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UCRAINA – RUSSIA: NUOVI ATTACCHI E NESSUNA SVOLTA NEI NEGOZIATI
Nella notte le forze militari ucraine hanno attaccato la raffineria di petrolio di Yaroslavl, in Russia, a circa mille chilometri dal fronte: all’interno dell’impianto, una delle più grandi raffinerie del Paese e parte della società pubblica Slavneft, è stato registrato un incendio. Un attacco di droni è invece avvenuto questa mattina a Kherson, provocando un morto, poche ore dopo che le autorità avevano esortato i residenti a lasciare la città poiché l’intensificarsi degli attacchi russi sulla città ucraina meridionale rischia di interrompere le forniture di energia elettrica in vista del lungo inverno Sul fronte dei negoziati, invece, non ci sono novità significative. Le tensioni tra Mosca e i governi occidentali si sono intensificate anche sul fronte delle sanzioni e della cosiddetta flotta ombra russa, mentre il Cremlino ha minacciato ritorsioni contro eventuali azioni occidentali contro le proprie navi. Mentre Vladimir Putin, ritiene che gli Stati Uniti si siano indeboliti a causa della guerra contro l’Iran: è quanto emerge da una valutazione riservata del Cremlino, riportata dal Washington Post, che ha preceduto il viaggio segreto a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, avvenuto questa settimana. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervento di Fulvio Scaglione, giornalista esperto di Russia ed Est Europa e direttore di Inside Over. Ascolta o scarica.
August 28, 2026
Radio Onda d`Urto
A Mosca c’è stato un attentato dai contorni ancora oscuri
Tre persone sono morte e altre 21 sono rimaste ferite nell’esplosione che, nella serata di ieri, ha colpito l’ingresso del ristorante italiano Balzi Rossi, situato in piazza Kudrinskaya, nel centro di Mosca. Dopo le prime incertezze sulle cause della deflagrazione – era stata inizialmente ipotizzata una fuga di gas – il Comitato nazionale antiterrorismo russo (NAC) ha parlato di un vero e proprio attentato, rendendo noto che una donna ha tentato di introdursi all’interno del locale con un ordigno esplosivo artigianale. La dinamica e il possibile obiettivo dell’attacco restano tuttavia al centro delle indagini, mentre diversi media indipendenti e blogger russi fanno riferimento alla presenza nel locale di un generale, probabilmente il nuovo capo dell’aeronautica russo, Alexander Chaiko. Secondo quanto ricostruito, mentre la donna cercava di entrare nella struttura con l’ordigno, sarebbe stata fermata da una guardia di sicurezza. Nel momento del controllo, il dispositivo è esploso. Tra le vittime figurano la presunta attentatrice, l’addetto alla sicurezza e un cliente del ristorante. I feriti, come riferito dal NAC, hanno riportato lesioni di diversa gravità e stanno ricevendo tutte le cure necessarie, come dichiarato da Alexey Kuznetsov, assistente del ministro della Salute. Le indagini sono attualmente in corso: sul luogo dell’esplosione stanno operando investigatori e criminologi del Comitato investigativo russo. La polizia e la Guardia Nazionale hanno limitato l’accesso alla zona circostante il grattacielo, mentre il traffico è stato interrotto. Il Dipartimento dei trasporti di Mosca ha inoltre rinviato la seconda edizione del Festival ciclistico notturno. Elementi ancora non confermati emergono dalle ricostruzioni dei media indipendenti. Il ristorante, secondo quanto riportato da diverse fonti, era chiuso al pubblico perché ospitava un evento privato. Il portale d’informazione Astra, citando un testimone, sostiene che nel locale si stesse festeggiando il compleanno di un generale, non rendendone nota l’identità. Il giornalista russo Oleg Kashin ha affermato che il festeggiato sarebbe il comandante in capo delle Forze Aerospaziali russe, il generale colonnello Alexander Chaiko, accusato da Kiev di aver avuto un ruolo nelle operazioni militari nell’area di Bucha e sanzionato dall’Unione Europea. Questa ipotesi non ha, nel momento in cui questo articolo viene