I cani dei ricchi abbaiano sempre ai poveri
…Interessante vero? I cani dei ricchi abbaiano sempre ai poveri. A chi abbaiano?
Alla negazione dell’altro compiuta dal ricco. Sto usando il termine ‘ricco’ per
riferirmi a una persona che nega l’altro perché ha paura di perdere quello che
possiede. Il mio cane sa esattamente chi sono i miei nemici. Sono parole
estratte da Emozioni e linguaggio in educazione e politica. L’autore è Humberto
Maturana, biologo e filosofo morto il 6 maggio del 2021 a Santiago nel Cile.
Durante il mio soggiorno nei pressi di Abano Terme alla periferia di Padova ero
stato colpito dalla moltitudine dei cartelli ‘attenti al cane’. La messa in
guardia, con tanto di disegno esplicativo, si voleva come un deterrente per
eventuali visite indesiderate nelle ricche (e ben difese elettronicamente) ville
dei vicini.
Anche la nostra ‘ricca’ società o civiltà occidentale ha deciso quali sono i
suoi nemici e le frontiere di questo particolare spazio geopolitico ne assumono
compiutamente le scelte. Ad esempio nella cosiddetta ‘Rotta Balcanica’, che
incammina a Trieste e, più in generale nell’Est europeo, sono i migliaia di
esiliati dall’Afghanistan, Pakistan, Bangladesh e Nepal. In molti dei musei o
istituzioni preposte alla memoria degli anni della ‘Cortina di Ferro’, c’è
sempre la figura del cane inteso come unità cinofila legata alle polizie di
frontiera. Memoria e politica camminano assieme e non è difficile cogliere il
legame con i nazisti, i cani, i campi e la caccia al povero e al diverso.
Un rapporto a cura di Border Violence Monitoring Network è un elenco di
testimonianze raccolte di brutali attacchi di cani che da allora si sono
susseguiti sul confine con la Bosnia-Erzegovina. Frontex, la gestione delle
frontiere esteriori europee, ha eseguito diversi programmi di formazione canina
a Zagabria, in Croazia, durante l’estate del 2019. In Tunisia invece dei cani
c’è il mare, preso come ostaggio dalle politiche esterne dell’Europa e degli
accordi bilaterali. Per una questione di giustizia le mamme dei giovani che
scompaiono in mare hanno creato nel 2016 l’Associazione delle madri dei
dispersi. Cercano di dare un senso al dolore di chi non ha più notizie dei figli
partiti per avere un futuro e ingoiati da un Mediterraneo che spesso non
restituisce neppure i corpi.
In Tunisia tante mamme, tanti famigliari, non riescono ad accettare che il
proprio ragazzo scomparso, a volte giovanissimo, sia morto. Non riescono a
mettere la parola ‘fine’ al dramma di un distacco, a volte senza neanche un
saluto, un abbraccio, e continuano a cercare. Come una nuova versione delle
Madri di Plaza de Mayo in Argentina, girano con le foto dei propri figli per
uffici ministeriali, prefetture, sedi di Ong, e attendono. Molti giovani, almeno
una volta nella vita, programmano l’ḥarga, come si chiama il ‘viaggio’
irregolare, dal verbo ḥaraqa ‘incendiare’, utilizzato per indicare l’atto di
bruciare i confini europei e al tempo stesso i documenti sostanzialmente inutili
per l’impossibilità di ottenere visti regolari.
La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU sui Territori
Palestinesi Occupati e Israele ha pubblicato il 23 giugno scorso un rapporto
dettagliato di 100 pagine. In esso si documenta il sistematico uso della
violenza brutale contro i bambini palestinesi da parte dello Stato d’Israele e
del suo esercito. Il titolo del rapporto è eloquente: “L’essenza dell’infanzia è
stata distrutta”. La Commissione indipendente ha esaminato violenze e attacchi
sui bambini nei diversi territori palestinesi occupati, non solo a Gaza, e i
crimini che essi hanno subito, compresi i crimini psicologici. Si nota l’uso
strumentale di termini come ‘terrorista, animale, bestia, abusivo’ o il temine
di ‘prostituta’ usato come insulto nei confronti di attiviste.
Il numero stesso dei casi indagati e documentati dalla Commissione evidenzia un
chiaro schema secondo cui i bambini sono stati presi di mira direttamente dalle
forze di sicurezza israeliane. Ciò costituisce un elemento chiave dell’intento
genocida delle autorità israeliane di eliminare il gruppo palestinese a Gaza. La
Commissione ritiene che l’uccisione e le gravi lesioni fisiche e mentali
inflitte ai bambini palestinesi facciano parte di una strategia volta a
distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del popolo palestinese
a Gaza. Le autorità israeliane e le sue forze di sicurezza hanno commesso il
crimine di genocidio a Gaza uccidendo e causando gravi lesioni fisiche o mentali
ai membri del gruppo, compresi i bambini palestinesi, ivi presenti. (Kritica,
giugno 2026)
Beninteso i cani come tali sono esenti da colpe o responsabilità poiché non
fanno che accompagnare, appunto da cani fedeli e amici dell’uomo, le emozioni e
le scelte del padrone. Lo sguardo dovrebbe centrarsi, invece, su colui che
Maturana definisce il ricco e cioè colui che nega l’altro perché teme di perdere
quello che possiede. Detto in altri termini ciò implica l’adesione attuale alla
spesso dimenticata ‘lotta di classe’ che molti hanno interesse a trattare come
relitto ideologico del passato. Lo ricordava bene il citato miliardario
americano Warren Buffet in una intervista di vent’anni fa: La lotta di classe
esiste, ed è stata la mia classe, quella dei ricchi, a vincerla.
Questo scritto è pubblicato nel giorno anniversario della morte di don Lorenzo
Milani, priore di Barbiana. Ha offerto gli ultimi anni della sua vita, minata
dalla leucemia, consacrandola ai figli di contadini che lui ardeva dalla voglia
di vedere crescere e camminare come uomini liberi sui sentieri del mondo.
Amandoli tanto che in punto di morte si preoccupò di aver forse voluto più bene
a loro che a al Signore. Espresse il bisogno di giustificarsi nel suo testamento
col dire: Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma spero che Lui non stia attento
a queste sottigliezze.
Redazione Genova