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La fuga dei medici dal Servizio Sanitario Nazionale
Il 2025 verrà̀ ricordato come l’anno dello spartiacque per i medici italiani. Per la prima volta nel decennio 2015-2025, infatti, le dimissioni volontarie (3.767) hanno superato i pensionamenti (2.876). Un’inversione di tendenza netta e improvvisa: in un solo anno le dimissioni sono schizzate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici in servizio, una soglia mai registrata prima, neppure nei mesi più̀ critici della pandemia (3 medici ogni 100). Sono i dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef, elaborati dal Centro Studi Anaao Assomed, in particolare da Vincenzo Cosentini (Responsabile Nazionale Centro Studi Anaao Assomed) in collaborazione con Chiara Rivetti, Giovanni Gallo, Pierino Di Silverio. Il fenomeno non è isolato, ma attraversa capillarmente il Paese: in ben 12 regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno scelto di lasciare il Servizio Sanitario Nazionale prima della pensione sono più̀ di quelli che hanno raggiunto i limiti di età̀ per il riposo. Situazioni particolarmente marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati. Allargando lo sguardo al bilancio complessivo delle risorse umane, i numeri restituiscono una dinamica di forte tensione sugli organici: per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel corso del 2025, ben 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause. Sul fronte della mobilità interna, l’analisi dei trasferimenti tra aziende sanitarie mostra come questi ultimi non siano guidati soltanto dalle scelte professionali individuali, ma riflettano i profondi processi di riorganizzazione vissuti tra il 2016 e il 2017, oltre agli strascichi degli eventi straordinari legati all’emergenza pandemica. Al netto di queste variabili eccezionali, la serie storica evidenzia un andamento complessivamente stabile, con una leggera tendenza alla contrazione negli ultimi anni. Nonostante la fuga dai reparti, il tanto atteso ricambio generazionale ha preso il via: tra il 2015 e il 2024 l’età̀ media dei medici ospedalieri si è ridotta in modo significativo: 2 anni e 7 mesi in meno per i colleghi uomini e 2 anni e 4 mesi per le donne. Nello stesso arco temporale, la consistenza complessiva degli organici è cresciuta del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità. Un contributo determinante a questo svecchiamento è arrivato dal “Decreto Calabria”, che tra il 2019 e il 2025 ha permesso l’ingresso nel sistema di quasi 10.000 giovani medici, arrivando a coprire fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato. Tuttavia, resta irrisolta la storica frattura di un Paese a due velocità. Nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato un saldo positivo di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Mezzogiorno ha continuato a svuotarsi, perdendo 1.166 unità (-3,1%). A pagare il prezzo più alto in termini di riduzione degli organici sono la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d’Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%), confermando la necessità di interventi mirati per riequilibrare l’offerta di salute sui territori. “Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, sottolinea Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una <<vasca senza tappo>>”. Per fermare la frana e difendere l’articolo 32 della Costituzione, Anaao Assomed chiede al Governo, al Parlamento e alle Regioni di passare dalle parole ai fatti con un piano straordinario in 10 punti: 1. Rendere strutturale il “Decreto Calabria”, trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro per fare entrare i giovani da protagonisti; 2. Superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni; 3. Garantire retribuzioni europee, attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi; 4. Riformare la responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai soli casi di dolo e colpa grave per arginare la medicina difensiva; 5. Ospedali sicuri, con presidi di sicurezza nei pronto soccorso, applicazione rigorosa delle norme contro le aggressioni e riorganizzazione degli spazi; 6. Tempo di vita e welfare, tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi per un SSN sempre più al femminile e rivalutando quel tempo che ormai è moneta di inestimabile valore; 7. Perequazione territoriale, con incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno; 8. Un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorare motivazioni e destinazioni dei professionisti; 9. Riforma della professione tra flessibilità e riconoscimento professionale per modernizzare il lavoro e adeguarlo alle rapide trasformazioni economiche, tecnologiche e di mercato; 10. Sicurezza sul lavoro intesa non solo come tutela fisica dagli infortuni, ma garanzia di sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e valorizzazione della carriera per i professionisti. Qui l’analisi decennale sul personale medico ospedaliero del Ssn, a cura del Centro Studi Anaao Assomed: https://www.anaao.it/public/aaa_4361512_studioanaaodemografiamedica_2ottobre26.pdf.  Giovanni Caprio
October 6, 2026
Pressenza
Anaao Assomed: senza riforme coraggiose la sanità pubblica rischia il collasso
