così come le persone che decisero di seguirle e che si sono sedute sul GRA e su tante altre strade in Italia, questa decisione l’hanno già presa. “Oggi siamo stati assolti dall’accusa di interruzione di pubblico servizio dopo il blocco stradale di via Aurelia del 7/12/21. All’udienza hanno testimoniato un giornalista che era presente quel giorno (portato in commissariato insieme a noi) e un esperto di clima (Vittorio Marletto, fisico, già responsabile Osservatorio clima Arpae Emilia-Romagna, ideatore e coordinatore dell’ Atlante climatico regionale n.d.r.), che ha spiegato al giudice quanto fosse grave e drammatica già al tempo la situazione a livello climatico. Inoltre Peter (una delle persone imputate) ha dichiarato che durante il blocco abbiamo fatto passare le ambulanze. Oggi questa sentenza dimostra come fare azioni di protesta pensate strategicamente per essere eclatanti e attirare l’attenzione pubblica sia possibile senza ripercussioni a livello legale. È quanto mai necessario ampliare il nostro immaginario di azione, per poter incidere sull’agenda mediatica e sull’opinione pubblica. Possiamo fare molto di più di così e dobbiamo! La crisi climatica avanza e con lei il nostro futuro si sgretola, le speranze per una vita in un ambiente sano e in equilibrio si fanno sempre più vane. Dobbiamo pretendere giustizia, finché i nostri soldi non smetteranno di finanziare l’industria dell’energia fossile e delle armi, finché non vedremo un’equa distribuzione delle risorse e la messa in sicurezza dei territori” ha dichiarato Davide 26 anni, una delle persone imputate. Processi in corso * Roma 5 marzo, udienza predibattimentale per blocco di Ponte Milvio del 18 aprile 2023 * Roma 5 marzo, udienza predibattimentale per blocco del MEF del 4 febbraio 2022 * Roma 5 marzo, ore 11.30 udienza predibattimentale per assemblea popolare in piazza Vittorio Emanuele II 11 maggio 2024 I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22. Ultima Generazione
March 5, 2026
Pressenza
Palestine Action vince anche in tribunale: “non è una organizzazione terrorista”
La rete di attivisti britannica Palestine Action ha vinto in primo grado il ricorso all’Alta Corte di Londra contro la messa al bando per “terrorismo” dell’organizzazione di solidarietà con la Palestina voluta dal governo Starner. Palestine Action è nota per alcune azioni dimostrative e di disobbedienza civile contro le sedi […] L'articolo Palestine Action vince anche in tribunale: “non è una organizzazione terrorista” su Contropiano.
February 14, 2026
Contropiano
Assolti gli attivisti di Palestine Action dopo l’irruzione nella fabbrica Elbit
Il tribunale di Woolwich scagiona sei imputati dalle accuse più gravi: restano in sospeso alcuni capi d’imputazione e la procura valuta un nuovo processo Accusati in relazione a un’irruzione avvenuta il 20 agosto 2024 in una fabbrica di armamenti di proprietà israeliana, gestita da Elbit Systems, nei pressi di Bristol. Dopo oltre 36 ore di camera di consiglio, la giuria del Woolwich Crown Court ha dichiarato non colpevoli Leona Kamio, Samuel Corner, Fatema Rajwani, Zoe Rogers, Jordan Devlin e Charlotte Head dalle accuse di furto aggravato, disordine violento e — per quanto discusso nel procedimento — dagli aspetti più pesanti legati alla presunta aggressione. Secondo l’accusa, gli imputati sarebbero entrati nello stabilimento portando con sé mazze da demolizione non solo per danneggiare l’impianto, ma anche con l’intento di ferire le guardie di sicurezza “se necessario”. Una ricostruzione che gli attivisti hanno respinto, sostenendo invece che gli strumenti fossero destinati esclusivamente a provocare danni materiali e interrompere le attività della fabbrica. In aula, al momento della lettura dei verdetti, gli imputati si sono abbracciati, mentre i sostenitori presenti hanno reagito con applausi. Il processo tuttavia non si è chiuso su tutti i fronti. La giuria non è riuscita a raggiungere un verdetto sulle accuse di danneggiamento di proprietà, nonostante le ammissioni di diversi imputati circa la distruzione di armi e attrezzature. Inoltre, non è stato emesso un verdetto sull’accusa di lesioni gravi che riguardava Samuel Corner, lasciando aperta la possibilità di ulteriori sviluppi giudiziari. Durante le udienze, il giudice ha richiamato