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Ripartono i colloqui di pace sull’Ucraina, Putin conferma: «l’accordo è possibile»
Dopo il recente incontro a San Pietroburgo tra Vladimir Putin e l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, il presidente russo ha confermato che un accordo tra Russia e Ucraina è possibile e che Mosca è pronta a riprendere i colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti: «Per quanto riguarda i nostri negoziati con i funzionari dell’amministrazione statunitense, sì, abbiamo concordato di essere pronti a riprendere le consultazioni trilaterali» ha dichiarato il capo del Cremlino a un giornalista russo, aggiungendo che i negoziati potrebbero cominciare il prossimo 10 novembre o successivamente. Secondo il Cremlino, i nuovi colloqui di pace trilaterali potrebbero svolgersi ad Abu Dhabi con un focus particolare su come garantire la sicurezza di Russia e Ucraina una volta terminata la guerra. Lo sforzo diplomatico statunitense avviene a ridosso delle elezioni di medio termine negli USA e in un momento particolarmente difficile per l’economia globale, sottoposta a una crescente pressione a causa della crisi energetica e della conseguente impennata inflazionistica, tanto da aver spinto il presidente americano Donald Trump a stringere un accordo con la Russia per la fornitura di gasolio. Witkoff ha dichiarato di aver portato con sé alcuni documenti contenenti varie proposte per un potenziale accordo di pace da sottoporre all’attenzione di Putin. Tuttavia, non sono ancora noti i termini dell’accordo che dovranno essere discussi proprio durante i prossimi colloqui: quel che si sa, però, è che Putin non ha mostrato segnali di voler scendere a compromessi su quelli che sono i principali obiettivi della guerra in Ucraina, tra cui il pieno controllo russo della regione di Donetsk nell’Ucraina orientale, la non adesione di Kiev alla NATO e un accordo di pace complessivo anziché un cessate il fuoco temporaneo. Ma tra le finalità di Mosca ora non c’è più solo un eventuale congelamento del conflitto lungo la linea del fronte con il mantenimento dei territori conquistati, che Putin considera storicamente russi, bensì anche la creazione di una zona cuscinetto nel territorio ucraino confinante che non è oggetto di eventuali trattative in fase di negoziazione. Lo ha dichiarato Putin stesso lo scorso 16 ottobre durante una visita a un posto di comando ausiliario della Forza congiunta: «in seguito all’incursione delle Forze Armate ucraine nella regione russa di Kursk, alle Forze Armate russe è stato affidato il compito non solo di scacciare il nemico dal nostro territorio, ma anche di stabilire una zona di sicurezza nel territorio ucraino adiacente». L’obiettivo è garantire la «sicurezza assoluta» delle regioni di confine e «non intendiamo farne un argomento di potenziali negoziati di pace con l’Ucraina», ha detto il presidente russo. Da parte sua, il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato di sperare di discutere le questioni chiave per porre fine alla guerra durante un incontro trilaterale con Putin e Trump. Nel frattempo, le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Ucraina sembra stiano diventando sempre più tese, specie da quanto Washington ha stretto un’intesa con Mosca per la fornitura del petrolio: da quel momento, infatti, Trump ha esercitato crescenti pressioni su Kiev perché giunga a un accordo con Mosca, fino a invocare le dimissioni di Zelensky. Inoltre, l’Ucraina si è lamentata di interruzioni nella condivisione di informazioni di intelligence e nell’utilizzo del sistema satellitare militare Starshield, sistemi su cui l’ex Stato sovietico fa affidamento per individuare gli attacchi missilistici russi. È in questo contesto che – secondo il Washington Post – lo scorso fine settimana in Florida gli inviati di Trump – Witkoff e il genero Jared Kushner – hanno discusso una proposta in quattro punti con emissari di Ucraina, Francia, Germania e Regno Unito. Il primo punto riguarda la ricostruzione dell’Ucraina, per la quale la Banca mondiale e il fondo d’investimento