pubblicato, ricevuto conferme ufficiali. Il canale Telegram VChK-OGPU sostiene inoltre che tra gli invitati fosse presente anche il deputato della Duma di Stato Zelimkhan Mutsoev. Il quotidiano Kommersant, citando proprie fonti, ha ricostruito una dinamica che suggerirebbe un attacco mirato: «Si ipotizzava che la bomba fosse stata fatta esplodere a distanza da qualcun altro e che la donna che la trasportava potesse non sapere che si trattava di un ordigno esplosivo». Secondo il giornale, la donna si sarebbe presentata all’ingresso con una scatola, sostenendo che contenesse un regalo destinato agli ospiti, e la guardia, insospettita, avrebbe deciso di ispezionarla. Kommersant riferisce inoltre che il dispositivo aveva una potenza equivalente a circa un chilogrammo di tritolo ed era caricato con sfere metalliche. Il quotidiano evidenzia come le rigorose misure di sicurezza predisposte per l’evento potrebbero avere evitato un bilancio molto più grave, limitando gli effetti dell’esplosione all’ingresso del ristorante. Secondo quanto riferito da Astra, nelle vicinanze del ristorante erano parcheggiate numerose auto con targhe nere, generalmente utilizzate da strutture militari e governative, circostanza che ha alimentato le speculazioni sulla presenza di alti funzionari tra gli invitati. Una residente del palazzo di piazza Kudrinskaya ha raccontato ai giornalisti di aver visto uomini e donne in abiti eleganti uscire dal locale a piedi nudi, tenendo in mano le scarpe, subito dopo l’esplosione. Le indagini proseguono. The post A Mosca c’è stato un attentato dai contorni ancora oscuri appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 2, 2026
L'INDIPENDENTE
La guerra alla Russia e i ras del nazigolpismo di Kiev
Promozione dell’industria di guerra. Réclame dei prodotti del complesso militare-industriale di mezza Europa e, di concerto, pubblicità del “crescente potenziale” bellico ucraino, di contro alla “catastrofica situazione” di una Russia che non solo non è in grado di garantire la sicurezza nemmeno della capitale, ma sta perdendo sempre più soldati, […] L'articolo La guerra alla Russia e i ras del nazigolpismo di Kiev su Contropiano.
June 21, 2026
Contropiano
I lavori del III Forum Internazionale Antifascista a Mosca
Si sono conclusi ieri, 27 maggio, a Mosca, i lavori del III Forum Internazionale Antifascista, una piattaforma di convergenza, coordinamento e scambio tra organizzazioni politiche e sociali di orientamento comunista, progressista e antimperialista, promosso, sin dalla sua prima edizione, su iniziativa del Partito Comunista della Federazione Russa, e quest’anno dedicato al tema della “Lotta contro il fascismo, il terrorismo internazionale, l’arbitrio e le aggressioni, per la pace e la sicurezza”. I lavori, che si sono svolti nella capitale russa tra il 24 e il 27 maggio scorsi, in una tre-giorni particolarmente densa sotto il profilo dell’elaborazione politica, hanno registrato una partecipazione notevolissima, facendo convergere a Mosca e impegnando nei lavori ben 180 delegazioni, in rappresentanza di altrettante organizzazioni politiche e sociali, provenienti da 100 Paesi del mondo, da tutti i continenti, con una rappresentanza degna di nota anche dall’Europa e dal Nord America, e, chiaramente, con un’ampia rappresentazione dei vari Sud del mondo, dell’emergente «mondo multipolare», con delegazioni consistenti dall’America Latina, dall’Africa e dall’Asia. Si tratta del primo elemento da sottolineare, quello cioè di uno sforzo politico e organizzativo che ha portato centinaia di persone e decine e decine di organizzazioni a discutere, in Russia, sui temi della lotta contro l’imperialismo, contro il fascismo nelle sue moderne forme ed espressioni, contro il terrorismo internazionale, e, con altrettanto vigore, per la pace e la sicurezza, cioè a dire sullo scenario complessivo del mondo quale è oggi e delle relazioni internazionali quali si configurano nell’attualità e come si vanno manifestando nell’attuale congiuntura storica e