i giurati a non farsi influenzare dal contesto politico, definendo “irrilevanti” le opinioni sulle azioni di Israele a Gaza e insistendo sul fatto che la decisione dovesse basarsi esclusivamente sulle prove presentate. Un elemento centrale del dibattimento è stato proprio il tema dei filmati mancanti: diverse registrazioni di sorveglianza interne alla fabbrica non sarebbero state recuperate, circostanza che ha alimentato dubbi e interrogativi. In aula sono stati mostrati anche filmati di bodycam, che sembravano ritrarre una guardia di sicurezza colpire Devlin e poi avvicinarsi con una frusta, un dettaglio che ha aggiunto tensione e complessità alla ricostruzione degli scontri avvenuti all’interno della struttura. Il Crown Prosecution Service (CPS) ha infine dichiarato che valuterà se richiedere nuovi processi per i capi d’imputazione rimasti irrisolti e informerà il tribunale entro sette giorni. Una decisione che potrebbe riaprire la vicenda, nonostante l’assoluzione sui reati più gravi rappresenti già un esito significativo per gli imputati e per il movimento di protesta che li sostiene.   Osservatorio Repressione
February 5, 2026
Pressenza
Roma: tutti assolti per il blocco sull’Appia Nuova
Quella di Roma è la 57esima assoluzione per azioni di Ultima Generazione   Ieri mattina, presso il Tribunale di Roma, 21 persone imputate per l’azione di protesta nonviolenta realizzata il 24 aprile 2023 su via Appia Nuova nell’ambito della campagna Non paghiamo il fossile sono state assolte da tutte le accuse di interruzione di pubblico servizio aggravata. Al termine dell’udienza, il giudice ha infatti pronunciato sentenza di assoluzione per tutti i capi di imputazione, stabilendo che il fatto non sussiste; le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. Giulio, giardiniere in pensione, assolto perché il fatto non sussiste ha dichiarato: Io ricordo una giornata fredda e piovosa, tanto nervosismo, due persone che non arrivavano e di cui non si avevano notizie, una lunga attesa e poi il via! Non ricordo particolari reazioni da parte degli automobilisti, almeno non nella mia carreggiata, ma tanta inutile violenza da parte della polizia e tanta rabbia nel vedere persone trascinate e strisciate sui guard rail di cemento per passarle da una carreggiata all’altra e poi caricarle nelle auto. Leggere dell’assoluzione perché il fatto non sussiste, cioè per non avere commesso nessun reato e che per questo il PM non può presentare appello, beh è una gran cosa. Ti restituisce fiducia nell’esistenza di onestà e raziocinio, che ci devono essere giudici che non hanno il ghigno di Piantedosi e di Almasri, che sanno guardare ai fatti che gli vengono sottoposti senza isolarli dai fatti enormemente più grandi e gravi che accadono intorno. Giudici che sanno trasformare la legge in giustizia. Una nuova assoluzione: ancora una volta riconosciuto il diritto alla protesta Con quella di Roma siamo a 57 assoluzioni per azioni dirette nonviolente compiute come Ultima Generazione. Un numero che ci ricorda, ancora una volta, che in uno stato democratico la protesta e l’azione diretta nonviolenta non sono dei reati ma, in un paese che risulta al 16° posto in classifica – secondo le stime del Climate Risk index – tra i paesi più colpiti dalla crisi climatica (e le recenti alluvioni nel nord est del paese lo confermano) e in un momento storico in cui anche i tentativi di affrontare la crisi climatica a livello mondiale si svuotano di speranza (basti vedere lo scetticismo che sta accompagnando la COP 30 di Belém che si sta tenendo proprio in questi giorni) sono ancora oggi una necessità. Ultima Generazione
January 16, 2026
Pressenza
Grecia, Seán Binder e altri 23 attivisti assolti da tutte le accuse. Soccorrere migranti non è reato