Blackrock fornirebbero i finanziamenti; il secondo riguarda i territori: nessuno scambio di territori, la linea del fronte verrebbe congelata alla sua posizione attuale. Il terzo punto riguarda la sicurezza di Russia e Ucraina: per Kiev niente ingresso formale nella Nato, ma la promessa di negoziare clausole di intervento da parte degli alleati occidentali in caso di nuovo attacco russo; mentre Mosca negozierà coi paesi europei accordi che affrontino le sue preoccupazioni di sicurezza. Infine, ultimo punto, la Russia tornerà a vendere gas e petrolio ai Paesi europei con la fine delle sanzioni. Particolarmente importante è il terzo punto della proposta, in quanto comprende una nuova architettura di sicurezza non solo per l’Ucraina, ma anche per l’Europa nel suo insieme: proprio su quest’ultimo aspetto ha posto l’accento Witkoff durante l’ultimo incontro con Putin. L’inviato statunitense, infatti, ha affermato che, nel discutere questioni relative a garantire «la futura sicurezza sia dell’Ucraina che della Russia, sarà certamente necessario affrontare anche la questione dell’architettura di sicurezza europea» e Putin ha detto di essere d’accordo. Durante il nono incontro tra Putin e Witkoff si è discusso anche di un possibile incontro tra Putin, Trump e il presidente cinese Xi Jinping il mese prossimo in Cina per discutere di come porre fine al conflitto in Ucraina. Russia e Ucraina, infatti, sono ancora distanti dal trovare un accordo; tuttavia, gli Stati Uniti stanno facendo sempre più pressione in questo senso, tanto che Trump ha detto che è giunto il momento per l’Ucraina di porre fine alla guerra o di affrontare «una cosa molto brutta». Da parte sua, Putin ha dichiarato che «la Russia resta pronta a raggiungere accordi e a cercare soluzioni alla situazione in Ucraina» aggiungendo che il suo Paese «ha sempre auspicato una risoluzione pacifica del conflitto». The post Ripartono i colloqui di pace sull’Ucraina, Putin conferma: «l’accordo è possibile» appeared first on L'Indipendente.
October 23, 2026
L'INDIPENDENTE
#war #ukrainian IL PIENO DA #PUTIN Casa del Sole TV - Levante 12 ottobre 2026 Trecentomila tonnellate di gasolio non spostano un prezzo: spostano un ordine. 🔴 Margherita Furlan dialoga con Michele Putrino, filosofo e saggista, Vincenzo Maddaloni, giornalista, già corrispondente da Mosca e direttore del Centro studi Berlin89, e Antonio Mazzeo, giornalista d'inchiesta e ricercatore sulla militarizzazione del Mediterraneo. https://www.youtube.com/watch?v=tP08DrvdeSM
October 13, 2026
Antonio Mazzeo
“Cessate subito”… di prendere in giro il mondo
La faccenda sta diventando imbarazzante. Un presidente degli Stati Uniti che appare un piazzista di se stesso, un bel po’ fuori di cranio, non rassicura nessuno. A partire dal fatto che viaggia con una pericolosa valigetta nucleare a disposizione… L’annuncio della “tregua energetica” tra Russia e Ucraina è rapidamente debordata […] L'articolo “Cessate subito”… di prendere in giro il mondo su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
Iperpolitica: le tesi di Anton Jäger, Yascha Mounk e le…
… e le pratiche di Putin, Meloni, Trump e Nethanyahu. di Franco Astengo L’attualità sembra improvvisamente dominata dalla necessità di “regolamentare” e fronteggiare l’ipotesi distruttiva introdotta dall’esasperazione dell’innovazione tecnologica. Questo fatto potrà avvenire soltanto per mano pubblica? Si potrà così rappresentare la nuova frontiera della funzione dello Stato? Quale tipo di democrazia si dovrà costruire per attuare questo compito che,
September 13, 2026
La Bottega del Barbieri
Gli inviati di Trump tra Mosca e Kiev, mentre l’Europa cerca strade per impedire la pace
Una maratona diplomatica di quarantotto ore ha portato gli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, a un duplice colloquio, sabato al Cremlino con Vladimir Putin e domenica a Kiev con Volodymyr Zelensky e rappresentanti di Germania, Francia e Regno Unito. Il sunto della due-giorni è che […] L'articolo Gli inviati di Trump tra Mosca e Kiev, mentre l’Europa cerca strade per impedire la pace su Contropiano.