politica. Sin dall’apertura dei lavori, sono stati espressi i temi essenziali che hanno consentito poi, nello svolgimento del forum, di declinare il tema dell’edizione di quest’anno nelle sue diverse sfaccettature e implicazioni. Come si configurano oggi “il fascismo, il terrorismo internazionale, l’arbitrio e le aggressioni” e cosa significa oggi lottare contro la degenerazione del panorama delle relazioni internazionali, contro la fine dei più elementari fondamenti del diritto, della giustizia e della convivenza, in una parola, per la pace, la sicurezza internazionale, la libertà dei popoli? Negli ultimi cento anni, viene sottolineato, sono decine i Paesi direttamente aggrediti dall’imperialismo e innumerevoli le guerre che vedono gli Stati Uniti protagonisti, letteralmente, a tutte le latitudini del pianeta; sono state organizzate oltre cinquanta cosiddette “rivoluzioni colorate”, tentativi di manipolazione e strumentalizzazione dei problemi interni o del malcontento di specifici settori della popolazione al fine di generare disordine, caos e violenza, con l’obiettivo di rovesciare governi legittimamente eletti e insediare, spesso con la violenza, governi “amici” delle potenze occidentali. Solo l’attuale amministrazione statunitense, appena nel giro di un anno, è stata capace di scatenare ben sette guerre, tutte con effetti destabilizzatori del quadro di diritto e del contesto internazionale di pace e di sicurezza. La retorica e la propaganda, tuttavia, se da un lato mascherano e sfumano i contorni del reale, non possono, dall’altro lato, cancellare la dinamica della storia e la realtà dei fatti: Trump si era presentato in Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a settembre, rivendicando, con una delle sue autocelebrazioni enfatiche, di avere posto fine a sette guerre, Israele-Iran, Repubblica Democratica del Congo-Ruanda, Cambogia-Thailandia, India-Pakistan, Serbia-Kosovo, Egitto-Etiopia e Armenia-Azerbaigian; oggi, appena pochi mesi dopo quella proclamazione retorica, sarebbe fin troppo facile andare a verificare, caso per caso, quanto alta, in ciascuno di questi scenari, resti la tensione e, in alcuni casi, quanto la parola sia stata ripresa viceversa dalla violenza, dalla guerra e dalle armi. È vero piuttosto il contrario: l’attuale amministrazione repubblicana ha scatenato ben sette guerre, dagli esiti catastrofici e distruttivi, Siria, Iraq, Somalia, Yemen, Nigeria, Venezuela e oggi ancora Iran, senza contare la prosecuzione dello sforzo militare sul fianco orientale dell’Europa, le minacce di destabilizzazione in Asia orientale, la crescente minaccia economica e militare contro Cuba.  Siamo cioè di fronte a un’ennesima amministrazione di guerra, in cui sempre più la guerra si mostra per ciò che è, vale a dire la leva attraverso la quale l’imperialismo cerca di risolvere la propria crisi e le proprie contraddizioni (basti leggere i numeri della crisi economica e sociale degli Stati Uniti e la crisi parallela che ha investito la gran parte dei Paesi membri dell’Unione europea) e intende, al tempo stesso, affermare, nella sua proiezione esterna, il proprio ruolo egemonico, sempre più sfidato e contraddetto, in realtà, dalla presenza di altri attori statuali (anche in questo caso, basterebbe vedere gli esiti del vertice bilaterale, recentemente celebrato a Pechino, proprio tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese) e dalle resistenze e dalle lotte dei popoli, in primo luogo la resistenza del popolo palestinese, nella sua lotta per la libertà e la giustizia. Sono appunto, le guerre degli Stati Uniti e dei loro alleati (pensiamo ai Paesi membri dell’Unione europea in relazione alla crisi in Ucraina, e a Israele nel contesto dell’Asia occidentale, nell’aggressione al Libano e alla Siria, nel genocidio del popolo palestinese, e nella più recente aggressione ai danni dell’Iran) a sfigurare il volto del mondo e a rappresentare una costante minaccia (pensiamo al profilarsi stesso della minaccia nucleare) alla libertà dei popoli, alla sicurezza internazionale, al destino stesso dell’umanità e del pianeta.  