Oggi, 15 gennaio, la Corte d’Appello di Lesbo, in Grecia, ha emesso un verdetto di assoluzione al termine del procedimento a carico di Seán Binder, volontario impegnato nelle operazioni di soccorso, e di altre 23 persone imputate insieme a lui. Commentando la decisione della corte di assolvere Seán Binder, insieme agli altri imputati, da tutte le accuse, tra le quali presunta appartenenza a un’organizzazione criminale, frode, riciclaggio di denaro e favoreggiamento dell’ingresso irregolare, Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio istituzioni europee di Amnesty International, ha dichiarato: “La sentenza di oggi è un sollievo che attendevamo da tempo per Seán, per i suoi amici, la sua famiglia e tutte le persone che lo hanno sostenuto, ma anche per la società civile in Grecia e altrove. Pur accogliendo con favore questo esito, Amnesty International ribadisce ancora una volta che queste accuse non avrebbero mai dovuto arrivare in tribunale. I diritti umani di Seán sono stati violati e la sua vita è rimasta sospesa per molti anni. Ci auguriamo che la decisione di oggi invii un messaggio forte alla Grecia e agli altri Stati europei: la solidarietà, la vicinanza e la difesa dei diritti umani devono essere tutelate e valorizzate, non punite. Anche l’Unione Europea deve prendere atto di questa sentenza e introdurre garanzie più solide contro la criminalizzazione dell’assistenza umanitaria nel proprio diritto. Nessuno dovrebbe essere punito per aver cercato di aiutare.” Seán Binder ha dichiarato: “Oggi la corte ha preso l’unica decisione possibile, alla luce della debole base giuridica delle accuse e delle fragili prove presentate dall’accusa. È un enorme sollievo sapere che non trascorrerò i prossimi 20 anni in carcere, ma allo stesso tempo è profondamente preoccupante che questa sia stata anche solo una possibilità. “Oggi è stato chiarito, come avrebbe sempre dovuto essere, che fornire assistenza umanitaria salvavita è un obbligo, non un reato; che usare WhatsApp è normale, non la prova di un reato; che acquistare lavatrici per un campo profughi non rende una persona responsabile di riciclaggio di denaro. Questa assoluzione deve costituire un precedente,” ha concluso Binder. Ulteriori informazioni Seán Binder era sotto processo davanti alla Corte d’Appello di Lesbo nell’ambito di un procedimento penale legato ad attività di soccorso alle persone migranti. Rappresentanti di Amnesty International hanno assistito al processo. Amnesty International
January 15, 2026
Pressenza
21 persone assolte per il blocco dei jet privati a Malpensa
L’azione era stata compiuta con Scientist Rebellion e Extinction Rebellion il 14 febbraio del 2023. Il 19 dicembre nuovo processo a Milano.  Ieri, 17 dicembre, 21 persone aderenti ai movimenti Ultima Generazione, Scientist Rebellion ed Extinction Rebellion sono state assolte dal Tribunale di Busto Arsizio per un’azione di disobbedienza civile nonviolenta: il blocco della pista dei jet privati all’aeroporto di Malpensa il 14 febbraio 2023. Le accuse erano di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e imbrattamento; per le prime due il giudice ha riconosciuto che il fatto non sussiste, mentre per l’imbrattamento vale la tenuità del fatto. L’azione avvenne nell’ambito della campagna internazionale Make them pay, il cui obiettivo era denunciare gli extraconsumi – e il loro impatto sul clima – dei super ricchi, quelli che appunto utilizzano i jet privati. Nuovo processo a Milano il 19 dicembre Questa è la 57° assoluzione per un’azione condotta da Ultima Generazione; in un Paese (ancora) democratico la protesta non può essere un reato e il destino di leggi fatte ad hoc con lo scopo di criminalizzarla è di essere dichiarate incostituzionali. Non sarà facile, perché nel frattempo saranno compiute altre azioni dirette e arriveranno altri processi, ma così andrà. Un altro processo infatti sta già iniziando. A Milano il 19 dicembre, questo venerdì, alle ore 12.30 si terrà l’udienza predibattimentale per un procedimento che vede imputate 12 persone per diverse azioni nonviolente compiute tra il 2022 e il 2023 tra le quali, l’imbrattamento della Scala del 7 dicembre del 2022 e l’imbrattamento della statua di Vittorio Emanuele II del 9 marzo 2023. Sempre per le 12.30 ci sarà un presidio di solidarietà fuori dal tribunale. I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.   Ultima Generazione
December 18, 2025
Pressenza
Sentenza Sovrano, lacrime amare per i nemici del Movimento No Tav
Nella giornata di ieri è stata depositata la sentenza di primo grado del processo “Sovrano” che ha visto 16 militanti del Centro Sociale Askatasuna, del Movimento No Tav e dello […] The post Sentenza Sovrano, lacrime amare per i nemici del Movimento No Tav first appeared on notav.info.
July 3, 2025
notav.info