September 8, 2026
Contropiano
Il Forum Economico Orientale disegna le future rotte artiche alternative all’Occidente
Si è svolto dal primo al quattro settembre l’importante Forum Economico Orientale (EEF) di Vladivostok a cui ha partecipato anche il presidente russo Vladimir Putin, secondo il quale l’Estremo Oriente della Federazione Russa deve diventare un centro della crescita economica accelerata, della cooperazione e dello sviluppo infrastrutturale per l’intero immenso Paese. Il Forum – istituito nel 2015 e giunto alla sua undicesima edizione – infatti, ha lo scopo di incentivare gli investimenti esteri nell’estremo oriente russo e il tema chiave dell’edizione di quest’anno è stato “L’Estremo Oriente: sviluppo a beneficio delle persone”. Al Forum sono così stati firmati 318 accordi commerciali per un valore di circa 81 miliardi di dollari, ma soprattutto è stato sottoscritto un accordo che prevede un investimento di mille miliardi di rubli per sviluppare le future rotte artiche e in particolare il Corridoio di Trasporto Transartico. L’evento, infatti, guarda molto più in là del mero sviluppo economico locale ed è diventato una piattaforma attraverso cui ampliare la cooperazione commerciale delle nazioni della regione Asia-Pacifico e disegnare nuove rotte commerciali strategiche nell’Artico come alternativa alle vie di trasporto “tradizionali”, interrotte o rallentate dalla guerra in Medio Oriente. Inoltre, lo sviluppo di quest’area permette a Mosca di controbilanciare le sanzioni europee e statunitensi. Sebbene, dunque, i media occidentali abbiano ridotto l’intervento di Putin al Forum esclusivamente al piano della guerra in Ucraina e al rapporto con l’Occidente, in realtà il capo del Cremlino ha dedicato ben poco spazio alla questione, concentrandosi invece sulle vie commerciali e gli investimenti che potranno ridefinire gli equilibri commerciali internazionali del prossimo futuro, non tralasciando comunque le difficoltà che Mosca si trova ad affrontare a causa della guerra con Kiev. Tra queste, la ridotta capacità di raffinazione del petrolio a causa degli attacchi ucraini e la conseguente carenza di carburante, ma anche la sospensione dei voli dalla Turchia alla Russia decisa dalla compagnia Turkish Airlines. «Oltre 7.000 persone provenienti da 78 paesi hanno partecipato al forum nell’arco di tre giorni. Le delegazioni più numerose provenivano da Cina, Indonesia, Giappone, Vietnam, Repubblica di Corea, India e Myanmar», ha spiegato Yuri Trutnev, vice primo ministro e inviato plenipotenziario presidenziale per il Distretto federale dell’Estremo Oriente. Al forum hanno partecipato 2.400 rappresentanti di imprese russe e straniere provenienti da oltre 1.000 aziende, 15 capi di corpo diplomatico, nove ministri russi, 10 capi di servizi e agenzie federali e 13 capi di regioni russe. Gli accordi più significativi riguardano la creazione del corridoio di trasporto internazionale Mohe-Naiba in Yakutia, la realizzazione di un progetto globale di sviluppo artico e di un Corridoio di Trasporto Transartico. Secondo Trutnev, «Questi progetti avranno un impatto sull’intero sviluppo dell’Estremo Oriente». Per realizzare il Corridoio di Trasporto Transartico saranno necessari circa 1.000 miliardi di rubli (11,5 miliardi di dollari) di investimenti e a tal fine, durante il Forum è stata firmata un’intesa dalla Far East and Arctic Development Corporation, dal VIS Group e dalla Crystal of Growth Foundation. «Tutti i futuri grandi progetti infrastrutturali saranno in un modo o nell’altro collegati al Corridoio di Trasporto Transartico, poiché non si tratta semplicemente di un percorso da Kaliningrad e Murmansk