È questa appunto la sommaria descrizione dello scenario di Terza guerra mondiale, combattuta, non solo sul piano militare, nei più diversi scacchieri del pianeta, cui fanno riferimento le osservazioni di diversi analisti e che torna a più riprese anche nelle riflessioni del forum di Mosca. È il quadro, cioè, di una Terza guerra mondiale che si dispiega secondo le modalità e le cadenze tipiche della guerra nella modalità contemporanea del suo esercizio, la guerra di «quinta generazione», che organizza, combina e proietta non solo il dispiegamento militare e la forza armata, ma anche la guerra economica (sanzioni arbitrarie e illegittime, misure coercitive unilaterali, blocchi e veri e propri assedi economici, come quello scatenato contro Cuba), la guerra mediatica (definizione dell’agenda setting, accurata selezione delle notizie e delle fonti di informazione, progressiva erosione del confine tra informazione, propaganda e manipolazione), guerra psicologica (ad esempio con la disumanizzazione del nemico, la costruzione dell’immagine del nemico di turno, la mobilitazione delle coscienze e la preparazione delle opinioni pubbliche alla guerra, panorama cui stiamo assistendo, ad esempio, nell’Unione europea), perfino la guerra condotta attraverso la manipolazione della diplomazia (come si è visto nella preparazione delle aggressioni al Venezuela bolivariano e all’Iran).   È proprio questo lo sfondo sul quale si staglia l’impianto del tema del forum a Mosca: contro il fascismo, nelle sue moderne forme ed espressioni, quale strumento dei poteri dominanti per contrastare la libertà e l’iniziativa delle forze popolari e dei movimenti sociali, per arginare la propria crisi e condurre la propria agenda egemonica; e contro il terrorismo, che scatena la violenza dei soggetti dominanti contro i popoli del mondo, e di cui si vedono tracce ed evidenze nei più diversi contesti. Richiama, tutto ciò, il compito dell’unità, sul quale pure il forum si è speso: ora, il protagonismo delle lotte e delle resistenze dei popoli per i diritti e la giustizia; ora, l’unità d’azione delle forze di progresso, contro l’imperialismo e le sue guerre, per la pace con diritti e con giustizia, per una nuova architettura di sicurezza, per l’amicizia e la convivenza tra i popoli.  Gianmarco Pisa
May 28, 2026
Pressenza
UCRAINA: TRA TREGUE A METÀ E POSSIBILE NEGOZIATI CON L’UE. IL PUNTO CON IL GIORNALISTA SABATO ANGIERI
Il presidente russo Vladimir Putin lancia l’ipotesi di negoziati diretti tra Mosca e l’Unione Europea sul conflitto in Ucraina, autoproponendo come possibile mediatore l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, da anni vicino al Cremlino e coinvolto in rapporti economici con la Russia. Un segnale di apertura arriva dalla Finlandia, storicamente tra i Paesi meno inclini a posizioni filo-russe. Il presidente Alexander Stubb ha dichiarato che “è tempo di iniziare a parlare con la Russia. Quando arriverà non lo so”. Di tono opposto le reazioni di Bruxelles e Berlino: l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas infatti ha espresso irritazione per l’iniziativa russa, mentre il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius è atteso a Kiev per discutere “dell’ampliamento della cooperazione nel settore della difesa con l’Ucraina”. Nel frattempo l’Unione Europea conferma la propria linea di supporto militare ed economico: la prossima settimana sarà erogata a Kiev la prima tranche del prestito europeo da 90 miliardi di euro. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Sabato Angieri, giornalista de Il Manifesto. Ascolta o scarica. Sul terreno intanto in 24 ore 3 morti per droni russi in cielo, mentre via terra Kiev parla di 150 scontri sul campo di battaglia. Per contro Mosca parla di 57 droni ucraini abbattuti. Le parti, però, stanno preparando lo scambio di 1000 prigionieri per parte, dentro il cessate il fuoco Usa, che dovrebbe durare fino a domani.
