L’infanzia come bersaglio. Il rapporto ONU che documenta la distruzione dei bambini di Gaza
Il nuovo rapporto della Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite raccoglie
oltre due anni di indagini sui Territori Palestinesi Occupati e documenta
migliaia di violazioni contro i minori. Un testo destinato a incidere nel
dibattito sul diritto internazionale e sulle responsabilità politiche della
comunità internazionale.
C’è un documento di ottantanove pagine depositato davanti al Consiglio per i
Diritti Umani delle Nazioni Unite il 18 giugno 2026. Si chiama The essence of
childhood has been destroyed. Lo ha redatto la Commissione Internazionale
Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi Occupati. Non è un comunicato
di un’organizzazione umanitaria. Non è un rapporto di parte. È il risultato di
oltre due anni di indagini, migliaia di fonti aperte verificate forensicamente,
interviste a medici, testimoni, sopravvissuti, analisi balistiche, immagini
satellitari, scansioni TC di bambini feriti. È, per dirla senza perifrasi, la
più dettagliata documentazione di sterminio metodico dell’infanzia mai prodotta
da un organo delle Nazioni Unite nel XXI secolo.
Almeno 20.179 bambini uccisi tra il 7 ottobre 2023 e il 7 ottobre 2025.
Quarantaquattromila feriti. Cinquemilasessanta ancora sepolti sotto le macerie.
Diciassettemilacinquecento non accompagnati, senza famiglia, senza nome.
Cinquantottomila che hanno perso uno o entrambi i genitori. Questi non sono dati
di Hamas, né del Ministero della Salute di Gaza: sono cifre verificate e citate
dalla stessa Commissione ONU incrociando UNICEF, OCHA e Save the Children. Il
trenta per cento dei morti totali del conflitto è composto da minori, una
percentuale che supera quella di ogni precedente escalation israeliana su Gaza
(quella del 2008–2009 e quella del 2014) e che la Commissione riconduce
esplicitamente all’espansione dei criteri di targeting e all’uso sistematico di
armi ad area vasta in zone densamente popolate da civili.
Il rapporto documenta qualcosa che le cancellerie occidentali si rifiutano
sistematicamente di nominare: un pattern deliberato. Bambini colpiti alla testa
e al torace da cecchini a distanza ravvicinata. Neonati di dieci giorni presi di
mira da quadricotteri mentre venivano allattati in una tenda. Fratelli di dieci
e nove anni uccisi da un drone mentre raccoglievano legna per il padre sulla
sedia a rotelle, nella zona grigia della cosiddetta «linea gialla» istituita
dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025. Medici internazionali che descrivono
agli investigatori ONU un pattern di ferite da arma da fuoco unica, di
precisione, su bambini isolati, spesso mentre gli adulti vicini restano illesi:
indicatore tecnico, riconosciuto dai due patologi forensi indipendenti
consultati dalla Commissione, di targeting intenzionale e non di fuoco
indiscriminato.
Il rapporto è anche un catalogo di dichiarazioni pubbliche che la Commissione
inserisce nell’analisi dell’intento genocidario ai sensi dello Statuto di Roma,
non come curiosità retoriche ma come elementi costitutivi della mens rea. Un
membro della Knesset che il 30 gennaio 2025 afferma: «Gaza è piena di terroristi
e ogni bambino che vi nasce è già un terrorista, dal momento della sua nascita».
Un altro, durante una sessione plenaria del 9 maggio 2025: «Quello che è stato
fatto a Gaza è una vergogna che non sia andata peggio. Non ci sono innocenti».
Un ex deputato del Likud, in un’intervista televisiva israeliana del maggio
2025: «Ogni bambino a Gaza è il nemico. Non dobbiamo lasciare un solo bambino
gazawi là». Queste dichiarazioni, lette insieme al pattern operativo documentato
sul campo, concorrono a costruire il quadro probatorio che la Commissione
ritiene sufficiente, con lo stesso standard di prova utilizzato dalla CPI per i
mandati di arresto, per concludere che siamo di fronte a genocidio, crimini
contro l’umanità e crimini di guerra.
Poi ci sono gli ospedali. Al-Nasr Pediatrico attaccato tre volte in una
settimana del novembre 2023, fino alla chiusura forzata, con quattro neonati
trovati in decomposizione nelle incubatrici spente quando i giornalisti poterono
accedervi durante la prima tregua. Al-Rantisi, unico ospedale pediatrico
specializzato rimasto operativo a Gaza, colpito il 16 settembre 2025 con ottanta
pazienti all’interno. Le unità di terapia intensiva neonatale ridotte da 178
incubatrici a 54, con tre o quattro neonati costretti a condividere la stessa
macchina. Operazioni chirurgiche su bambini eseguite senza anestesia, con
materiale non sterile. Quindici neonati morti di ipotermia tra dicembre 2024 e
febbraio 2025 nelle tende degli sfollati, in condizioni che la stessa UNICEF ha
definito «prevenibili». Il quarto ciclo di vaccinazione antipolio per
seicentomila bambini bloccato dal divieto israeliano di ingresso degli aiuti
umanitari nell’aprile 2025, in un territorio dove il poliovirus era ricomparso
dopo venticinque anni di eradicazione.
Qui si apre la questione politica che nessun governo europeo vuole affrontare.
L’Italia, come la Francia, la Germania e il Regno Unito, continua a vendere o a
non bloccare la vendita di componenti militari a Israele, continua ad astenersi
o a votare contro le risoluzioni ONU che chiedono l’embargo sulle armi, continua
a definire «preoccupante» ciò che il diritto internazionale qualifica
diversamente. La formula del «sostegno al diritto di Israele a difendersi»
funziona da schermo per una complicità che il rapporto ONU rende difficilmente
negabile: bambini uccisi con precisione da cecchini e droni in pieno giorno, in
aree dove nessuna minaccia militare concreta era verificabile, da unità militari
identificate dalla Commissione per nome e numero: la 162ª Divisione, la 98ª
Divisione, la Brigata Kfir, la Multi-Dimensional Unit 888, la Brigata Efraim e
la Brigata Menashe.
La solidarietà con il popolo palestinese non è una postura morale che si
esaurisce nell’indignazione. Si traduce in pressione concreta sui governi, in
rifiuto dell’acquiescenza parlamentare, nella costruzione di reti di supporto
legale, umanitario e culturale, nella richiesta pubblica e nominativa di una
risposta politica a ottantanove pagine di documentazione forense che sono già
agli atti di un organo delle Nazioni Unite. Significa non accettare che il
silenzio istituzionale diventi la norma.
Il titolo del rapporto è una citazione di un medico che lavora a Gaza, raccolta
da un investigatore ONU. Ha detto che l’essenza dell’infanzia è stata distrutta,
non che i bambini sono morti, ma che l’infanzia come condizione umana, come
spazio di crescita e come proiezione di futuro è stata sistematicamente
eliminata. Ottantanove pagine di documentazione forense depositate agli atti di
un organo delle Nazioni Unite rendono questa affermazione incontestabile. Ciò
che resta, per chiunque abbia responsabilità politica nei Paesi che continuano a
guardare altrove, è la misura esatta della propria complicità.
FONTI
• Rapporto ONU A/HRC/62/CRP.2 – The essence of childhood has been destroyed
https://www.ohchr.org/en/hr-bodies/hrc/co-israel
• Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sui Territori Palestinesi
Occupati
https://www.ohchr.org/en/hr-bodies/hrc/co-israel
• UNICEF – State of Palestine
https://www.unicef.org/sop
• OCHA – Occupied Palestinian Territory
https://www.ochaopt.org
Francesco Russo