a Vladivostok e Shanghai, ma di una vera e propria arteria che collega l’Atlantico e il Pacifico», ha dichiarato il Ministro per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente e dell’Artico russo, Alexey Chekunkov. Molto interessata allo sviluppo delle infrastrutture nella regione artica è anche la Cina: secondo il vice primo ministro russo Alexander Novak, infatti, le aziende cinesi partecipano a importanti progetti russi nella zona artica e questo anche perché le forniture di gas naturale liquefatto dalla Russia alla Cina sono aumentate di oltre 50 volte nell’ultimo decennio. Ma non è l’unico motivo: la Cina cerca infatti vie alternative alle sempre più instabili rotte rappresentate dallo Stretto di Hormuz, dal canale di Suez e dallo Stretto di Bab-al-Mandab. Non a caso, ha ufficialmente avviato il trasporto di merci lungo la gelida Rotta del Mare del Nord (NSR). Rientra in questo contesto anche il progetto congiunto di gas naturale liquefatto (GNL) che Russia e Cina stanno sviluppando nell’Artico per l’estrazione e la liquefazione del gas nella regione. Inoltre, è stato promosso il progetto di un corridoio economico che collega Russia, Mongolia e Cina per incrementare il volume degli scambi commerciali tra i tre Paesi e ridurre i tempi e i costi di trasporto. Ma le nazioni dell’Asia-Pacifico non sono le uniche coinvolte nei progetti di cooperazione commerciali promossi dalla Russia: secondo Anton Kobyakov, consigliere presidenziale e segretario esecutivo del comitato organizzatore dell’EEF, infatti, oltre 300 aziende statunitensi continuano a operare in Russia nonostante il divieto posto da Washington. «Nessuno vuole andarsene. Tutti comprendono il valore di questi canali di comunicazione e i propri interessi commerciali», ha affermato, aggiungendo che alcune aziende europee sono già state «messe alle strette dai propri governi nel tentativo di impedire loro di collaborare con noi». Per quanto attiene la guerra in Ucraina, Putin ha affermato che c’è la possibilità di trovare una soluzione al conflitto, ma non ha mancato di etichettare come «manifestazione di terrorismo di Stato» l’attacco alle navi mercantili civili e le minacce di attaccare aerei civili, cose che indubbiamente «complicano le prospettive per i colloqui di pace bilaterali». Se da un lato, dunque, Mosca continua a dirsi disponibile a una soluzione diplomatica alla guerra, dall’altro, guarda già al futuro del commercio e delle rotte globali in un probabile scenario multipolare, spostando la propria attenzione e i propri investimenti sul polo in ascesa dell’Asia-Pacifico. The post Il Forum Economico Orientale disegna le future rotte artiche alternative all’Occidente appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 5, 2026
L'INDIPENDENTE
I “Rambini” da battaglia
L’opinionista un tanto al chilo, ma con le bretelle, si esibisce in un “potente” editoriale del Corsera con un incipit che sintetizza l’avvitamento su se stessa della “narrativa” tardo-imperiale: “Al quinto anno di una guerra che doveva durare due settimane, Putin ha la tentazione di una fuga in avanti, allargando […] L'articolo I “Rambini” da battaglia su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Antifa, il nuovo nemico globale – di Emanuele Braga
Perché la destra radicale avanza, e la sinistra ha smarrito gli strumenti per fermarla Da Washington a Budapest, fino a Torino, l’antifascismo viene progressivamente riscritto come minaccia terroristica. Mentre una nuova internazionale delle destre radicali costruisce nemici, alleanze e un linguaggio comune, una sinistra che per trent’anni ha creduto nella fine delle ideologie fatica persino [...]