May 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Dante Corneli, il redivivo tiburtino
di Bruno Lai 6 maggio 1900: nasce Dante Corneli. Patriota antifascista, scrittore comunista ed antistalinista, per anni rese onore ai compagni vittime del terrore.   Negli anni Venti, Corneli è un giovane operaio di Tivoli, comunista convinto e attivo nelle lotte sindacali. Dopo l’ascesa al potere di Mussolini e le crescenti violenze delle squadre criminali fasciste, la sua posizione in
UCRAINA: 4 ANNI DI INVASIONE MILITARE RUSSA. OPERAZIONE COLOMBA: “E’ UNA GUERRA DI LOGORAMENTO SIMILE ALLA 1° GUERRA MONDIALE”
Il 24 febbraio 2026 cade il quarto anniversario dall’inizio dell’invasione militare russa dell’Ucraina. Una giornata, quella di martedì 24 febbraio, apertasi a Mosca con 2 morti e 2 feriti per un’esplosione  davanti alla stazione ferroviaria Savёlovskij. Le vittime sono l’attentatore suicida (non ci sono per ora notizie sulla sua identità) e un poliziotto; feriti altri 2 agenti. Nelle ultime 24 ore si registrano 2 vittime a Bryansk, est della Russia, per i raid ucraini; 3 morti invece – e diversi feriti – per gli attacchi russi tra Odessa e Zaporizhia. In questo scenario, nel fine settimana dovrebbe tenersi un nuovo round negoziale tra Russia, Ucraina e Usa. Fuori dai tavoli di trattativa c’è la Unione europea, che vede in queste ore von der Leyen e  Costa oggi a Kiev per un trilaterale con Zelensky; poi la partecipazione congiunta alla riunione dei “Volenterosi” organizzata da remoto da Parigi e Londra. Il clima è piuttosto agitato, vista la fumata nera a Bruxelles sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia (varate autonomamente invece proprio oggi dalla Gran Bretagna, paese extraUe) per il veto dell’Ungheria, contraria pure ai 90 miliardi di euro di prestito all’Ucraina. I 27 sono divisi anche su un possibile dialogo con Putin. Berlino bacchetta Parigi: “Troppe offerte di colloqui alla Russia rischiano di creare l’impressione che, con maggiore ostinazione, si possano ottenere più concessioni. Un segnale sbagliato”, dice il ministro degli Esteri Wadephul commentando le proposte di Macron. Nel frattempo, sul terreno ucraino la situazione resta molto difficile, in particolare per la popolazione civile. Secondo la Banca Mondiale, serviranno almeno 588 miliardi di euro per ricostruire nell’ipotetico post-guerra l’Ucraina, dove decine di migliaia di persone restano al freddo per gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche e 9 milioni di persone – riferisce Emergency – non “hanno un’adeguata copertura sanitaria”. Proprio dall’Ucraina, a 4 anni dall’inizio dell’invasione, ai microfoni di Radio Onda d’Urto Alberto Capannini di Operazione Colomba, una delle organizzazioni che è arrivata sul terreno una settimana dopo dall’inizio dell’invasione ed è attiva soprattutto nella zona di Kherson. Capannini descrive a Radio Onda d’Urto “un quadro cupo caratterizzato da temperature gelide, mancanza di infrastrutture energetiche e una violenta mobilitazione forzata che alimenta corruzione e diserzione”. Il racconto paragona gli “scontri attuali a una logorante guerra di trincea simile al primo conflitto mondiale, dove l’obiettivo principale è abbattere il morale della popolazione attraverso bombardamenti costanti”. L’intervista dall’Ucraina su Radio Onda d’Urto con Alberto Capannini, di Operazione Colomba. Ascolta o scarica
February 24, 2026
Radio Onda d`Urto
UCRAINA: KIEV ATTACCA NAVE RUSSA A ROSTOV. PUTIN DEFINISCE I LEADER EUROPEI “PORCELLINI ACCODATI A BIDEN”