Il nostro Servizio Sanitario Nazionale-SSN non riesce più a essere sostenibile, stretto com’è in una crisi sistemica, in una vera e propria crisi di mezza età. La quotidianità vissuta da migliaia di pazienti, cittadini e operatori sanitari dimostra la crisi in atto: pronto soccorso affollati, corsie carenti di medici e piene di pazienti, turni massacranti, episodi di violenza e denunce ai danni del personale sanitario. E, soprattutto, quella sensazione sempre più diffusa di correre su un tapis roulant che accelera mentre le gambe cedono. I numeri parlano chiaro: 10 professionisti al giorno abbandonano il SSN prima dell’età pensionabile; 5 professionisti al giorno scelgono di trasferirsi all’estero; 7 medici al giorno subiscono aggressioni e violenze sia fisiche che verbali; altri 7 vengono denunciati; il 68% dei medici e dirigenti sanitari che lavorano negli ospedali vive una condizione di burnout. A fare queste considerazioni e a snocciolare questi numeri è stato Pierino Di Silverio al 26° Congresso Nazionale di Anaao Assomed (https://www.anaao.it/index.php), l’Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri (il termine “Assomed” è stato aggiunto successivamente per inglobare la figura dei “dirigenti” medici del Servizio Sanitario) che si è svolto di recente a Roma “Il coraggio di dire la verità è il primo dovere di chi ha l’onore di rappresentare gli altri”. Con queste parole si è aperta la relazione politica del Segretario Nazionale uscente di Anaao Assomed, che ha posto al centro del dibattito il futuro del SSN e il ruolo dei professionisti chiamati ogni giorno a garantirne il funzionamento. Nel suo intervento, Di Silverio, che è stato riconfermato alla guida dell’associazione sindacale,  ha descritto un SSN in una fase di profonda difficoltà, segnato da anni di sottofinanziamento, carenza di personale, aumento della domanda di assistenza e crescente complessità organizzativa. Una crisi che, secondo l’Anaao Assomed, non rappresenta un destino inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche e amministrative che possono e devono essere corrette. “Ma i numeri non raccontano tutto, ha sottolineato Di Silverio. Non raccontano l’umiliazione di una professione ridotta ormai a una mera prestazione. Non raccontano lo sfinimento emotivo di chi ha scelto la medicina per curare le persone e si ritrova invece a combattere contro la burocrazia, le carenze strutturali, i tempi di cura sempre più compressi, e con il timore costante di denunce e violenze. I numeri non raccontano i sogni che si spengono nelle corsie degli ospedali. Soprattutto non raccontano la frustrazione e la rabbia di chi vorrebbe curare e non riesce a farlo, di chi vorrebbe essere curato e non riesce a esserlo. La nostra è una professione in crisi di identità dentro un sistema in una crisi dimezza età profonda e ormai cronica”. Una parte dell’intervento del Segretario è stata dedicata alla governance del sistema, alla logica del bilancio che ha progressivamente preso il sopravvento sulla logica della cura. Nel nome della sostenibilità si rischia di sostituire la cura con la prestazione e l’efficacia con la sola efficienza. Ma le cure possono essere sostenibili solo se realmente efficaci. Per l’Anaao Assomed la governance della sanità pubblica richiede una riflessione profonda su almeno tre dimensioni principali: 1. il rapporto tra Stato e Regioni; 2. la gestione del personale e delle risorse umane a livello aziendale; 3. la partecipazione dei professionisti ai processi decisionali. Si tratta di tre dimensioni interconnesse, che non possono essere riformate separatamente senza compromettere la coerenza del sistema nel suo complesso. “Un Servizio Sanitario Nazionale privo di professionisti motivati è un’infrastruttura vuota, ha sottolineato Di Silverio. Un SSN senza governance forte è un sistema senza direzione. Servono entrambe le condizioni: investimento nelle persone e chiarezza istituzionale”. Nella mozione finale del 26° Congresso Nazionale l’Anaao Assomed ha chiesto: 1. Il rilancio e il rifinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale; 2. La centralità del lavoro medico e sanitario;  3. La valorizzazione economica coerente con la complessità, le responsabilità e la strategicità delle funzioni svolte dai dirigenti medici e sanitari, nonché la valorizzazione della specificità della dirigenza medica e sanitaria rispetto alle altre dirigenze pubbliche e percorsi di carriera dinamici, meritocratici e trasparenti; 4. L’autonomia professionale e il governo clinico; 5. La sicurezza degli operatori sanitari, considerata quale priorità assoluta;  6. Il completamento del percorso di riforma della responsabilità professionale; 7. Il riconoscimento del valore strategico dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale, che deve essere governata dai professionisti e utilizzata per migliorare i processi clinici e organizzativi, per ridurre il carico burocratico,  per liberare tempo di cura e per aumentare qualità, appropriatezza e sicurezza; 8. La riforma dei rapporti tra Università e SSN che assicuri equilibrio tra assistenza, didattica e ricerca; 9. La parità di genere nei percorsi di carriera e nella valorizzazione delle competenze professionali come priorità da perseguire. Qui la Mozione finale del 26° Congresso Nazionale Anaao Assomed, approvata il 20 giugno 2026: https://www.anaao.it/public/aaa_5581937_mozione_26_congresso_anaao_assomed.pdf.  Giovanni Caprio
June 26, 2026
Pressenza