August 30, 2026
Effimera
Cosa sappiamo del viaggio del capo della CIA a Mosca
A due giorni dalla visita del direttore della CIA nella capitale russa, il vero obiettivo della missione resta ancora avvolto nel mistero, alimentato dalle versioni contrastanti filtrate da Washington e Mosca. Secondo i media americani, John Ratcliffe avrebbe portato un avvertimento a non mettere alla prova la NATO, in particolare sul fianco baltico. Donald Trump ha invece minimizzato definendo il viaggio «semi-routine», aggiungendo che «potrebbe venirne fuori qualcosa di buono», perché gli Stati Uniti stanno «lavorando sodo per porre fine a questa guerra». Una spiegazione che non chiarisce, tuttavia, perché per consegnare quel messaggio sia stato mobilitato personalmente il capo della CIA in una delle missioni più insolite degli ultimi anni. A rendere ancora più difficile decifrare il viaggio è ciò che emerge dalle indiscrezioni americane. Secondo il Wall Street Journal, l’intelligence statunitense avrebbe rivisto al rialzo il rischio che Putin possa tentare di testare direttamente la capacità di reazione della NATO, soprattutto nell’area baltica: non necessariamente con un’invasione su larga scala, ma attraverso incursioni territoriali, cyberattacchi, sabotaggi o altre operazioni ibride sufficientemente aggressive da costringere l’Alleanza a decidere se e come reagire. Una valutazione che modifica almeno in parte le precedenti previsioni americane, secondo cui Mosca avrebbe evitato di provocare direttamente la NATO finché impegnata nella guerra in Ucraina. Sullo sfondo rimane anche l’ipotesi di una nuova mobilitazione russa dopo le elezioni. Ma quello della NATO potrebbe essere stato soltanto uno dei dossier affidati a Ratcliffe. CBS e Politico riferiscono, infatti, che il direttore della CIA avrebbe esortato la Russia a ridurre il suo sostegno militare ed economico all’Iran e avrebbe prospettato nuove sanzioni qualora lo Stretto di Hormuz non venisse riaperto al traffico marittimo. Su un punto, intanto, Mosca ha fatto chiarezza. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che Ratcliffe ha incontrato funzionari dei servizi di sicurezza russi, ma non Vladimir Putin, che sarebbe stato comunque immediatamente informato dell’esito dei colloqui. Giovedì è arrivata anche la conferma di Sergey Naryshkin, direttore del Servizio di intelligence estera russo (SVR): «L’incontro ha avuto luogo e non c’è nulla di insolito», ha dichiarato ai giornalisti. La natura della missione sembra del resto emergere anche dalle sue modalità. Ratcliffe è arrivato a bordo di un Boeing C-17A Globemaster III dell’aeronautica statunitense, partito dalla Joint Base Andrews e transitato da Riga; il volo era rintracciabile attraverso i normali servizi di monitoraggio e, dopo l’atterraggio a Vnukovo, a Mosca è stato avvistato anche un corteo di auto diplomatiche americane. Una visita discreta, dunque, ma tutt’altro che invisibile, e sufficientemente breve da suggerire agli osservatori una missione destinata soprattutto a consegnare un messaggio, più che ad aprire un vero negoziato. Il precedente, peraltro, è significativo: nel novembre 2021 l’allora direttore della CIA William Burns era stato inviato a Mosca per mettere in guardia la Russia contro un’invasione dell’Ucraina. Che Washington considerasse la missione particolarmente delicata emerge anche dalle precauzioni prese prima dell’arrivo di Ratcliffe. Secondo fonti citate dalla stampa americana e ucraina, Washington aveva informato Kiev dell’arrivo della delegazione e chiesto di limitare temporaneamente gli attacchi contro Mosca, San Pietroburgo e altre aree settentrionali della Russia. Il Kyiv Independent riferisce che Kiev avrebbe accettato di sospendere gli attacchi contro le due città tra il 24 e il 26 agosto. A rendere ancora più singolare la giornata moscovita è stata la contemporanea presenza nella capitale russa di Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, che ha incontrato Sergei Lavrov ribadendo la disponibilità della Santa Sede a offrire i propri «buoni uffici» per favorire una soluzione della guerra in Ucraina. Due missioni formalmente distinte e senza collegamenti accertati, ma svoltesi quasi in parallelo: da una parte il capo della CIA, dall’altra il responsabile della diplomazia vaticana. A infittire ulteriormente il quadro è poi emersa un’anomalia nella numerazione dei decreti presidenziali russi. Sul portale ufficiale degli atti giuridici, dopo il decreto 604 del 24 agosto compaiono il 25 agosto i numeri 608, 609 e 610. Il salto nella numerazione ha portato The Moscow Times e altre testate a sostenere che i numeri 605, 606 e 607 corrispondessero a tre decreti non pubblicati e, dunque, secretati, ipotesi contestata da fonti russe secondo cui i documenti sarebbero invece consultabili. Mentre Washington manda il capo della CIA a Mosca, a Kiev si allarga un nuovo fronte interno. Dall’inchiesta anticorruzione “Forrest Gump” è riemerso il nome di Timur Mindich, ex socio di Zelensky nella società televisiva Kvartal 95 e oggi latitante in Israele. Secondo quanto sostenuto in aula dalla Procura specializzata anticorruzione (SAPO), Mindich avrebbe fornito parte del denaro contante destinato all’operazione con cui furono raccolti e riciclati 150 milioni di grivne, circa 2,9 milioni di euro, utilizzati per pagare la cauzione dell’ex ministro Herman Halushchenko. Gli inquirenti sostengono che i fondi, di presunta origine illecita, sarebbero stati fatti transitare attraverso operazioni fittizie e la banca pubblica Sense Bank per trasformarli in denaro apparentemente lecito. Le accuse sono ancora da provare in giudizio, ma il nome di Mindich costituisce ormai un filo che attraversa tre grandi inchieste dell’ultimo anno – “Midas”, “Dynasty” e “Forrest Gump” – arrivando all’ex vicecapo dell’Ufficio del presidente Iryna Mudra. Un elemento che rende ancora più fragile il quadro politico ucraino proprio mentre la diplomazia sembra spostarsi, almeno in parte, fuori da Kiev. 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August 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Ucraina, 15 anni di carcere per l’attivista Bogdan Syrotiuk
L’Ucraina è il paese dove, con Poroschenko prima e con Zelensky oggi, i comunisti vanno in galera e i nazifascisti sono elevati a eroi nazionali. Il 10 agosto 2016, Bogdan Syrotiuk, militante comunista di tendenza troskista di 27 anni, è stato condannato a 15 anni di carcere, dopo averne passati due, sempre in carcere, in precarie condizioni di salute in attesa di processo. Bogdan, membro di spicco della Giovane Guardia Bolscevica-Leninista (YGBL), è stato condannato per “alto tradimento… in base alla legge marziale” sebbene gli atti processuali non contengono alcun atto di tradimento: nessun spionaggio, nessun sabotaggio, nessuna collaborazione con forze militari. La sentenza afferma che Bogdan ha agito “su istruzioni di un rappresentante del World Socialist Web Site , sotto lo pseudonimo di ‘David'”, identificato nella sentenza stessa come David North, presidente del comitato editoriale internazionale del WSWS.  Gli esperti dello Stato hanno esaminato 14 scritti di Bogdan e ne hanno inclusi sette nell’atto d’accusa. Il tribunale è stato poi costretto a escluderne uno dei sette, un articolo sui violenti sequestri di leva da parte dei commissariati militari, dopo che la propria commissione forense non vi ha riscontrato alcuna prova di reato. Bogdan è stato condannato a 15 anni di carcere per sei articoli di informazione indipendente. Qual era il contenuto sovversivo di questi articoli? Quali reati avrebbe commesso con la stesura di questi articoli? La colpa sta nell’aver scritto articoli di opposizione alla guerra NATO – Russia; per la sua denuncia della riabilitazione a “eroe nazionale” del nazista ucraino Stepan Bandera e per aver fatto appello all’unità tra i lavoratori ucraini e i lavoratori russi. Tra le “prove” di tradimento citate dal tribunale figurano l’articolo di Bogdan “I crimini dei banderoviti contro il popolo ucraino: appunti di un trotskista ucraino” e il suo discorso del Primo Maggio 2023, “Per l’unità della classe operaia di Russia e Ucraina!”