È di due morti il bilancio dell’attacco ucraino condotto con droni contro una nave cargo nel porto russo di Rostov. Le vittime sono due membri dell’equipaggio, mentre altre tre persone sono rimaste ferite. A Bataysk, sempre nella regione di Rostov, un’altra persona è stata uccisa e sette sono rimaste ferite in seguito a un raid con droni. Da Kiev arriva l’allarme su una possibile nuova offensiva russa nell’area di Pokrovsk e Kupiansk, in prossimità della quale Mosca avrebbe concentrato circa 710.000 militari. “I segnali sono chiari: Putin si sta preparando per un altro anno di guerra”, afferma il presidente Volodymyr Zelensky arrivato a Bruxelles, dove partecipa in presenza al Consiglio europeo, chiamato a decidere anche sul destino degli asset russi congelati. I 27 leader discuteranno due testi separati: il primo sulle conclusioni generali del Consiglio, mentre il secondo è tutto dedicato all’Ucraina e potrebbe non essere approvato all’unanimità. In quest’ultimo è previsto il possibile utilizzo degli asset russi per gli aiuti all’Ucraina. “Il Consiglio europeo chiede al Parlamento europeo di adottare urgentemente gli strumenti relativi ai Prestiti di Riparazione”, si legge nella bozza, che rappresenta una base di partenza sulla quale i leader dovranno esprimersi. Intanto il presidente russo Putin attacca i leader europei paragonandolo a “porcellini” che si sarebbero accodati alla politica dell’amministrazione Biden, convinti di un imminente crollo della Russia. Poi il monito sul Donbass: “Se l’Ucraina e i suoi sponsor occidentali rifiuteranno di impegnarsi in negoziati concreti, otterremo con mezzi militari la liberazione delle nostre terre storiche”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Sabato Angieri, giornalista de Il Manifesto. Ascolta o scarica.
December 18, 2025
Radio Onda d`Urto
UCRAINA: I NEGOZIATI FANNO PROGRESSI, MA SU TERRITORI E NATO L’ACCORDO È LONTANO
Proseguono i negoziati sulla guerra in Ucraina. Domenica 14 e lunedì 15 dicembre l’inviato speciale Usa Witkoff ha incontrato il presidente ucraino Zelensky. Due incontri fiume che avrebbero impresso un’accelerazione significativa alle trattative, al punto che il capo-negoziatore ucraino Umerov ha dichiarato ieri, lunedì, che una bozza di accordo si sarebbe potuta “chiudere in giornata”. La bozza, però, è stata girata ai leader europei, e dei cosiddetti paesi “volenterosi”, che erano riuniti a Berlino e hanno aggiunto alcune condizioni che difficilmente saranno accettate da Mosca. Tra queste c’è il rispetto della volontà ucraina sulle questioni territoriali e l’intervento di una forza multinazionale europea sul terreno. Nonostante questo, secondo fonti diplomatiche statunitensi “il 90% dei temi è risolto”. Anche per il viceministro degli Esteri russo Ryabkov le parti in conflitto sarebbero “sul punto” di raggiungere una soluzione diplomatica. Mosca però ribadisce due veti: “non sottoscriveremo alcuna presenza di truppe Nato”, quindi anche quelle proposte dai Paesi europei, e non faremo concessioni su Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e Crimea. Sul terreno la guerra prosegue. Secondo Mosca tutti i distretti di Kupyansk, nella regione di Kharkiv, sarebbero ora sotto il controllo dell’esercito russo, mentre un drone lanciato dai russi ha colpito un grattacielo a Zaporizhzhia: 3 i feriti. Sull’altro fronte, invece, sono stati abbattuti alcuni droni ucraini diretti verso Mosca. Il punto, su Radio Onda d’Urto, con Francesco Brusa, giornalista, collaboratore de Il Manifesto e di Osservatorio Balcani-Caucaso. Ascolta o scarica.
December 16, 2025
Radio Onda d`Urto
#nowar - Pericolo escalation LEVANTE 12.11.2025 - Casa del Sole Tv #Mosca denuncia il tentativo ucraino e britannico di effettuare un false flag attraverso il dirottamento di un caccia. Da #Kiev e Londra nessuna risposta. L’#Iran si prepara ad un nuovo conflitto con #Israele che ormai sembra inevitabile e rinforza l’industria missilistica mentre in Ucraina la guerra non accenna a rallentare. https://www.youtube.com/watch?v=jPXitjEavzs
November 13, 2025
Antonio Mazzeo