. Tutti argomenti che, se trattati in un Paese democratico, non sarebbero minimamente concepibili come “reati” ma bensì come legittime opinioni in nome della libertà di espressione e di dissenso. In qualsiasi Paese in cui i diritti democratici hanno ancora un senso, i contenuti di questi articoli sarebbero tutelati dalla libertà di parola. Nell’Ucraina di Zelensky, invece, comportano una condanna a 15 anni di carcere. L’unica prova presentata contro di lui consisteva nei suoi scritti, pubblicati sul World Socialist Web Site, e nelle sue comunicazioni con i redattori che li pubblicavano. Lo Stato e il governo ucraino si sono arrogati il diritto – profondamento antidemocratico in violazione delle libertà costituzionali – di dichiarare organizzazioni criminali le pubblicazioni socialiste e pacifiste internazionali e di considerare la collaborazione con esse un “atto di tradimento”. Le motivazioni della Corte ucraina confermano la deriva antidemocratica dello Stato ucraino portata avanti da Zelensky. Secondo la corte, infatti, gli articoli contenevano “il mancato riconoscimento della leadership politica ucraina legittimamente eletta e dei processi democratici”, “paragonabili con fascisti e nazisti”, “valutazioni negative delle forze armate ucraine” e “una reinterpretazione di eroi nazionali e figure storiche”. Peccato che la reinterpretazione, la riabilitazione e la rilegittimazione di figure storiche, come Stepan Bandera, elevate a “eroi nazionali” sia stata proprio opera dei governi Poroschenko e Zelensky: Stepan Bandera era uno dei leader dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini) e della Divisione Galizia delle Waffen-SS, collaboratori nazisti che appoggiarono l’invasione dell’Unione Sovietica da parte di Hitler nel 1941 e furono implicati nello sterminio di massa di ebrei e polacchi (e su questo la storia non mente!).  Quando Bogdan fu arrestato dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) il 25 aprile 2024, lo Stato affermò che agiva come “agente del governo russo”, ma negli oltre due anni trascorsi da allora, non è emerso nulla a sostegno di tale accusa, ma anzi si può sostenere il contrario: gli articoli citati nella condanna criticavano esplicitamente il presidente russo Vladimir Putin e condannavano l’invasione russa dell’Ucraina, criticando al contempo anche il governo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Un rapporto di 65 pagine redatto da Yuri Irkhin, uno dei principali criminologi ucraini, non ha riscontrato negli scritti di Bogdan “dichiarazioni, frasi, periodi o combinazioni di parole che presentino segni di propaganda volta a sostenere l’aggressione armata della Federazione Russa”. La difesa ha dimostrato che nulla agli atti costituiva gli elementi del reato di tradimento e che gli scritti di Bogdan erano espressione politica protetta dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Purtroppo però le prove presentate a difesa di Bogdan non hanno mai trovato risposta: invece di rispondere in base alle prove presentate che confutano l’accusa, il tribunale ha ordinato una nuova perizia a un istituto forense statale, il quale, tuttavia, non ha trovato negli articoli alcun appello al rovesciamento dello Stato, alla presa del potere, ad atti sovversivi o alla modifica dei confini dell’Ucraina. Nonostante ciò, nuovamente la Corte ha respinto tutte queste argomentazioni ed ha persino ordinato a Bogdan di pagare più di 178.000 grivne per coprire i costi delle “perizie” forensi utilizzate per condannarlo. La sentenza, emessa da un tribunale distrettuale nella regione di Nikolaev, dispone inoltre anche la confisca dei beni e dispositivi elettronici di Bogdan, nonché la distruzione dei libri, dei volantini e dei documenti programmatici di stampo socialista che gli erano stati sequestrati. La decisione di distruggere il programma della YGBL, i suoi opuscoli, volantini e raccoglitori di articoli stampati svela il vero contenuto della sentenza. I metodi sono quelli dei regimi fascisti: imprigionare l’opposizione, confiscare il suo materiale, bruciare i suoi scritti. La sentenza fa riferimento più volte alle “conseguenze socialmente pericolose” delle posizioni di Bogdan e ciò dimostra che il processo a Bogdan è un processo politico risultato di una persecuzione politica: la sentenza non è stata il risultato di un procedimento legale, bensì l’esecuzione di una direttiva politica della dittatura di Zelensky. L’obiettivo non è tanto il pretesto del “sostegno alla Russia di Putin”, ma bensì è mirato alla crescente opposizione alla guerra e al regime di Zelensky tra i lavoratori e i giovani ucraini. Da quando la reazione militare su vasta scala della Russia nel febbraio 2022 in risposta a 8 anni di pulizie etniche ucraine in Donbass (che hanno provocato 14.000 morti), le autorità ucraine hanno adottato una serie di misure contro organizzazioni politiche e organi di informazione considerati una minaccia per la sicurezza. Il governo ha messo al bando numerosi partiti politici e ha limitato o bloccato un gran numero di siti web. La legislazione ucraina in tempo di guerra punisce oggi severamente chiunque si opponga alla linea bellica della NATO e di Kiev e il famigerato SBU (servizio di sicurezza ucraino che risponde direttamente a Zelensky e famoso per le sue pratiche di torture) assimila l’attivismo marxista, internazionalista, antifascista, nonviolento e pacifista al reato di favoreggiamento del “nemico russo”. La condanna di Bogdan avviene in un Paese in cui la politica di sinistra è stata messa al bando. I partiti e i simboli comunisti sono vietati in Ucraina sin dalle leggi di “decomunistizzazione” del 2015. Il Partito Comunista dell’Ucraina (KPU) è stato ufficialmente messo fuori legge attraverso un percorso normativo e giudiziario iniziato nel 2015 e definitivamente consolidato nel 2022 con firma di Zelensky. Sempre nel 2022, Zelensky ha messo fuori legge ben 11 partiti di opposizione con la solita accusa di essere “filo-russi”, tra cui il principale partito di opposizione in parlamento che è stato successivamente bandito definitivamente. La misura anti-democratica ha colpito sia forze storiche con una forte rappresentanza parlamentare, sia formazioni minori. Di seguito la lista dei partiti messi fuori legge: * Piattaforma d’Opposizione – Per la Vita (il principale partito di opposizione in parlamento); * Blocco d’Opposizione Nashi (Nostro) * Partito di Shariy * Opposizione di sinistra * Unione delle Forze di sinistra; * Stato (Derzhava) * Partito Socialista Progressista dell’Ucraina * Partito Socialista dell’Ucraina * Socialisti * Blocco di Volodymyr Saldo In realtà buona parte di questi partiti intercettavano il voto della popolazione ucraina di etnia russofona: circa 9 milioni di persone (18% censimento 2001). Più di 6.000 persone provenienti da circa 60 paesi hanno firmato una lettera aperta chiedendo il rilascio di Syrotiuk. I suoi sostenitori hanno espresso preoccupazione per la sua salute, affermando che le condizioni del ventisettenne si sono aggravate durante la detenzione. Sostengono che le condizioni del sistema carcerario ucraino rappresentino una seria minaccia per la sua salute e possano equivalere a una “condanna a morte”. Il caso ha richiamato l’attenzione su un pubblico più ampio riguardo alle restrizioni all’attività politica e alla libertà di espressione in Ucraina durante la guerra. I sostenitori di Syrotiuk sostengono che la sua condanna dimostra come le misure di sicurezza adottate in tempo di guerra vengano utilizzate contro gli oppositori politici interni, in particolare contro coloro che criticano sia Mosca che Kiev. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, nel settembre 2025 sono stati aperti circa 20.000 procedimenti penali ai sensi delle leggi ucraine sul tradimento e la collaborazione con gli Stati Uniti. L’organizzazione ha inoltre riferito che “continua a documentare casi di tortura e maltrattamenti” nei confronti dei detenuti nelle mani dello Stato ucraino. Human Rights Watch definisce le leggi sulla collaborazione “eccessivamente ampie e vaghe”; tra gli indagati figurano persone che hanno svolto “servizi di emergenza, lavori di costruzione, soccorso umanitario e rimozione dei rifiuti” nei territori occupati.   Ulteriori fonti: https://www.wsws.org/en/articles/2026/08/11/oqko-a11.html?pk_campaign=wsws-newsletter&pk_kwd=wsws-daily-newsletter https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/un-paese-diviso-lingua-e-identita-etnica-in-ucraina/ https://www.theguardian.com/world/2022/mar/20/ukraine-suspends-11-political-parties-with-links-to-russia https://www.azernews.az/region/262688.html   Lorenzo Poli
August 24, 2026
Pressenza